venerdì, ottobre 20, 2017
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Ma il direttore dell’Arpa tira l’acqua al mulino del Tav?

Ma il direttore dell’Arpa tira l’acqua al mulino del Tav?

Avremmo potuto intitolare questo post “ma il direttore dell’Arpa sa cosa dicono i tecnici dell’Arpa?” Ma andiamo con ordine.

Ieri in prefettura è stata allestita una scena meravigliosa: Angelo Robotto, direttore dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (Arpa), sottobraccio a Maurizio Bufalini, direttore generale di Ltf, entrambi guardati dal paterno occhio di Mario Virano, plenipotenziario alla Tav Torino-Lione.

Tutti e tre ci hanno raccontato di quanto è salubre il cantiere Tav di Chiomonte, mancava Candido e poi davvero avremmo creduto che quello è il migliore dei cantieri possibili. Questo intervento fa seguito alla nostra pubblicazione dei dati di Ltf sulla qualità dell’aria alla Maddalena. Dati preoccupanti. Ma per Robotto, Bufalini e Virano non c’è nulla di cui preoccuparsi, gli 88 sforamenti dei limiti di pm10 su 189 giorni campionati (per legge il limite si può superare 35 volte in un anno…) sono “piccole anomalie” (testuale!), se su 6 mesi campionati alla Maddalena in tutti e 6 il livello medio di pm10 era superiore alla media si tratta di “episodi subito rientrati (!) e di scarsa rilevanza (!)”. Torneremo con un post apposito sulle polveri sottili nel quale daremo ulteriori dati che incrinano i toni rassicuranti di Robotto/Bufalini/Virano, sperando di avere finalmente anche le analisi che il direttore di Arpa ha promesso di rendere pubbliche (al momento la sezione dedicata del sito non è accessibile al pubblico). Vogliamo però ora sottolineare un passaggio della relazione di Robotto, ricordiamo direttore dell’Arpa, quello a proposito della moria di pesci del torrente Clarea. Prima una premessa. Abbiamo avuto a che fare con persone che lavorano all’Arpa: tecnici e lavoratori di grandissima professionalità, appassionati al proprio lavoro, onesti intellettualmente e con la schiena ben dritta. Non sono rivolte a loro le nostre critiche. Tutt’altro.

Dicevamo della moria di pesci avvenuta il 9 di ottobre 2013 in un tratto del Clarea a valle del cantiere. Oggi Robotto ha sostenuto che si è trattato di un “fenomeno circoscritto e causato da condizioni di elevata torbidità associata a una scarsità di portata del torrente in quel momento”. Motivazione simile era stata data dall’Arpa pochi giorni dopo la moria, con un comunicato datato 18 ottobre. Peccato che nel frattempo, a inizio dicembre 2013, la stessa Arpa dopo ulteriori analisi avesse dato una spiegazione assai diversa del fenomeno: “in prima istanza, essendo stato riscontrato nel corso del sopralluogo un fenomeno di elevata torbidità sia a monte che a valle del cantiere associata ad una minima portata del torrente verificatasi nei giorni precedenti all’evento, non si poteva escludere la possibilità di una causa esterna al cantiere. Dalle informazioni successivamente acquisite è invece possibile affermare che la causa della moria possa essere connessa ad apporti di materiale utilizzato nelle operazioni di jet grouting che potrebbe essere giunto al Clarea per infiltrazione nel terreno frapposto tra il cantiere ed il torrente stesso”. (Qui il pdf integrale di Arpa)

Robotto afferma che la moria è dovuta a torbidità e poca acqua scagionando il cantiere, quando la stessa Arpa sostiene il contrario! E il documento che sostiene il contrario reca la firma di…Robotto!

Ma furono gli stessi tecnici Ltf, in occasione di una visita ufficiale al cantiere dei parlamentari e dei tecnici nei mesi scorsi, ad affermare che il problema non si sarebbe ripresentato perché le iniezioni di jet grouting si erano progressivamente allontanate dal Clarea, e non per disposizione di Arpa (come sembrava in un primo momento) ma perché avevano finito i lavori nell’area vicino al torrente.

Ora le possibilità sono 3:

-Robotto non sa delle successive indagini di Arpa che pur ha firmato. Allora è inaffidabile.

-Robotto ha delle informazioni ulteriori dopo quelle di dicembre. Ma deve comunicarle, altrimenti non è trasparente.

-Robotto cerca di far passare l’idea che il cantiere è salubre e che non c’è da preoccuparsi, quando le stesse evidenze della sua agenzia dimostrano il contrario.

Non vogliamo credere alla terza ipotesi, ma le altre 2 non sono meno preoccupanti.

Ci auguriamo che davvero Arpa voglia fare chiarezza e fugare le preoccupazioni dei valsusini, certo il primo passo non è dei più confortanti, perché se il presidente dell’agenzia che si deve occupare della protezione ambientale si incespica, o peggio, sulla moria di qualche decina di pesci, potrebbero sorgere grossi dubbi sulla sua capacità di tutelare la salute di migliaia di persone.

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