[15-06-2012] Strage in Paraguay: massacrati contadini dall'esercito
 Un'operazione di polizia per sgomberare i contadini da una proprietà si è trasformata in un massacro in cui almeno 18 persone hanno perso la vita e altre ottanta sono state ferite durante la sparatoria
Carlos Aznares
Non soddisfatti del massacro generato dalle forze di polizia durante lo sgombero dei contadini di Caraguaty, il governo di Fernando Lugo ha inviato e ordinato alle forze militari di unirsi alle centinaia di poliziotti che pattugliano la zona. I militari, opportunamente incitati dalla stampa gialla paraguayana e dalle organizzazioni padronali della destra, continueranno a fare quello che è stato abitualmente negli ultimi due anni: militarizzare sempre più i territori abitati dai contadini più poveri dell’America Latina. Tutto ciò per difendere gli interessi economici dei multimilionari come il latifondista Blas Riquelme, dirigente del partito Colorado e uno dei capoccia dell’Asociación Rural del Paraguay. Quella stessa istituzione che ieri notte esigeva che Lugo ordinasse ai “paracadutisti di lanciarsi sulla zona per sterminare gli assassini dei nostri poliziotti”.
Questa è, un’altra volta, la cronaca di una tragedia annunciata. Proviamo a ricordare: quando l’ex sacerdote Lugo doveva arrivare al governo supplicava i voti dei contadini e, come sono soliti fare i politicanti, promise di tutto: riforma agraria, abitazioni dignitose, salute e istruzione per i figli dei più umili. Poi, una volta insediato sulla poltrona, ha dato priorità alle relazioni con la destra, con i manager della soia, con il latifondo spudorato che concentra nelle mani di dieci famiglie il 90 per cento delle terre del Paraguay.
Per proteggere i suoi soci, il “progressista” governo paraguaiano ha aumentato le misure repressive, ha varato la legge antiterrorista e dato, in diverse occasioni antecedenti quest’ultimo massacro di Caraguaty, carta bianca ai vertici militari nello spargere il terrore tra la popolazione contadina del nord e delle zone confinanti con il Brasile.
Tuttavia, la miseria non lascia molte altre alternative. Come direbbe il leader contadino recentemente assassinato Rubén Villalba “o lottiamo in piedi o l’oligarchia latifondista continuerà ad ucciderci giorno dopo giorno. Loro ci vogliono in ginocchio e che gli lecchiamo le mani, ma noi ci siamo rotti di tanta prepotenza”. Villalba, come il suo compagno Espíndola, sono uomini molto amati nella zona, martiri militanti del sudore agrario che erano stanchi della povertà e dell’abbandono prodotto da questa casta oligarchica stronista (da Alfredo Stroessner, ndr), da decenni diffusa in tutte le istituzioni del Paraguay come una cisti. Per questo hanno continuato e continueranno ad occupare terre, per questo hanno difeso con la loro vita la dignità di moltissimi, che li accompagnavano nell’occupazione.
Mentre Lugo e le sue comparse si riempiono la bocca di lusinghe e cordoglio per i massacratori in uniforme, mentre per loro tutto è attenzione, elicotteri per il trasporto veloce nei migliori ospedali e persino copertura mediatica il cui risultato è un clima di linciaggio contro quegli “invasori di terre” (come piace dire agli scrivani del ABC Color), i corpi dei contadini, trafitti dal piombo della polizia, marciscono al sole. A qualcuno, volgarmente, piantano sfilze di proiettili nel petto sanguinante, ad altri rivolgono sputi ed insulti. In realtà, continuano a maltrattarli adesso che sono morti come lo facevano fino a ieri quando sopravvivevano.
Non è più tempo di insinuare la stessa tiritera: “se si critica il governo (e le su atrocità) si fa il gioco della destra”. Lo stesso Presidente si è messo in questo labirinto quando pochi giorni dopo l’insediamento firmò accordi di collaborazione con le forze di polizia colombiane, così che i sicari di Uribe Vélez addestrassero le truppe militari paraguiane che si stavano già preparando ad interrompere a fucilate le occupazioni di terre.
Non è sbagliato dire che la destra governa già in Paraguay, sebbene alcuni “progressisti” abbienti, che godono di cariche e buoni stipendi, continuino a difendere il Presidente ogni volta che questi scappa in avanti a forza di repressione.
Adesso, davanti a questo massacro, non c’è spazio per le mezze misure né per le sfumature. O si sta con quelli che assassinano, torturano e imprigionano, o si esce a raddoppiare la solidarietà nazionale e internazionale con quanti e quante lottano per la terra e una vita un po’ più dignitosa dell’inferno a cui sono stati condannati dall’oligarchia e dai suoi complici.
Noi non abbiamo dubbi su dove schierarci e per questo invitiamo ad appoggiare le organizzazioni contadine paraguaiane e ad esigere la fine della violenza militare e di polizia. È anche indispensabile che si aiuti una commissione neutrale ad investigare “in situ” le dinamiche dei fatti di venerdì [15 giugno 2012, ndr]. A questa iniziativa potrebbero ben partecipare gli inviati dell’associazione Gremial de Abogados (i quali di solito difendono i militanti contadini paraguaiani e che hanno già dichiarato di partire per Asunción nelle prossime ore) e certamente le organizzazioni locali dei diritti umani, come la Coordinadora de Derechos Humanos (Codehupy).
Quello che non può accadere è che continuiamo ad essere indifferenti davanti a questo nuovo tentativo di sterminio dei settori più coscienti e combattivi della popolazione contadina paraguaiana, per mano dello stronismo e dei suoi eredi.
fonte: http://desinformemonos.org/2012/06/militarizacion-y-asedio-luego-de-la-masacre-de-campesinos-en-paraguay/
(traduzione a cura di rebeldefc@autistici.org - http://www.caferebeldefc.org)

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