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Struggles in Italy
Tante cose succedono in Italia in termini di lotte, rivendicazioni e movimenti. Oltre le letture dei media mainstream, quasi sempre stereotipate se non addirittura fuorvianti, esistono ottime riflessioni su questi avvenimenti.
Ma quanto filtra fuori dalla bolla italiana?
Ci siamo resi conto della quasi totale assenza di informazione dal basso sull’Italia in lingue diverse dall’italiano, talvolta lamentata da alcuni. Molto è dovuto a limitazioni linguistiche, all’italo-centrismo di molti movimenti e alla difficoltà oggettiva di contrastare il mainstream. Considerazioni del genere si inseriscono all’interno di un dibattito molto più ampio sulle strategie e i problemi della comunicazione dal basso.
Da qui, o meglio da una discussione partita su Twitter fino a diventare un piccolo manifesto, è nata l’idea di avviare questa riflessione. Struggles in Italy, però, non è solo uno spazio per questo dibattito. Quasi paradossalmente, è tutt’altro: un blog per raccontare innanzitutto le lotte e i movimenti della penisola. Aperto in un giorno importante, il 15 ottobre 2011, con pezzi in inglese, spagnolo, greco e dirette Twitter, dopo un anno si sono affiancati Facebook, YouTube, Pinterest, uno spazio sul portale Libcom.org e, cosa ancor più interessante, il coinvolgimento attivo di una piccola comunità transnazionale.
Si tratta quindi, com’è chiaro, di un esperimento comunicativo, di quelli che giustamente una volta rientravano nella categoria di “mediattivismo” (termine ormai quasi in disuso, anche all’interno dei movimenti). Tuttavia, in quanto esperimento, Struggles attraversa oggi una fase di ripensamento critico del proprio approccio e degli strumenti di cui si serve, anche a fronte di un calo di partecipazione dopo un primo momento di forte entusiasmo, di cui il 6 ottobre è una prima, importante tappa.