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Ancora fuoco al Cie e qualcuno sul tetto (aggiornato)

Diario

Nella notte tra mercoledì e giovedì, dopo aver appreso la notizia di un possibile trasferimento al Cie di Roma per poi probabilmente essere espulsi, sei reclusi hanno deciso di dare fuoco alla stanza in cui dormivano e di resistere salendo sul tetto dell’area, da cui non sembrano intenzionati a scendere.
Poco dopo, un gruppo di solidali si è ritrovato sotto quelle mura per un saluto a cui hanno risposto calorosamente.

Ad ora i sei ragazzi sono ancora lì; se passata la notte dovessero decidere di restare sul tetto ancora prepariamoci a sostenerli.

Aggiornamento ore 10:

I ragazzi saliti sul tetto ieri sera sono ancora lì.
Alle ore 11 presidio solidale fuori dalle mura del Centro di corso Brunelleschi per far sentire la nostra solidarietà a chi sta ancora resistendo.

Aggiornamento ore 15:

Come abbiamo riportato stamani, alcuni reclusi hanno passato la notte sul tetto del Centro di identificazione ed espulsione di Torino. Ieri sera, verso le venti e trenta, la polizia è entrata nella struttura con l’intento di prelevare sei ragazzi di origine tunisina, alcuni dei quali destinati al rimpatrio immediato, altri al trasferimento al Cie romano di Ponte Galeria. Oramai si sa, lo spazio dentro al Centro per senza-documenti è striminzito dopo la rivolta e gli incendi di due settimane fa. Non viene difficile immaginare Prefetto e forze dell’ordine con il loro “bel” da fare dopo gli ingenti danneggiamenti. Non certo chini sulla planimetria della struttura con un righello a cercare un metro in più nel Cie cinereo, ma sicuramente piuttosto assorti nel cercare di gestire spostamenti o organizzare deportazioni, contattando consolati, chiamando l’agenzia viaggi 747 per capire i voli aerei in partenza, vedendo quale disponibilità di posti hanno gli altri Centri sparsi per il territorio nazionale. Un da fare che però ha trovato ancora filo da torcere, perché nella sua attuazione ha trovato sei reclusi che hanno deciso di non rimanere inermi.

Fiutando aria di pericolo hanno deciso di fare tutto ciò che potevano: hanno dato fuoco a una delle ultime camere disponibili dell’Area Bianca e si sono rifugiati sul tetto per resistere e reclamare la propria libertà. Non c’è voluto molto affinché un gruppo di solidali raggiungesse corso Brunelleschi per un saluto caloroso ai ragazzi, i quali, nonostante la temperatura non certo mite e le promesse fittizie degli ufficiali di turno, sono riusciti a passare la notte là sopra.

Questa mattina alla notizia che il tetto non era stato abbandonato, i solidali hanno deciso di tornare sotto alle mura del Centro per continuare ad assicurare il proprio sostegno. I giardini davanti al Cie, però, erano già occupati da celere e agenti in borghese che hanno costretto il piccolo presidio a sostare sull’altro lato di via Monginevro. Nonostante la presenza pressante della polizia, slogan e saluti si sono sollevati verso il tetto dell’Area Bianca, fino a che i ragazzi a fine mattinata hanno deciso di scendere stanchi dopo la notte passata all’addiaccio e convinti dalle pressioni di coloro che avevano tanta fretta di farli scendere; fretta forse motivata dalla visita prevista nel pomeriggio dell’assessore Cerutti e del garante dei detenuti Mellano.

Per concludere vi proponiamo qui sotto un racconto a tre voci sui fatti di ieri e oggi:

Qui una cronaca di quanto accaduto ieri sera nel Cie dalla voce di una compagna fuori:

Poi, la storia e le motivazioni della protesta raccontate da uno dei ragazzi sul tetto:

E infine ancora la voce di una compagna per un breve resoconto della situazione nel Cie dopo la rivolta del 14:

macerie @ Novembre 26, 2015

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