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Una rivolta immaginaria

Diario

Avremmo voluto raccontarvi la storia di un tentativo di evasione dal Cie di corso Brunelleschi a Torino. Così come avremmo voluto raccontarvi la storia di un pugno in faccia sferrato da un fuggiasco a un Alpino di guardia al Centro. Avremmo voluto, eccome, ma abbiamo chiamato dentro e siamo costretti a smentire le notizie de La Stampa. Pare proprio che la storia dell’evasione sia una bufala, per quanto verosimile di questi tempi, inventata di sana pianta dai militari o dalla Questura per giustificare un violento pestaggio da parte degli Alpini - ed è il primo caso documentato di violenza alpina all’interno di corso Brunelleschi - nei confronti di una quindicina di reclusi, esasperati dall’attesa della “terapia”, dagli insulti e dai maltrattamenti. E, ovviamente, tra militari e poliziotti c’era pure un crocerossino, di sicuro un “operatore precario che, nell’assolvere il suo compito, lotta per mantenere pubblica e civile l’assistenza a tutte le persone in difficoltà“: infatti è stato lui a portare i manganelli agli Alpini, evidentemente in difficoltà. E inoltre, è sicuramente vero che “lo spirito che anima gli operatori Cri non è certo quello dei carcerieri”. Infatti il giorno dopo il pestaggio gli Alpini hanno chiesto scusa, il crocerossino invece no.

Ascolta una conversazione con uno dei reclusi pestati di corso Brunelleschi

A proposito di crocerossini precari e sindacalizzati leggi il comunicato della Cgil-Funzione Pubblica:

Non si spara sulla Croce rossa

Aggiornamenti. Nella giornata di oggi alcuni dei reclusi pestati dagli alpini ieri sera sono stati trasferiti in altri Cie in giro per l’Italia. Non sappiamo quanti siano né conosciamo tutte le destinazioni. Sicuramente nelle prossime ore saremo in grado di capire di più sia della dinamica dei fatti di ieri che della sorte dei reduci. Finora, di sicuro c’è solo che i relcusi se le sono prese e che almeno un crocerossino ha partecipato attivamente al pestaggio.

macerie @ Settembre 10, 2009

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