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Lettera di Carmelo Musumeci: “Corte dei Carcerieri”

Non è consentito avere in cella più di tre libri: è una regola che risale ad 80 anni fa, al tempo della detenzione di Antonio Gramsci che fu autorizzato a tenere solo tre libri in cella. (Voce dal regime di tortura del 41 bis).
Signori Giudici, ventisei anni di carcere mi hanno insegnato che prima di scrivere bisogna leggere.
E dopo bisogna tentare di riflettere con la mente e con il cuore. Subito dopo però bisogna avere il coraggio di scrivere quello che si pensa.
È quello che ho deciso di fare adesso: non sono assolutamente d’accordo con voi che avete deciso di ritenere corretta la norma che consente all’amministrazione penitenziaria di vietare ai detenuti sottoposti al regime di tortura del 41 bis di ricevere libri e riviste dall’esterno. In questo modo, il “fine giustifica i mezzi” e, secondo voi, questo divieto consente di prevenire contatti del detenuto con l’organizzazione criminale di provenienza. A mio parere però con questa decisione avete fatto un “favore” alla mafia perché non avere tenuto conto che i libri potrebbero aiutare a sconfiggere l’anti-cultura mafiosa.
Signori Giudici, credo che pensiate in questo modo perché leggete poco, forse perché non avete tempo. Io, invece, in questi 26 anni di carcere, ho letto moltissimo. Potrei affermare che sono sempre stato con un libro in mano. E sono convinto che senza libri non ce l’avrei potuta fare.
Mi sono fatto la convinzione che noi siamo anche quello che leggiamo e, soprattutto, quello che non leggiamo. Vi confido che nei libri ho vissuto la vita che non ho potuto vivere: ho sofferto, ho pianto, ho amato, sono stato amato, sono cresciuto, sono stato felice ed infelice nello stesso tempo. E sono morto e vissuto tante volte.
Una volta, una giornalista mi ha chiesto qual era il libro che mi era piaciuto più di tutti. Mi è stato difficile rispondere, perché i libri sono un po’ come i figli: si amano tutti, perché tutti ti danno qualcosa. Alla fine ho detto che mi è piaciuto molto il libro “Il Signore degli anelli” perché molti prigionieri sono un po’ come i bambini. E per vivere meglio si immaginano di vivere in mezzo a boschi e palazzi incantati, fra meraviglie o incantesimi. Mi ha entusiasmato anche il libro “Il rosso e nero” di Stendhal perché mi ha insegnato che l’amore è fatto di amore. Poi ho citato il libro “Delitto e castigo” di Fëdor Michailovic Dostoevskij perché mi ha insegnato come si sconta la propria pena e che la vita è fatta di errore, se no non sarebbe vita. Infine, ho elencato i libri di Hermann Hesse, fra cui “Siddharta” e “Il Lupo della steppa”, perché mi hanno insegnato che quello che penso io lo pensano anche gli altri… a parte forse voi.
Signori Giudici, permettetemi di affermare che nei libri non ci sono dei nemici. Anzi, essi aiutano a frugare meglio dentro se stessi. Solo gli sciocchi hanno paura dei libri. Per la prossima volta che dovrete prendere delle importanti decisioni, vi consiglio di leggere prima un buon libro, come facevano i padri della nostra Carta Costituzionale che il carcere lo conoscevano bene, perché sotto il regime fascista vi hanno trascorso molti anni della loro vita.
I libri sono stati la mia luce in tutti questi anni di buio, mi hanno anche aiutato a continuare a lottare e a stare al mondo perché, come scrive Elvio Fassone (ex magistrato e componente del Consiglio della magistratura, oltre che Senatore della Repubblica), nel suo libro “Fine pena: ora”: “Certe volte una pagina, una frase, una parola smuove delle pietre pesanti sul nostro scantinato”.
Fin dall’inizio della mia lunga carcerazione ho iniziato a leggere, all’inizio con la testa e alla fine con il cuore. L’ho fatto prima per rimanere umano, dopo per sopravvivere, alla fine per vivere.
Credetemi non è stato facile leggere in carcere quando ero sottoposto al regime di tortura del 41 bis o nei circuiti punitivi e d’isolamento, perché spesso, per ritorsione, mi impedivano persino di avere libri o una penna per scrivere. E in certi casi mi lasciavano il libro, ma mi levavano la copertina.
Penso che ci dovrebbe essere una buona legge per “condannare” i detenuti a tenere più libri in cella e, forse, anche una norma per obbligare i giudici della Corte Costituzionale a leggere di più.

Carmelo Musumeci
Marzo 2017
www.carmelomusumeci.com

 

Saccheggi nel carcere di Livorno

Lettera-denuncia dal carcere di Livorno circolata in rete:

“Ciao ragazzi,

sono arrivati i libri, sono bellissimi, specialmente Charlie Bauer. Non immaginate quanto tempo mi sono impegnato a leggerli; mi è passato più veloce il tempo, mentre leggevo con la testa evasa da queste mura. Quei libri mi hanno aiutato tanto distraendomi un po’ e facendo passare prima le lunghe giornate di noia che ci sono. I libri cambiano in meglio le nostre giornate.

Il caldo è insopportabile, si soffoca, siamo pieni di zanzare e scarafaggi in cella, per non parlare dei topi grandi come gatti che girano intorno al carcere. Le zanzare ci mangiano, compriamo tutti gli zampironi. Ci siamo inventati una trappola per dare la caccia alle zanzare. In pratica è una bottiglia di plastica capovolta con infilato nel foro del tappo il manico della scopa; la bottiglia viene bagnata di olio, il bastone lo si lega alla branda innalzandolo verso l’alto, nel volare le zanzare prima o poi si posano sulla bottiglia e ci rimangono attaccate, muoiono. Quasi tutti ne abbiamo costruita una, ci arrangiamo come si può.

Le guardie della spesa per la cucina dei detenuti prendono da questa tutto quello che gli serve a casa per cucinare e mangiare; gli oggetti che ci vendono nel sopravvitto i prezzi sono da insulto, inoltre tutto quello che avanza se lo prendono le guardie addette. E’ tutto un mangia mangia che va contro di noi, che subiamo; qualcuno diventa lecchino, viene insomma messo a tacere dai regali delle guardie. Pochi riescono a sottrarsi a questi traffici.

Anche leggendo questi libri si vede chiaramente com’è cambiato il detenuto. L’unione e le rivolte di un tempo sono sempre più rare, l’unione tra detenuti non è più comune come prima. Ogni problema che si ha con la polizia penitenziaria è solo tuo, e combatti da solo contro loro. E queste cose sono all’ordine del giorno. Una volta non era così.

Ciao ragazzi vi auguro una buona estate”

(luglio 2016)

Lettera di Maurizio Alfieri da Opera

Il 21 luglio ricorre l’anniversario dell’assassinio di Stefano Frapporti (5 anni) e Stefano è sempre in tutte le nostre lotte, vive con noi! Ciao fratello!

Carissime/i compagne/i,
dopo la fine del 14bis ho preso una forte contrazione alla schiena e un’allergia che ancora oggi mi chiude le narici … Questa è la (Macumba) che mi hanno fatto a Opera per il mancato trasferimento e soli 3 mesi di 14 bis (4 mesi e g. 5) passati sempre attivamente con ginnastica e contestazioni quando ce n’era bisogno, ma tutti erano educati. Adesso mi hanno fatto l’ennesima proroga della censura. Ma quello che mi tiene nervoso è l’isolamento dato ai miei compagni (cioè a cinque ragazzi che, dopo la rituale settimana di punizione imposta a Maurizio, chiedevano ai capi delle guardie perché non faceva ritorno…). Al direttore ho detto che è stato un abuso perché gli hanno dato “mancato rientro in cella”, quando chiedevano di parlare con un responsabile, dalle 16,30 alle 18,30, orario in cui hanno parlato con l’ispettore, mentre la chiusura delle celle avviene alle 19,30. E’ evidente l’abuso di potere fatto per stroncare la solidarietà.

A me il direttore ha detto che ho altri 150 giorni di isolamento, che li ha sospesi; mentre sugli altri miei compagni di sezione sono sospesi ’18 rapporti’ con richiesta di 14bis. Io, se portano un mio compagno alle celle sono pronto a prendermi 18+18+18 rapporti e il 14bis. Dato che un mag. di sorv. (Cossa) ieri ha dato torto ad un compagno dimostrando l’ignobile e infame sistema della giustizia che copre crimini e abusi, invito tutti/i compagne/i e solidali ad una forte protesta al trib. di sorv. Appena saprete che io sono in isolamento per solidarietà a tutti i miei compagni. Metterò in atto ogni tipo di protesta perché per colpire me non dovevano fare questo abuso.

Sono cambiate molte cose in meglio. L’ispettore che al 2° padiglione picchiava i ragazzini e si faceva chiamare (Beautiful, camorrista) è stato tolto dopo l’ultimo pestaggio ad un ragazzino per uno spinello. L’ispettore che c’era qua (Trainito), un essere ignobile, a lui è dovuto il mio 14bis, inquisito per pestaggi e impiccati (sospetti), è stato tolto dal 1° padiglione e il rapporto con i nuovi responsabili è umano e rispettoso. Per cui comandante e direttore hanno fatto una “depurazione”: celle imbiancate e agenti comprensibili, che non hanno la parola (rapporto) in bocca. Se capitano a me non ci metto un attimo a riempirli di parole, perché le minacce di quel tipo mi fanno imbestialire. Quando mi dicono: ‘ Alfieri essere anarchico le costerà tanto’, io rispondo a costoro (lecchini dei loro padroni), che ho sempre espropriato le banche, che sono ladri e assassini dei poveri) e in questi anni ho scoperto con gioia e felicità che i miei ideali di uomo libero e ribelle, vicino al popolo, ai poveri e bisognosi e a ogni anarchico/a compagne/i e solidali, fiero di tutto non un passo indietro. E se non vi sono bastati 10 anni di isolamenti (in 22 anni, totale), solo quando sarò morto si placherà la mia ribellione.

Il 17 novembre siete tutte/i invitate/i a Udine, all’inizio del processo di Tolmezzo; ci sarà il comandante del carcere (Barbieri) e l’agente (corrotto) sporco giochista (Sanfilippo). Invito tutte/i in questo dibattimento che ho scelta senza sconti di pena per dimostrare che i presidi e le notizie, uscite da Tolmezzo su abusi e pestaggi, hanno permesso a dei vigliacchi di architettare una trappola degna degli esseri infami più ignobili sulla faccia della terra. Il giudice, una donna, a detta dei miei avvocati è professionale e umanamente scrupolosa a cercare la verità; anche a me ha dato un’ottima immagine. Poi in aula dimostreremo cosa ha cercato di fare il pm Bonocore, ideatore e promotore di tutto e responsabile di tutti gli abusi che creano in carcere. Non sarò solo, tutti/e noi guarderemo in faccia gli aguzzini, sempre a testa alta, perché, se condanneranno me sarà una rappresaglia contro le nostre lotte. Non avrei patteggiato neanche un anno, anche se ora ne rischio cinque. Patteggiare significava occultare pestaggi-abusi- e torture, scendere a compromesso.

Tutto questo non ci appartiene. I compagni Sacco e Vanzetti furono giustiziati innocenti in America nel 1922, oggi tanti/e compagne/i, dopo quasi un secolo, vengono incarcerati in paesi come la Grecia, l’Italia, l’America Latina ecc. Tante/i sono uccise/i, torturate/i solo perché hanno il sogno (della libertà) e di un mondo senza schiavi e padroni, proprio per quel sogno che loro vogliono soffocare attraverso il codice Rocco (fascista), rappresaglie processuali, 14bis che a me regalano ogni anno, come quest’ultimo che, dopo l’infamia di scrivere che facevo prepotenze ai miei compagni-amici- e fratelli in sezione.

Oggi sono ancora insieme a tutti loro. Se la direzione vuole ripristinare la legalità devono sospendere l’isolamento che hanno erogato, se no siamo pronti a scrivere molto altro e l’isolamento non ci fermerà.

Resto fiducioso che prevalga il buon senso.
Un abbraccio anarchico e No Tav – Liberi/e tutte/i.
(Non ricevo posta, sappiatelo … vvb Maurizio)

7 luglio 2016

Maurizio Alfieri, via Camporgnago 40 – 20090 Opera (Milano)

Lettera dal carcere di Opera di luglio 2016

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… Questa mattina è accaduto un fatto brutto: in diversi detenuti siamo riusciti a salvare un giovane marocchino che si era impiccato, abbiamo fatto in tempo ad alzarlo. Dopo una sosta in infermeria l’hanno portato purtroppo in isolamento ‘per motivi di sicurezza’. Spero al più presto lo riportino qui.

Tutto questo è accaduto per lo smisurato menefreghismo di Opera. La sua situazione, che a dir poco è sconvolgente. Praticamente più di un anno fa questo ragazzo ha preso un colpo ai testicoli. Da quel momento ha patito un dolore allucinante. Ha passato un anno sempre lamentando il dolore, ha fatto un paio di visite e qualche controllo; tutti privi di esiti su cosa gli provocasse il dolore.

Così, come accade sempre, è stato messo nel dimenticatoio di Opera. Lo vedevo quanto soffriva, non riusciva a sedersi, a camminare e non dormiva. Parlava con tutti, si sfogava, diceva sempre che non sopportava più quel dolore. L’altra sera gli hanno fatto un’iniezione; prima lo curavano con le bustine antinfiammatorie. Quella puntura gli ha provocato una reazione allergica. Fortunatamente non è andato in shock anafilattico (grave reazione allergica a rapida comparsa e che può causare la morte), comunque, il forte dolore e questo menefreghismo l’hanno portato a commettere l’estremo gesto. Per fortuna o per puro caso, ringrazio il destino che l’ha salvato.

Un’altra angheria e prepotenza viene dagli educatori, in primis Pizzuto, la direzione. Qui continuano a mettere dei bandi per trasferimenti in altri istituti. Qui in ogni sezione siamo 50, ebbene in certe sezioni almeno 20 chiedono di essere trasferiti, di andare via. Qui si sono chiesti cosa c’è che non va, perché così tanti se ne vogliono andare.

Così è stata fatta una riunione con i richiedenti trasferimento. Molti hanno detto che era per avvicinamento colloqui, altri per lavoro, altri ancora hanno detto che è per il modo di operare di Opera, non sei seguito e aiutato da educatori e assistenti sociali. Non c’è una sanità decente. Non ci sono possibilità di lavoro. Insomma Opera ti porta a fine pena. Visto che è così allora vogliamo finire la pena in altri istituti dove non sei tutti i giorni torturato psicologicamente.

Ma alla fine tutte le richieste di trasferimento sono state bloccate. Ti rendi conto di che cosa è Opera; qui davvero se non hai un minimo di forza per lottare contro gli abusi e le torture, vieni assorbito da queste mura e dall’situazione sporca e capitalista, fino a commettere atti di autolesionismo. Questo perché Opera ti lesiona il cervello: parlando tra detenuti, a tutti ci viene la frase “Opera ti devasta psicologicamente”, assurdo davvero.

Qui tutti ringraziano che l’altra sera, nonostante il temporale, siete venuti a manifestare la vostra solidarietà, una cosa che accresce domande, interesse in tanti a capire meglio il senso della nostra lotta.

Un saluto a pugno chiuso a tutte/i le/i compagne/i, grazie per tutto, alla prossima, sempre a testa alta.

Dalla quarta sezione, a Vicenza

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Riceviamo dalla rete e diffondiamo:

Riportiamo una lettera arrivata dal carcere San Pio X di Vicenza, firmata da alcuni detenuti della quarta sezione. La richiesta di diffusione di questo scritto nasce dalla necessità di far conoscere il comportamento delle guardie durante l’incendio di quattro giorni fa, guardie che avrebbero volontariamente omesso di soccorrere un detenuto asmatico svenuto per il denso fumo in sezione. Nello scritto si fa anche riferimento ad un altro incendio, avvenuto tre giorni prima. Il testo è riportato in maniera integrale, con l’aggiunta di qualche elemento di punteggiatura e un’ortografia normata. La sintassi è invece totalmente originale.

“Noi detenuti della 4a sezione testimoniamo con questo foglio che la notte del 12/07/16 verso le ore 22 circa è stato dato fuoco a un lenzuolo che ha causato fumo sintetico [sic], e poi sono state avvisate le guardie di intervenire con un modo rassicurante, per spegnere l’incendio e di bagnare tutta la cella, così il detenuto che si trovava dentro non poteva appiccare il fuoco di nuovo.

Ma non è stata una richiesta per la nostra sicurezza e vita ed infatti fu [sic] incendiata di nuovo la cella con i materassi di prodotti chimici, cosa che ha riempito tutta la sezione di fumo sintetico e molto tossico. A quel punto le guardie spengono il fuoco e ci fanno uscire per le scale. Un’ora dopo qualcuno di noi si accorge dell’assenza di E. che tutti sappiamo che soffre d’asma visto che è stato intossicato e ha respirato [il fumo di un] incendio di un cuscino la sera del 9/7, cioè tre giorni prima.

E solo un’ora dopo quest’ ultimo incendio sono andati a portare E. che era svenuto, e noi tutti eravamo al cancello.

Come si fa a non intervenire e spegnere il fuoco subito causati detenuti e cercare di non farci intossicare? Come si fa ad abbandonare un detenuto che soffre di asma respiratoria quando tutte le guardie sono a conoscenza del suo problema ? Poi abbiamo visto che e assistito a questa cattiva azione, sappiamo che sono andati subito all’ospedale per disintossicarsi , speriamo che diano a noi il modo di disintossicarsi, visto che abbiamo respirato la stessa aria delle guardie.

Vi ricordiamo che siamo esseri umani anche noi!!

Seguono le firme di 17 detenuti della quarta sezione”

Lettera di Claudio dal Mammagialla di Viterbo

È Ora di Liberarsi dalle Galere (OLGa)

olga2005@autistici.org – http://www.autprol.org/olga/

Lettera dal carcere di Viterbo

Ciao carissimi amici e compagni/i,

mi diletto a farvi sapere cosa succede qui a Viterbo, e quello che ho letto sull’opuscolo è veramente brutto che al giorno d’oggi e specialmente nel nostro paese: anzi in Italia, ci sono tanti problemi, in particolare in questo fottuto carcere ne sto passando di tutti i colori. Mi trovo all’inferno ma continuo a lottare come ho sempre fatto, mettendo a soqquadro tutto il sistema del loro schifoso potere.

Qui la repressione, gli abusi, le provocazioni, le istigazioni sono all’ordine del giorno, ti pestano, ti portano in isolamento anche per sciocchezze, ma con me hanno trovato pane per i loro denti. Ho preso un altro rapporto disciplinare perché un servo dello stato ha provato a mettermi le mani addosso, e mi sono infuriato con tutta la rabbia che ho nei loro confronti.

Hanno provato a portarmi in isolamento ma non ci sono riusciti, ma mi trovo nella mia cella chiusa. Per 20 giorni posso andare all’aria insieme agli altri comuni e farmi una doccia al giorno (nella busta trovate – e infatti ci sono – le notifiche del ‘consiglio di disciplina’ che “esclude” il compagno dalle “attività ricreative e sportive … per inosservanza di ordini o prescrizioni”…).

Non trovano il modo di farmela pagare cara e si ridicolizzano a farmi solo queste sciocchezze e dispetti. In sezione ho tutta la solidarietà dei detenuti e mi dicono di stare tranquillo che ‘hai quasi finito la tua lunga condanna e sei davvero un matto’. Ma non è così. Lotterò fino all’ultimo giorno, fino a quando non sono libero. Mi rompono i coglioni e io faccio lo stesso contro di loro (la violenza porta violenza).

Tocca fare qualcosa, ma dove posso fare da solo faccio l’impossibile per mettergli i bastoni fra le ruote, anche se avrò conseguenze. Odio questo sistema, lo stato e i suoi servi! Di carceri brutti ne ho conosciuti tantissimi, ma Viterbo è uno schifo. Non ha diritto a niente, per non parlare poi del magistrato di sorveglianza dott. sa  Carpitella infame, cattivissima. La conosco bene perché ho avuto a che fare per altri problemi quando mi trovavo qui dal 2004 fino al 2006. Mi conoscono e non possono vedermi, mi odiano; ma io li odio più di loro e gli auguro…!

Questo carcere sta sotto inchiesta per tutte le persone che sono morte in isolamento, perché in tempi passati c’era la squadretta della morte, ti entravano in cella, anche in sezione con la divisa antisommossa, caschi, scudi, manganello e potete immaginare come ti pestavano. Ma purtroppo succede ancora oggi, anche se la squadretta della morte non c’è più. Ma se ti portano in isolamento ancora ti pestano e ti spaccano le ossa e la testa. E’ successo poco tempo fa a un ragazzo che avevo conosciuto a Velletri. Dopo circa 5 giorni è stato trasferito a Civitavecchia, dove sta meglio.

Grazie a mio fratello e all’avvocato mi sono tutelato (mi mancano pochi mesi al fine pena), con un esposto riguardo alla mia incolumità: io devo stare in regime aperto perché è certificato che ho la ‘seminfermità mentale’, ma se ne fregano.

Un saluto a Davide Delogu che sta passando un brutto periodo, ti sono arrivate le lettere?

Un saluto a tutti/e i prigionieri a testa alta e a pugno chiuso, un saluto anarchico ribelle rivoluzionario, a presto a tutte e tutti in libertà!

Claudio

17 giugno 2016

Claudio Perrone, Strada S. Salvatore, 14/b  – 01100 Viterbo

sp04p39 – Labile istante di vuoto

TAGS: mezzoradaria, Musumeci, 41bis, musica, lettera, labile istante di vuoto, contrasto, partigiani, antifascismo, lotta armata, rivoluzione, carcere, amore, odio

Una trasmissione diversa, dove non si parlerà di carcere ma bensì se ne canterà insieme progetto acustico “Labile istante di vuoto”

Lettera-denuncia dal carcere di Vibo Valenzia

Lettera di Maurizio Alfieri, inizio di marzo, dall’isolamento di Opera

Ciao, scrivo a te e tutti/e le compagne e i compagni, per pubblicare quanto è successo, avvisate Massimo che neanche il telex a loro mi hanno fatto partire, lo hanno bloccato con i soliti motivi di “ordine e sicurezza dell’istituto”.

Come saprete (ed era scontato) sono in isolamento per le solte ritorsioni per aver pubblicato abusi e pestaggi, di cui ne vado fiero e lo rifarei. Voglio ringraziare di cuore tutti i miei compagni di sezione A e C 4° Piano 1° Padiglione, per aver protestato quando mi hanno portato in isolamento, e che solo attraverso un mio scritto, dove li rassicuravo di star bene e di non protestare, hanno smesso: perché non volevano rientrare in cella (li adoro). Questo mi ha commosso tanto, dopo tanti anni di lotte per qualsiasi mio compagno senza distinzioni di etnie e culture, aver saputo che tutti si sono mobilitati, mi sento di mandare un caro e fraterno abbraccio ad ognuno di loro per dirgli che gli voglio bene, e di continuare ad essere uniti e soprattutto a scrivere agli indirizzi che hanno avuto per pubblicare ogni abuso.

Io sono stato portato in isolamento; ieri ho scoperto di trovarmi qua per minacce ad un agente! Con offese per il direttore (falso). Ho detto al direttore che se l’avessi offeso lo confermavo, comunque ho dato a lui il mio scritto sul rifiuto a presenziare al consiglio di disciplina, anche se poi sono andato per dirgli che sono disgustato delle cose che accadono qui dentro, soprattutto dei pestaggi verso gli ammalati. Subito mi ha risposto un dottore lì presente, dicendo che: al Centro Clinico c’è un detenuto sulla carrozzina (un bestione di 2 mt) così ha detto (“bestione” = a animale) che ogni giorno prende per il collo gli agenti e nessuno lo tocca!!! Logicamente è di parte e deve conservare il suo posto di lavoro. Hanno minacciato due detenuti che lavoravano al Centro Clinico, perché vogliono farla pagare a chiunque diffonda notizie su quello che fanno. Lottiamo uniti.

Alla fine di tutto ciò ho detto di aprirmi il blindato perché sono solo io ad averlo chiuso, e lui, ridendo, ha detto: muratelo vivo… poi mi ha detto che se vuole mi fa applicare il 14bis; e io gli ho risposto che cosa aspetta a farlo? Tanto non ho paura di niente e al mio fianco ci sono tutte/i i/le compagne/i che sostengono le mie/nostre lotte e che non mi lasceranno mai solo, ovunque mi trasferiscano e che sono pronti a protestare sotto il D.A.P.

Compagni/e sappiate che abbraccio tutte/i che in strada, nelle piazze, nelle vali, nelle radio, riviste, ecc., daranno voce a me contro questi aguzzini che stanno cercando di isolarmi da tutte e tutti voi; e non mi arriva più posta da ottobre 2014. Scrivete sempre anche raccomandate, io nelle sofferenze ho il vostro amore e affetto che mi rende felice e vi amo e vi adoro a tutte/i.

Hanno creduto (e pensato) di gestirmi attraverso abusi, false promesse, sparizione della posta, negazione della ludoteca a un mio pronipote di soli 2 anni con seri problemi di salute, ora che stanno per trasferirmi saranno felici ed io dico a costoro di ‘farsi fottere’ perché sono felice di lottare contro i loro crimini e tra 2 anni uscirò a mi unirò ad ogni presidio furi dai carceri, soprattutto a Opera.

Ho scritto una lettera al D.A.P. che vi spedisco, da pubblicare (non è mai probabilmente partita, di sicuro mai arrivata! nota ns), dove li informavo che anche se venivo trasferito non avrei smesso di lottare, dato che la colpa di tutto è della direzione di Opera. Vediamo dove mi mandano. E poi tutti/e i/le compagne/i di cuore e coraggio, sapranno come sviluppare la loro solidarietà che scalderà il mio cuore.

 

Materassi strappati, passeggio senza tettoia e sporco di pipì. Aria impossibile, una sola doccia funzionante, sbobba per animali, psicofarmaci a quantità, due ragazzi diventati robot (poverini) vittime di questo sporco sistema che vige a Opera… malati psichici al Centro Clinico chiusi 24 ore al giorno (raccontato da tutti i lavoranti).  Ed ora, dopo lo scandalo sul Centro Clinico per quello che abbiamo pubblicato, la direzione si è affrettata a passare degli opuscoli dove (essi) si vogliono impegnare a dislocare i malati nelle sezioni per vincere l’inerzia e l’apatia (ipocriti).

Scriverò una lettera aperta al ministro Orlando, dove tutti/e potranno leggerla e trarne le conclusioni. Così tutti coloro che parlano di legalità e giustizia dovranno chiedersi perché i detenuti che pubblicano crimini vengono sottoposti a rappresaglie-abusi-isolamenti e continui trasferimenti? Questa è legge? Siamo in uno stato totalitario? Fascista? E’ legale torturare e picchiare gli ammalati?

Avrò tante domande da porre, dove in tanti anni di lotte non ho mai avuto risposte ma solo anni e anni e anni di isolamenti e trasferimenti, e 4 ani di censura (per imbavagliarmi) fallito. Questo sistema va cambiato, combattuto. Io continuerò a farlo anche se da una cella di isolamento (ma sempre a testa alta).

Un abbraccio fraterno a tutti/e e/i compagn/e e a coloro che rivolgeranno un loro pensiero di solidarietà e vicinanza al mio isolamento.

Abbraccio Valerio a Terni , Davide D., Davide R., tutti/e i detenuti/e in lotta, inviategli indirizzi dove pubblicare abusi, perché grazie ai social network, gli aguzzini non possono più nascondere i crimini che per molti  anni (troppi) hanno ucciso e torturato i detenuti/e.

Si vis pacem parabellum

Chi lotta potrà perdere, chi non lotta ha già perso. Il rispetto della propria dignità e dei diritti non può toglierceli e calpestarli nessuno, neanche queste sporche mura.

A testa alta solidale e ribelle Maurizio.

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