[05-04-2012] Giornate di lotta e di riflessione con le sex workers di OaxacaContinuiamo la lotta: lavoratrici sessuali di Oaxaca de JuárezGiornate di lotta e di riflessione con lavoratrici sessuali di Oaxaca- "Se paghiamo dovremmo poter disporre di un medico specialista"- "Anche io ho fame"- "Non dipende da noi se i preservativi si rivendono" (COESIDA)di Jaime Montejo per l'Agencia di Notizie Indipendente Noti-calle, Oaxaca de Juarez, 5 aprile 2012.Le giornate realizzate il 2, 3 e 4 aprile dalle lavoratrici sessuali del Colectivo Esperanza e della Brigada Callejera de Apoyo a la Mujer "Elisa Martinez" hanno reso possibile che lotte sociali diverse si incontrassero nella città di Oaxaca, come afferma Elvira Madrid Romero, presidentessa della Brigada e ospite speciale dell'incontro. "Ci incontriamo con alcuni maestri della scuola pubblica, persone con discapacità, moto-tassisti, artigiani e contadini della zona che fanno parte della “Rete di partecipazione popolare”, così come operatrici di salute, giornalisti della comunità* e educatori di strada di Città del Messico, della rete Messicana del Lavoro Sessuale”, riporta Elvira Madrid. Pattuglie della polizia osservano la Brigada Callejera mentre fa il suo giro e conversa con le lavoratrici sessuali che riconoscono la psicologa Patricia Vásquez come compagna fidata. Anche i papponi e il personale di vari hotel seguono il cammino del gruppo, che continua la sua visita e la conversazione. Nonostante lo scetticismo alcune lavoratrici sessuali osservano con interesse e ascoltano che i servizi che il municipio gli fa pagare indebitamente sarebbero gratuiti per chi è iscritto al Seguro Popolar (un tipo di assicurazione sanitaria pubblica, ndt). "Le strade di Oaxaca dove stanno le lavoratrici sessuali sanno di estorsioni di polizia, di dimenticatoio, di silenzio e di abusi di potere del governo... Sanno di necessità, di mancanza di denaro e voglia di andare avanti", continua Madrid. Si ascoltano storie di negligenza medica, casi di insufficienza renale che il Seguro Popular non copre, racconti di discriminazione verso le lavoratrici sessuali di strada; funzionari pubblici, politici e dottoresse che si fanno foto con loro, gli promettono il cielo per poi dimenticarsi il giorno dopo di queste donne di estrazione umile. "E' come se a nessun funzionario pubblico, uomo o donna che sia, importasse il futuro di queste donne umili, condannate a pagare servizi di visite sanitarie e grandi multe come se si trattasse di una tienda de raya*" sostiene Madrid. (*Ndt: una "tienda de raya" era un'attivita' commerciale che vendeva beni di prima necessita', spesso della stessa proprieta' della fabbrica o dell'azienda agricola. Ma era anche il luogo dove si pagavano gli operai e in cui questi avevano credito; molto spesso dunque tutti i soldi guadagnati servivano per saldare il debito contratto nel negozio, quindi il denaro tornava al padrone e all'operaio non restava nulla). Sono i giorni precedenti alla settimana santa e si cominciano a vedere molti turisti in giro, blocchi di polizia statale che circondano la prima zona della citta' per paura delle manifestazioni. La presenza di polizia municipale, statale e federale che dovrebbe servire a garantire la tranquillità dei turisti in realtà crea solo sconcerto e stress. Come disse un tassista della centrale degli autobus: "Oaxaca non sta in guerra, ma non sta neanche in pace". L'impiegato di un hotel afferma a proposito: "Quando c’è la polizia non lasciano passare nessuno o ti guardano come un sospetto, invece i manifestanti ti permettono di circolare liberamente". Su quelli del municipio: Aracelli racconta: "la dottoressa che ci visita è molto prepotente, non ci presta un'attenzione adeguata, non visita come si dovrebbe. Se paghiamo dovremmo disporre di un medico specialista”. Maritza riferisce: "loro, quelli del municipio, ci stanno truffando: se volessi ritirarmi non potrei farlo, devo andare tutti i giorni per potermi pagare gli esami" (sanitari). Ana: "molte colleghe sono state registrate come prostitute con il loro vero nome, e qui diciamo che sono già denigrate dalle autorità. Prima non lo facevano, potevamo registrarci con il nostro nome d'arte". Lupita racconta con tono di tristezza: "loro, quelli del municipio, non conoscono i nostri problemi precedenti, per questo ci trattano così. Prima il municipio supportava le più grandi di noi con una dispensa, ora neppure quello. Prima ci prestavano più attenzione, non facevano pagare le più anziane fra noi". Maria: "a noi non arriva alcun sostegno da parte del governo. L'unica cosa è che dai 50 anni in su non si paga più, e questo grazie alla lotta che abbiamo intrapreso anni fa". Sofía riferisce che prima potevano andare ogni giorno alla “visita”, ma ora è con orario imposto e "non si può arrivare ad un altro orario, perché altrimenti non si trova la dottoressa". Magda piuttosto furiosa denuncia che “le autorità chiudono gli occhi sulle donne che lavorano “sedate” e così si mettono in strada, molte di loro contro la propria volontà.” Abbiamo anche delle necessità: Edith spiega che "fra pagarmi delle analisi o dar da mangiare un taco a mia figlia preferisco la seconda, perché l’autorità ci sfrutta solamente e dimentica che siamo madri di famiglia". A proposito Yolanda aggiunge che "siccome molte temono che ci tolgano la tessera sanitaria non dicono nulla". Celia riporta i commenti delle sue compagne: "anche io ho fame; se non vengo chi mi dá da mangiare? Vengo a lavorare per necessità, e quando non si lavora bisogna consegnare la tessera sanitaria affinche' per non farci chiedere soldi". Gloria: "chi non riesce a pagare la multa rimane tutta la notte in stato di fermo, perché non abbiamo neppure i soldi per pagare il taxi che porta molte di noi a casa". Margarita: "ci sono molte donne che fanno questo lavoro per vivere,e non usano nemmeno il preservativo perché é molto caro e preferiscono comprare tortillas per sfamare i propri figli". Tomasa racconta che ha lasciato questo lavoro e ora si dedica a lavare vestiti, "peró se incontro per strada un signore che mi conosce ci vado. Vorrei avere un partner in futuro. Io pago ancora l’affitto, per questo devo lavorare quando ce n’é la possibilita'". Siamo arrivate qui per casi della vita: Rosa: "a 13 anni ho cominciato ad usare molta droga e alcohol, e a 15 ho cominciato a fare questo lavoro... Ho cominciato in una casa d'appuntamenti, dove ci trattenevano la metá del denaro che guadagnavamo, e comunque me ne rimaneva abbastanza. Ora solo il municipio mi tratteniene denaro, ma non mi rimane nulla per me”. Carmen racconta che sua madre l’ha regalata 3 volte, "e a 16 anni ho avuto mio figlio e mia madre mi ha cacciata di casa, ho dovuto andare a lavorare in una mensa... La mia famiglia non mi parla piú perché non le mando piú soldi come prima; né mio fratello né mia madre". Elena: "ci sono ragazze della scuole superiori o dell'universita' che sono accompagnatrici, questo si sa a Oaxaca peró le autoritá non fanno nulla”. Ofelia racconta che la sua famiglia era molto povera e suo padre parlava solo dialetto, "per questo ho dovuto ricorrere alla prostituzione per andare avanti". Gaby: "il padre dei miei figli mi ha lasciata e io non ho avuto altra possibilitá che dedicarmi a questo per dargli da mangiare". Visita al COESIDA* – CAPASITS** di Oaxaca: Candelaria: "con il Seguro Popular mi danno i medicinali piu' economici, ma per quelli piú cari mi danno solo la ricetta, poi devo comprarli con i miei soldi. A che serve allora essere iscritta, se gli esami che dovrebbero essere gratuiti devo pagarli al municipio”. La dottoressa Gabriela Velazquez Rosas, direttrice del COESIDA Oaxaca, afferma che "il CENSIDA*** dalleanno scorso non ci consigna preservativi, nessuno stato ne ha perché CENSIDA non da piu' preservativi ai paesi, sono i responsabili in ciascuno stato a doverlo fare. Non dipende da noi se i preservativi si rivendono". Uno psicologo del COESIDA Oaxaca afferma che "il municipio ha tolto loro il libretto sanitario perché vengano ai nostri workshop, se non facciamo cosí non verrebero". María sottolinea: "perché i workshop si dirigono piú alle donne se sono gli uomini che non vogliono usare il preservativo? Bisogna convincere gli uomini, perché noi siamo gia' convinte". Maritza racconta, verso la fine Della riunione con le lavoratrici sessuali del Colectivo Esperanza e con la dottoressa Gabriela: “Conosco Elvira da La Merced, quando volevano cacciarci da Circunvalación; per questo sono venuta a questa riunione”. Patricia Vásquez della Rete di Partecipazione Popolare (EPP) osserva che "avrebbe piú valore che le lavoratici sessuali tenessero questi workshop", in risposta all'invito di un'operatrice sociale del COESIDA ad assistere al workshop della settimana successiva. In conclusione, dal furgone che uno dei compagni maestri della EPP ha portato alle strutture del COESIDA di Oaxaca, Elvira Madrid dice a tutte le donne che hanno assistito alla riunione: "A volte si e' ottenuto molto, a volte poco, altre volte non si e' ottenuto niente, pero' ci abbiamo provato”. * (Consiglio Statale per la Prevenzione e Controllo dell’Aids/HIV – ndt) ** (Centro Ambulatorio per la Prevenzione a Assistenza per Aids e Infezioni a Trasmissione Sessuale – ndt) *** (Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo dell’Aids/HIV – ndt) categoria: dai progetti by: Brigada Callejera |
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