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Bella pensata, quella della Prefettura di Torino, per risolvere l’annoso problema della resistenza agli sfratti in città: “suggerire” al capo degli Ufficiali Giudiziari di concentrare più accessi possibile nella stessa mattina. In teoria, questa mossa consente di prenotare per tempo un buon numero di poliziotti e carabinieri antisommossa, e di dividere la resistenza in tanti picchetti così piccoli da poter essere spazzati via senza troppe storie. Questa tattica è stata adottata per la prima volta lo scorso 18 giugno, una giornata di cui vi abbiamo già parlato (”Si fa sul serio“, del 20 giugno 2012). Martedì 17 luglio, il bis: almeno sei sfratti nello stesso giorno (uno in via Mercadante, uno in via San Donato, uno in via Venaria, due in Barriera di Milano e uno a Porta Palazzo), di cui almeno i primi tre con un picchetto di fronte al portone, di cui sono riusciti ad eseguire… solo il primo. E per tutti gli altri, un rinvio di almeno due mesi. Come il 18 giugno, anche questa volta i proprietari e i loro difensori portano a casa un bottino assai magro. Per ora, quindi, la pensata della Prefettura si riduce a questo: cerchiamo il picchetto più sguarnito, e limitiamoci a intervenire dove ci costa meno.

Dello sfratto in via Mercadante, potete leggere un resoconto qui. Sulla resistenza in via San Donato, c’è un articolo della Stampa. Sulla resistenza di via Venaria, invece, vale la pena di scrivere qualcosa, perché si è conclusa in un modo un po’ diverso dalle altre. Anche lì, un gruppo di qualche decina di solidali si concentra davanti al portone sin dalle prime luci dell’alba. Ma per tutto il giorno non si vede l’ombra di un poliziotto, di un fabbro, di un ufficale giudiziario. Verso l’una lo sfrattando si spazientisce e chiama l’ufficiale dott. Mazzeo, il quale ammette di esser sì passato, ma senza avvicinarsi. E non certo per paura, giacché il dott. Mazzeo è ufficiale giudiziario tutto d’un pezzo, ma per perfidia, perché gli piace lasciare i picchetti rosolare al sole o congelare al freddo, a seconda della stagione. Tuttavia promette di passare nel pomeriggio, entro le quattro. Ricevuta questa notizia, i solidali si dividono: alcuni se ne vanno, e una decina si chiude in casa con lo sfrattando. Alle quattro, come promesso, l’ufficiale si presenta, spavaldo come sempre, in compagnia dal suo fabbro personale, due poliziotti delle volanti, due agenti della Digos e un rappresentante della proprietà. A Mazzeo non sembra vero di poter eseguire finalmente lo sfratto, ed ordina al fabbro di buttar giù la porta. Il fabbro tira fuori il piede di porco, quando improvvisamente squilla il cellulare di Mazzeo. Dall’altra parte, la segretaria del proprietario, la quale lo informa che il suo ufficio è stato appena invaso da qualche decina di persone, che vogliono rimanere lì finché non sarà concesso un rinvio. Tanto basta a far fare marcia indietro a Mazzeo, perché il pensiero di un proprietario incazzato gli toglie il sonno più della vista di un inquilino moroso. E in questo caso, il proprietario non è un ricco qualunque, ma Giorgio Molino, alias il Ras delle Soffitte. E la serenità della sua agenzia immobiliare val ben di più di un rinvio di due mesi.

Da quel che sappiamo noi, questa è la prima volta che si ottiene un rinvio grazie a qualcosa che avviene lontano dallo sfratto. Niente di straordinario e, in fondo, niente di nuovo per Torino. Anzi, proprio un’idea semplice al limite della banalità, ma che permette di allargare il ventaglio delle forme che questa lotta potrà assumere in futuro, di approfondire le responsabilità del problema sfratti, e sopratto di uscire dal comodo ma angusto angolo della resistenza per riprendere in mano, ancora una volta, l’iniziativa, per passare all’offensiva.

(Ma cosa c’entrano le tattiche militari della Prefettura con un problema sociale dilagante come quello degli sfratti? C’entrano, perché è ai questurini e ai carabinieri che le istituzioni torinesi hanno delegato in toto la faccenda - checché facciano dire fuori tempo massimo ai giornali. Sono tempi magri per tutti, le risorse scarseggiano ed il teatrino delle offerte, dei compromessi, dei mezzi-aggiustamenti con il quale i sottopifferi comunali e circoscrizionali abitualmente tentano di stemperare resistenze e lotte non ha i soldi per tenersi in piedi. Inutile telefonare agli uomini delle istituzioni, tanto non rispondono; e se rispondono poi arrivano in ritardo e hanno ben poco da offrire. Niente chiacchiere e mediazioni, solo polizia. Per chi, come noi, ama aver chiare linee di confine ed orizzonti, va bene così.)

Ville e baracche_arabo

macerie @ Luglio 19, 2012

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