Il Marconista

Ne Il Marconista vi proponiamo alcuni contributi audio che alle nostre orecchie sono sembrati interessanti. Racconti di vicende più o meno distanti nel tempo e nello spazio, rapidi sguardi su piccoli pezzi della realtà che ci circonda e anche approfondimenti su questioni che non siamo soliti affrontare in questo blog. Interessanti, non necessariamente condivisibili in tutte le valutazioni che vengono proposte o nelle suggestioni che queste parole possono suscitare. A fianco di quelli realizzati da compagni o frutto di considerazioni critiche, troverete anche le voci di analisti, studiosi o giornalisti al soldo di qualche ente o azienda. Anche voci del nemico, insomma, che hanno tutto l'interesse a far funzionare questa società organizzata sullo sfruttamento e l'oppressione. Tutte insieme queste voci possono fornire spunti, punti di vista o anche semplici informazioni importanti per chi lotta. Buon ascolto.

Ascolta tutti i contributi radiofonici

Voglia di gelato?

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Chi ci si può trovare davanti alla porta quando si ordina attraverso le piattaforme del food delivery? Quali rischi si corre a pedalare tutto il giorno per misere paghe? Quanti chilometri percorre un rider durante un turno di lavoro? Che rapporto ha con i dispatcher e quali contraddizioni si portano dietro queste nuovo figure lavorative, nell’organigramma delle tech startup?

Abbiamo ripercorso inseme ad Effe, lavoratore di Deliveroo fin dai suoi esordi a Torino, le varie tappe che hanno portato allo sciopero di maggio e a quello più recente di mercoledì 27 settembre. Soffermandoci sui particolari che spesso non emergono a una prima occhiata distratta sullo sciamare colorato dei fattorini in giro per la città.

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Dirty boulevard

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Nel gennaio del 2014 a Gamonal, quartiere popolare della spagnola Burgos, la lotta contro la costruzione di un nuovo boulevard si diffonde tra la maggior parte degli abitanti e brucia in fretta, con determinazione, fino a decretare il ritiro del progetto da parte delle istituzioni. Abbiamo sviscerato il racconto degli accadimenti ma soprattutto alcuni passaggi critici e interessanti con un compagno del posto: il rischio di recupero del conflitto da parte dei partiti e delle associazioni locali in cerca solo di un’onda da cavalcare per accumulare consenso; le modalità organizzative della lotta; l’intervento più o meno ragionato di alcuni compagni presenti da tempo in quel quartiere; le caratteristiche di una città che sembra  aver mantenuto la sua “vocazione” industriale e il conseguente tessuto sociale; una rete di rapporti di vicinato forgiata dal fuoco di numerose precedenti battaglie.

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Reclusione ad alta quota


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Continuano le audio-passeggiate de Il Marconista sui sentieri dello scenario montano che, sbirciando tra gli scorci di borghi disabitati e spazi in disuso, questa volta si imbatte nei progetti di chi vorrebbe creare nuove forme e strutture funzionali alla detenzione. Non più il maxicarcere che, oramai da quarant’anni, regna sull’architettura della reclusione, ma forme più piccole e diffuse, a minore impatto economico, in grado di integrare detenzione, lavoro “utile” sottopagato e riutilizzo di borghi montani abbandonati.

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Sentieri di sfruttamento

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Dietro ogni cartolina si celano quei colpi di piccone e scalpello che trasformano una materia informe o oramai obsoleta in un quadretto armonico, dove ogni elemento sembra superare le rigidità e le repulsioni reciproche. E’ in quest’ottica che va letto il progetto di ricerca e promozione culturale ad opera della Compagnia di SanPaolo denominato “Torino e le Alpi”, così come la narrazione elaborata dall’associazione Dislivelli alle origini del progetto. Uno degli obiettivi propagandati sarebbe quello di intrecciare il profitto derivante da un nuovo “turismo sostenibile” con il lavoro gratuito o sottopagato dei richiedenti asilo, dislocati nei vari centri di seconda accoglienza dei comuni alpini. […]

Dalla frontiera alla metropoli

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Lo smantellamento delle tendopoli e degli enormi baraccati eretti a ridosso delle frontiere cosiddette “calde” sta giungendo come una secchiata di acqua gelida per migliaia di persone migranti che riponevano da molti mesi, se non anni, una strenua speranza nell’attraversamento della frontiera. Lo sgombero della jungle di Calais non fa eccezione, tuttavia tra le cataste di laminati e le tende sventrate molte persone si sono lasciate alle spalle questo delta di rottami per riversarsi nelle città, iniziando ad arrangiarsi dando vita anche ad accampamenti abusivi, come nel caso della stazione del metrò Stalingrad a Parigi. Proprio qui, facendo i conti con l’amarezza di dover ricalcolare in fretta le proprie aspettative perché costretti a restare, hanno deciso di provare a lottare: non più per la propria possibilità di movimento ma per soddisfare i primi bisogni di vita.

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La “costruzione” dell’immaginario alpino

 

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Le alpi non sono sempre state passibili dello stesso sguardo. A partire dalla fine del XVIII secolo l’ambiente montano viene investito da un nuovo tipo di rappresentazione che coincide temporalmente con l’affermarsi dell’importanza dei contesti urbani. Da quel momento la montagna, prima vista come paesaggio disarmonico se non financo come ostacolo fisico, diventa meta turistica e oggetto del sapere geografico e successivamente di quello della pianificazione territoriale.

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La miglior difesa

Se la miglior difesa è l'attacco, allora la migliore solidarietà a chi viene arrestato o indagato è continuare a portare avanti la lotta che le operazioni repressive vorrebbero ostacolare. E dopo gli arresti di Chiara, Mattia, Niccolò e Claudio, e, successivamente, quelli di Francesco, Lucio e Graziano, in tanti stanno praticando questa idea in modi diversi, dimostrando anche come le occasioni di opporsi al Tav, e a chi lo sostiene, si trovino ovunque.

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Fiamme e sabbia

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17 gennaio. Borzoli (Ge). Nella notte vengono sabotate due ruspe all’interno del cantiere del Terzo Valico. Una viene incendiata, alla seconda viene invece danneggiato il motore con la sabbia.

Capodanno

31 dicembre. Giaglione. Dopo la cena al presidio di Venaus, alcune decine di no tav  si dirige al cantiere di Chiomonte per salutare l’anno nuovo con slogan e una battitura alle recinzioni. Le forze dell’ordine rispondono con i gas lacrimogeni.

Striscione

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22 dicembre. Valpolcevera. Il giorno dopo la sentenza d’Appello per Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò viene appeso uno striscione sui muri della centrale del latte da tempo inutilizzata, poco distante dai cantieri del Terzo Valico dell’Alta Velocità.

Pol.G.A.I.

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18 dicembre. Brescia. Una pentola a pressione contenente 8 kg di polvere nera esplode davanti all’ingresso della sede della Scuola Pol.G.A.I., la scuola di Polizia Giudiziaria, Amministrativa e Investigativa, danneggiando la porta. L’esplosione viene dedicata, tra gli altri, anche a Nicco e Chiara.


Diritto e Rovescio

Bici alla mano

14 ottobre. Alcuni lavoratori in bicicletta di Deliveroo hanno manifestato nel centro città contro i vertici dell’azienda, che da mesi stanno ignorando completamente le loro rivendicazioni. La protesta è iniziata in piazza Carlo Alberto per poi attraversare, insieme ad alcuni solidali accorsi per l’occasione, via Roma e via Garibaldi. L’invito diffuso ai passanti e a chiunque voglia solidarizzare è stato quello di contattare il supporto clienti di Deliveroo e riportare le richieste dei rider.

G7

30 settembre. Per i disordini durante il corteo di contestazione al G7 di di Scienza, Lavoro e Industria, partito da Torino e arrivato al centro di Venaria dove si teneva il summit, vengono effettuati due arresti, uno dei quali a quanto sembrerebbe con flagranza differita. Se fosse accertato sarebbe uno dei primi assaggi delle potenzialità della legge Minniti-Orlando.

Frittata in street parade

28 settembre. Durante la street parade che ha attraversato le vie di San Salvario nel contesto della mobilitazione contro il G7, alcuni manifestanti hanno lanciato delle uova di vernice sulla facciata della Fondazione Agnelli di via Giacosa, che tra le altre cose ospita anche la sede torinese di Foodora. Altri manifestanti lungo il percorso hanno chiuso simbolicamente un Carrefour e attacchinato sopra una sede della CISL.

Deadline

5 settembre: una trentina di studenti e solidali ha presidiato dalla mattina gli accessi del laboratorio Manituana, situato di fronte a “Palazzo Nuovo”, in segno di protesta contro la decisione dell’Università di rientrare in possesso degli spazi occupati tre anni fa e da allora utilizzati come aule studio e non solo. Nessuno sgombero è stato eseguito in giornata ma la sorte del Manituana è ancora incerta data l’intenzione dell’Università di ristrutturare gli spazi per adibirli, casualmente, ad aule studio.

Sotto casa

3 settembre. Nella notte nel quartiere Aurora, sotto la sua abitazione in via Cremona, il senatore M5S Alberto Airola è stato aggredito da due ragazzi nordafricani che andandosene gli avrebbero portato via il cellulare. Non è chiaro se a scatenare il tutto sia stato un precedente alterco.

L’episodio, oltre a scatenare la solidarietà bipartisan di colleghi e affini del senatore, è stato il pretesto per etichettare Aurora come “terra di nessuno” e chiedere per questo la chiusura dei parchi di zona e presidi fissi di polizia.

In gran segreto

3 settembre. Al circolo Anatra Zoppa, nel cuore di Barriera di Milano, si è tenuto un incontro a porte chiuse tra la sindaca Appendino e il suo entourage di consiglieri per rinsaldare le fila post pausa estiva. Tra i vari temi scottanti affrontati ci sono le sorti della linea 2 della metro, il rinnovo dei vertici Smat e l’ipotesi di amministrazione controllata per far fronte all’affaire Gtt.

Di carcere si muore

30 agosto. Un detenuto del carcere Lorusso e Cotugno di Torino si è tolto la vita nella sua cella impiccandosi con delle lenzuola. Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) commenta: la colpa è della mancanza di organico.

Nella stessa giornata nel carcere pisano Don Bosco un altro detenuto di 21 anni si è impiccato scatenando la rivolta degli altri reclusi che nella notte hanno gettato oggetti nei corridoi, allagato alcuni locali e dato fuoco a lenzuola e cuscini.

Con questi due suicidi sale a quaranta il numero di detenuti morti nelle patrie galere da inizio 2017.

Giudici che scrivono, giudici che uccidono

11 luglio. Arriva sulle pagine di cronaca, a distanze di mesi, la notizia della morte di un detenuto nel carcere delle Vallette. Il decesso è stato causato dal mancato ricovero del detenuto che era affetto da patologie gravi e negli ultimi tempi aveva subito un peggioramento. In una relazione del direttore sanitario del carcere era stato indicato il «concreto rischio di morte» del recluso, nonostante ciò, i giudici del tribunale di Sorveglianza avevano negato l’uscita dal carcere dichiarando «Il quadro clinico appare certamente compromesso, le sue condizioni lo esporrebbero a identico rischio anche all’esterno del carcere, ove anzi egli sarebbe esposto a condizioni di vita meno controllate anche sotto il profilo sanitario».

Senza alluminio

10 luglio. Gli operai della Comital, azienda leader nel settore della lavorazione dell’alluminio per alimenti, hanno deciso di scioperare. L’azienda, acquisita due anni fa dal gruppo francese Aedi, è in difficili condizioni finanziarie: dopo varie perdite negli ultimi due anni, non è riuscita più a investire. Ora sta utilizzando la cassa integrazione, non per mancanza di commesse, ma di materie prime da utilizzare.

Copertoni infuocati

9 luglio. A tarda sera l’autostrada Torino-Bardonecchia viene chiusa poiché nella regione Prapontin, sotto il comune di Susa, alcuni incappucciati hanno sistemato e infuocato dei copertoni sulla carreggiata.

Problemi in Casa Farinelli

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4 luglio. Gli abitanti di Casa Farinelli, struttura comunale che ospita famiglie in stress abitativo, sono scesi in strada fino a tarda notte per protestare contro le condizioni in cui sono costretti a vivere. A esacerbare la situazione è stata la scomparsa di un bimbo di appena due anni, figlio di una delle sei famiglie ospitate presso la struttura, nonostante all’interno delle mura di via Farinelli ci siano operatori addetti alla sorveglianza continua dei temporanei inquilini. Gli ospiti richiedono una condizione abitativa meno precaria, che vengano velocizzati i tempi per l’assegnazione delle case popolari che gli sono state promesse entrando nel progetto, cosicché possano tornare ad essere indipendenti e responsabili di sé stessi e dei propri figli. A visitare il sit-in e a tranquillizzare i protestanti è arrivata Mirella Cerniglia, responsabile della gestione dell’emergenza abitativa in città. È giunta anche la poliza, con i colori d’ordinanza e in abiti borghesi, a invitare a rientrare all’interno della struttura.

Effimera

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5 luglio. Sull’asfalto davanti alla Lavazza trapela, appenna cancellata, una grossa scritta: “Gip Busato aguzzina - Tutti liberi”.

L’assedio degli artisti

4 luglio. L’obiettivo dell’associazione Kaninchen-Haus è mutare lo stabile fatiscente di via La Salle 16 in un condominio-museo e trasformare i 200 attuali abitanti in una comunità: gruppi di artisti vivranno per un periodo di tempo determinato negli appartamenti, dove verranno organizzate mostre, concerti, talk, incontri letterari e poetici, o laboratori dedicati all’artigianato. I responsabili dell’associazione che ha vinto il bando lanciato dalla Siae e dalla Compagnia di San Paolo, ossia i performers Brice Coniglio, ipotizzano che possano essere costruiti portalettere artistici, luci di diverso colore illuminare ogni piano, il cortile trasformarsi in palco per spettacoli aperti al pubblico e “che le persone migliorino le loro relazioni grazie all’arte, capace di produrre un cambiamento estetico, sociale e culturale”. La portineria, ora blindata per evitare l’ingresso di senzatetto, sarà affidata a studenti universitari di sociologia che investigheranno sui sogni e desideri degli abitanti della via.

Torino fa scuola

4 luglio. Dei giovani giapponesi della Shibuya University Onlus hanno visitato le case del quartiere di San Salvario e Barriera di Milano interessati  a esperienze di innovazione e rigenerazione urbana e sociale. La Shibuya è una Onlus che promuove stili di vita e valori nuovi. Sakio Yasuaki, presidente della Onlus spiega”Il modello giapponese dei 20-30enni era far carriera in un’azienda, tutta la società guardava al successo economico. Ora non è più così, non per tutti. La visione della vita sta cambiando e guarda a valori completamente diversi“.

Torino capitale

4 luglio. Con 3.388 sfratti eseguiti nel 2016 in città e provincia Torino è in cima alla classifica dei capoluoghi di regione italiani con il maggior numero di sfratti. Tra le Regioni il Piemonte conferma questo primato con quasi 7mila provvedimenti di sfratto, oltre 13mila richieste di esecuzione e quasi 5mila interventi eseguiti. Significativo il fatto che rispetto al 2015 gli sfratti eseguiti in regione siano più che raddoppiati a differenza del resto d’Italia dove il numero è invece in calo. Anche nel rapporto tra sfratti e abitanti Torino conferma il suo primato con uno sfratto ogni 241 famiglie mentre la media nazionale si ferma a uno ogni 419 nuclei familiari. I dati sono contenuti in un rapporto del Ministero dell’Interno reso pubblico da poco.

Blitz in via Germagnano

30 giugno. I carabinieri di Olte Dora hanno perquisito 14 veicoli e identicato 52 persone durante un’operazione di monitoraggio del campo rom disposta dalla prefettura.

Controlli a tappeto

1 luglio. Nel fine settimana hanno preso luogo controlli straordinari nelle stazioni ferroviarie del Piemonte e Valle d’Aosta. I poliziotti hanno eseguito i controlli su viaggiatori e relativi bagagli con l’utilizzo di metal detector e altri strumenti di recente acquisizione da parte della PolFer. Sono state identificate complessivamente 430 persone, di cui 9 sono state rilasciate dall’autorità giudiziaria a piede libero. A Porta Nuova sono stati fermati due ladri d’abiti e un giovane writer. Il graffitaro quattordicenne è stato denunciato all’autorità giudiziaria minorile per deturpamento e sanzionato al pagamento di una multa di 500 euro in quanto occupava una zona ferroviaria interdetta.

Un bel pugno in faccia

27 giugno. Sul 4, mentre attraversa Barriera di Milano, un giovane ragazzo nero si difende dalle provocazioni di un fascista colpendolo con un pugno in faccia. Il fascio è costretto a scendere dal tram, sanguinante, guardato torvo da parecchie persone; nonostante ciò continua a recitare il saluto “Sieg Heil”.

Esasperazione

27 giugno. Alla sede dell’Inps in corso Giulio Cesare 290 una donna si dà fuoco agli sportelli. È da sei mesi che è stata lincenziata, poichè il servizio di pulizie che offriva da dieci anni a una birreria è stato esternalizzato. Ed è da sei mesi che è rimasta incastrata in procedure burocratiche che non le permettono di ottenere l’indenizzo di disoccupazione che gli spetta. All’ennesima richiesta di paziente attesa da parte degli impiegati Inps la signora si è cosparsa di alcol e si è data fuoco. Ora è in pericolo di vita.

Periferie sicure

26 giugno. Nell’ambito di un’operazione a carattere nazionale che ha interessato 13 città italiane, tra il 15 maggio e il 3 giugno si è intensificata l’attività di controlo delle forze dell’ordine anche nei quartieri periferici e in quelli della movida torinesi. Il bilancio in città è di 1059 persone controllate di cui 58 denunciate a piede libero e 22 arrestate. 14 le persone trovate senza i documenti in regola per le quali è stata avviata la procedura di espulsione. Sequestrati inoltre ingenti quantità di sostanze stupefacenti e comminate 43 multe a 35 esercizi commerciali.

Dalla gru

20 giugno. Un uomo si arrampica sulla gru posizionata tra corso Vigevano e via Cigna per protestare contro l’affidamento dei propri figli. È rimasto per tre ore in cima all’argano, vestito da V per vendetta, con uno striscione e un megafono, accusando il sindaco di Torino e le forze di polizia dell’ingiustizia della sua attuale condizione.

Evasione e giustizia fai-da-te

16 giugno. La signora rom arrestata per aver investito un uomo in scooter lungo strada dell’areoporto è evasa dal carcere. La famiglia del motociclista e coloro che si sono mobilitati dopo l’incidente dello scorso maggio assieme ai militanti di Casapound e Forza Nuova per chiedere la chiusura definitiva e lo sgombero di tutti i campi nomadi di Torino, ora, dichiarano di offrire una taglia sulla testa della fuggitiva e di impegnarsi direttamente nelle ricerche.

Rabbia Frocia

16 giugno. Durante la notte sono comparse delle scritte sui muri del Cinema Massimo, in piazza Palazzo di Città e sui muri del deposito GTT di corso Trapani contro il Lovers Film Festival e il Piemonte Pride: “LA NOSTRA RABBIA NON È UN FESTIVAL”, “LA NOSTRA RABBIA NON SI COMPRA”, “I CONFINI NON SONO UN CLAIM”.

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Solidarietà interregionale

10 giugno. Giorno di sciopero per i lavoratori di H&M dei negozi di via Roma, di Beinasco e dell’Area 12. Molto alta l’adesione per un’iniziativa di protesta contro i licenziamenti collettivi annunciati dall’azienda in tre punti vendita di Lombardia e Veneto. È la prima volta che l’azienda prende una simile iniziativa e non sembra intenzionata a ricollocare nessun lavoratore mentre apre nuovi punti vendita. L’obiettivo sembra essere quello di liberarsi di dipendenti assunti prima dell’introduzione del Jobs act per sostituirli con altri meno tutelati.

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10 giugno. Un presidio organizzato da Casa Pound e dal comitato Noi di Barriera si è svolto a qualche decina di metri dal campo rom di via Germagnano per chiederne la chiusura. La polizia in assetto antisommossa si è schierata per evitare contatti tra i manifestanti e gli abitanti del campo.

Alcol free

9 giugno. Entra in vigore il divieto di vendere bevande alcoliche da asporto, dalle 20 fino alle 6 del mattino, per gli esercizi commerciali di
piazza Vittorio, San Salvario e Vanchiglia. L’ordinanza terminerà il 30 settembre e prevede la chiusura da 7 a 30 giorni per i trasgressori.

Italia-Israele

8 giugno. Presentato ieri, al 32esimo piano del grattacielo di Intesa San Paolo, un rapporto della Fondazione Studi Ricerche sul Mezzogiorno che individua nell’agritech e nell’industria portuale i due settori più promettenti di interscambio tra Italia e Israele. Nell’ambito dei rapporti tra i due Paesi la città di Torino svolge un ruolo di primo piano come testimoniano la presenza all’incontro di esponenti del Politecnico, della Camera di Commercio e della Compagnia di San Paolo. Particolarmente attiva naturalmente la banca Intesa che recentemente ha siglato importanti accordi con la Camera di Commercio israeliana, con la banca Leumi e con il centro di innovazione The Flor di Tel Aviv.

Buste in tribunale

7 giugno. Due buste contenenti polvere da sparo, fili elettrici e batterie sono state intercettate nel locale di smistamento della corrispondenza del tribunale di Torino. Indirizzate ai pm Antonio Rinaudo e Roberto Sparagna sono state aperte da agenti del reparto artificieri.

Attorno a via Germagnano

31 maggio. È durato quattro ore, fin dopo la mezzanotte, il blocco a intermittenza del traffico su corso Vercelli da parte di alcune persone che vivono nei pressi di piazza Rebaudengo. A scatenare la protesta alcuni roghi di rifiuti appiccati nei pressi del campo rom di via Germagnano. Le persone scese in strada avrebbero tentato anche di dirigersi verso il campo, senza riuscirci per l’intervento di un cordone di poliziotti in tenuta antisommossa che hanno bloccato gli accessi.

Guardie e commessi in blocco

29 maggio. Due ore di blocco dei cancelli davanti al centro di distribuzione della Lidl di Volpiano hanno impedito l’ingresso e l’uscita di una ventina di camion. A portare avanti la protesta una cinquantina di dipendenti della Securpolice, azienda di vigilanza, e della Sigilog, società  specializzata nella logistica, che lavorano in appalto nei discounts. Alcuni lavoratori sono arrivati anche da altre regioni per protestare contro i bassi salari e i ritardi nei pagamenti. La strada è stata liberata dopo l’intervento di un legale del Lidl che ha promesso un incontro con i responsabili delle due società appaltatrici.

Daspo urbano

29 maggio. Due ragazzi ventenni di origine egiziana rischiano di essere colpiti dal Daspo urbano, il provvedimento, contenuto nel cosiddetto decreto Minniti, che consente di interdire l’accesso a determinate zone della città a chi vi commette reati. Il quartiere da cui potrebbero essere banditi è quello di San Salvario in cui avrebbero strappato una collanina d’oro dal collo di un passante.

Rioccupato il Fenix

13 maggio. Occupato uno stabile di proprietà del comune all’interno dei Giardini Reali all’angolo con via Rossini. L’edificio era già stato occupato e sgomberato nel 2005 in vista delle Olimpiadi invernali dell’anno successivo.

Per delle scritte

13 maggio. La polizia politica è arrivata all’una di notte a bussare alle porte di due case, di quattro militanti, per delle perquisizioni. Era alla ricerca di materiale collegabile alle scritte vergate sulle mura del Tribunale. Le scritte sono comparse alla fine di marzo, dopo la sentenza espressa dal giudice Minucci; un volontario della Croce Rossa accusato di violenza sessuale verso una collega è stato assolto poiché, secondo la togata, la donna non avrebbe gridato abbastanza, avrebbe detto solo “basta”. Sono stati requisiti abiti, materiale da decorazione e apparecchi elettronici.

Sciopero al museo

13 maggio. Mentre si preannuncia il boom di arrivi in città per i prossimi eventi culturali, i lavoratori di alcuni musei civici, quello della Montagna, Lombroso e dell’Anatomia umana e della Frutta, del Risorgimento, Diffuso 900 e del Polo universitario, hanno proclamato la loro prima giornata di sciopero. La mancata conferma dell’appalto alle cooperative che gestiscono i servizi museali da parte dell’amministrazione comunale causerà licenziamenti di massa e calo degli orari lavorativi. Hanno partecipato allo sciopero l’80 per cento dei lavoratori, facendo chiudere alcuni musei, lasciandone altri sguarniti di personale; si sono riuniti in presidio, prima sotto il museo del Risorgimento, poi davanti al palazzo del Comune.

Sequestri in Centro

11 maggio. Nell’ambito di un’operazione di contrasto ai venditori abusivi in centro città, uomini della Polizia e della Municipale identificano sei ambulanti senegalesi e li denunciano a piede libero. Ai sei vengono inoltre sequestrati 500 pezzi tra borse, ombrelli, giubbotti, occhiali etc. e comminate multe per 30mila euro.

La storia di Florence

Diario

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Il tetto sopra la testa a rischio, che sia una procedura in corso di sfratto o di pignoramento, spesso non è che la punta di un grosso iceberg che in tanti si trascinano dietro nelle periferie della città.

Salta il lavoro, viene diagnosticata una malattia, il compagno o la compagna se ne va, arrivano guai giudiziari da scontare. Per chi non ha riserve non è concesso avere imprevisti. Spesso questi rappresentano l’ultimo colpo che avvia un effetto domino, un peggioramento esponenziale delle già precarie condizioni di vita, fino alla deriva di quell’iceberg di problemi.

Vicissitudini che accomunano molti - si diceva - e che sentiamo quotidianamente dagli uomini e dalle donne con cui decidiamo di lottare, per quanto pensiamo che l’obiettivo sia elaborare percorsi di conflitto comuni, allargare la prospettiva dal personale alla complicità di classe senza necessariamente far emergere la particolare vicenda di qualcuno.

Ci sono tuttavia storie che sono un vero groviglio di rogne e che sono esemplificative della condizione in cui si può finire nell’ambiente urbano dell’atomizzazione, della marginalità e dello sfruttamento. Come la storia capitata in via Casella, nella Barriera, a due passi da piazza Respighi, all’interno di un’intera palazzina che è stata venduta e i cui inquilini sono finiti sotto sfratto nel cambio di proprietà.

Continua a pag. 32821

macerie @ Ottobre 19, 2017

Beppe trasferito a Torino

Diario

Dal 13 ottobre Beppe si trova al carcere di Torino. Il 22 settembre dagli arresti domiciliari era stato trasferito a Regina Coeli perché le forze dell’ordine sostengono non abbia risposto a un controllo di routine.

Per scrivergli e sostenerlo:

Giuseppe De Salvatore

Casa Circondariale Lorusso e Cutugno,

via Maria Adelaide Aglietta 35

10149 Torino

macerie @ Ottobre 19, 2017

Tentando la rabbia

Diario

 

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Avevamo scritto che al Cpr di Torino la calma degli ultimi tempi non era che apparente. Raramente tra i reclusi al fu Cie non c’è un movimento carsico in cui la voglia di libertà scava crepe nel funzionamento della struttura, a volte in maniera impercettibile, a volte palesemente, talvolta danneggiandola materialmente, talaltra affinando la complicità collettiva. Ci sono poi le grandi occasioni, quelle in cui l’organizzazione di tutti - o quasi tutti -  punta in alto, punta a una giornata di rivolta generale, come è accaduto qualche giorno fa.

I detenuti si erano organizzati  perché la domenica appena passata fosse il giorno in cui appiccare il fuoco a tutte le aree, ma avevano anche avvertito che alcuni tra di loro parlavano troppo, e con troppa propositività, con i lavoranti dell’ente gestore Gepsa e con le forze dell’ordine. Ecco perché non si sono stupiti quando venerdì, con la scusa di lavori di manutenzione, il campetto è stato chiuso e non hanno potuto incontrarsi oltre le divisioni di area. Un segnale evidente che l’amministrazione della prigione per senza-documenti aveva dei sospetti su possibili disordini.

Continua a pag. 32818

macerie @ Ottobre 17, 2017

Una sortita

Diario

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Non è così chiaro come L’Atc voglia agire per riportare l’ordine nelle sue palazzine di Aurora, in quegli appartamenti che da luglio sono stati aperti e occupati da una serie di famiglie e persone che ne avevano bisogno. È sicuro, però, che i vigili e alcuni emissari dell’Atc da ormai una settimana hanno iniziato a cercare di mettere pressione a chi occupa in via Cuneo, andando a bussare alla porta, insistendo nel richiedere di andarsene di propria sponte e il prima possibile.

Due strade più in là in via Aosta sono invece arrivate tre lettere dell’Atc: chiede a tre degli occupanti di pagare i danni per l’occupazione abusiva, le spese di riscaldamento e del condominio.

Continua a pag. 32815

macerie @ Ottobre 16, 2017

Lettera di Beppe da Regina Coeli

Diario

Ciao a tutte e tutti.
Sono stato arrestato il 4 agosto con la misura cautelare di custodia nel carcere “Lorusso e Cotugno” di Torino insieme ad altr* 4 compagn* e due compagne con la misura cautelare di divieto di dimora dal comune di Torino e provincia per esserci frapposte all’ennesima retata nel nostro quartiere, ma già molto abbiamo detto al riguardo e non mi dilungherò oltre.
Dopo due settimane in carcere, il Tribunale della Libertà ha modificato la misura cautelare per i/le cinque arrestate alla custodia cautelare presso i domicili da noi presentati. Per quel che mi riguarda ho deciso di andare da una compagna presso il comune di Roma. Li i controlli si sono susseguiti di giorno in giorno fino al 22 settembre; giornata nella quale, alle sette del mattino circa si sono presentati alla mia porta vari poliziotti in borghese e due volanti per notificarmi un aggravamento di pena, richiesto dai carabinieri preposti al mio controllo della caserma di La Storta per una presunta evasione effettuata in daa 31 agosto. Da quel momento (22/9) sono quindi stato tradotto al carcere di Regina Coeli.
Non cercherò certo qui, tra queste righe, di difendermi da tale accusa, ma quanomento e approfitterò per salutare e abbracciare col cuore le mie sorelle e i miei fratelli, compagne e compagni. Ripetendo a me stesso che, nonostante la repressione, le angherie e i soprusi ci saremo sempre l’un per l’altra. Che non smetteremo di lottare. Che ci ritroveremo ancora sulle barricate, sorridenti, determinate e a testa alta. Che per quanto possano temporaneamente o meno togliere di mezzo una/o di noi, altre ed altri saranno lì a colmare il vuoto. Che non ci sarà pace ne tregua per chi ci opprime e reprime.

Con rabbia e amore, vostro compagno
Beppe

 Fonte: Distrozione

Per scrivergli

Giuseppe De Salvatore
c/o C.C. Regina Coeli
via della lungara 29
00165 Roma

macerie @ Ottobre 11, 2017

Oltre le mura

Diario

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Un urlo fatto da tante voci si alza dal Centro di Permanenza per il Rimpatrio di c.so Brunelleschi. Sono i reclusi che rispondono con un roboante “Libertà!” ai solidali fuori in presidio nella domenica ottobrina. A dividerli la cinta di mura, le reti e un folto dispiegamento di forze dell’ordine, polizia e carabinieri insieme. Niente di nuovo, del resto.

Da dentro ci fanno sapere che sono tanti, tantissimi, circa centocinquanta ragazzi. Un numero tornato considerevolmente alto dopo anni in cui la struttura andava avanti a capienza notevolmente ridotta grazie agli incendi dei rivoltosi che l’avevano resa per buona parte inagibile.

Tuttavia la rabbia ancora striscia e s’accompagna a ogni giornata dentro al Cpr, a ognuno dei detenuti, aspettando i modi per palesarsi.

macerie @ Ottobre 9, 2017

Due appuntamenti

Diario

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Venerdì 6 ottobre ore 18:30 CHIACCHIERATA sulla lotta contro la detenzione amministrativa a Torino negli anni.

Domenica 8 ottobre ore 16:00 PRESIDIO sotto al Cpr, c.so Brunelleschi all’angolo con via Monginevro.

macerie @ Ottobre 3, 2017

Non saltella più … 2.0

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In molti si ricorderanno di quando il primo maggio, mentre per le vie del centro sfilava la solita parata cittadina, una manciata di rider sfidava il silenzio di Deliveroo. Un tentativo di imporre con lo sciopero le proprie richieste all’attenzione dell’azienda, che nei giorni e mesi precedenti aveva continuamente nicchiato. Un tentativo che aveva dato i suoi frutti vedendo riconosciute in buona parte le rivendicazioni avanzate.

A fronte delle briciole che il colosso del food delivery concede ai propri lavoratori in giro per l’Europa, non mancano fan sfegatati tra le schiere dell’alta finanza ben disposti a sostenere Deliveroo nella speranza che possa espandersi ancora, ancora e ancora. È il caso, ad esempio, dei 385milioni di dollari che due fondi di investimento statunitensi hanno concesso all’azienda per allargare il proprio mercato, da investire nell’ innovazione tecnologica, nella diversificazione dei prodotti offerti e nell’apertura in altre città.

Mentre l’azienda sembra progredire vertiginosamente sulle vette degli indici di mercato, i problemi nei bassifondi, nelle strade attraversate tutti i giorni dai lavoratori, restano gli stessi. Nella battaglia senza tregua per sostituire  la sua rivale Foodora nel panorama torinese del “ristorante a casa tua”, Deliveroo ha deciso di assumere a settembre nuovi rider per far fronte alla mole di ordini che secondo i loro calcoli sarebbe aumentata considerevolmente. È così che mentre le prime campagne promozionali e le consegne gratuite per i clienti non sortivano alcun effetto, per un mese intero i lavoratori in bicicletta si sono visti calare considerevolemente il numero di turni assegnati, spesso ben al di sotto delle dieci ore garantite ottenute con lo sciopero di maggio. Come se non bastasse non solo gli ordini non sono aumentati abbastanza, ma la zona coperta dal servizio si è allargata a tal punto da costringere i rider a percorrere distanze esorbitanti, con punte di cinque chilometri per un ritiro al ristorante. Sollevato il problema più volte allo sportello dedicato mensilmente al confronto coi lavoratori, inviata una lettera di richieste elaborata e condivisa orizzontalmente dalla maggior parte dei rider, l’azienda non ha minimante preso in considerazione la faccenda ed ha continuato a far pesare sulle loro gambe i rischi di avvio e le ricadute dei suoi giochetti promozionali.

Beh, non sempre i rider sono disposti a giocare. O meglio quando il gioco si fa duro, c’è chi smette di pedalare.

Mercoledì 27 settembre l’azienda ha lanciato un’offerta speciale: in tutte le città d’Italia dove è appena sbarcato il servizio si è potuto comprare e farsi consegnare a casa mezzo chilo di gelato dai punti vendita GROM alla modica cifra di un euro. In tutte le città, eccetto Torino! Infatti stanchi di lavorare a queste condizioni tredici dei quindici rider in turno durante la promozione hanno deciso di incrociare le gambe e far rimbalzare gli ordini senza eseguire nessuna consegna. Dopo circa un’ora Deliveroo a Torino ha deciso di sospendere il servizio, accampando scuse e giustificazioni mirabolanti ai clienti imbestialiti, mentre per gli ordini accumulati nella prima ora circa una cinquantina sono rimasti fermi sul bancone delle gelaterie.

Insomma il canguro di Deliveroo ogni tanto smette di saltellare, staremo a vedere se l’azienda si farà viva oppure se continuerà la sua indifferenza e cosa metteranno ancora in campo i rider in lotta.

macerie @ Settembre 29, 2017

Riscossione crediti

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img_20170920_101826.jpg“Multicom Events organizza e realizza eventi e spettacoli per ogni occasione” - recita il sito dell’azienda.

Multicom Events recupera lavoratori che scaricano e caricano impalcature, montano e smontano gazebi, istallano impianti e anche un folto gruppo di addetti alle pulizie assunti giusto per il tempo necessario a produrre l’evento. Ed è così che l’azienda si è occupata dell’organizzazione e della gestione dell’ultimo Salone dell’auto al parco del Valentino.

Tra chi rassettava in mezzo alle auto scintillanti, svegliandosi ben prima dell’alba, sono capitate due amiche e un amico. I problemi, oltre a quelli intrinseci al lavoro e alle fatiche mal retribuite di questa particolare attività, sono arrivati a posteriori, al momento effettivo del pagamento.

A un’amica è stato dato quasi il 25% in meno, un’altra dopo tre mesi non aveva visto ancora un euro e nonostante chiamasse l’ufficio in maniera costante riceveva risposte pretestuose che dilazionavano il problema.

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macerie @ Settembre 24, 2017

Beppe a Regina Coeli

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Da ieri Beppe si trova nuovamente rinchiuso in una cella. È stato riarrestato su richiesta dei carabinieri, deputati a controllarlo agli arresti domiciliari, che sono restati fuori dal portone della sua abitazione per tredici minuti senza ottenere risposta. Tredici minuti che per il Gip Pasquariello equivalgono a una vera e propria evasione, dati i doveri previsti dallo status di domiciliato e sono quindi sufficienti a ordinare l’aggravamento della misura.

Per chi volesse scrivergli:

-De Salvatore Giuseppe CC Regina Coeli Via Della Lungara 29 - 00165 Roma (RM)

macerie @ Settembre 23, 2017

Arresti domiciliari per Greg

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Il tribunale del Riesame ha deciso di accettare la richiesta di arresti domiciliari per Greg, che da sabato si trova rinchiuso con tutte le restrizioni nella casa precedentemente rifiutata dal Gip perché residenza dei genitori di una compagna.

Non accennano a diminuire le grane detentive degli ultimi mesi. Arrivano infatti altre notizie dalle aule di tribunale: per i coimputati di Greg è stata rigettata la richiesta di togliere le restrizioni. Le motivazioni? Per i signori togati sarebbe troppo presto. Troppo presto nonostante i compagni siano dal 3 di maggio in arresto, tra patria galera e domiciliari senza poter vedere e sentire nessuno, e nonostante il processo inizi a breve.

Dulcis in fundo, il Riesame dell’operazione del 4 agosto per una compagna colpita da divieto di dimora a Torino e provincia ha dato anch’esso esito negativo.

macerie @ Settembre 18, 2017

Dal becco dell’OCA

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È forse indicativo dei tempi che corrono il tanto battibeccare tra le corti politiche e istituzionali a proposito di una manciata di case popolari occupate tra giugno e luglio. Indicativo di quanto purtroppo sia un fatto così inusuale, almeno nel capoluogo piemontese, tanto da assurgere a materia di sollazzo per i sedentari e annoiati lettori estivi. Eppure lascia trasparire in sottofondo, altrettanto indice dei tempi, quanto esista tra le fila della controparte il timore che il fenomeno dilaghi in un batter d’occhio.

Così mentre i consiglieri di opposte fazioni si contendono la ragione su quante enclavi di illegalità esistono a Torino e su come dovrebbe porsi la Città nei loro confronti, zitto zitto l’OCA (Osservatorio sulla Condizione Abitativa) continua il suo lavoro e senza troppo scalpore ha pubblicato il suo tredicesimo rapporto. I media questa volta non hanno accompagnato la pubblicazione con proclami scandalistici e roboanti su “Torino capitale degli sfratti” o simili, come è avvenuto nel passato recente. Sembra che nel mantra delle programmazioni strategiche tarate al 2020 che si possono leggere a trecentosessanta gradi sui numerosi pamphlet della Città Metropolitana, l’anno 2016, almeno sul fronte casa, sia passato con noncuranza come un macigno incastonato su di un cammino stabile e sicuro che non ammette deviazioni.

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macerie @ Settembre 12, 2017

Parole di straforo

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Da qualche giorno nel carcere di Gorizia tutta la posta in entrata e in uscita, prima di arrivare nelle mani di Greg e dei suoi destinatari, è letta da un secondino. La Procura ha infatti richiesto un provvedimento di censura convalidato dal Gip dell’inchiesta il quale, non sazio di firmare, gli ha nuovamente negato negli scorsi giorni gli arresti domiciliari sostenendo che i possibili ospitanti non erano idonei perché genitori di una compagna.

Nonostante la censura una lettera giunta da poco è riuscita a serpeggiare tra le maglie della burocrazia penitenziaria anticipando l’emissione del provvedimento. Oltre a un modo di pensarsi e muoversi davanti alla repressione, Greg ci descrive una serie di accadimenti che in qualche modo si inseriscono sull’onda lunga delle proteste, seppur in buona parte svincolate tra di loro, che questa estate hanno coinvolto, da Pisa a Sassari, le carceri della penisola.

Riportiamo qui di seguito il testo

Cella 1.2 della c.c. Gorizia, 27 agosto 2017

“Voglio fare di più. Non si tratta solo di resistere. Voglio tornare ad immaginare mondi nuovi. Voglio riappropriarmi di un’originalità viva, radicalmente altra. Voglio capire che sottrarmi alla cattura non significa solo non farmi arrestare ma anche non farmi prendere, in tutti i sensi. Non farmi concentrare nei campi del discorso nemico, non lasciare che siano altri a decidere il pugno di parole che mi serve per descrivere ciò che sono e ciò che voglio.”

 Ispirato dal dialogo II dell’opuscolo “Dialogo sui minimi sistemi”
Grazie agli esploratori e alle esploratrici disperse e coatte del regno di Ade

“Fra ciò che vorrei essere e ciò che sono adesso, c’è il mio percorso”

“Raccontami una storia con una bella fine!
- Non esiste!
- Una bella fine?
- Una fine” 

… a chi ha vissuto andarsene un essere amato raggiungere, su quattro zampe o su due gambe, le stelle.

Ciao a tutt*!
Dal regno delle galere che prima o poi faremo cadere scrivo per salutarvi e raccontarvi due cosine. Qua continuo a camminare, a viaggiare e a correre assieme a voi, dentro e fuori, scrivendoci o pensandoci, e dopo questo primo mese di carcerazione sto accelerando: cresce la concentrazione e la forza che ne deriva. Spero di non essere di lunghi pipponi (ma è già troppo tardi) perché piacciono di più guardandoci. Solo che voglio accennarvi due o tre cose sulle quali mi appoggio in questo periodo per rinforzarmi.
Sono stato per tre mesi sotto mandato di cattura e come sapete sono stato arrestato in Italia. 
Sento la repressione come qualsiasi atto che mi impedisce di decidere, essere, fare, desiderare, consentire, agire. In questi mesi mi sento dunque concentrato sul non scivolare troppo verso l’autorepressione, che per me è l’ultimazione del progetto repressivo, essenza del potere. Concentrarsi quindi ad interrogare e valutare, fra precauzioni e rischi, desideri e paranoie, vita e autorepressione. Questo periodo è stato di grande intensità per cercare di trasformare una situazione di merda in occasioni, belle e forti, di continuare.

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macerie @ Settembre 9, 2017

Notizie da Greg

Diario

 

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Arrivano con lentezza le lettere che Greg ha spedito dal carcere di Gorizia. Nelle poche arrivate fino a ora racconta della vita ristretta in una struttura detentiva piccola quale è quella friulana in cui i reclusi sono attualmente 36. “Le celle sono aperte dalle 9 alle 18. La sezione è composta da due celle da sei, abbiamo un calcetto in corridoio, facciamo l’aria dalle 9 alle 11 e dalle 13 alle 15. In cella ci sono cucina inox, due camping gas, bagno con bidet e doccia grande, acqua fredda e calda immediata.” Un carcere talmente piccolo che “le cose che non si possono prendere attraverso la spesa le si può avere, via domandina, in un paio di giorni; in pratica i due lavoranti vanno al supermercato vicino al carcere!”.

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macerie @ Agosto 31, 2017

La polizia terrorizza e uccide

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Vi segnaliamo un appuntamento per questa domenica a cui ci sembra importante partecipare. Alle ore 16, alla stazione di Bardonecchia, un presidio in solidarietà a due ragazzi finiti all’ospedale dopo aver incontrato sulla propria strada l’arrogante agire della polizia.

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macerie @ Agosto 25, 2017

Contro l’abitudine

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Ecco qua una lettera scritta da Antonio, arrivata una manciata di giorni fa dal carcere, prima che il Tribunale del Riesame modificasse le misure.

 

“Vallette, 05 agosto 2017


Ed eccoci di nuovo qui, nelle celle di un carcere.

Siamo accusati nuovamente di esserci messi “in mezzo”, di aver tentato d’impedire l’ennesimo rastrellamento d’immigrati nel quartiere in cui viviamo.

Bloccare una retata è un obiettivo molto arduo e le forze dell’ordine, ormai, si presentano in tenuta anti-sommossa, a cavallo addirittura, come successo a Milano, e svolgono una vera e propria operazione militare.

Solidarizzare con in fermati e rendere “visibile” il rastrellamento sono, ahimè, il magro risultato che si riesce ad ottenere.

Può sicuramente sembrare strano sentir parlare di “visibilizzazione” di un evento enorme come una retata della polizia nel pieno centro di un quartiere, un contesto in cui volanti, camionette, celere con caschi e manganelli non passano certo inosservati.

Ed è proprio questo il punto. In questi tempi bui, i militari armati fino ai denti che passeggiano nelle nostre strade e i rastrellamenti su base etnica che tanto hanno fatto inorridire la democrazia del dopo guerra, sono le consuetudini della vita di tutti i giorni. La normalità, si sa, è fatta di barbarie.

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macerie @ Agosto 20, 2017

Panni Sporchi