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Doppio attacco

Diritto e rovescio

Il gazebo non c’e’ piu’, lo striscione barbecue

24 ottobre. Per impedire un volantinaggio indetto pubblicamente dai neofascisti di Casa Pound, alle tre di pomeriggio circa 150 compagni si radunano in piazza San Carlo. Dopo un po’, qualcuno si accorge che i camerati stanno ben nascosti a un isolato di distanza, oltre il cordone di celere: i manifestanti fanno velocemente il giro dell’isolato e attaccano i fascisti di sorpresa. Di questi, una decina scappa subito, mentre tre o quattro rimangono e si prendono le botte, fino a quando la polizia non accorre in loro aiuto e respinge i gli antifascisti, dividendoli in due tronconi. Dopo qualche minuto di tensione, i manifestanti si riuniscono di nuovo in piazza San Carlo e attendono che i fascisti se ne vadano, con le pive nel sacco. Risolto il primo problema, si pensa immediatamente alla Lega Nord, che poco distante aveva allestito un gazebo con lo striscione “no alle cliniche nelle stalle” per protestare contro l’ambulatorio popolare Fatih aperto nel centro sociale Gabrio. Ma l’indegna provocazione dura ancora poco.

I manifestanti si spostano velocemente in piazza Castello, e la celere colta di sopresa non riesce a impedire che il gazebo finisca a gambe all’aria, e lo striscione strappato e incendiato. La polizia per tre volte tenta di disperdere i manifestanti, caricandoli, ma questi riescono sempre a ricompattarsi e a chiedere a gran voce che la Lega se ne vada. Moltissima gente si ferma a guardare, e simpatizza con gli antifascisti. I leghisti, ormai accerchiati da una piazza ostile, ripiegano i resti del gazebo e attendono l’ambulanza che deve portare uno di loro all’ospedale, con il ghiaccio in testa e la cinghia ancora in mano: si tratta niente meno che del figlio di papà Carossa. Risolta anche la seconda questione, i manifestanti finiscono la giornata con un breve corteo spontaneo lungo via Po verso Palazzo Nuovo.

Ascolta una diretta da piazza San Carlo

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macerie @ Ottobre 24, 2009

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