La radio si ferma per un po'...
La radio va in pausa per un po' di tempo, per ricompattarci e fare il punto sulle prime prove tecniche di trasmissione, contarci e vedere la forza che abbiamo per poter continuare.
il cammino percorso fin'ora era solo per testare il terreno su cui si andava a lavorare, cercando di capire come e quanta partecipazione si riusciva ad avere, i risultati non sono stati poi cosi' cattivi, ma ci aspettiamo di meglio, quindi abbiamo deciso per ora di fermarci e pensare a quello fatto e su quel che si puo' ancora fare (molto), invitiamo di nuovo tutti e tutte a fare proposte di trasmissioni, iniziative, giornalini, feste e quant'altro per poter dare una spinta maggiore all'idea di fondo di questa radio e di tutto cio' che potra' portare in un paese dove praticamente esiste Niente.
Continueremo pero' a tenerCi aggiornati con le notizie.
Vi invitiamo a leggere delle risposte sul concetto di pubblicazione aperta:
Cos'e' la pubblicazione aperta?
grazie a tutte e a tutti per la partecipazione e per l'aiuto, a presto...
Uno di noi: blog antifa internazionale
Alla fine dell’anno scorso nella città di Bochum il Polit-Cafè Azzoncao (Caffè politico Azzoncao) e l’Antifaschistische Jugend Bochum (Gioventù antifascista di Bochum) hanno realizzato un graffito dedicato a sette giovani antifascisti assassinati negli ultimi anni da neonazisti. La realizzazione del murale è diventata ora il documentario “Uno di noi”, nel quale vengono raccontate le storie dei giovani antifascisti assassinati. Sul sito del progetto, realizzato in tedesco, inglese, spagnolo, italiano, francese e russo, vi sono testi, gallerie fotografiche ed è possibile scaricare il film in più lingue. La notizia è apparsa da qualche giorno su Indymedia Lombardia:
Uno di Noi:
Davide Cesare, alias “Dax” (26 anni), accoltellato a morte il 16 marzo 2003 da fascisti a Milano.
Thomas Schulz, alias “Schmuddel” (31 anni), assassinato il 28 marzo 2005 da un naziskin a Dortmund.
Timur Kacharava ( 20 anni), assassinato il 13 novembre 2005 da un gruppo di nazisti a San Pietroburgo.
Renato Biagetti, alias “Renoize” (26 anni), accoltellato a morte il 28 Agosto 2006 da fascisti a Roma.
Carlos Palomino, alias “Pollo” (16 anni) accoltellato a morte l´11 Novembre 2007 da un falangista spagnolo a Madrid.
Jan Kucera (18 anni), accoltellato a morte il 18 Gennaio 2008 a Príbram, nella Repubblica Ceca, da un naziskin.
Fjedor “Fidei” Filatov (27 anni), accoltellato a morte il 10 ottobre 2008 da quattro nazisti russi a Mosca.
Abbiamo scelto questi sette giovani, perché crediamo che rappresentino i giovani europei che resistono alla recrudescenza del fascismo e del razzismo. A causa della loro opposizione e della loro resistenza sono diventati vittime della violenza fascista. Di loro sappiamo che la loro opposizione /resistenza si rivolgeva anche contro la normalità del capitalismo. E per questo hanno rappresentato degli elementi di disturbo per le forze dell’ordine, la “Giustizia”, la politica ufficiale e la stampa nei rispettivi Paesi. Casi difficili da trattare per polizia, legge e media, così come per partiti e istituzioni che hanno espresso poco interesse per loro.
Questo è chiaramente il caso, ad esempio, dell’antifascista di Dortmund Thomas Schulz, alias Schmuddel. Fino a oggi la città si è rifiutata di affiggere una targa commemorativa alla Stazione della Metropolitana dove era stato assassinato.
Noi pensiamo che ognuno di loro fosse “uno di noi”.
Uno di noi, ragazz* d’Europa, che né credono a costruzioni artificiali quali la nazione, la razza, i confini nazionali, etc., né si preoccupano solo della loro “realizzazione” individuale. Uno di noi, che riusciamo a immaginare una vita migliore, liberata dallo sfruttamento capitalista e dall’isolamento dei singoli esseri umani e che vogliono lottare per questo.
Erano “uno di noi”. E non li dimenticheremo. Per conservare la loro memoria e ricordarli in maniera attiva abbiamo realizzato questo murale. E, come dice lo slogan del murale: “Nei nostri sogni di cambiamento sociale e nelle nostre lotte per ottenerlo Dax, Schmuddel, Renato, Pollo, Jan, Fjedor e Timur, come tutte le altre vittime del fascismo e del razzismo, continuano a vivere”.
Dax, Schmuddel, Renato, Pollo, Jan, Fjedor e Timur vivono ancora!!!
Think globally – act locally!
United we stand – divided we fall!
Omofobia: se mi legittimi la militarizzazione delle strade...
L'omofobia ora si esprime a suon di attentati. Per fare sentire chi domina il territorio, chi è il più forte. Sostenuti dai tanta "basta froci" che qualcuno lascia affiggere per tutta roma per invitare al linciaggio di chi non è maschio e virile tanto quanto i coraggiosi virgulti neonazi e neofasci.
E grazie, a tutti quelli che hanno alimentato questa arietta da fine ventennio.
E grazie, a chi ha cucito, uno per uno, i triangoli rosa da affiggere nuovamente al petto di gay, lesbiche e trans.
E grazie a quelli che dicono che il fascismo non esiste più e che "ne rossi ne neri ma liberi pensieri". Liberi la minchia! e sono gentile.
E grazie a quelli che non ci hanno creduto mentre raccontavamo di aggressioni, di stupri punitivi alle lesbiche, di atti orribili commessi in un clima di totale impunità e di protezione politica.
E grazie a quelli che "destra e sinistra oramai sono solo teorie astratte".
E grazie a quelli che pensavano che "i rom, vabbe'...", "gli stranieri, vabbe'...", "le donne, vabbe'...", "le altre religioni, vabbe'...". Pensavate che il tempo dei froci allo spiedo non sarebbe mai arrivato?
E grazie a quelli che "gay e lesbiche possono essere di destra perchè il genere non è un orientamento politico...".
E grazie a quelli che "queste sono solo sacche di vandalismo, bulli di strada...".
E grazie a quelli che "la politica in questo non c'entra... son ragazzi!".
E grazie ai sindaci che vogliono fare sparire i culattoni, a quelli che si fanno accogliere con il saluto romano, ai politici del centro sinistra che "mai e poi mai i gay e le lesbiche...", alle questure e agli sbirri che proteggono i fascisti "che manifestano la loro idea" - di merda - mentre sghignazzano di soddisfazione vedendo la checca isterica e impaurita che è stata intimidita in ogni modo possibile.
E grazie ad arcigay e compagnia bella che "sedersi a dialogare con il centro destra è una scelta di maturità...".
E grazie a mastella, alla binetti, al centro sinistra che con grande coraggio ha saputo difendere la laicità dello stato e i diritti delle donne, dei gay, delle lesbiche, delle trans... Ah Ah Ah Ah Ah
E grazie all'escalation di aggressioni e di attentati, dei quali non mi fido mai, che sono sempre premonitori di una strategia della tensione che sarà funzionale a chissà chi.
Prima le ronde al servizio della donna stuprata, ora gli eserciti a servizio dei froci spaventati, la militarizzazione si pratica attraverso vie infinite. E' la politica dell'emergenza - do ut des - io do una cosa a te e tu dai una cosa a me. Io faccio sentire tutelato il tuo culo e tu mi legittimi la campagna sulla sicurezza. Vince l'uomo forte. Vince il fascismo, in ogni caso. Vince la paura, il terrore. Vince lo shock.
D'altronde: i rom sono finiti, gli stupri fatti in casa non si vorranno mai risolvere. Ci vorrebbero una serie di aggressioni pedofile ma va bene anche l'escalation delle aggressioni omofobe.
Nel frattempo 75 stranieri con diritto di asilo sono stati rimandati in libia, altri vengono respinti a morire, le donne muoiono ogni giorno di violenza maschile, ci sono 20.000 licenziamenti di massa nella scuola voluta dalla gelmini, operai che si danno fuoco, contratti che salteranno, disoccupati che si suicidano, centinaia di persone sfrattate, che non hanno i soldi per fare la spesa...
E se prima il problema erano gli stupratori ora sono gli omofobi. Prima le donne e poi la comunità glbtiq. Soggetti diversi, stessa strategia della paura.
Cosa c'è di meglio che farsi legittimare politiche repressive e di controllo, fingere di tutelare soggetti deboli in italia - purchè italiani - per avere la complicità, la libertà, di attuare leggi liberticide, politiche discriminatorie, provvedimenti economici che mettono in ginocchio milioni di persone, di privatizzare, speculare, zittire chiunque dissenta, sterminare stranieri altrove?
Chi (e come) gestisce i depuratori in Campania?
Una catena di S.Antonio che vede protagonisti cittadini, comuni, Regione e Hydrogest alla base dei disastri ecologici causati dai depuratori campani.
Non si fermano le polemiche relative al disastro ambientale che si è consumato nei giorni scorsi sul litorale Flegreo-Domitio, in seguito al mancato funzionamento del depuratore di Cuma, causato da uno sciopero dei dipendenti della Hydrogest, la ditta che gestisce l’impianto,che non vengono pagati dal mese di aprile.
Il polverone è stato scatenato dal sindaco di monte di Procida che ha vietato la balneazione su tutta la fascia costiera comunale e ha convocato un Consiglio Comunale monotematico proprio per riflettere sulla situazione, invitando anche i rappresentati degli altri comuni coinvolti.
La domanda sorge spontanea, è mai possibile che nella nostra Regione si prendano provvedimenti solo quando ormai la tragedia si è consumata? Come mai le istituzioni, ma anche la stampa, regionale e non, solo ora si ricordano che dei cinque depuratori della Campania nessuno funziona a pieno regime?
Eppure le segnalazioni c’erano state, da parte di numerose associazioni cittadine e anche da parte nostra. Il problema è sotto gli occhi di tutti da tempo, sono trenta anni che il depuratore di Cuma non funziona correttamente (in realtà non ha mai funzionato) perché necessita di un forte intervento di ristrutturazione, sono almeno otto anni poi che questi lavori, affidati dalla Regione alla Hydrogest non vengono nemmeno cominciati. Intanto, in tutti questi anni a farne le spese sono stati l’ambiente e i cittadini. L’ambiente, perché basta fare un giro su quel litorale per vedere le condizioni del mare, ma anche dell’aria, che è irrespirabile; i cittadini perché sono costretti da anni a vivere in un territorio malsano, costretti a respirare aria puzzolente, a non poter fare il bagno nel loro mare, a fare i conti con scarichi abusivi di rifiuti tossici che avvelenano la loro terra.
Di chi è allora la colpa? Perché non vengono mai puniti i responsabili?
Per cercare i responsabili è necessario prima chiarire come funzionano i depuratori dal punto di vista amministrativo.
In Campania tutto funziona, o meglio dovrebbe funzionare, come una catena.
I cittadini pagano, per la depurazione delle acque, una tassa ai Comuni che ne girano i proventi alla Regione Campania, affinché questa depuri le acque. La regione Campania però ha affidato cinque depuratori, tra i quali quello di Cuma, ad una società privata, la Hydrogest S.p.A.
Nel 2003 la Hydrogest si è aggiudicata la gara di appalto per la gestione e la rifunzionalizzazione degli impianti. Spesa prevista: 150 milioni di euro. Venti dei quali era previsto li spendesse lo Stato, 130 i privati, secondo il project financing. Questo prevedeva che la Hydrogest avesse in gestione gli impianti e li mettesse a norma, poi in cambio avrebbe ricevuto i canoni che i Comuni girano alla Regione per la depurazione delle acque.
L’Hydrogest ha però ricevuto gli impianti solo nel 2006. Il Consiglio di Stato infatti nel 2006 ha ribaltato il verdetto del Tar, che aveva dato ragione alla cordata di imprenditori sconfitti, restituendo la vittoria a Hydrogest. Quest’ultima in ben tre anni non ha iniziato i lavori, lamentando più volte di non aver ricevuto i canoni dalla Regione; la Regione invece, nella persona di Pasquale Fontana, delegato dall’assessore regionale Walter Ganapini, ha replicato affermando che la Regione ha sempre versato con regolarità i canoni alla Hydrogest, ma anzi sono proprio i comuni che spesso non versano nei tempi prestabiliti i proventi della tassa sulla depurazione che pagano i cittadini.
Insomma un vergognoso scaricabarile che va a danno dei cittadini che pagano le tasse ma non sanno queste dove vanno a finire. Una tassa che i cittadini potrebbero anche non pagare vista la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il pagamento della tariffa di depurazione in caso di mancanza o cattivo funzionamento dell’impianto (Sentenza 335/2008).
Se si ragionano in questi termini i Comuni, la Regione e la Hydrogest sono autori di una maxi-truffa ai danni dei cittadini, che continuano a pagare per un servizio che non ricevono.
I Comuni perché continuano a riscuotere i canoni della depurazione delle acque ai cittadini, sapendo benissimo che il depuratore di Cuma funziona solo al 25%.
La Regione perché è da anni che è al corrente della situazione, come dimostrano numerose deliberazioni in materia. La Regione conosce benissimo lo stato dei depuratori e anche se sa della pericolosità di questi ultimi non si impegna direttamente per metterli a norma, facendosi scudo con un accordo preso con la Hydrogest ben 6 anni fa. Perché la Regione, pur conoscendo la situazione, non ha rimosso dal suo incarico questa società che era inadempiente?
La Hydrogest è anche essa una complice della Regione perché in ben tre anni di gestione effettiva degli impianti, non ha mai avviato i lavori previsti dal project financing siglato con la regione nel lontano 2003.
Ultima possibile “complice” è l’Arpac (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania). Questa ha il compito di controllare lo stato dell’ambiente in Campania, ma è controllata dalla regione che ne nomina il suo amministratore.
L’Arpac nei giorni nei quali il depuratore sversava direttamente a mare i suoi liquami non ha emesso alcun comunicato per vietare la balneazione sulla fascia costiera interessata dal fenomeno; questo ci porta a pensare che o l’Arpac non fa i controlli, cosa non possibile stando a quanto riferito dall’responsabile della regione Fontana che ha detto pochi giorni fa di aver “appena finanziato un sistema di monitoraggio delle acque costiere con 6 milioni di euro che è già in funzione, oppure che questi controlli non sono fatti in modo corretto…a buon intenditor poche parole.
Inside G8, mentre i grandi cenano
Roma 9 luglio 2009; presidio di fronte al Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE) di Ponte Galeria, mentre i grandi della terra celebrano se stessi davanti alle televisioni di tutto il mondo.
Nei CIE sono attualmente rinchiuse persone prive di regolare permesso di soggiorno, in sovraffollamento, senza alcuna assistenza medica ne' legale, per un periodo che puo' arrivare fino a 18 mesi.
Queste persone sono considerate clandestine e pertanto non hanno diritto ad una vita.
La clandestinita' non puo' essere reato, e' una condizione imposta da politiche xenofobe e razziste.
Bologna: 2 agosto 1980
Noi sappiamo,
noi non dimentichiamo.
ANTONELLA CECI anni 19
ANGELA MARINO anni 23
LEO LUCA MARINO anni 24
DOMENICA MARINO anni 26
ERRICA FRIGERIO IN DIOMEDE FRESA anni 57
VITO DIOMEDE FRESA anni 62
CESARE FRANCESCO DIOMEDE FRESA anni 14
ANNA MARIA BOSIO IN MAURI anni 28
CARLO MAURI anni 32
LUCA MAURI anni 6
ECKHARDT MADER anni 14
MARGRET ROHRS IN MADER anni 39
KAI MADER anni 8
SONIA BURRI anni 7
PATRIZIA MESSINEO anni 18
SILVANA SERRAVALLI IN BARBERA anni 34
MANUELA GALLON anni 11
NATALIA AGOSTINI IN GALLON anni 40
MARINA ANTONELLA TROLESE anni 16
ANNA MARIA SALVAGNINI IN TROLESE anni 51
ROBERTO DE MARCHI anni 21
ELISABETTA MANEA VED. DE MARCHI anni 60
ELEONORA GERACI IN VACCARO anni 46
VITTORIO VACCARO anni 24
VELIA CARLI IN LAURO anni 50
SALVATORE LAURO anni 57
PAOLO ZECCHI anni 23
VIVIANA BUGAMELLI IN ZECCHI anni 23
CATHERINE HELEN MITCHELL anni 22
JOHN ANDREW KOLPINSKI anni 22
ANGELA FRESU anni 3
MARIA FRESU anni 24
LOREDANA MOLINA IN SACRATI anni 44
ANGELICA TARSI anni 72
KATIA BERTASI anni 34
MIRELLA FORNASARI anni 36
EURIDIA BERGIANTI anni 49
NILLA NATALI anni 25
FRANCA DALL’OLIO anni 20
RITA VERDE anni 23
FLAVIA CASADEI anni 18
GIUSEPPE PATRUNO anni 18
ROSSELLA MARCEDDU anni 19
DAVIDE CAPRIOLI anni 20
VITO ALES anni 20
IWAO SEKIGUCHI anni 20
BRIGITTE DROUHARD anni 21
ROBERTO PROCELLI anni 21
MAURO ALGANON anni 22
MARIA ANGELA MARANGON anni 22
VERDIANA BIVONA anni 22
FRANCESCO GOMEZ MARTINEZ anni 23
MAURO DI VITTORIO anni 24
SERGIO SECCI anni 24
ROBERTO GAIOLA anni 25
ANGELO PRIORE anni 26
ONOFRIO ZAPPALA’ anni 27
PIO CARMINE REMOLLINO anni 31
GAETANO RODA anni 31
ANTONINO DI PAOLA anni 32
MIRCO CASTELLARO anni 33
NAZZARENO BASSO anni 33
VINCENZO PETTENI anni 34
SALVATORE SEMINARA anni 34
CARLA GOZZI anni 36
UMBERTO LUGLI anni 38
FAUSTO VENTURI anni 38
ARGEO BONORA anni 42
FRANCESCO BETTI anni 44
MARIO SICA anni 44
PIER FRANCESCO LAURENTI anni 44
PAOLINO BIANCHI anni 50
VINCENZINA SALA IN ZANETTI anni 50
BERTA EBNER anni 50
VINCENZO LANCONELLI anni 51
LINA FERRETTI IN MANNOCCI anni 53
ROMEO RUOZI anni 54
AMORVENO MARZAGALLI anni 54
ANTONIO FRANCESCO LASCALA anni 56
ROSINA BARBARO IN MONTANI anni 58
IRENE BRETON IN BOUDOUBAN anni 61
PIETRO GALASSI anni 66
LIDIA OLLA IN CARDILLO anni 67
MARIA IDRIA AVATI anni 80
ANTONIO MONTANARI anni 86
Rai si fonde con Mediaset. Nasce Raiset, la televisione del sultanato
Viale Mazzini rinuncia a 400 milioni per sette anni, abbandonando la piattaforma di Sky e diventando praticamente la filiale di Cologno Monzese. Il Supergruppo sarà diretto strategicamente da Palazzo Chigi o da Villa Certosa, a seconda degli umori del Sultano
Oramai è un vero e proprio colosso televisivo, con sei canali in chiaro (Raiuno, Raidue, Raitre, Canale 5, Italia 1, Rete 4) e una miriade di canali sul digitale terrestre. Stiamo parlando di Raiset, il mostro uscito fuori dalla fusione fra Rai e Mediaset, avvenuta in sordina ma conclamata proprio ieri, con la notizia che l’ex Rai abbandona definitivamente la piattaforma del digitale satellitare, non rinnovando il contratto con la televisione di Rupert Murdoch e rinunciando così a circa 350 milioni di euro all’anno, come minimo garantito, che il magnate della stampa gli passava. Una decisione del tutto incomprensibile se Rai e Mediaset fossero state due aziende in concorrenza fra di loro, vale a dire due imprese autonome, con una distinta ragione giuridica. Ma, come detto, così non è più, dato che da oggi dobbiamo considerarle come il prodotto di una fusione.
A Silvio Berlusconi, proprietario di Raiset, è riuscito un capolavoro di acquisizione senza sborsare una sola lira. Infatti, gli italiani, nella loro insulsa dabbenaggine, con l’abbondante vittoria dell’aprile 2008, gli hanno regalato la Rai e lui mostra di aver gradito. Ma siccome la sua bulimia non riguarda soltanto gli affari di sesso (dove si dice sia davvero insuperabile), ecco che, a differenza del precedente periodo di governo (2001-2006), dove comunque aveva ritenuto doveroso salvare almeno le apparenze, ora ha deciso di appropriarsi definitivamente di Viale Mazzini, non limitandosi a nominare dirigenti, direttori di rete, di telegiornali e compagnia ballando, ma indirizzando le strategie dell’ex sua concorrente verso un lento e periclitante declino imprenditoriale.
Raiset dominerà il nuovo scenario televisivo italiano, creando, caso del tutto eccezionale in tutto il mondo, un supergruppo, con sedi istituzionali a Viale Mazzini e Saxa Rubra, filiali di Cologno Monzese, a Palazzo Chigi, Palazzo Grazioli e, forse, nei momenti di euforia erotomane, anche a Villa Certosa in Sardegna, dove si svolgeranno la maggior parte dei provini per veline e velinazze. L’obbiettivo dichiarato è quello di scardinare l’altro polo televisivo, cioè Sky dell’odiato Rupert, il quale – cosa insopportabile per il Cavaliere – ha mostrato come un imprenditore possa essere proprietario di un sistema di media senza per forza diventare anche Capo di governo (cosa vietata nelle democrazie anglosassoni, cioè nella perfida Albione).
Sempre ieri, il bulimico sultano di Arcore ha deciso anche il nuovo pacchetto di nomine, fra le quali spicca quella di Clemente Mimun a dirigere le fiction Rai. Già, perché l’”utilizzatore finale” di queste fiction è proprio lui, il sultano, non soltanto perché così può utilizzare l’assegnazione di ruoli da protagoniste alle sue favorite (l’altra possibilità, come noto, è quella di insediarle a Strasburgo o a Montecitorio-Palazzo Madama, dipende dal sollazzo che le fanciulle sono state in grado di procurargli), ma soprattutto perché, nella sua strategia immaginifica, i teleromanzi del futuro dovranno diffondere il pensiero unico del sultano, la sua voglia di dominazione e di voluttà e chi meglio del Mimun, già solerte produttore dei suoi comunicati stampa, può assolvere alla bisogna, dopo lo splendido interregno di Oliviero Saccà?
La prossima mossa sarà l’imposizione di un tetto pubblicitario alle tv che incassano già un canone di abbonamento. Il problema non investirà poi tanto la ex Rai (se pure dovesse fallire, non sarà un problema, si ritonerà alla vecchia ditta “Mediaset”) ma quasi esclusivamente Murdoch. Il sultano, infatti, ha vissuto con terrore il sorpasso nei ricavi compiuto dalla piattaforma del suo concorrente sul gruppo di Cologno Monzese ed ora, dopo l’aumento dell’Iva avvenuto nell’autunno scorso, la mossa vincente sarà proprio questa: limitare le possibilità di introiti pubblicitari per le televisioni del gruppo concorrente.
Nella strategia del Biscione, Raiset andrà interamente sul digitale terrestre, su una nuova piattaforma, “Tivù”, nella quale svolgerà un ruolo ancillare, con i dirigenti di Cologno Monzese che decideranno i suoi palinsesti, stando attenti a non disturbare eccessivamente la programmazione delle serate dei canali del sultano, per non incidere negativamente sui ricavi. L’obiettivo è quello di stracciare Rupert e di fargli rimangiare gli articoli sugli eccessi sessuali del Cavaliere pubblicati sui suoi giornali o mandati in onda sulle sue televisioni. Il sultanato non ammette la concorrenza e il magnate australiano dovrà accettare un’offerta che non si può rifiutare. O così o pomì.
Clandestina? Non puoi essere madre
PRATO. Gli stranieri dovranno mostrare il permesso di soggiorno per ogni atto di stato civile. Una frase persa nei meandri del “pacchetto sicurezza”, quello che prevede l’arresto per i clandestini, più poteri ai vigili urbani, più competenze a sindaci e prefetti. Il quinto provvedimento del pacchetto entrerà in vigore l’8 agosto ed è qui che questa frase, apparentemente
innocua, è contenuta e rischia, in tutta Italia ma a Prato in modo particolare, di creare un putiferio.
Gli atti di stato civile sono matrimonio, registrazione di morte e registrazione delle nascite. Se i clandestini non si potranno sposare nessuno alza la mano, ma se il babbo o la mamma non
potranno riconoscere il proprio figlio, beh, allora è un caso. A Prato dove, solo nei primi mesi del 2009, sono nati 412 bambini figli di genitori senza il permesso di soggiorno, è un problema non secondario.
A lanciare l’allarme in una riunione del tavolo su sicurezza e immigrazione costituito in prefettura è stato Giovanni Daveti, il funzionario che si occupa di cinesi, di fatto i padri e le madri della stragrande maggioranza di quei 412 neonati. Cosa accadrà dall'8 agosto? Di chi saranno figli i bambini che nasceranno se nessuno potrà registrarli? E soprattutto che giri di illegalità apriranno? Cosa accadrà a quei bambini sembra che nessuno, in assenza di circolari che spieghino meglio quella norma, può dirlo. E’ probabile che in assenza di un genitore che li possa riconoscere verranno affidati ai servizi sociali che, in un mese, vedranno arrivarsi sulla testa un bel numero di bebè, per lo Stato italiano piccoli fantasmi, da accudire. E’ probabile anche che tante mamme scapperanno dagli ospedali - al Misericordia e Dolce sarà una situazione delicatissima da seguire - quando capiranno di non avere via d’uscita. Con rischi enormi per la loro salute e quella dei propri figli.
E poi accadranno cose che, per chi conosce Prato, sono scritte. La malavita cinese non si farà scappare quello che si preannuncia come un autentico business. Cosa si può fare se i genitori non possono riconoscere un figlio? Affidarsi a terzi con il permesso di soggiorno in regola. Ed ecco che il problema da sociale diventa di competenza della Procura. Ci saranno persone che si faranno pagare per registrare i bambini. E non solo. Sarà vanificato tutto il lavoro per garantire l’assistenza sanitaria anche alle comunità straniere. Il reparto di maternità dell’ospedale di Prato da simbolo dell’integrazione diventerà un luogo da cui fuggire. E allora via a cliniche private, a parti accanto alle macchine da cucire, a medici improvvisati. E sarà, in via generale, più facile far diventare un bambino figlio di genitori non veri. Senza adozione, affido o procedimenti legali. Sarà sufficiente andare in ospedale con una clandestina e far riconoscere il figlio a un padre - finto - che si prende il neonato e ne fa ciò che vuole: lo porta a casa dove una moglie desiderosa di essere mamma l’aspetta, lo vende a chi un figlio non può averlo. E al peggio non c’è mai fine.
Un bel pasticcio. Lontano dalle “misure per rendere più sicura la vita dei cittadini” con cui il governo ha presentato il pacchetto sicurezza all’Italia. Ma del resto, la lingua italiana è chiara, i clandestini non sono cittadini.
BASTA BIMBI FANTASMA!