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Dopo la magra figura della settimana scorsa, la Questura non sa bene che pesci pigliare di fronte alla resistenza sempre più diffusa in città contro gli sfratti. E allora sonda il terreno, provoca, si allena, cerca nuove strategie, mostra i muscoli - quasi si trattasse di manovre militari.
Intanto, le truppe a disposizione: tre camionette della Celere e tre dei Carabinieri, sempre pronte ad andare contro ai picchetti, anche ai primissimi accessi, anche quando la resistenza è solo agli inizi. Già ieri mattina le si era viste al fondo di corso Vercelli chiamate da un ufficiale giudiziario spaventato dall’insistenza eccessiva dei solidali nel chiedere una proroga più lunga; al loro arrivo, però, il foglio della proroga oramai era stata consegnato e il picchetto sciolto.
Oggi, invece, gli strateghi della Questura hanno saggiato l’attacco, per tempo e con una tattica strana. Scelto il meno nutrito dei due picchetti della giornata - dietro a piazza Respighi, nella parte alta di Borgata Monterosa - mandano avanti l’ufficiale giudiziario a spostare con l’inganno lo sfrattato e qualche solidale («Vieni, che decidiamo la proroga…») e poi, all’improvviso, da dietro l’angolo fanno sbucare le camionette. Così di sorpresa i celerini hanno buon gioco ad immobilizzare i pochi rimasti davanti al portone, a portarsi via a spintoni i cinque individuati come “militanti” identificando invece sul posto gli altri. Nel giro di pochi minuti dall’attacco parte l’allarme e si raduna gente intorno alla strada bloccata. I primi ad accorrere vengono circondati dalla Celere e costretti senza tante chiacchiere a farsi identificare.
Ecco il racconto di uno di loro ai microfoni di Radio Blackout, con tanto di garbato intervento del celerino di guardia:

Gli altri che arrivano non possono che starsene distante, tenuti lontani dalla Celere schierata. Un po’ di gente scende dai palazzi e borbotta contro i modi della polizia, ma non abbastanza forte da sortire alcun effetto pratico. Neanche mezz’ora di stallo e all’improvviso, sorpresa!: le truppe si ritirano, di corsa e portandosi via altri due compagni. I solidali rimasti si radunano davanti al portone finalmente libero e scoprono che… lo sfratto non è stato eseguito. Già, perché in mezzo al parapiglia l’ufficiale giudiziario ha comunque consegnato una proroga di quasi due mesi.
I risultati della giornata, dunque, sono stati che: nessuno ha perso la casa; alcuni solidali si son fatti un’oretta in Commissariato ed altri invece si son trovati la polizia politica sotto al balcone di casa ancora alcune ore dopo; che gli strateghi di Via Grattoni han finalmente qualcosa da riferire ai propri superiori - immaginiamo sempre più nervosi. Ah!, dimenticavamo. Un altro risultato riguarda l’immagine della polizia in zona, e ve lo documentiamo facendovi ascoltare la telefonata fatta in radio da una abitante del palazzo accanto a quello dello sfratto:

(Durante la prima delle dirette di Radio Blackout si commenta un singolare articolo di Massimo Numa apparso in mattinata sulle pagine locali de La Stampa a proposito della prima delle occupazioni abitative di Porta Palazzo, quella di via Lanino: se vi interessa potete leggerlo qui.)

macerie @ Settembre 26, 2012

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