Il Marconista

Ne Il Marconista vi proponiamo alcuni contributi audio che alle nostre orecchie sono sembrati interessanti. Racconti di vicende più o meno distanti nel tempo e nello spazio, rapidi sguardi su piccoli pezzi della realtà che ci circonda e anche approfondimenti su questioni che non siamo soliti affrontare in questo blog. Interessanti, non necessariamente condivisibili in tutte le valutazioni che vengono proposte o nelle suggestioni che queste parole possono suscitare. A fianco di quelli realizzati da compagni o frutto di considerazioni critiche, troverete anche le voci di analisti, studiosi o giornalisti al soldo di qualche ente o azienda. Anche voci del nemico, insomma, che hanno tutto l'interesse a far funzionare questa società organizzata sullo sfruttamento e l'oppressione. Tutte insieme queste voci possono fornire spunti, punti di vista o anche semplici informazioni importanti per chi lotta. Buon ascolto.

Ascolta tutti i contributi radiofonici

Voci sorvegliate

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A circa due mesi dall’applicazione della Sorveglianza Speciale a un compagno da parte del Tribunale torinese, vi proponiamo una sua intervista fatta durante la trasmissione “Bello come una prigione che brucia” andata in onda su Radio Blackout.

Alcune riflessioni sul concetto di pericolosità sociale, qualche aneddoto che emerge dalle scartoffie tribunalizie e il racconto della sua vita sorvegliata.

Approfittiamo dell’occasione per ricordare che in autunno, in data da definire, ci sarà l’appello richiesto dagli avvocati per ridiscutere la misura. Sarà questa l’unica udienza prevista per modificare, in senso più o meno afflittivo, o togliere la Sorveglianza Speciale applicata quest’estate.

Qui sotto i link  all’intervista divisa in tre parti:

Sulla cattiva strada

Prescrivere è prevenire

Una vita tutta Speciale

Notti di rabbia a Toulouse

 

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Il 14 di aprile nel carcere cittadino di Toulouse, a sud della Francia, muoiono due persone, una delle quali è Jawad, ragazzo molto conosciuto e ben voluto dagli abitanti del suo quartiere di nascita. La reazione è forte e non tarda ad arrivare: per le strade di diversi quartieri si scatenano gli scontri con la polizia, nel carcere circa duecento persone si rifiutano di rientrare dall’aria. Il tutto mentre la città è attraversata da quelle stesse tensioni sociali che stanno scombussolando l’intero paese, e che lì hanno portato all’occupazione dell’università, limitrofa alla zona degli scontri.

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Food delivery … nudo e crudo

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Tanto l’esito del processo intentato da alcuni fattorini contro Foodora quanto la cacciata dei riders dagli uffici di Deliveroo a Milano hanno sancito, più di tutti i silenzi raccolti davanti alle richieste dei lavoratori, lo stato attuale dei rapporti di forza. Da un lato dei colossi della gig economy che non sono disposti a trattare, dall’altro gruppi ancora sparuti di fattorini che stanno provando ad alzare la testa e solcare una via, tutta in salita, che altri potrebbero intraprendere nel prossimo futuro.

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Lavapiés in rivolta

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Giovedì 15 marzo muore Mame Mbaye Ndiaye, un ambulante senegalese di 35 anni, in seguito a una retata della polizia nel quartiere di Lavapiés, a Madrid. Una delle tante retate realizzate nella capitale spagnola così come in tante altre città d’Europa. Questa volta però la reazione rabbiosa di chi non ne può più dell’asfissiante controllo poliziesco non si fa attendere; le strade del quartiere madrileno, da tempo oggetto di processi di gentrificazione, diventano per ore un campo di battaglia.

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Occupando case ATC

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Questa è una storia come tante. La storia di chi ha perso il lavoro per un taglio del personale, con dei figli da mantenere, che non è più riuscita a pagare un’affitto e si è ritrovata con la minaccia di uno sfratto. Una storia condivisa da molti, che oltrepassa confini, nazionalità, colore della pelle, che attinge a piene mani in quel mare di persone che da questo mondo non hanno ricevuto altro che sfruttamento.

[…]

Come una forbice

 

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Le politiche di gestione e riorganizzazione del Welfare sono oggetto di profonde trasformazioni. Se dopo la metà del ‘900 lo Stato aveva necessità di garantire un sistema di riproduzione sociale, ora le decurtazioni e i tagli all’apparato dei servizi erogati dagli enti dello Stato sono sempre maggiori, rendendo difficile, se non impossibile, l’accesso a una grossa fetta di popolazione.

[…]

La miglior difesa

Se la miglior difesa è l'attacco, allora la migliore solidarietà a chi viene arrestato o indagato è continuare a portare avanti la lotta che le operazioni repressive vorrebbero ostacolare. E dopo gli arresti di Chiara, Mattia, Niccolò e Claudio, e, successivamente, quelli di Francesco, Lucio e Graziano, in tanti stanno praticando questa idea in modi diversi, dimostrando anche come le occasioni di opporsi al Tav, e a chi lo sostiene, si trovino ovunque.

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Fiamme e sabbia

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17 gennaio. Borzoli (Ge). Nella notte vengono sabotate due ruspe all’interno del cantiere del Terzo Valico. Una viene incendiata, alla seconda viene invece danneggiato il motore con la sabbia.

Capodanno

31 dicembre. Giaglione. Dopo la cena al presidio di Venaus, alcune decine di no tav  si dirige al cantiere di Chiomonte per salutare l’anno nuovo con slogan e una battitura alle recinzioni. Le forze dell’ordine rispondono con i gas lacrimogeni.

Striscione

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22 dicembre. Valpolcevera. Il giorno dopo la sentenza d’Appello per Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò viene appeso uno striscione sui muri della centrale del latte da tempo inutilizzata, poco distante dai cantieri del Terzo Valico dell’Alta Velocità.

Pol.G.A.I.

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18 dicembre. Brescia. Una pentola a pressione contenente 8 kg di polvere nera esplode davanti all’ingresso della sede della Scuola Pol.G.A.I., la scuola di Polizia Giudiziaria, Amministrativa e Investigativa, danneggiando la porta. L’esplosione viene dedicata, tra gli altri, anche a Nicco e Chiara.


Diritto e Rovescio

Balonari in Comune

11 gennaio. Un’ottantina di persone manifestano sotto Palazzo di Città, bloccando la circolazione di via Milano, contro lo spostamento di una parte del mercato del Balon in via Carcano previsto a partire da sabato 19 gennaio.

Resistenza a Caselle

8 gennaio. Un marocchino, proveniente dal Cpr di corso Brunelleschi, viene portato all’aeroporto di Caselle per essere imbarcato sul volo per Casablanca. In attesa dell’aereo riesce a fuggire ai controlli, attraversare la pista di decollo e arrampicarsi su una torretta mete da cui, toltosi i vestiti minaccia di non scendere se non verrà annullata l’espulsione. La normale attività dell’aeroporto è bloccatta per un’ora e due voli in arrivo da Budapest e Monaco di Baviera vengono dirottati a Genova e Linate. Una volta ottenute le rassicurazioni che pretendeva l’uomo è sceso dalla torretta e portato in questura.

In via Cilea

8 gennaio. Una pattuglia del Reparto Polizia Abitativa interviene in una palazzina Atc di via Cilea dove è stata segnalata l’occupazione di un appartamento vuoto. Mentre gli agenti attendono il fabbro per il cambio della serratura, sopraggiunge la coppia che ora vive nell’appartamento che, litigando con i poliziotti, riesce a rientrare nell’alloggio provando a barricarsi dentro e resistere. La resistenza però non riesce e in poco tempo gli agenti hanno la meglio. Dopo un primo passaggio al pronto soccorso del vicino Giovanni Bosco, i due occupanti vengono quindi accompagnati nelle celle di sicurezza in attesa del processo per direttissima.

Assemblea al Balon

7 gennaio. Un’ottantina tra mercatari, responsabili delle associazioni che gestiscono il mercato e semplici frequentatori del Balon si ritrovano nel cortile del maglio guardati a vista da una decina di agenti in borghese. Uno dopo l’altro, tutti gli interventi al microfono ribadiscono una decisa contrarietà al trasferimento di buona parte del mercato del sabato in via Carcano, previsto per il 19 gennaio. In vista del 19, il primo appuntamento è per venerdì 11 davanti a Palazzo di Città, dove si discuterà del futuro del Balon.

Rioccupato il Manituana

7 gennaio. A distanza di otto mesi dallo sgombero in via Cagliari, una sessantina di ragazzi occupano l’ex deposito Amiat in Largo Vitale.

Fu la Gondrand

22 dicembre. La celebre Gondrand, azienda di traslochi situata alla fine di via Cigna e da tempo in disuso, pare stia per affrontare grandi trasformazioni. Gli impresari edili Francesco e Gianluca Rocco hanno presentato al Comune un progetto da 20 milioni di euro per rinnovare l’intera area. Una profumeria, un fai date, un mobilificio e poi ancora un’intera zona ristorativa, un parco pubblico ma gestito dai privati e uno spazio per eventi e spettacoli. La consigliera Ferreo è convinta che lo strumento della legge 106 sia il più adatto per questo progetto, una normativa che consente di riqualificare immobili dismessi con premi di volumetria e procedure urbanistiche semplificate. Le testate locali sottolineano come in questo progetto di riqualificazione si giochi una partita molto importante contro l’illegalità, diffusa in questa parte della città.

Fermo a porta nuova

21 dicembre. Appena un’ora fa un ragazzo africano è stato braccato in malo modo all’interno della stazione di Porta Nuova da tre poliziotti e due militari, assistiti anche dai guardioni della security. Non sono ancora chiari i motivi del fermo, ma a giudicare da una ricostruzione di una passante presente sul posto non pare che il fatto sia legato a qualche “episodio criminoso” in particolare. In attesa di aggiornamenti riportiamo il link del video girato dal telefonino della passante (https://www.facebook.com/csoa.gabrio/videos/271153753555496/UzpfSTM2ODc5MDYwOTk0NDA5NDoxMTk1MzQyNDgwNjIyMjMy/). Il fermo è avvenuto tra le lamentele dei passanti contro la violenza usata dalle forze dell’ordine.

Controlli straordinari

27 novembre. Dalle 7 alle 19, a dare la caccia a chi viaggia senza biglietto o abbonamento sui mezzi Gtt, ci sono 80 controllori in più rispetto ai 120 ordinari. Ai controlli straordinari partecipano anche l’assessore ai trasporti Maria Lapietra e l’Ad di Gtt Giovanni Foti.

Palazzo Nuovo occupato

16 novembre. Occupato il palazzo dell’Università torinese per protestare contro il decreto Salvini. Durante l’occupazione si terrà una due giorni di dibattiti e sono stati lanciati i prossimi appuntamenti previsti per il 30 novembre e il 15 dicembre.

Tornelli

17 novembre. Da gennaio verranno installati dei tornelli per poter salire sui mezzi Gtt. La sperimentazione inizierà sugli autobus delle linee 6 e 19. I varchi, che consentiranno l’ingresso solo alle persone munite di biglietto, saranno installati nelle porte anteriori, le uniche da cui sarà possibile salire, le porte centrali e posteriori serviranno invece solo per scendere. Con i tornelli cesseranno i controlli da parte del personale Gtt che potrà così intensificarli sulle altre linee. Se la sperimentazione dovesse risultare soddisfacente i tornelli verranno estesi pian piano anche ad altri mezzi. Bocciata per il momento la proposta del capogruppo leghista Fabrizio Ricca di dotare i controllori di spray urticante.

Che piacere è?

 

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13 novembre. In piena notte alcuni incappucciati arrivano in bici davanti alla Lavazza di San Mauro Torinese e infliggono svariate martellate alle vetrine dello stabilimento. Per terra sono stati trovati dei volantini che recitavano: “Lavazza caccia i poveri da Aurora” e “No alla Sorveglianza Speciale”.

11 bar in 30 giorni

4 novembre. L’ultimo in ordine di tempo è il bar Italia in via Pietro Cossa, chiuso per 15 giorni perché frequentato da avventori con precedenti di polizia. Altri 10 esercizi commerciali, per lo più bar e minimarket, sono stati chiusi per ragioni simili nell’ultimo mese. I quartieri più colpiti Barriera di Milano e San Salvario.

Sciopero generale

26 ottobre. 500 circa i manifestanti scesi in piazza in occasione dello sciopero generale dei lavoratori dei trasporti, della scuola e della sanità indetto dai sindacati di base. Il corteo partito dalla stazione di Porta Nuova si è concluso in piazza Castello

Riders on the road

26 ottobre. Un centinaio di manifestanti in bicicletta, tra lavoratori e solidali, partecipano alla critical mass promossa dai riders del food delivery. Il centro della città è attraversato in lungo e largo e in numerosi interventi al microfono vengono spiegate le condizioni lavorative cui i riders sono sottoposti, i numerosi e a volte tragici incidenti di cui sono vittime, e vengono elencati i responsabili di questa situazione. E contro alcuni di questi la biciclettata lascerà il segno del proprio passaggio: scritte e uova di vernice danneggiano infatti le sedi di Glovo, Foodora e dell’Ispettorato del Lavoro.

Anci contro Salvini

25 ottobre. Chiamparino e l’assessore regionale Monica Cerutti si incontrano con alcuni parlamentari piemontesi per illustrare le ragioni della contrarietà al decreto Salvini dei Comuni piemontesi. L’abbandono degli Sprar, gestiti dai Comuni, a favore dei Cas, gestiti invece dalle Prefetture, cancellerebbe 350 posti di lavoro e provocherebbe un aumento di spesa, per i soli comuni piemontesi di 22 milioni di euro. 5 mila sarebbero poi gli immigrati che non potrebbero rinnovare il permesso di soggiorno per la stretta sulla protezione umanitaria.

A costo zero

24 ottobre. Attraverso un protocollo d’intesa con la cooperativa Isola di Ariel, tra i quattro e i sei richiedenti asilo andranno a svolgere attività di volontariato negli uffici della Procura. Si tratterà di «lavori materiali semplici» secondo quanto riporta una nota del procuratore capo Spataro, in linea con il «Piano nazionale di accoglienza del 2016 - secondo cui - è utile porre in essere percorsi finalizzati a superare la condizione di non operosità dei richiedenti ospitati sul territorio, attraverso l’individuazione di attività di volontariato o di servizi utili alla collettività».

Blitz in Aurora e Barriera

23 ottobre. Giornata di lavoro particolarmente intenso per i Carabinieri lungo le strade dei quartieri a nord della città. Controlli iniziati nella mattinata e prolungatisi fino a sera che hanno portato a un arresto, cinque denunce per furto di energia elettrica e alla chiusura di un bar, diventato secondo i militari dell’Arma abituale luogo di ritrovo di soggetti pregiudicati.

I veri nemici

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6 ottobre. Nella mattinata, alcuni striscioni vengono appesi agli alberi dei giardini di via Montanaro per ribadire il ruolo svolto da Casa Pound, e dal suo comitato di quartiere Noi di Barriera, nel fomentare una guerra tra poveri contro gli immigrati. Poche ore dopo si svolge il presidio preannunciato e una trentina di militanti di Casa Pound, con gran sventolio di bandiere, occupano i giardinetti circondati da  camionette della Celere e agenti in borghese.

Caccia agli abusivi

29 settembre. La Polizia Municipale si mostra particolarmente indaffarata nello scovare ambulanti privi di permesso e che tentano di vendere articoli non consentiti dai nuovi regolamenti del Balon. I primi a farne le spese tre uomini nigeriani e un romeno che vengoano portati al comando di via Bologna dopo il sequestro di una ventina di smartphone e tablet; la caccia dei vigili si sposta quindi verso il centro e in via Mameli sono sequestrati un’ottantina di borse e capi d’abbigliamento griffati, mentre gli ambulanti riescono a fuggire evitando la denuncia.

Morti sul lavoro

27 settembre. Alla ditta Metaleur di Collegno muore un operaio di 58 anni, colpito da un blocco di metallo caduto dall’alto.

A martellate

26 settembre. Un uomo di ottant’anni richiede un prestito, in cambio della cessione del quinto della pensione, alla Consel spa di via Bellini 2. Accortosi che il tasso d’interesse applicato dall’agenzia è troppo alto, prima minaccia l’impiegato quindi estrae  un martello e manda in frantumi tre vetrine.

Studio di fattibilità

25 settembre. Per far fronte alle proteste degli utenti e alle minacce di sciopero dei lavoratori delle Anagrafi, il Comune decide di affidarsi a uno studio di fattibilità così da avere un quadro preciso delle varie sedi cittadine: dal numero complessivo di utenti ai servizi più richiesti, fino ad arrivare poi alle prestazioni garantite con maggior difficoltà. Uno studio che secondo l’assessore all’Innovazione Pisano preclude a una riorganizzazione complessiva dei servizi anagrafici, dietro l’angolo si prospetta insomma la chiusura o apertura ridotta delle sedi meno frequentate e la riduzione dei servizi meno richiesti.

Abuso edilizio in viale Corsica

24 settembre. Operazione di polizia contro alcune famiglie rom che da alcune settimane vivevano in un’area compresa tra corso Cosenza e viale Corsica. Sequestrati cinque camper utilizzati a scopo abitativo, lasciati però in custodia giudiziale ai proprietari per la presenza dei figli minorenni, altri due furgoni sono stati invece portati via. 40 le persone identificate complessivamente di cui cinque denunciate per abuso edilizio e due portate all’Ufficio Immigrazione.

Soluzione soft

22 settembre. Viste le difficoltà di risolvere il problema dei lavavetri attraverso ordinanze, multe e minacce d’arresto, l’amministrazione pentastellata torinese ha deciso di adottare strategie più spicce: il sequestro degli attrezzi e dei proventi di chi viene sorpreso a svolgere quest’attività. Una scelta che ha permesso alla Polizia Municipale di accumulare, da gennaio ad oggi, un bottino di oltre 500 spazzole confiscate a circa un centinaio di lavavetri, cui vanno aggiunti una trentina di euro confiscati mediamente a ognuno di loro.

A volte si reagisce

10 settembre. Due agenti del Commissariato di Barriera di Milano sono intervenuti in corso Palermo per eseguire una procedura di sfratto. All’interno dell’alloggio i poliziotti avrebbero riconosciuto due ragazzi, di cui uno gabonese, già noti per precedenti di spaccio, decidendo così di perquisire l’alloggio. Durante l’operazione il ragazzo africano ha tentato la fuga per evitare un possibile arresto dirigendosi verso i giardini di via Alimonda dove è stato raggiunto e fermato. È proprio in questo frangente che la storia però si discosta dalla normale narrazione a cui siamo abituati, fatta di solitudine e di quartieri che plaudono alle forze di polizia: infatti un uomo italiano ha iniziato a inveire dal balcone contro i poliziotti, dandogli dei “fascisti”, ed è sceso nel tentativo di opporsi al fermo. Altre persone presenti nei giardini si sono aggiunte provando ad allontanare la polizia senza però esito positivo, dato l’arrivo di un’altra volante. Putroppo è sempre una smorfia a sigillare il finale, per ora, di questa storia, con il ragazzo gabonese arrestato e l’italiano accorso processato per direttissima e sottoposto all’obbligo di firma. Fatto sta che Aurora sembra essere lontana, a dispetto di tanti controlli eccezionali e ordinari, dalla pacificazione.

480 obiettivi

9 settembre. Non bastavno le 50 telecamere previste dal progetto AxTo della sindaca Appendino, all’orizzonte del capoluogo piemontese si staglia nitido e incombente Argo: 480 obiettivi di ultima generazione puntati su tutti i ‘malintenzionati’ della città. Le telecamere, finanziate con 2 milioni di fondi ministeriali emanati dal “decreto sicurezza” Minniti, saranno collegate direttamente con questura, carabinieri e polizia locale. A quanto pare sembra che il luogo più gettonato da cui partire sia, ancora una volta agli onori delle cronache, il parco del Valentino.

Taser

7 settembre. Subito messa alla prova la nuova arma in dotazione alle forze di polizia sul territorio italiano. A Torino alcuni carabinieri avrebbero sedato una rissa in via Lauro Rossi solo mostrando il taser. Insomma questa volta è bastata la minaccia ma chissà quanto si moltiplicheranno gli episodi in cui invece qualche malcapitato verrà fritto dalle scosse elettriche e chissà quali svariati e nefandi utilizzi potrà avere anche nelle più piccole manifestazioni di conflittualità di strada o nelle lotte a venire.

Frequentazioni pericolose

5 settembre. Continua imperterrito l’utilizzo degli strapoteri conferiti dalla legge Minniti ai vari questori della penisola. Il sig. Messina non va in ferie, o almeno non ci va il suo controllo eccezionale del territorio che attraverso tutto il mese di agosto ha mappato le frequentazioni di ben sette bar torinesi portando alla loro successiva chiusura temporanea, poiché frequentati da pregiudicati. Tra le fila degli esercizi colpiti dalle misure di prevenzione ci sono il “Cafè Noir” di largo Brescia (Aurora), il “Bar Plaza” di via Ivrea (Pietra Alta), e la “Caffetteria via Chiesa” (Borgo Vittoria).

Ancora sgomberi all’ex-MOI

6 agosto. Parte all’alba, sotto l’egida di Comune, Governo e Compagnia di San Paolo lo sgombero della palazzina marrone nel comprensorio occupato dell’ex-Moi. Sono seicento gli operatori di Stato interessati nell’operazione tra poliziotti, mediatori culturali e rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni, mentre un centinaio sono persone obbligate ad abbandonare l’edificio.

Resistenza e arresti in via Montanaro

9 luglio. Ai giardini di via Montanaro alcuni ragazzi stranieri hanno cercato di opporsi all’arresto di un senegalese sospetto di vendere stupefacenti. I poliziotti ne sono usciti contusi pur riuscendo, con l’aiuto di altre volanti accorse, ad arrestare tre persone con l’accusa di violenza a pubblico ufficiale.

Riders on the storm

29 giugno. Una manifestazione in bicicletta di una sessantina tra riders e solidali ha bloccato il traffico nel centro di Torino per ribadire che i fattorini in bicicletta non sono disposti ad aspettare le eterne promesse del Governo e a cedere a tavoli di trattativa al ribasso, riferendosi a quanto accadrà a Roma il prossimo 2 luglio. Alcuni ristoranti sono stati presi di mira dagli interventi, come McDonald e la sua convenzione con Glovo oppure Rizzelli, il cui proprietario ha tempo fa denunciato a Foodora un rider che stava distribuendo volantini di propaganda con le richieste da fare all’azienda. La manifestazione infine è passata davanti alla sede di Foodora in via Giacosa lasciando dietro di sè una scritta lapidaria: “Contratti subito”.

Comdata in sciopero

29 giugno. Sciopero di un centinaio di lavoratori e lavoratrici della Comdata, dipendenti del call center di via Carlo Alberto. Hanno protestato davanti alla sede della Rai, via Verdi, contro la chiusura dei siti di Padova e Pozzuoli e relativi licenziamenti, oltre che per la paura che questi tagli arrivino a coinvolgere anche la sede di Torino.

Quale orgoglio?

 16 giugno 2018. Riceviamo e pubblichiamo un contributo di critica radicale al Pride.

LOTTA FROCIA CONTRO FASCI, SBIRRI E I LORO ALLEATI

L’estate sta arrivando, e con essa, anche quest’anno la parata dei diritti LGBTTIQ, anche chiamata Piemonte Pride. Questo allegro e colorato “carnevale” (così come rivendicato nel manifesto del Pride 2018) vedrà sfilare un’accozzaglia variegata di soggetti: sbirri, elite della giunta pentastellata, promoter di saune gay e feste commerciali nonché sponsor di ogni tipo. […]

Non chiudere la Salvo D’Acquisto

14 giugno. Non bastano i milioni di euro dell’ UE ottenuti dalla sindaca Appendino per il progetto AxTO a far rientrare la scuola elementare Salvo D’Acquisto nel piano di ristrutturazione delle strutture scolastiche. L’annuncio a tutti i bambini e genitori della imminente chiususra dell’istituto è arrivata pochi giorni fa, esattamente alla chiusura dell’anno scolastico, come a voler evitare con la dispersione estiva che il malcontento potesse trovare un qualche sfogo…ma non è stato così. Alcuni genitori infatti hanno deciso di organizzarsi, senza appoggiarsi per il momento ad alcun sindacato, partito o struttura politica, per manifestare la propria contraddittorietà alla chiusura della scuola, premendo piuttosto per velocizzare la reale ristrutturazione ed evitare di finire in un altro istituto privo di quei minimi benefici di cui dovrebbero godere dei bambini, come ad esempio un’area verde per giocare.

Slogan, discorsi ripetuti al megafono e una passeggiata che da via Tollegno 83 si è diretta verso i giardini di via Alimonda, bloccando il traffico su via Bologna al proprio passggio. La manifestazione è finita davanti all’Istituto “Benedetto Croce” dove, secondo i piani del Comune, dovrebbero essere spostati i bambini della Salvo D’Acquisto.

Petardo a Pivert

12 giugno. Ritrovato un petardo inesploso collegato a un innesco, attaccato alla vetrina del noto negozio Pivert in via Buozzi 4. Il marchio Pivert è stato fondato nel 2015 da Francesco Polacchi, ex responsabile nazionale di Blocco studentesco e tra i gestori della filiale torinese c’è l’avvocato Gino Domenico Arnone, candidato di Casapound alle ultime elezioni.

Sorveglianza dimezzata

Diario

 

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Arriva oggi, a quasi un mese dall’udienza, la risposta della Corte di Appello di Torino che doveva pronunciarsi sulla Sorveglianza Speciale di Antonio. La commissione di giudici ha accolto in parte l’appello della difesa, riducendo la durata della misura da due anni a uno. Restano invece invariati i precetti cui il nostro compagno deve sottostare e che lo costringono, da agosto, a una vita sorvegliata. 

E se da una parte i giudici motivano la riduzione asserendo che non ci sono nel curriculum penale di Antonio fatti di particolare gravità, dall’altra sottolineano che i suddetti fatti non possono di certo essere considerati occasionali ma frutto di una scelta ben determinata, dato che Antonio, e questo lo abbiamo gridato forte in corteo anche il 15 dicembre, in città ha sempre lottato accumulando così, denuncia dopo denuncia, misura dopo misura, un bel po’ di grane con il Tribunale. Ci sembra importante ricordarlo ora che la Procura ha richiesto altre Sorveglianze per motivazioni politiche. L’utilizzo di questo strumento repressivo si sta affinando sempre più grazie al lavoro di pm particolarmente dediti, facendo di Torino un caso eccezionale nel panorama italiano. E sapendo bene che ciò che la controparte affina e sperimenta su pochi prima o poi diventa arma di repressione generalizzata, l’unica scelta possibile è quella di schierarsi al fianco dei compagni e delle compagne colpiti dalla Sorveglianza per ridabire che di fronte allo Stato saremo sempre socialmente pericolosi.

macerie @ Gennaio 17, 2019

Le rivolte dei detenuti

Diario

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Pochi giorni prima di Natale a Trento, nel carcere di Spini di Gardolo la giusta rabbia di circa trecento detenuti in rivolta ha seriamente danneggiato la struttura penitenziaria. Il motivo scatenante è stato l’ennesimo suicidio di un detenuto rimasto stritolato dal brutale sistema delle richieste al magistrato di sorveglianza.

A Brissogne all’inizio del nuovo anno alcuni detenuti in rivolta hanno tenuto in scacco una sezione per un giorno intero.

L’appuntamento è per domenica 20 gennaio ore 16 al pratone dietro al carcere delle Vallette per raccontare a chi è rinchiuso queste ed altre storie di rivolta dentro le prigioni, per un saluto ai ribelli del Cpr torinese e a tutti i detenuti e le detenute.

macerie @ Gennaio 12, 2019

Espulsioni a inizio anno

Diario

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Quando M. martedì scorso si è arrampiacato su quella torretta, nella pista di decollo dell’areoporto di Caselle, era convinto mancasse solo un giorno alla scadenza dei termini di detenzione all’interno del C.P.R. di corso Brunelleschi. Un’ultima resistenza individuale, dopo le tante peripezie e proteste, tentate o riuscite, negli ultimi mesi insieme ai suoi compagni dell’area bianca, per costringere le autorità a rilasciarlo, magari come spesso accade con un decreto di espulsione. Era convinto mancasse solo un giorno, ma a nulla sono valse le ore ammanettato in commissariato e una condanna in direttissima per resistenza e lesioni. M. non sapeva che con la nuova legge sull’Immigrazione questo Governo ha raddoppiato i tempi di permanenza nei centri e così la polizia ha avuto tutto il tempo per organizzare al volo un’altra partenza e rispedirlo in Marocco da Malpensa.

Se la fine dell’ultimo anno è stata all’insegna delle resistenze individuali o di piccoli gruppi, l’inizio del 2019 celebra purtroppo le conseguenti punizioni: i due agitatori dell’ultima protesta dei detenuti dell’isolamento, dal campetto e sopra il tetto della sezione, sono stati prontamente espulsi.

Unica e magra consolazione è sapere che i posti all’interno del centro di Torino sono attualemnte ridotti a causa di alcuni lavori nell’area rossa.

Varrebbe la pena domandarsi, tra chi fuori è disposto a sostenere i reclusi e a intaccare il funzionamento di questa macchina trita persone, come essere in grado nel prossimo futuro di costruire una forza che quantomeno funga da deterrente nei confronti delle ripercussioni perpetuate verso chi si ribella.

macerie @ Gennaio 11, 2019

Occasioni

Diario

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Che idea abbiamo della realtà che ci circonda? Quale conoscenza abbiamo dei problemi delle persone oppresse e sfruttate che vivono attorno a noi? In quale misura riteniamo che le lotte possano anche essere uno strumento per tentar di far fronte a questi problemi? E poi, al di là della semplice retorica, in che termini ci sentiamo oltre che compagni anche parte di quella classe sociale con cui vorremmo ribellarci?
Il presente ci pone delle sfide, e queste sono alcune delle domande cui urge rispondere, per provare a scalfire «quell’ombra di irreversibilità che il capitalismo ha gettato sulle nostre vite».
Il testo che vi proponiamo, scritto da alcuni dei curatori di questo blog, tenta di addentrarsi in quest’ordine di problemi.
Constatando la difficoltà per molti compagni, passata una certa età, di continuare a lottare, anche a causa dei problemi legati alla propria vita quotidiana, ci si è domandati se proprio questi problemi non possano diventare occasioni di lotta.
Dopo aver cominciato a guardare la realtà con questa lente, quali terreni di scontro si aprono all’orizzonte? Come portare avanti delle lotte parziali che avanzano delle rivendicazioni, nel tentativo di produrre delle rotture nella normalità abbastanza ampie e durature da potervi respirare dentro? Per arrivare infine a domandarsi, con quell’audacia immaginativa spesso schiacciata dall’esistente: come, a partire da tutto ciò, tornare a parlare di Rivoluzione?

Se vi è venuta voglia di leggerlo e se volete scaricarlo potete cliccare qui.

macerie @ Dicembre 31, 2018

Balon: the final countdown!

Diario

L’accelerazione impressa alla riqualificazione di Porta Palazzo sembra non arrestarsi nemmeno per le feste natalizie, arriva così la notizia che a partire dal 19 gennaio tutta la parte dello storico Balon che si sviluppa tra canale Molassi e San Pietro in Vincoli dovrà essere spostata definitivamente in via Carcano, dietro al Cimitero Monumentale. La delibera comunale sembra voler mettere definitivamente il sigillo a questo mercatino delle pulci e sopratutto alle possibilità di sopravvivenza di mercatari e avventori, per farne - chissà - un passerella del vintage e dello chic.

Il tutto è avvenuto, nel corso degli anni, con una parabola esemplificativa del processo di attacco alle condizioni di vita dei meno abbienti: prima le autorità si sono assicurate di ripulire il mercato dagli abusivi, aizzandogli contro i regolari, e costringendo tutti a pagare un plateatico sempre maggiore; poi hanno suddiviso il Balon in due zone rispettivamente gestite dall’Associazione Commercianti (la parte più a modo e ordinata) e da ViviBalon (la parte più popolare e “stracciona”); infine hanno prima obbligato i mercatari dell’Associazione a mettersi in regola con le  norme europee e pagare sempre più per assicurarsi di fare mercati tutto l’anno. Ora stanno obbligando i mercatari della seconda parte a spostarsi. Questi ultimi finiranno dove già esiste il suk della domenica, una zona scomoda e fuori mano, non facilmente accessibile coi mezzi.

Ma la decisione presa in Sala Rossa sembra sortire un certo malcontento, tra un lenzuolo e l’altro si vocifera di manifestazioni, in tanti dicono che non sono disposti ad andarsene. Così nella giornata di ieri, sabato 30 dicembre, i responsabili di ViviBalon hanno indetto un’assemblea per le quattordici, un primo momento di confronto a cui hanno partecipato una trentina di persone. Dopo alcune parole per fare il punto della situazione i mercatari hanno deciso di partire in corteo verso il Comune.

“Sindaca scendi!!!- grida una ragazza mentre il vociare aumenta. La spontaneità regna sovrana al punto da non avere nemmeno un megafono per spiegare la protesta ai passanti, ma la foga sopperisce in qualche modo: cori, discorsi urlati a squarciagola, dita incollate al citofono del palazzo comunale ovviamente chiuso (è sabato pomeriggio), fino a gettarsi in mezzo alla strada per bloccare il flusso dei tram. La situazione rimane in stallo fino all’arrivo di alcuni vigili e agenti di polizia, che cercano di sedare gli animi e di consigliare ai mercatari “il giusto modo di manifestare”, con tanto di vademecum su autorizzazioni e preavvisi. Infine, dopo circa un oretta di trambusto, il gruppo si scioglie.

Il prossimo appuntamento è previsto per lunedì 7, alle ore 18, assemblea pubblica in canale Molassi. Ciò che pare evidente è che non basteranno due schiamazzi sotto ai palazzi del potere per arrestare questa decisione incastonata nei piani dell’imprenditoria e dell’amministrazione torinese, per quanto le persone di questa parte di mercato hanno già dimostrato in passato di non essere disposti ad andarsene senza colpo ferire.

Resta anche da chiarire, e forse lo scopriremo, la posizione di ViviBalon in tutta questa vicenda, che da un lato è responsabile da anni dei continui aumenti di prezzo del plateatico, della gestione frazionata del mercato e della caccia all’abusivo, dall’altro si riscopre agitatrice di folle nel momento in cui vede messo in pericolo il suo stesso profitto … dato che se c’è una cosa chiara a tutti è il tentativo delle istituzioni di fiaccare a tal punto questo mercato da renderlo sconveniente per chiunque e infine eliminarlo.

macerie @ Dicembre 30, 2018

Le mani sulla piazza - mostra completa

Diario

Dopo svariate richieste da parte delle lettrici e dei lettori di Macerie, pubblichiamo in versione integrale i pannelli della mostra “Le mani sulla piazza“. Un approfondimento sui progetti di riqualificazione che incombono su piazza della Repubblica.

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macerie @ Dicembre 23, 2018

La lotta non ha inverno

Diario

 

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A pochissimi giorni dal corteo contro il decreto Immigrazione e Sicurezza, torna a farsi sentire la voce di chi subisce in maniera più massiccia le politiche di questo infame governo. Lunedì scorso nel Cpr di corso Brunelleschi i reclusi hanno dato inizio ad uno sciopero della fame contro le condizioni di detenzione e in particolare contro la mancanza di acqua calda nella struttura. In alcune aree il cibo, oltre a essere rifiutato, è stato lanciato contro la polizia accorsa per controllare la situazione. In serata è anche arrivata la notizia che un recluso ha tentato di suicidarsi con una corda, al momento si trova ricoverato nell’ospedaletto interno alla struttura e siamo in attesa di avere aggiornamenti. Infine nella mattinata di martedì le forze dell’ordine hanno fatto incursione in tutte le aree per effettuare una perquisizione, pare a caccia di accendini. Continua a pag. 33281

macerie @ Dicembre 20, 2018

Le vasche di Natale

Diario

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Via Botero, via Bertola, piazza Arbarello e via Garibaldi. Dai litigi convulsi degli agenti della polizia politica arrivati fino all’orecchio di qualche compagno, il corteo partito sabato da piazza Solferino non avrebbe mai dovuto raggiungere la via dello shopping nel bel mezzo di un sabato pre-natalizio, anzi nessuno sarebbe proprio dovuto arrivare fino al concentramento.

Forse credevano di fermare tutti alla spicciolata, come hanno fatto con alcuni compagni che arrivavano da Bolzano e che hanno tenuto in questura qualche ora, o di impedire l’ingresso alla piazza con un immenso cordone di caschi blu che ostruiva tutte le strade. Peccato per loro che circa cento persone fossero partite da Porta Palazzo e al concentramento ci siano arrivate con cori, grida e uno strisione già aperto... Non se lo aspettavano e, nonostante il tavolo di pubblica sicurezza organizzato per l’occasione e gli infiniti mezzi a disposizione, questa sorta di pre-corteo è riuscito ad arrivare all’incrocio tra via Pietro Micca e via Cernaia, dove davanti a una piazza Solferino insolitamente blindata ha dovuto fermarsi e ripensare il concentramento proprio in mezzo alla strada, unico angolo lasciato libero dai cordoni di celerini.

Continua a pag. 33280

macerie @ Dicembre 17, 2018

A proposito del corteo No Tav

Diario

 

Con un po’ di ritardo, proviamo a buttar giù alcune riflessioni sul corteo No Tav a Torino di ieri che è stato sicuramente un successo da un punto di vista meramente quantitativo, mostrando una certa tenuta del movimento, almeno per quanto riguarda la sua capacità convocatoria. Avremmo voluto condividere per tempo alcune criticità che ravvisavamo in questa manifestazione e ci scuseranno i nostri lettori della scarsa puntualità che, non solo in quest’occasione d’altronde, ha mostrato questo blog. Del resto, come cercheremo di spiegare, la scarsa puntualità di questo testo non sarà l’unica ragione per noi di autocritica riguardo il corteo di quest’8 dicembre.

Non ci sembra il caso di dilungarsi troppo sul sit-in Sì Tav di alcune settimane fa,  che ha trasformato la tradizionale manifestazione No Tav dell’8 dicembre in un appuntamento che altrimenti non avrebbe certamente avuto la stessa importanza. Ci limitiamo qui a far notare, rispetto a molte analisi che da quel giorno ci è capitato di leggere, che se la manifestazione Sì Tav è stata una manifestazione di classe, per contenuti e composizione come in tanti hanno prontamente sottolineato, questo automaticamente non ha trasformato il movimento, e la manifestazione, No Tav, in un movimento, e in una manifestazione, espressione della classe antagonista alla prima. Il movimento e la lotta No Tav non sono mai stati un movimento e una lotta, tanto per composizione che per contenuti, di classe, e non possono essere certo alcune madamin a farceli diventare.

Continua a pag. 33273

macerie @ Dicembre 9, 2018

Dopo la rivolta

Diario

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È passato quasi un mese dall’ultima rivolta in c.so Brunelleschi ma il Cpr è di nuovo strapieno e i reclusi dormono su materassi buttati sul pavimento delle sale destinate ai pasti.

L’area che era stata dichiarata inagibile dopo la rivolta ha ripreso la sua normale funzione dopo qualche settimana di lavoretti alla veloce, pronta a essere riempita di fretta ingabbiando nuove persone ogni giorno, mentre l’area rossa, che era stata temporaneamente divisa in due, è tornata a fungere da sezione nuovi giunti e punto logistico per deportazioni e rilasci.

Dentro al centro continuano le espulsioni soprattutto di ragazzi tunisini e marocchini, di questi ultimi dieci in tre giorni. Chi rimane certo non se la spassa meglio: la settimana scorsa l’impianto di riscaldamento per quattro giorni è stato spento, per un mal funzionamento dato da “problemi tecnici” - dicono dall’amministrazione; molti reclusi si sono ammalati e dei solidali hanno deciso di portar dentro dei vestiti caldi che purtroppo non sono che un piccolo aiuto contro le temperature fredde che si creano dentro a dei prefabbricati. Molti reclusi hanno bisogno di cure mediche per problemi di salute di grave entità che vengono continuamente negate, mentre la “soluzione” messa in atto nel centro è somministrare paracetamolo a tutti, un po’ come pensare di porre rimedio alla denutrizione con l’acqua calda.

Il Cpr è una merda.

macerie @ Dicembre 5, 2018

Verso il corteo

Diario

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Ecco altri due manifesti per il CORTEO del 15 dicembre. Qui potete trovare la prima e la seconda versione da diffondere e stampare.

Intanto ricordiamo che per saperne di più mercoledì 5 alle ore 21, alla Blackout House di via cecchi 21/a, ci sarà la presentazione pubblica della manifestazione.

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macerie @ Novembre 29, 2018

CORTEO, sabato 15 dicembre

Diario

Il decreto Immigrazione e Sicurezza viene presentato dal governo giallo-verde come un provvedimento volto a migliorare la vita di tutti. Ma le nostre vite non miglioreranno.

Peggioreranno, invece, e di molto: peggioreranno per i poveri, per gli stranieri, per chi vuole o deve vivere in modo diverso da quello che questo sistema prescrive.

Con questo decreto aumenteranno i dispositivi di controllo sulle nostre vite, saremo sempre più ricattabili e sfruttabili sul posto di lavoro e migliaia di persone diventeranno clandestine, costrette a nascondersi e a vivere in condizioni degradanti.

Chi lotta dovrà misurarsi con limitazioni sempre più restrittive e una repressione più dura. Così, ora, occupare una casa significa rischiare fino a quattro anni di carcere mentre bloccare il traffico, durante uno sciopero o un picchetto, fino a dodici anni.

 

Scendiamo in strada contro questo decreto, l’ennesimo, che vorrebbe stringere una morsa sempre più forte intorno alle nostre vite.

Scendiamo in strada perché sappiamo chi sono i mandanti e gli esecutori di questa miseria organizzata e imposta.

Scendiamo in strada per esprimere la nostra solidarietà e rabbia con chi si batte contro tutto ciò e per questo viene colpito, con la galera o altre misure cautelari. Come Antonio, un nostro compagno sottoposto da agosto alla Sorveglianza Speciale e che avrà un’udienza di appello il prossimo 20 dicembre.

Qui di seguito (e qui scaricabile) un primo manifesto di indizione che riassume la storia di Antonio.

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macerie @ Novembre 22, 2018

Gli sfratti al tempo di Salvini

Diario

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Uno sfratto a sorpresa particolarmente violento, quello compiuto questa mattina dalle forze dell’ordine in via Brandizzo 4. Sono le otto e improvvisamente Joy sente dei colpi alla porta, neanche il tempo di uscire dal bagno e si ritrova dentro il suo appartamento vari sbirri in borghese. Gli agenti vanno decisamente di fretta e in poco tempo Joy viene portata di peso fuori dall’appartamento, malmenata e ammanettata. Stessa sorte tocca al figlio più grande, tornato di gran corsa dalla scuola per occuparsi dei due fratellini più piccoli, che inveisce contro gli agenti dopo aver visto il trattamento riservato alla madre. Entrambi finiscono alla Questura centrale dove passano parecchio tempo tra foto segnaletiche, impronte e ore d’attesa nelle celle di sicurezza. Da qui vengono poi trasferiti al commissariato di via Botticelli dove vengono dapprima perquisiti e poi divisi: il ragazzo, ancora minorenne, viene rilasciato con una denuncia per resistenza e violenza a pubblico ufficiale, dopo che gli agenti avevano comunque tentato di farlo rinchiudere in una comunità; Joy invece viene trattenuta nelle cellette di via Botticelli in attesa di un processo per direttissima o di un  trasferimento in carcere, al momento non è dato saperlo.

Continua a pag. 33261

macerie @ Novembre 22, 2018

Sabato presidio al Cpr

Diario

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macerie @ Novembre 13, 2018

Outdoor

Diario

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Domani si terrà uno speciale di Radio Blackout sull’ultimo decreto-sicurezza, con informazioni su cosa comporterà questa manovra del governo e le testimonianze di chi ne verrà più colpito.

Dalle 15:00 alle 17:00 ai Giardini di Piazza Alimonda e sui canonici canali della radio torinese.

macerie @ Novembre 9, 2018

INTELLIGENZA, CUORE E CAPARBIETÀ

Diario

INTELLIGENZA, CUORE E CAPARBIETÀ
Sulla sorveglianza speciale e ciò che le ruota attorno

Se da qualche parte bisogna pur partire per raccontare questa storia, allora cominciamo da una squadra di solerti carabinieri siti in Mirafiori che, colti dall’affanno di continue incursioni sotto le mura del CIE di rumorosi e scoppiettanti solidali con i reclusi, si impegnano a scrivere annotazioni e rovistano tra siepi e zolle di terra sospette.

Era il lontano 2015 e nel Centro di detenzione per senza documenti, uno dei pochi rimasti in Italia dopo che l’ondata di fuoco e rivolte del 2011 aveva travolto queste infami strutture, i reclusi mettevano in atto resistenze individuali o collettive, scioperi della fame e fughe mentre fuori gruppi di solidali tentavano di rallentare la ristrutturazione delle aree, anch’esse danneggiate dal fuoco delle rivolte.

I carabinieri del nostro racconto, non soddisfatti di quello che (non) stavano trovando, decidono di attendere tempi migliori e nel frattempo affastellano episodi e imbrattano fogli riportando vita, morte e miracoli di un compagno e delle lotte che porta avanti insieme ad altri in città. Tre anni dopo, quando i tempi sembrano maturi, consegnano le carte della lunga indagine nelle mani di un appassionato pm torinese che, con il materiale fornitogli, traccia il profilo del papabile Sorvegliato Speciale, personaggio che per la sua intransigenza all’autorità e le tante azioni di insubordinazione all’ordine costituito, dovrebbe destare allarme sociale e mettere in pericolo la pubblica tranquillità. Il medesimo profilo era stato appiccicato addosso, alcuni anni prima, ad altri quattro compagni torinesi che hanno poi dovuto scontare più di un anno di Sorveglianza.

La storia si ripete ora: le parole scritte in lingua di legno uscite dal Tribunale torinese hanno decretato due anni di Sorveglianza Speciale, applicata dall’agosto appena passato, ad Antonio.

Negli ultimi anni sono stati diversi i tentativi portati avanti da Questure e Procure di disinnescare compagne e compagni in tutta Italia attraverso lo strumento repressivo e preventivo della Sorveglianza Speciale anche se il gioco gli è riuscito male visto che poche son state quelle poi effettivamente applicate. La Sorveglianza Speciale non è utilizzata solamente per tentare di far rigare dritto qualche amante irriducibile della libertà, propria ed altrui, ma è da sempre un’utile arnese per tenere sotto controllo quella parte di popolazione, seppur piccola e marginalizzata, che non sembra avere i requisiti per “vivere onestamente” in società.

In questi tempi bui, in cui le crisi cicliche del capitalismo e la ristrutturazione produttiva creano le basi per un  peggioramento delle condizioni di vita della popolazione che ha meno, la Politica sa bene che parlare di ordine e sicurezza, assumere nuovo organico di polizia e rodare l’armamentario repressivo in suo possesso, sono le armi migliori per gestire, dividere e meglio controllare. Tale ordine di problemi ispirava il decreto Minniti a integrazione del quale giunge l’ultimo pacchetto sicurezza di Salvini. Convogliare il malessere generale verso determinate categorie di soggetti è la cifra della direzione di una guerra sociale e istituzionale nei confronti del più povero e dell’ultimo arrivato. Accanto a esso, il nemico dichiarato è chi da tempo ha preso atto delle proprie condizioni materiali, immigrato o italiano, e ha occupato una casa, protestato nei luoghi di lavoro o in strada bloccando il traffico.

La storia di Antonio non è ancora finita. Nei mesi autunnali ci sarà un’udienza in cui si potrà, per l’ultima volta, mettere in discussione la misura. Noi la vediamo come un’occasione da cui partire per parlare della sua Sorveglianza e di tutte le Sorveglianze che potrebbero riguardare noi come altri, ma anche per provare ad allargare lo sguardo per trovare nuovi punti di attacco per agire contro l’arroganza dei proclami legalitari e la loro violenta  messa in pratica.

C’è poco da urlare allo scandalo per l’imbarazzante l’esiguità dei reati per cui un Tribunale può costringere per anni a una vita sorvegliata.
C’è poco da urlare allo scandalo se lo Stato non ammette che si diffondano, in un’epoca fragile, degli esempi negativi che minino la sua reggenza.
C’è poco da urlare allo scandalo se dunque riconosce in noi i suoi nemici così come noi riconosciamo in tutti i suoi burocrati e scagnozzi la nostra oppressione. Ci sarà da incazzarsi invece se non riusciremo a fare niente affinché la sua morsa non diventi sempre più pressante su di noi e sul mondo che ci circonda.

Questo è un appello per Antonio, per noi e per chi subisce le peggiori vessazioni nella propria vita, perché forse, prima o poi, se avremo intelligenza, cuore e caparbietà, riusciremo a trovare una giusta e collettiva vendetta.

Scarica il testo in pdf qui

macerie @ Ottobre 22, 2018

Panni Sporchi