Il Marconista

Ne Il Marconista vi proponiamo alcuni contributi audio che alle nostre orecchie sono sembrati interessanti. Racconti di vicende più o meno distanti nel tempo e nello spazio, rapidi sguardi su piccoli pezzi della realtà che ci circonda e anche approfondimenti su questioni che non siamo soliti affrontare in questo blog. Interessanti, non necessariamente condivisibili in tutte le valutazioni che vengono proposte o nelle suggestioni che queste parole possono suscitare. A fianco di quelli realizzati da compagni o frutto di considerazioni critiche, troverete anche le voci di analisti, studiosi o giornalisti al soldo di qualche ente o azienda. Anche voci del nemico, insomma, che hanno tutto l'interesse a far funzionare questa società organizzata sullo sfruttamento e l'oppressione. Tutte insieme queste voci possono fornire spunti, punti di vista o anche semplici informazioni importanti per chi lotta. Buon ascolto.

Ascolta tutti i contributi radiofonici

Campi e città: da Idomeni a Salonicco e Atene

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Nel campo alla frontiera di Idomeni la situazione pressante vissuta dai migranti è fonte di tensione che talvolta si palesa con scontri con la polizia. Il dispositivo di sicurezza non si esaurisce tout court con la militarizzazione ma si completa nella gestione del campo a opera di associazioni ed enti più o meno istituzionali. La situazione dei migranti in Grecia è tuttavia più sfaccettata di questa mesta cartolina di confine perché, per esempio, a Salonicco e ad Atene sono iniziati dei percorsi di lotta che hanno portato a varie occupazioni e che di fatto aprono prospettive interessanti.

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Le riforme del lavoro in Italia

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Oltralpe, dopo settimane e settimane, le proteste contro la Loi Travail infuocano ancora le strade. In Italia la legislazione sul lavoro dell’ultimo governo è passata pressocché placida sotto qualche ora di “sciopero” nel fine settimana. Una delle spiegazioni, tra le tante, è una diversa gestione dei governi italiani, che negli ultimi quarant’anni hanno diluito un susseguirsi massiccio di politiche di sfruttamento dei lavoratori senza dar l’impressione di grosse rotture.

Un racconto che dalla fine degli anni settanta, passa per la legge Biagi, quella Fornero, fino ad arrivare al Jobs Act di Renzi.

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Tra incisività ed evanescenza

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La Francia è scossa dalle mobilitazioni contro la Loi Travail; a Parigi ma non solo in centinaia di migliaia hanno scioperato il lavoro, disertato le scuole e riempito le piazze. La componente più agguerrita sembra essere quella degli studenti medi che in queste settimane hanno dato vita a numerosissimi blocchi dei licei e a cortei selvaggi, finiti spesso in scontri con la polizia. Dal 31 marzo poi a Parigi ogni sera centinaia di persone occupano Place de la Republique per discutere e organizzarsi. Questo neonato movimento, chiamato Nuit Debout, trova le sue radici nei cortei e nelle mobilitazioni contro la Loi Travail. Presto però le istanze contro la ristrutturazione del mondo del lavoro si sono allargate andando a sfumare in critiche tanto generiche quanto evanescenti, richiamando alla mente quei movimenti di occupazione di piazze che negli ultimi anni sono sbocciati e morti in diversi paesi d’Europa. […]

Al lavoro, subito!

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È palese l’impossibilità di vivere come prima. A casa nostra è segnata la fine della produzione industriale e della contrattazione collettiva, è il tempo di lavoro flessibile e passeggero. I rapporti che ci legano al capitale ci rendono costantemente affannati dall’idea di rimanere senza un lavoro e senza strumenti per conservarlo se non essendo dei migliori, docili sgobboni. Su più fronti le norme alterano l’abituale rapporto salariale, oramai in crisi: con la riforma della Buona Scuola è stata introdotta l’alternanza scuola-lavoro, migliaia di studenti dovranno andare a lavorare gratuitamente, escludendo molti altri che potrebbero svolgere le stesse mansioni ma retribuite. Agli studenti viene tagliato via il tempo per stropicciare gli angoli delle antologie o di qualche noioso manuale e per essere spaesati e inconcludenti; capitale umano che era solo rendimento potenziale diventa immediatamente produttivo. Il portavoce dell’associazione nazionale presidi rassicura dicendo che sarà attuata una formazione a tappetto. Infatti si tratta di un passo culturale, come sottolineano i rappresentanti del Miur e di Confindustria: la scuola e le aziende devono abituarsi all’idea di essere due mondi contemporanei e amalgamati per l’utilità economica attuale. Asl, musei, grandi aziende private hanno già sottoscritto ed impegnato tantissimi giovani ed entusiasti volontari.

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Attrezzi per l’ordine

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Ogni volta che attentati infrangono l’ordine e la tranquillità delle metropoli dell’Occidente si crea un’onda emergenziale ed i governi si adoperano ad affinare e ampliare il bagaglio normativo che definisce e condanna ciò che è terroristico. Spesso il nuovo corpus legislativo trova la sua più calzante applicazione in uno scenario di vero o potenziale conflitto interno, contro fette di popolazione che potrebbero insubordinarsi o semplicemente svolgere da sé qualche funzione propria dello Stato. E’ capitato da poco che il comma 270 sexies, coniato in reazione agli attacchi nella metro di Madrid, sia stato utilizzato per suffragare la condanna contro sette compagni che lottano contro la costruzione della linea ad alta velocità tra Torino e Lione.
A fianco dell’assemblaggio di un preciso armamentario di codici repressivi si svela il progressivo smantellamento del welfare. Dopo le riforme sul lavoro della Fornero, è la volta del Jobs Act: ai lavoratori pare che non resti che la paura di difendere ciò che avevano.
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Just in time 24h

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Il mondo del lavoro cambia assumendo forme sempre più flessibili e precarie; nuovi sistemi lavorativi si impongono nell’era dell’economia globale. Dai turni notturni nei supermercati torinesi aperti 24 su 24 ad Amazon, gigante della distribuzione che in America si sta sperimentando come piattaforma dove il lavoratore può vendere direttamente la propria prestazione just in time in un sistema di concorrenza totale e di potere di contrattazione inesistente. Vi proponiamo qualche lettura che offre spunti di riflessione per provare ad intravedere le tendenze future e le prospettive di cambiamento di un mondo del lavoro sempre più pervasivo. […]

La miglior difesa

Se la miglior difesa è l'attacco, allora la migliore solidarietà a chi viene arrestato o indagato è continuare a portare avanti la lotta che le operazioni repressive vorrebbero ostacolare. E dopo gli arresti di Chiara, Mattia, Niccolò e Claudio, e, successivamente, quelli di Francesco, Lucio e Graziano, in tanti stanno praticando questa idea in modi diversi, dimostrando anche come le occasioni di opporsi al Tav, e a chi lo sostiene, si trovino ovunque.

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Fiamme e sabbia

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17 gennaio. Borzoli (Ge). Nella notte vengono sabotate due ruspe all’interno del cantiere del Terzo Valico. Una viene incendiata, alla seconda viene invece danneggiato il motore con la sabbia.

Capodanno

31 dicembre. Giaglione. Dopo la cena al presidio di Venaus, alcune decine di no tav  si dirige al cantiere di Chiomonte per salutare l’anno nuovo con slogan e una battitura alle recinzioni. Le forze dell’ordine rispondono con i gas lacrimogeni.

Striscione

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22 dicembre. Valpolcevera. Il giorno dopo la sentenza d’Appello per Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò viene appeso uno striscione sui muri della centrale del latte da tempo inutilizzata, poco distante dai cantieri del Terzo Valico dell’Alta Velocità.

Pol.G.A.I.

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18 dicembre. Brescia. Una pentola a pressione contenente 8 kg di polvere nera esplode davanti all’ingresso della sede della Scuola Pol.G.A.I., la scuola di Polizia Giudiziaria, Amministrativa e Investigativa, danneggiando la porta. L’esplosione viene dedicata, tra gli altri, anche a Nicco e Chiara.


Diritto e Rovescio

Percorso a ostacoli

23 maggio. Il corteo di sindacati di polizia e commercianti della zona partito da piazza Crispi è costretto a un lungo giro per riuscire a raggiungere il Comune. Infatti, ad attenderli lungo il possibile percorso, sotto alla casa occupata di corso Giulio Cesare c’è un rumoroso presidio di occupanti e solidali; nelle vie attorno compare anche qualche striscione contro le forze dell’ordine. Nel mentre antirazzisti e militanti del circolo della Fat dopo un corteo in quartiere hanno aspettato i tutori della sicurezza nella piazza adiacente a Palazzo di Città, disturbando il loro arrivo.

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Manutenzione ordinaria

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16 maggio. I portici di Casa Aurora, all’angolo tra corso Giulio Cesare e corso Emilia, vengono sgomberati da alcuni senzatetto che vi soggiornavano da mesi; in progetto al piano terra dell’edificio ci sono infatti dei lavori per una palestra. Rispetto ad altri tentativi di sgombero avvenuti in precedenza, finiti con la rioccupazione il giorno stesso da parte dei senzatetto, questa volta sono comparse le transenne a impedire l’accesso al riparo porticato. Sul cartello affisso alle barriere si legge la causale “manutenzione ordinaria”.

Banche e guerra

12 maggio. Nella notte tra mercoledì e giovedì i bancomat di cinque filiali Unicredit vengono messi fuori uso con la vernice. Sui muri adiacenti sono comparse in contemporanea scritte contro le banche e i finanziamenti all’industria della guerra.

Di pomeriggio

12 maggio. Nella filiale della Cassa di Risparmio di Fossano in corso Traiano, poco prima delle 16, entrano in tre mascherati e armati di un sol coltello. Dopo aver rinchiuso i dipendenti in una stanzetta, aspettano l’apertura temporizzata del bancomat e si portano via circa 130.000 euro.

StraTorino

8 maggio. Nella notte ignoti danneggiano le strutture allestite ai Murazzi per la manifestazione podistica cittadina, la StraTorino. Sparisce inoltre anche il motore che avrebbe dovuto avviare l’experience del vento.

Queer contro Israele

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4 maggio. Nella notte compare una scritta sul Cinema Massimo che denuncia la partecipazione per la terza edizione consecutiva dell’Ufficio culturale dell’ambasciata di Israele a Roma al Torino Gay Lesbian Film Festival. Si legge in un comunicato di rivendicazione: “Noi Queer che viviamo in Europa lottiamo ogni giorno contro l’omofobia e l’oppressione nelle nostre città e nello stato di democrazia rifiutiamo che i nostri diritti vengano usati per creare privilegi ai danni delle persone migranti, sosteniamo il popolo palestinese e boicottiamo qualsiasi iniziativa che si presenti con questa faccia e con il marchio di Israele.”

Impatti

2 maggio. Una volante della polizia arriva in via Lombardore all’angolo con corso Novara perché un’auto ha impattato con le altre in sosta. Quando i poliziotti chiedono i documenti, il conducente e suo figlio iniziano a colpirli e spintonarli ripetutamente. Si devono placare all’arrivo dei rinforzi dell’ordine che costringono i due all’arresto per resistenza, lesioni e oltraggio a Pubblico Ufficiale.

I tempi d’oro dei muri

2 maggio. Inizia la collaborazione tra Comune di Torino e Amiat per la pulizia di muri e monumenti che vengono vergati con scritte e vernice senza autorizzazione. Le squadre specializzate, dotate di pompa ad alta pressione, saranno operative fino alla fine dell’estate quando dovrebbero aver concluso il giro di tutta città.

Primo maggio

1 maggio. Al consueto corteo cittadino del Primo Maggio non mancano le altrettanto consuete tensioni. La polizia, anche quest’anno concentrata a difendere con cordoni di celere il Pd, carica lo spezzone “sociale” in piazza Castello per impedirne l’arrivo in piazza san Carlo dove si sarebbero tenuti i comizi. Poi, quando il palco si è già svuotato, lascia sfilare lo spezzone fino alla piazza. Durante il corteo si registra un tentativo di aggressione al senatore del Pd Stefano Esposito da parte di un giovane munito di tubo di ferro che si era intrufolato nello spezzone del Partito Democratico. Il tentativo fallisce ma il giovane riesce a guadagnarsi la fuga. Un altro ragazzo viene però arrestato durante le cariche in piazza Castello. Pare che il giovane avesse con sé un martello.

Ancora uno spostamento

29 aprile. La giunta comunale approva una delibera con cui sancisce un altro spostamento per il Suq domenicale: dall’area di via Monteverdi, lungo il tracciato del progetto della Variante 200, verrà trasferito a Basse di Stura, nell’area ex-Alfa Romeo vicino a via Botticelli. In sala rossa hanno inoltre firmato la proroga di qualche mese per l’attuale collocazione, presumibilmente fino all’estate, confermando la gestione di ViviBalon.

Pietre contro la volante

29 aprile. Nei pressi di corso Giulio Cesare, un uomo di origini tunisine senza i documenti in regola oppone resistenza al controllo di polizia. Lancia pietre e una bottiglia contro la volante, danneggiandola, ma non riesce ad assicurarsi la fuga. Finisce in manette per resistenza, minacce, violenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato.

Colpo grosso

26 aprile. All’apertura della filiale San Paolo di Corso Peschiera dopo il ponte del 25 aprile, i dipendenti hanno trovato il caveau svuotato, oltre ad alcune cassette di sicurezza aperte. I ladri pare siano entrati dal retro del palazzo, forando una parete, e siano riusciti ad aprire il caveau violando il codice di accesso, dopo aver oscurato le telecamere. L’entità del bottino è ancora da quantificare, ma a quanto pare l’ammanco ammonterebbe a diverse centinaia di migliaia di euro.

25 aprile

25 aprile. La mattina del giorno della Liberazione, i25 aprile, gli anarchici imbrattano il monumento ai partigiani: “Solidali con i rom sgomberati”
l monumento ai partigiani di Barca situato su lungo Stura Lazio, all’angolo con via Settimo, appare ricoperto di scritte in solidarietà ai rom sgomberati dal campo che sorgeva poco più in là. Su di esso si legge
“Ieri ebrei e rom, oggi immigrati e rom. Comune nazista. 25 aprile sempre!”. Nella stessa notte, sono apparse delle scritte anche sulla sede di Fratelli d’Italia in Barriera di Milano (”Morte al fascio”) e sui muri della sede della Circoscrizione 1, che aveva dedicato il giorno della Liberazione  ai marò sotto processo in India (”Marò assassini. Partigiani sempre, militari mai”).

Senza far ritorno

24 aprile. In regime di semilibertà, un uomo non fa ritorno al carcere Lorusso e Cutugno. Il condannato per rapina e resistenza risulta così di fatto evaso.

Pugni in carcere

23 aprile. Un detenuto de Le Vallette condannato all’ergastolo prende a pugni un ispettore del braccio sanitario in cui è recluso e poco dopo minaccia con un coltello rudimentale i secondini. Si placa solo dopo una trattativa con l’amministrazione carceraria, la quale lamenta una situazione ingestibile a causa dell’alta concentrazione di reclusi con problemi psichiatrici e sanitari.

Grazie Torino

23 aprile. Primo giorno di lavoro per i ventisette rifugiati che hanno aderito al progetto di messa a lavoro volontario e gratuito nato dall’intesa tra Comune e Amiat. Stamattina i ventisette ragazzi, per lo più nigeriani e pachistani, sono stati raggiunti dal sindaco Fassino e dal vicesindaco Tisi ai piedi del Monte dei Cappuccini, dove stavano lavorando, per i convenevoli di rito. Il progetto prevede sei ore di lavoro per dodici sabati consecutivi; i “netturbini volontari” si occuperanno di tenere puliti spazi e aree verdi in alcune zone della città. I torinesi potranno riconoscerli: indosseranno infatti una pettorina giallo-fluo con la scritta al centro che recita: “Grazie Torino”.

In due fermate

22 aprile. Alberto Morano, candidato sindaco di Lega e Fratelli d’Italia, sale con una comitiva di agenti della Digos, suoi militanti e giornalisti sul tram 4 per mettere in evidenza quanto i mezzi pubblici siano poco sicuri. Neanche il tempo di due fermate che vengono accontentati: al cameraman dell’iniziativa sparisce il portafoglio con documenti, carte di credito e bancomat.

In tutta fretta

21 aprile. In mattinata il noto ufficiale Casaretta si presenta scortato da Digos, proprietario e carabinieri al civico 19 di via Ceresole. Velocemente il gruppo entra in casa, priva l’inquilina del telefono e procede con lo sfratto. All’arrivo di qualche solidale vengono chiamati due blindati dei carabinieri a presidiare portone e via. La signora sfrattata viene scortata dalla Digos presso i servizi sociali che le propongono di cercarsi un albergo per un mese; il conto, forse e poi, lo pagheranno loro.

Un blocco

21 aprile. Un uomo di 72 anni in sedia a rotelle blocca per quasi un’ora la circolazione dei pullman e dei tram a Porta Palazzo. Stufo di aspettare invano un tram della linea 3 attrezzato per caricare la carrozzina si piazza sui binari davanti al mezzo e lo blocca fino a quando non riesce a parlare con un responsabile del Gruppo Torinese Trasporti. Mentre la squadra volanti della polizia tenta di mediare con l’uomo, dietro al primo si incolonnano diversi altri tram della linea 4.

Merde padane

21 aprile. Nella notte compare una scritta su un muro in via Bardonecchia. “Merde padane nelle foibe con le palle mozzate”, questo vergano gli anonimi scrittori e lasciano in basso a destra una stella di Davide e la firma “potere ebraico”. Il deputato della Lega Nord Allasia condanna il gesto e ne approfitta per screditare l’amministrazione Fassino e il Pd, che solidarizza invece con i colleghi per bocca del capogruppo in Sala Rossa Michele Paolino.

Ospite speciale

13 aprile. Diverse camionette di polizia, finanza e carabinieri bloccano l’accesso al centro dai Giardini Reali fino a via Po, piazza Castello è completamente transennata e chiusa al pubblico mentre vigili e agenti in borghese a ogni angolo danno indicazioni ai passanti sui percorsi alternativi. Nel pomeriggio era prevista la visita nella città sabauda del presidente della Repubblica Mattarella e del suo collega tedesco Joachim Gauck. Il presidente italiano dopo aver fatto un salto in prefettura si è incontrato al Teatro Regio per la sessione conclusiva dell’Italian-German High Level Dialogue.

Picchetto a Rivalta Scrivia

11 aprile. Dalle prime ore del mattino fino alle 12,30 circa duecento lavoratori dell’interporto di Rivalta Scrivia scioperano e bloccano le merci in entrata e in uscita dai cancelli. Protestano contro un piano di ristrutturazione dell’azienda che prevede un centinaio di esuberi. Il blocco ottiene un tavolo di trattativa con la proprietà che si dice disposta a rivedere le carte in tavola.

La taglia-nastri

3 aprile. Nella mattina domenicale alcuni dipendenti comunali ritinteggiano solertemente alcune delle scritte recentemente comparse in piazza Don Albera. Le frasi vergate sui muri riguardano la responsabilità che Ilda Curti ha nell’inasprimento delle condizioni di vita della fascia di popolazione più povera nei quartieri nord di Torino. L’assessora alla Rigenerazione Urbana, infatti, nel pomeriggio ha tagliato il nastro d’inaugurazione della piazza-parcheggio da poco ristrutturata.

Piano B

1 aprile. Due persone col volto coperto da un casco integrale entrano intorno all’orario di chiusura all’ufficio postale di Via Bruino e si fanno consegnare tutti i contanti dalle casse. Una volta usciti, lo scooter col quale erano arrivati non parte. Sottraggono allora il mezzo a un automobilista di passaggio e si dileguano. Il motorino non funzionante e lasciato sul posto risulta rubato.

Cento punti

27 marzo. Nella zona esclusiva del Parco della Mandria dei ladri fanno visita alla villa milionaria di Allegra Agnelli, la quale si trovava fuori casa per le vacanze pasquali. Chi ha messo in atto il colpo ha studiato attentamente come superare il sofisticato dispositivo di sicurezza e ha portato via gioielli, monete d’oro e oggetti di alto valore per una stima totale non ancora accertata.

All’università

16 marzo. Operazione repressiva nei confronti di sette studenti accusati di aver partecipato più volte a proteste contro la presenza del Fuan e della Lega Nord in università. Le misure prevedono sei arresti domiciliari e un obbligo di firma quotidiano.

Do ut des

8 marzo. Firmato il protocollo di intesa tra Comune e Amiat che prevede la messa a lavoro gratuito e volontario di profughi e rifugiati scelti tra coloro che sono già inseriti nel sistema di accoglienza Sprar. Svolgeranno lavori di pubblica utilità affiancando i lavoratori Amiat nella pulizia di aree verdi e marciapiedi. Il vicesindaco Tisi, promotrice dell’iniziativa, commenta: “Si restituisce alla città quanto è stato offerto per l’accoglienza”.

Senza soldi senza fondo

2 marzo. A Settimo l’avviso di sfratto arriva nelle buche delle lettere di parecchi abitanti delle case Atc. L’8% degli inquilini non paga e si sono così accumulati un milione di euro di debito verso l’agenzia che gestisce le case popolari. Da una parte il comitato spontaneo degli abitanti richiama l’attenzione delle istituzioni richiedendo controlli più serrati contro chi occupa gli alloggi senza averne più diritto. Dall’altra, chi ha ricevuto l’avviso di sfratto lamenta l’impossibilità di fruire del fondo sociale perché non può pagare 480 euro, requisito minimo che permette di accedere al servizio.

Carretti e bastioni

29 febbraio. Lo sgombero dello spazio coperto sotto i bastioni che si affacciano su Corso Regina, a fianco delle Porte Palatine, è stato rinviato dopo una trattativa concitata con le istituzioni. All’oggi è l’unico posto dove gratuitamente parecchi commercianti del mercato di Piazza della Repubblica sistemano i loro carretti. Il Comune vorrebbe riprendere possesso dei bastioni poiché è interessato a lanciare un bando per l’utilizzo del posto. Si tratterebbe dell’apertura di locali ristorativi e commerciali.

Buste esplosive

23 febbraio. La prima busta con polvere pirica e un innesco è stata rinvenuta venerdì pomeriggio dalla segretaria di una agenzia assicurativa negli uffici di via Bogino, in centro città. Nello stesso giorno, in Puglia, sono arrivate altre due buste; i destinatari sono ditte che si occupano di trasporto via mare, Asco di Bari e Morfini di Molfetta. Ieri è stata bloccata una missiva simile a Bologna, presso il centro meccanografico postale. Anche questa era indirizzata verso un’azienda pugliese. Il filo rosso teso tra le ditte destinatarie delle lettere è che parte dei loro introiti derivano da lavori e collaborazioni legati alla gestione dei Centri per senza-documenti.

Cataratta

22 febbraio. Dopo mesi e mesi di attesa, visite al pronto soccorso ed errori di protocollo, ieri il signor G. è stato convocato all’ospedale Oftalmico per essere operato e risolvere il problema della cataratta. All’appuntamento programmato per l’operazione ha dovuto ancora aspettare fino a ricevere la notizia dell’annullamento del suo intervento poiché un paziente con una patologia più grave aveva preso la precedenza. Accompagnato dalla moglie, ha così deciso di occupare l’entrata dell’ospedale lamentandosi della situazione estenuante: la malattia agli occhi sta compromettendo il suo lavoro di magazziniere. Alle 19 i signori hanno lasciato l’ospedale e concluso la protesta ma per l’operazione dovranno aspettare la fine di febbraio.

Accordi

22 febbraio. Studenti e professori protestano di fronte alla Rai contro il modello di alternanza scuola-lavoro attuato con la riforma “Buona Scuola” che rende obbligatori i tirocini per tutti gli studenti degli ultimi tre anni di superiori per almeno 200 ore all’anno. A scatenare la protesta il congresso organizzato dall’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte e dall’Unione Industriale al quale partecipano dirigenti di Confindustria e di imprese che operano sul territorio con lo scopo di sottoscrivere un protocollo di intesa con presidi e professori delle scuole piemontesi.

Per l’aereoporto

17 febbraio. A fine mattinata un ragazzo si è avvicinato all’ingresso della questura in via Grattoni e ha chiesto informazioni a un agente su come arrivare all’areoporto di Milano. Mentre il poliziotto gli rispondeva, il ragazzo, di origini pakistane e con dei precedenti, ha cercato di estrargli l’arma d’ordinanza dalla fondina ma è stato subito immobilizzato dai vari agenti presenti. È già arrivata la condanna a sei mesi con la condizionale alla quale si aggiungono 120 euro di multa.

Sgombero in via Mantova

16 febbraio. A poche settimane dallo sgombero della palazzina occupata di via Modane, le camionette della polizia, di buona mattina e con lo stesso scopo, si sono presentate anche in Barriera di Milano. Lo sgombero ha riguardato l’occupazione di via Mantova, in piedi da tre anni. Tutte le persone che ci abitavano hanno rifiutato le provvisorie soluzioni abitative offerte dal Comune.

In onda

14 febbraio. Nasce TgROM Piemonte, una web tv che si propone di fare informazione intorno alla comunità rom. Finanziato dalla Compagnia di San Paolo, che a questo proposito ha stanziato circa 21 mila euro, il progetto è stato pensato dall’associazione torinese IdeaRom e sarà in collaborazione con NuovaSocietà sotto la direzione del giornalista Andrea Doi. La Compagnia di San Paolo finanzierà altri 15 progetti scelti tra i 155 presentati attraverso il Bando Giovani. Luca Remmert presidente della Compagnia afferma: «Da molti anni sosteniamo iniziative per contrastare le diverse forme di disagio giovanile e per stimolare la partecipazione attiva dei giovani nella vita delle loro comunità».

Bruciare le frontiere ogni giorno, un contributo torinese

Diario

LA VALORIZZAZIONE DELL’ESCLUSIONE E QUELLA DELL’INCLUSIONE

Un contributo torinese

Non è facile cercare di dare una lettura semplice alla gestione europea dei flussi migratori così come si è imposta negli ultimi due anni. I motivi sono molteplici e riguardano soprattutto la provvisorietà delle misure che i singoli Stati hanno adottato per far fronte alle “emergenze” e la differenza stessa di questi provvedimenti, strettamente collegati al contesto territoriale nazionale, cioè al suo posizionamento geografico rispetto ai corridoi di migrazione e al perimetro dell’Eurozona, agli interessi economici interni e a quelli d’investimento nei Paesi stessi da cui migliaia di uomini e donne son partiti. A ragion di questo, avere una visione troppo omogenea di ciò che muove i membri della UE non restituirebbe una visione a fuoco, quanto piuttosto un’idea forfettaria in cui la realtà di competitors economici risulterebbe troppo accontonata rispetto a una natura prettamente e classicamente politica di Stato-nazione.
Un punto d’attacco analitico alla questione è quello di considerare le strategie comuni, così come sono emerse, di messa a profitto dei flussi migratori tenendo tuttavia bene a mente un certo gap d’intenzionalità tra il potere “centrale” di Bruxelles e quello degli specifici governi nazionali. Dacché, in aggiunta, questi ultimi sono inseriti in una graduatoria decisionale data dalla forza economica avranno anche esigenze diverse nella gestione demografica del vecchio continente, e di conseguenza nell’afflusso quantitativo e qualitativo di manodopera immigrata. Del resto è scontato ribadire che ai poteri neoliberali contemporanei s’accompagna sempre una lente che vede le persone come capitale umano, passibile di valorizzazione su più scale, anche quella dell’esclusione. Cercare di capire il significato di sfruttamento insito in questa prospettiva d’interesse, potrebbe esser d’aiuto anche a trovare un punto d’attacco pratico, di lotta, che permetta di trascendere la distinzione tra immigrati e autoctoni per concentrarsi sulle condizioni di sfruttamento che li accomunano.
Continua a pag. 32035

macerie @ Maggio 18, 2016

Contributi per “Bruciare le frontiere ogni giorno”

Diario

In vista dei tre giorni di discussione e lotta contro le frontiere, qui di seguito, uno in coda all’altro, troverete i contributi arrivatici sui temi che si andranno a toccare il 20-21-22 maggio.

Buona lettura.

 Frontiere e muri intelligenti

Secondo i dati forniti dalle istituzioni europee, nel 2015 più di 50 milioni di cittadini di Paesi terzi hanno visitato l’Unione Europea attraversando legalmente i valichi esterni. Tale flusso, secondo le proiezioni statistiche, è destinato ad aumentare vertiginosamente negli anni a seguire, fino a raggiungere addirittura 80 milioni di visite annuali. Lo spazio Schengen è diventato ancor più che nel passato, per varie ragioni, polo d’attrattiva per lo scambio di merci e per la transizione di numerose categorie di soggetti portatori di valori, investimenti e consumi differenti. Turisti, trasportatori, lavoratori a termine, manager, studenti, tutti ben accolti nel territorio perché visitatori temporanei e ampiamente spendibili sul mercato europeo; un’immagine speculare a quella degli immigrati in fuga.

Continua a pag. 32031

macerie @ Maggio 14, 2016

Appello per tre giorni di discussione e lotta

Diario

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Pubblichiamo l’invito per tre giorni di discussione e lotta contro le frontiere, sia quelle manifeste ai confini tra gli Stati, sia quelle delle strutture della Detenzione Amministrativa e della Seconda Accoglienza presenti in tutto il territorio nazionale italiano.

 

BRUCIARE LE FRONTIERE OGNI GIORNO
TRE GIORNI DI DISCUSSIONI E LOTTA

Da Idomeni a Calais arrivano immagini di persone che premono per passare frontiere sempre più chiuse. Contemporaneamente gli Stati europei mettono in campo una ristrutturazione nella gestione interna dell’immigrazione attraverso nuove strutture di smistamento e acuendo il controllo nei centri della detenzione amministrativa.
Proprio per questo è necessario incontrarsi per discutere dei cambiamenti in corso.
Gli incontri vogliono sollevare alcuni nodi critici, teorici e pratici, e i limiti incontrati nelle lotte con i migranti e immigrati che, nell’ultimo anno in particolar modo, si sono sviluppati in varie parti d’Italia e non solo. Consci della difficoltà e della complessità di questo proposito, pensiamo sia necessario ricercare un confronto aperto non dettato da scadenze di lotta o impegni di movimento. In pratica sentiamo il bisogno di riprendere una discussione riguardo questi argomenti specifici, senza per forza dover trovare una sintesi di analisi e di intenti ma piuttosto un terreno di confronto fertile nel quale poterci ritrovare nei mesi a venire.

Continua a pag. 32010

macerie @ Maggio 3, 2016

Le vie verso la libertà

Diario

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Anche se un po’ in ritardo rispetto agli eventi vogliamo raccontarvi la storia di Hassan; una storia come tante di ordinaria violenza nel Cie di corso Brunelleschi, con un epilogo però decisamente positivo.

Hassan, da due mesi rinchiuso nel Cie torinese, si vede prelevato una mattina di fine aprile per essere espulso: manette di velcro a mani e piedi viene caricato in auto, direzione aeroporto di Malpensa dove viene portato sull’aereo di linea scortato da quattro poliziotti. Ma lui di tornarsene in Marocco proprio non ne vuole sapere e così comincia a lamentarsi, ad agitarsi provando a resistere all’espulsione. Tanto dice e tanto fa che riesce ad attirare l’attenzione di alcuni viaggiatori, dell’equipaggio e del pilota che decide di non volare con un uomo legato e in quelle condizioni. Hassan viene quindi fatto scendere dall’aereo e portato in uno stanzino dell’aeroporto dove viene malmenato dagli scontenti poliziotti che lo accompagnavano; quindi viene riportato al Cie di Torino e messo in isolamento.

Continua a pag. 32014

macerie @ Maggio 3, 2016

L’occupazione della “pantera”

Diario

 

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In via Baltea ancora non si era formato il picchetto contro lo sfratto, che già l’avvocatessa del padrone di casa e l’ufficiale giudiziario erano alla porta. Lo sfrattando, che già da qualche mese si organizza con solidali e altri che rischiano a breve di finire per strada, anche stamane voleva resistere. Colto di sorpresa dall’arrivo già intorno alle 8 dei due, ha aperto la porta; una distrazione rispetto a ciò che si dovrebbe fare per tutelarsi quando si è sotto sfratto.

La vera situazione atipica doveva però ancora venire:  l’avvocatessa, presa dall’impeto di una missione più che dalla misuratezza di una prestazione lavorativa, entra nell’appartamento e non ne vuole più uscire.  Nel mentre il gruppo di solidali sotto si forma e si rinfoltisce; arrivano in poco tempo anche una volante blu e quella grigia in borghese che stavolta si limitano a una supervisione silente.

Continua a pag. 32008

macerie @ Maggio 2, 2016

Dentro il confine

Diario

 

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La settimana scorsa alla Scuola per benestanti scrittori di Baricco, l’Urban Center Metropolitano ha organizzato una serie di incontri per raccontare lo sviluppo urbano di Copenaghen, Rotterdam, Marsiglia e - il “caso” vuole -  Lione, ricollegandolo a quello del capoluogo piemontese. Il titolo alquanto evocativo OLTRE IL CONFINE - Ritratti di 4 città europee per Torino, a richiamare la fluidità e la vicinanza prospettica delle metropoli all’avanguardia, ci fa rabbrividire. Tuttavia riteniamo sia sempre importante - stomaco permettendo - andare a buttare un orecchio per sentire dal vivo i discorsi sugli orizzonti strategici, effettivi o anche solo retorici, che governanti e padroni portano avanti sulla nostra pelle.

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macerie @ Aprile 27, 2016

Mercati e carretti

Diario

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Che fosse in atto una ristrutturazione nella gestione dei mercati torinesi è chiaro da tempo. Stavolta non ci riferiamo a quello un tempo irregolare della domenica, in continua diaspora nelle zone dismesse a nord della città dopo la cacciata manu militari da Porta Palazzo, né alla nuova gestione del Balon, diventato grazie a un continuativo lavoro di marketing una delle immagini principali della città estetica, dispositivo per attirare investimenti nel tessuto urbano.

All’attenzione dei governanti sono da tempo anche i quarantadue mercati rionali e quotidiani, frutto nei decenni delle trasformazioni demografiche della città, dell’esigenza capillare di distribuzione di generi di prima necessità nella città industriale che fu. Ma se un tempo la funzionalità economica del mercato era quella di offrire vettovaglie e capi d’abbigliamento alla portata delle magre tasche operaie, oggi non è più così. Qualcuno nel corso degli ultimi anni è stato soppresso come quello di via Plava a Mirafiori Sud, altri ridotti a qualche banco due giorni alla settimana come nel caso di piazza Crispi, mentre altri ancora sono oggetto di progettualità più elaborate come il rifacimento della piazza gestito da Urban Barriera nel caso del mercato Foroni. In questo ridimensionamento generale spicca invece la nascita del Mercato Metropolitano nella vecchia Porta Susa, trasformata in piattaforma commerciale e chic di prodotti la cui eccellenza sbandierata è nettamente superata dagli esosi prezzi.

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macerie @ Aprile 14, 2016

Una domenica d’aprile

Diario

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Sotto un sole primaverile si è svolto ieri il presidio mensile in solidarietà con i reclusi del Cie torinese: un centinaio di persone per oltre due ore hanno occupato il prato fuori dalle mura del Centro e con urla, interventi e musica hanno tenuto compagnia a chi è rinchiuso.

La polizia, che ultimamente si era fatta più pressante, stavolta deve arretrare e tornare lungo il perimetro della struttura lasciando ai solidali tutto il prato per muoversi. Ma se stavolta i rapporti di forza sono a loro sfavorevoli, l’atteggiamento non sembra essere cambiato e se il presidio si svolge deciso e senza problemi, qualche solidale quando tutto è stato ormai smobilitato incappa in un controllo non previsto. In due si erano infatti attardati in zona, in attesa di cenare e sostavano ancora su una panchina sotto le mura del Cie, chiacchierando tranquillamente, quando da dentro hanno sentito delle urla alle quali hanno risposto intonando “Libertà!”. La reazione della solita pattuglia fissa, che aveva già preso il posto delle numerose camionette mobilitate per il presidio, è piuttosto agitata e i due pensan bene di togliersi dalla vista e andar quindi a consumar la cena in un ristorante cinese lì vicino. E già stavano per ordinare quando la polizia si presenta al tavolo chiedendo di fornire i documenti. I due sono stati poi portati all’interno del Cie per essere perquisiti e sono stati rilasciati solo qualche ora dopo.

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macerie @ Aprile 11, 2016

“Corollari” della questione casa

Diario

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Retro dei palazzi di via Carlo Noè negli anni settanta

Giovedì scorso la mattinata per Aurora non è stata caratterizzata solo dal viavai consueto per le vie intorno alla piazza del mercato di Porta Palazzo e dallo sferragliare continuo del tram. Infatti chi passava in corso Giulio Cesare si è ritrovato davanti camionette e celerini a bloccare interamente via Carlo Noè. Non che la presenza anche massiccia della polizia desti stupore da queste parti, ma senza un apparente disordine per la strada, è venuto subito spontaneo pensare che il loro problema dovesse riguardare qualche “irregolarità abitativa”.
Di primo acchito questa scena di poliziotti poteva suggerire a un occhio avvezzo alle dinamiche repressive di questo quartiere l’esecuzione di uno sfratto a sorpresa, la conclusione cioè dell’incidente di esecuzione previsto dall’art. 610. E invece no. Dalle chiacchiere con conoscenti della zona prima, da qualche trafiletto giornalistico poi, è emerso che cotanto dispiego di forze dell’ordine riguardava un’operazione a cura del commissariato Dora-Vanchiglia in combutta con gli agenti del Reparto Prevenzione Crimine, del resto come già successe nel 2009. L’obiettivo ufficiale? Controllare quante fossero le inadempienze alle norme abitative in un comprensorio di quarantatré appartamenti e due esercizi commerciali.

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macerie @ Aprile 9, 2016

Picchia e ripicchia

Diario

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Da quando la struttura in corso Brunelleschi ha aperto migliaia di persone sono state rinchiuse tra quelle mura. Negli anni le leggi sull’immigrazione sono cambiate così come pure la funzione che certi luoghi detentivi dovevano avere all’interno del sistema di gestione dei flussi migratori. Nonostante l’evolversi della legislazione sulla detenzione amministrativa, per chi nei Cie ci è finito, anche quando ancora venivano chiamati Cpt, la violenza della carcerazione è sempre stata la stessa.

Proprio per questo, negli anni, i reclusi hanno tentato di ribellarsi sempre più spesso. Le pessime condizioni di detenzione, i soprusi della polizia e degli operatori, la rabbia per essere rinchiusi solo per non avere i documenti in tasca hanno dato ai reclusi la spinta per lottare: a volte come potevano con scioperi della fame, atti di autolesionismo, rifiuto del vitto; in altre, con maggior forza e organizzandosi insieme, hanno dato vita a evasioni, resistenze alle espulsioni, rivolte e incendi. In tanti o in pochi, organizzati o meno, la voglia di farla finita con i Cie ha sempre animato le persone rinchiuse.

La realtà, del resto,  parla da sé. Basti pensare che i pochi Cie in funzione al momento in Italia versano in pessime condizioni e da Crotone a Torino passando per Roma e Bari, i reclusi si rivoltano di continuo danneggiando e bruciando le gabbie in cui sono costretti.
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macerie @ Aprile 5, 2016

Recalcitranti

Diario

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Da un po’ di tempo avvicinarsi alle mura del Cie di Corso Brunelleschi per portar diretta solidarietà a chi vi è rinchiuso e ripetutamente si ribella è diventato arduo. Lo spazio dove i solidali si radunano una volta al mese animando i presidi e da dove si avvicinano per fare dei rapidi e rumorosi saluti è stato man mano rintuzzato dalla polizia. Durante i presidi i poliziotti in assetto antisommossa e borghesi stazionano ormai a due passi dai presidianti, impedendo anche così il lancio di qualsiasi messaggio o strumento di sostegno e solidarietà verso i reclusi. Nel momento in cui ci si avvicina alle recinzioni per un veloce e fragoroso saluto c’è il rischio di essere intercettati dalla volante che ormai da mesi sorveglia a tutte le ore i pressi del Centro, per essere poi rincorsi, fermati e perquisiti dai rinforzi chiamati all’occorrenza.

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macerie @ Aprile 1, 2016

Pace e baracche

Diario

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Sgusciando fuori da Porta Palazzo verso nord, appena oltre il ponte Mosca, si apre un ritaglio di terra e sterpaglie recintato da una rete verde su cui da anni, a stagioni alterne, appaiono cartelli che di volta in volta ne annunciano la vendita. Si tratta di ventimila metri quadri, in gran parte edificabili, di proprietà della Città Metropolitana di Torino e situati in una posizione strategica, a pochi passi dal centro cittadino. Un’occasione per chiunque possa avere dei piani ambiziosi che facciano perno sul processo di imbellettamento e rigenerazione che sta mettendo le radici in questa parte di città. Ma forse i tempi non sono ancora maturi.

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macerie @ Marzo 31, 2016

Sempre lui

Diario

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Negli ultimi mesi le testate locali del capoluogo sabaudo hanno riportato quotidianamente dati degni di nota per quanto riguarda quella che viene definita “l’emergenza casa”. Non che non fosse già sufficientemente chiaro - e non certo per i trafiletti di quello o di quell’altro giornale -  che gli sfratti a Torino sono tutt’oggi in continua crescita e che in aggiunta si sono moltiplicate le situazioni critiche corollarie al problema della casa. E sì, perché a sottendere l’articolato immaginario degli ultimi anni di una città che riparte di buona lena, c’è una realtà che parla di condizioni di vita sempre più risicate per una grossa fascia di popolazione. Una realtà in cui si perpetua una guerra endogena e continua a tutti coloro che non hanno gli strumenti per inserirsi nel nuovo ciclo economico e nelle maglie del nuovo welfare, promosso dall’amministrazione pubblica e organizzato dal capitale privato. Così, a fianco a chi non può più permettersi un tetto sopra alla testa, cresce il fronte dei morosi che non riescono a sostenere le spese delle utenze, quelle condominiali o del riscaldamento. Uno dei tanti esempi è quello macabro ma chiaro dei morti per colpa di soluzioni di ripiego al sistema canonico di riscaldamento.

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macerie @ Marzo 27, 2016

Chiara libera!

Diario

Dopo Claudio, Mattia e Niccolò anche Chiara è finalmente libera. La sua liberazione è stata un po’ più complicata di quella dei suoi tre compagni: la revoca degli arresti domiciliari ad opera dei giudici del Tribunale di Torino è stata infatti preceduta di qualche giorno da quella dei giudici della Corte d’Appello dell’Aquila che le hanno tolto la Sorveglianza speciale appioppatale lo scorso settembre. I giudici abruzzesi hanno ravvisato un’incompetenza territoriale del questore di Teramo a richiedere la misura di prevenzione, dato che la maggior parte dei “comportamenti disdicevoli” alla base della Sorveglianza speciale di Chiara erano stati messi in atto a Torino.

E già che siamo in tema di comunicazioni tribunalizie ci sono state novità anche rispetto alle beghe giudiziarie per la resistenza alla retata del febbraio 2015. In primis c’è stata la sentenza per Erika, Paolo, Luigi, Marco e Toshi: Erika è stata assolta mentre i quattro compagni sono stati condannati a sette mesi, pena che hanno già interamente scontato in custodia cautelare.

Agli altri quattro compagni che per la medesima resistenza erano stati allontanati da Torino sono stati invece revocati i divieti di dimora e potranno quindi tornare in città, in attesa del processo che per loro inizierà il 14 giugno.

macerie @ Marzo 20, 2016

Fermenti

Diario

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Mentre il Cie di Bari ha momentaneamente chiuso i battenti, al Cie di Torino continuano gli episodi di ribellione e resistenza.
La settimana scorsa  un ragazzo tunisino, preso durante una retata a San Salvario, è stato portato all’interno del Cie, per la seconda volta negli ultimi 6 mesi. Una volta condotto nell’isolamento, fra sabato e domenica ha bruciato la cella da due in cui era recluso, rendendola inagibile. Il motivo del gesto è legato alla protesta contro il suo imminente rimpatrio.
A Malpensa, lunedì scorso, un ragazzo proveniente dal Cie di Torino ha resistito all’espulsione. Il volo che avrebbe dovuto, contro la sua volontà, portarlo in Senegal era un volo di linea, con altri passeggeri, molti dei quali probabilmente senegalesi, che potevano forse comprendere la sua situazione. Dopo aver minacciato più volte di urlare e provare a resistere una volta salito a bordo, gli agenti e il personale preposto al rimpatrio coatto hanno preferito riportare il ragazzo al Centro.
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macerie @ Marzo 7, 2016

Fuoco a Bari, il Cie chiude

Diario

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Dopo Torino brucia anche il Cie di Bari; a qualche giorno dagli ultimi incendi appiccati dai reclusi all’interno della struttura pugliese vi proponiamo un testo pubblicato sul blog Hurriya che dà alcuni aggiornamenti su ciò che è successo nel Centro prima e dopo le proteste e i materassi in fiamme. Ultima tra le novità, ma non certo per importanza, quella che attraverso la voce di un recluso ci dice che il Cie di Bari ha chiuso a causa degli ultimi danneggiamenti e buona parte dei reclusi è stata liberata con un decreto di espulsione, mentre circa una decina di persone sarebbero state trasferite a Brindisi Restinco. La notizia è fresca fresca e quindi risulta difficile capire se la chiusura sarà di breve durata, giusto il tempo di riparare i danni e dare una mano di vernice ai muri anneriti, oppure se si prospetta un periodo più lungo.

CIE Brindisi-Restinco : qualche aggiornamento dopo il presidio del 20 febbraio.

A cinque mesi dalla sua attività, anche il CIE di Brindisi-Restinco continua a confermarsi come luogo di rabbia e protesta, oltre che di detenzione e umiliazione. Il caloroso presidio davanti alla struttura è stato un momento di rottura dell’isolamento, tra urla, musica, battiture, messaggi di lotta e solidarietà. Tuttavia è importante conoscere alcuni fatti avvenuti in seguito, qui spiegati in ordine di tempo.

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macerie @ Marzo 5, 2016

Panni Sporchi

«Mani sporche e guanti bianchi»

Panni sporchi

Qualche giorno fa, abbiamo pubblicato alcune «note su una comunità impossibile», un testo sui blocchi del 9 dicembre a Torino, che conteneva anche delle critiche a un “brulotto” e a un “intempestivo” di Finimondo. Com’era prevedibile, i redattori di Finimondo hanno risposto con un altro brulotto, e noi pubblichiamo dunque anche questa risposta. Se c’è qualcosa di interessante da cavar fuori da questa discussione, chi vuole contribuisca: finirà tutto tra i panni sporchi.

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macerie @ Febbraio 5, 2014

Dicembre a Torino

Panni sporchi, Torino domani

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Ripubblichiamo qui sotto un contributo alla riflessione sulle giornate torinesi del 9, 10 e 11 dicembre passati. A parte qualche scarna cronaca di quei giorni, si tratta di uno dei pochissimi contributi di parte anarchica uscito sull’argomento che tenti di comprender cosa sia successo a Torino in quei giorni senza ricondurre tutto in facili schemi precostituiti. Uno scritto personale ma non individuale, come precisa l’autore, frutto anche e soprattutto delle discussioni che si sono svolte tra i compagni di qua da quell’inizio di dicembre fino ad oggi.   

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macerie @ Gennaio 27, 2014