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Diario

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Iniziativa movimentata quella dell’Open Day della Ladisa, ditta di cui vi avevamo già parlato perché oltre a servire i pasti-sbobba al Cie, li accompagnava a contorni di certo insoliti. Ieri l’azienda pugliese ha aperto le sue porte di corso Unione Sovietica per mostrare l’impianto produttivo torinese alle famiglie, con l’intento di rassicurarle riguardo alle “derrate alimentari e attenzione al processo di qualità“. Una bella pulita alle cucine e un giro turistico per famiglie tra fornelli, dispense di gnocchi e pentoloni d’acciaio per far vedere che è tutto a posto, ci si può fidare.

Ma il signor Ladisa e dipendenti si eran fatti i conti senza l’oste, pur avendo una certa esperienza a riguardo. Infatti un gruppo di nemici del dispositivo delle espulsioni non ha fatto mancare la propria presenza all’iniziativa, non altrettanto partecipata dalle famiglie. Uno striscione affisso sulla recinzione, slogan che ricordano il lavoro sporco che Ladisa fa nel Cie della città e, soprattutto, una restituzione  al mittente: un bel secchio colmo di vermi. Chissà se ora a loro è ben chiaro che le inimicizie si possono trovare non solo tra i competitors di una gara d’appalto. Chi ha un ruolo nel funzionamento dei Cie o nell’attuazione delle deportazioni di senza-documenti ha da pensare che ci sarà sempre chi procurerà grane al suo sporco lavoro. Di certo da parte di tutti quelli a cui si propinano pasti marci. Ma forse anche da chi si prenderà la briga di smascherare la buona faccia pubblicitaria con secchiate di vermi infangati.

macerie @ Ottobre 25, 2015

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