Diritto e Rovescio

Parcheggi

Macchine comune bruciate

14 giugno. Sono quattro le macchine di proprietà del Municipio (due Panda, una Doblò e una Fiat Punto, per essere precisi) a bruciare nella notte in un parcheggio comunale di via Bologna, nella zona di Regio Parco. Da parte loro, i giornali si dicono certi della natura dolosa dell’incendio, e lo ricollegano agli sgomberi di questi giorni.

Le due facce della smart city

6 giugno. Da oggi Piazza San Carlo, con la collaborazione del gruppo Olicar, Selex Es e Iride, si è dotata di lampioni “intelligenti”. Se all’apparenza nulla è cambiato, i lampioni ora sono invece in grado di filmare tutto quello che succede al di sotto di loro. Contemporaneamente, trasmettono segnali a smartphone e computer che possono navigare gratuitamente sul web da tutta la piazza.

Niente spedizioni

6 giugno. Sciopero compatto alla TNT di Orbassano. Dall’alba e per tutto il giorno una quarantina di lavoratori della cooperativa 3M e alcuni solidali hanno picchettato gli ingressi dello stabilimento, bloccando di fatto tutte le spedizioni.

Disoccupato e portoghese

6 giugno. Dopo aver pizzicato un viaggiatore con l’abbonamento scaduto a bordo del tram 4 in Barriera di Milano, un controllore pensa bene di fargli la multa. Il portoghese ha prima spiegato di essere disoccupato, ma visto che il controllore non voleva sentire ragioni ha deciso di reagire con forza per evitare la multa: il controllore finisce contuso e il suo cellulare e il verificatore elettronico dei biglietti rimangono completamente distrutti.

Ancora sgomberi

5 giugno. Zona San Paolo militarizzata dalle prime ore dell’alba per permettere la demolizione dell’ex fabbrica Diatto, occupata dal 20 ottobre scorso. Già nel corso della giornata, alcuni antagonisti avevano tentato di sfondare il cordone di Polizia schierato in difesa delle ruspe, ma la situazione si è scaldata in serata, quando un centinaio di giovani in corteo ha tentato di avvicinarsi al complesso in via di demolizione. Ci sono state cariche da parte della Polizia in assetto antisommossa, che ha usato anche lacrimogeni per disperdere il corteo. A detta dei giornali, nell’indietreggiare, i manifestanti si sono trascinati dietro cassonetti per proteggersi e hanno lanciato petardi e bottiglie. Pierluigi Leone, dirigente del commissariato Barriera Nizza, probabilmente colpito da una pietra o una bottiglia, è rimasto privo di sensi per qualche minuto e ha perso due denti.

Memento

26 maggio. Il colonnello della Croce Rossa Antonio Baldacci, direttore del Cie di Torino, trova di fronte a casa un manichino insanguinato e uno striscione con la scritta “Ti ricordi di Fatih? Noi non dimentichiamo”. Fathi, e Baldacci se lo ricorderà bene, era un recluso di corso Brunelleschi, morto per una polmonite curata a forti dosi di psicofarmaci.

L’inaugurazione

25 maggio. A un mese esatto dall’occupazione, festa di inaugurazione nel ribattezzato Centro Sociale di Destra di via Bizzozero 26. Soccorso Tricolore, associazione legata al partito Fratelli d’Italia, organizza un convegno sulla Destra Sociale, seguito da cena tricolore e serata danzante con musica identitaria. Una festa un po’ triste, una quarantina di persone in tutto e nessuna traccia evidente dei cosiddetti invisibili che da un mese avrebbero occupato la casa per viverci. In compenso una buona occasione per farsi pubblicità per i militanti di Fratelli d’Italia, in prima fila con la giovane coppietta di consiglieri Maurizio Marrone e Augusta Montaruli, seguiti a ruota dagli attempati Patrizia Alessi e Ignazio Giammanco. Per contestare l’inaugurazione si radunano una cinquantina di antifascisti: provano a partire in corteo ma vengono bloccati dalla celere che a quanto pare rimedia quache uovo in testa.

Live

23 maggio. Un concerto di Alessio Lega di fronte al Cie di corso Brunelleschi ricorda ai prigionieri chi era Fatih, e che 67 compagne e compagni sono sotto processo per diverse iniziative contro i Cie e contro le espulsioni.

Arresti a Casa Blatta

19 maggio. Due occupanti della Casa Blatta Liberata di via Cimarosa vengono arrestati dalla polizia a poca distanza dall’ingresso della casa. Due giorni prima ignoti si erano introdotti nell’occupazione per rubare un generatore e un computer e danneggiare il resto.

Al ristorante

15 maggio. Un gruppo di persone entra nel ristorante “Al Gufo Bianco” dove sta pranzando il presidente dell’ATC Elvi Rossi.  Dopo alcuni minuti di insulti e slogan contro gli sfratti il presidente e i due funzionari che lo accompagnavano preferiscono abbandonare il locale e si allontanano a bordo in un bel macchinone di grossa cilindrata.

San Salvario

14 maggio. Nella notte due ragazzi di San Salvario vengono sorpresi dentro ad un edificio abbandonato del quartiere nel quale erano entrati per prepararne l’occupazione, e vengono arrestati con l’accusa di furto con scasso. Il giorno seguente, vengono assolti e scarcerati.

Vita da secondini

11 maggio. L’OSAPP rende noto che un detenuto ha ferito al volto un sovrintendente capo della Polizia penitenziaria con una lama da rasoio che teneva nascosta in bocca.

Con l’ansia addosso

11 maggio. Quando i Carabinieri gli hanno intimato di aprire la porta per una perquisizione, non ci ha pensato due volte e ha cercato di fuggire buttandosi dal balcone di casa sua, al primo piano. L’uomo, probabilmente clandestino, nella caduta si è fratturato il femore e ha riportato diverse altre lesioni, tra cui una al cranio.

Autodetector

10 maggio. Tempo di bilanci per l’Autodetector, dispositivo che fa di Torino l’avanguardia nella repressione di chi circola con la patente senza punti, su un’auto rubata o gravata da ganasce fiscali. Nel 2012 sono state 164 le vetture bloccate perché risultavano oggetto di un provvedimento di fermo. L’occhio elettronico a bordo delle auto dei civich filma le targhe delle auto, le manda a un database e controlla la loro situazione. Nei casi ordinari, si accontenta di una multa, in quelli già citati, del sequestro. Ogni giorno, sono circa 5000 le targhe controllate.

Scritte a Pozzo Strada


9 maggio. Nella notte ignoti lasciano sui muri della stazione della Metro “Pozzo Strada” diverse scritte contro gli sgomberi e gli arresti dei giorni precedenti.

Accampamenti / 2

6 maggio. Dopo una settimana passata a dormire sotto ai portici di piazza Palazzo di Città, gli sfrattati del 16 aprile tolgono le tende: l’ennesimo sottopiffero comunale ha fissato per loro appuntamento tra due giorni, durante il quale sarà discussa una “soluzione per tutti”.

[…]

Accampamenti

29 aprile. Scaduti i dieci giorni di ospitalità offerti dalla Caritas, l’unica famiglia della Barriera sfrattata nella giornata del 16 aprile si accampa davanti al Municipio. Ad accompagnarli una quindicina di solidali: alcuni minacciano lo sciopero della fame, altri promettono di fermarsi a dormire con loro sul selciato. Dichiarano di non volersi muovere da lì finché qualcuno non darà loro una casa, un po’ nella speranza di ottenere un aiuto istituzionale un po’ per protesta. Un mese prima, difatti, un sottopiffero comunale aveva garantito loro che, se per vedersi assegnata una casa nuova bisognava aspettare e verificare e studiare la situazione e poi aspettare ancora, in ogni caso nessuno li avrebbe sfrattati. Si era dimenticato di aggiungere, l’uomo delle Istituzioni, che questa moratoria di fatto che vige da settembre in Barriera di Milano vale soltanto per chi si organizza per resistere e che senza la minaccia delle barricate la lotta si trasforma in richiesta di aiuto, richiesta che per di più… rischia di sprofondare nel vuoto.

[…]

Campi rom nel mirino

26 aprile. Si chiama “Operazione Alto Impatto” il blitz che stamattina ha avuto luogo nei campi nomadi torinesi di Lungo Stura Lazio e di Via Germagnano. Sono state identificate circa 200 persone e verificati un’ottantina di veicoli. Il bilancio è di 5 arresti, tra cui un minorenne, tutti di etnia rom.

Invisibili tricolori (o marroni?)

25 aprile. Una decina di senzatetto occupa una palazzina abbandonata in zona Lingotto. Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani locali, si tratterebbe di alcuni dei partecipanti alla manifestazione dei cosiddetti invisbili di due mesi fa. Ad accompagnarli e aiutarli nei lavori di pulizia dei locali, alcuni militanti di Soccorso Tricolore, associazione legata al partito politico Fratelli d’Italia. Capitanati dal consigliere Comunale Maurizio Marrone, i militanti appendono sulla casa il solito striscione color marrone con scritto “Casa: diritto di civiltà”. E se volete capire come una protesta di senzatetto si trasformi nella prima occupazione abitativa reazionaria della città, potete ascoltare questa breve intervista trasmessa da Radio Blackout.

[…]

La carta è solo carta

24 aprile. Nella notte un incendio divampa in via Saffi 21, in uno studio di commercialisti su cui il Tribunale si appoggia per le esecuzioni fallimentari. Le fiamme - e l’acqua per domarle - hanno distrutto gran parte dei documenti all’interno e reso i locali inagibili.

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Ferrante Aporti/2

22 aprile. È stata inaugurata una nuova sezione del carcere minorile, che porterà la capienza dell’istituto da 29 posti a 46. Il vescovo Nosiglia ha tagliato il nastro, ma, oltre a lui, erano presenti il sindaco Piero Fassino, il questore Antonino Cufalo e il capo del dipartimento della Giustizia Minorile Caterina Chinnici.

All’anagrafe

19 aprile. Una cinquantina di profughi che vivono da circa un mese nelle palazzine dell’ex Villaggio Olimpico hanno occupato l’ufficio dell’anagrafe centrale di Via della Consolata. Tra le richieste, quella della residenza, che non è possibile ottenere in una casa occupata.

Servi dei padroni

16 aprile. Due giovani vengono sorprese dalla Digos a oscurare le telecamere e a scrivere “servi dei padroni” sui muri della sede della Uil in via Bologna, e riescono ad abbrancarne una. L’arrivo immediato di alcuni compagni evita l’arresto, e quando ne arrivano altri i poliziotti vengono scacciati. Scornati, gli agenti andranno a farsi visitare al Cto; il parlamentare del Pd Esposito solidarizza con la polizia e chiede lo sgombero dell’Asilo; mentre la Uil incassa il complimento e tace.

Per non farsi fare la multa

16 aprile. Damiano De Padova, “assistente alla clientela” GTT e dirigente del sindacato autonomo dei trasporti, rende noto che dall’inizio dell’anno ci sono state 30 aggressioni a controllori e bigliettai (questi ultimi impegnati, sulle linee 3 e 4, a far pagare un ticket con maggiorazione a chi non l’ha comprato a terra). Dagli insulti alle ombrellate, passando per spintoni e semplice rifiuto di fornire le proprie generalità, il mestiere di fare le multe incontra una multiforme resistenza, ed è sempre più difficile.

Raid vandalico in Aurora

15 aprile. Nella notte ignoti vandalizzano una filiale dell’Unicredit in corso Brescia. Accanto alle vetrine in frantumi, la scritta “fuoco alle galere”. Per gli inquirenti il gesto sarebbe da ricollegare ai tre arresti avvenuti a Torino giovedì.

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Ferrante Aporti

14 aprile. “Due giorni di fuoco per il Ferrante Aporti”, così si è pronunciato Leo Beneduci, segretario del sindacato autonomo Polizia Penitenziaria OSAPP. Sabato, un giovane detenuto ha aggredito un secondino del carcere minorile, procurandogli una contusione guaribile in due settimane. La notte seguente, un improvviso black out ha reso più difficoltoso del solito il turno di servizio per il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Vigili

13 aprile. Porta Palazzo, arrestato con documenti falsi
Un uomo di origini polacche è stato arrestato in mattinata nella zona di Porta Palazzo in seguito ad un controllo effettuato dalla Polizia Municipale. Scettici riguardo all’autenticità dei documenti dell’uomo, i poliziotti hanno inviato la carta di identità e la patente al LAD - Laboratorio Analisi Documentali, che si serve di software sofisticati e innovativi, ed è presente in sole 3 città italiane, tra cui, appunto, Torino -, che le ha giudicate contraffatte. Di qui il fermo del veicolo sul quale viaggiava, il trasporto al Comando di Polizia e, infine, l’arresto.

Inconvenienti del mestiere

12 aprile. Lui e lei tornano a casa nel loro appartamento nel quartiere Lingotto, dopo il lavoro, e decidono di andare a cena fuori. Solo che lui è sottufficiale della Finanza e lei maresciallo della stessa Arma, e un proiettile le passa da una parte all’altra del viso, mentre si stanno preparando. Stando alle dichiarazioni, il finanziere, appena rientrato da un’operazione, si era dimenticato di svuotare il caricatore, lasciando un colpo in canna, che, accidentalmente, è partito. La donna è viva ma in situazioni critiche.

Il nuovissimo Ferrante Aporti

11 aprile. Un giovane detenuto ha appiccato il fuoco all’interno della sua cella. A renderlo noto è l’OSAPP, che ha fatto sapere che i secondini hanno tentato di spegnere le fiamme con i nuovi idranti ottenuti dalla ristrutturazione del carcere minorile (avvenuta circa un anno fa), i quali però non erano funzionanti. Le fiamme sono state comunque domate facendo ricorso agli estintori vecchi.

Case vuote

10 aprile. Qualche giorno fa un uomo di 44 anni è stato sgomberato da un alloggio vuoto che aveva occupato nel quartiere Regio Parco, e ha deciso di ritentare, occupando una delle case ATC vuote in Via Cravero.

Un anno

Diario

Eccoci arrivati ad un nuovo “terzo martedì del mese“, ad un anno esatto dall’inaugurazione di questa tattica questurina pensata per attaccare frontalmente la resistenza agli sfratti in città. “Martedì nero” per chi ci vede dentro solo l’ineluttibilità dell’ingiustizia e della repressione, inarrestabili quanto brutali; occasione per resistervi, per chi pensa che nulla in fondo debba essere dato per scontato e predeterminato. Due sguardi opposti su di una identica realtà, cui sono sottesi due ragionamenti differenti sui concetti di forza e di possibilità. Che poi ci si riesca davvero, a sviluppare forza e ad aprire possibilità, è un’altra questione ancora, altrettanto spinosa; e questo anno intero di “terzi martedì del mese” di elementi di riflessione su questi temi ce ne ha regalati a profusione. Vi promettiamo che ne parleremo presto più diffusamente - ora lasciamo spazio alla cronaca.

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macerie @ Giugno 18, 2013

Occupazione (e sgombero) in via Pisa

Diario

Sono le due e mezza di giovedì, quando il tam-tam dei solidali di Barriera e Porta Palazzo annuncia una nuova occupazione. È al numero 18 di via Pisa, in piena Aurora. È una struttura abbastanza grossa, con vari piani di uffici e due capannoni annessi, abbandonati da un bel po’: un bel posto per far rinascere “La Miccia”, sgomberata poco più di un mese fa. Passa poco più di un’ora, giusto il tempo di cominciare qualche lavoro e di far radunare un po’ di compagni davanti al portone quando, sorpresa!, arrivano le prime camionette. Uno sgombero deciso ed organizzato su due piedi: non si ha memoria di una situazione del genere in città in questi ultimi anni, e quindi occupanti e solidali vengono colti impreparati. Le camionette chiudono i quattro lati di via Pisa e di via Perugia intorno all’occupazione, la celere avanza a passo veloce verso la gente in strada, che non ha modo di difendersi e viene circondata facilmente. Gli occupanti salgono veloci sul tetto, ma le barricate non sono ancora pronte ed il tetto per di più è piatto e non consente alcuna resistenza ai celerini in arrivo. Nel giro di un’ora dall’arrivo della polizia è tutto finito, con poco meno di trenta persone identificate sul posto, le camionette che faranno la guardia all’edificio sgomberato ancora fino al giorno dopo, e la Digos a ronzare intorno ai luoghi di ritrovo dei compagni per tutta la notte. In serata, un piccolo corteo di compagni percorrerà le strade intorno per protestare - e questa volta la polizia si terrà lontana.

È presto, forse, per tirar fuori valutazioni definitive da questo episodio. Potrebbe essere, in effetti, che i questurini abbiano mangiato la foglia per tempo e abbiano avuto modo di organizzarsi con calma - e questo direbbe qualcosa sul livello di controllo messo in campo dalla repressione in città. Oppure potrebbe essere ancora che l’edificio in questione rivesta una qualche particolare importanza, che ignoriamo, giustificando un intervento tanto tempestivo - e questo direbbe qualcosa sulle capacità da parte della repressione di tutelare efficacemente e in qualsiasi momento snodi critici delle infrastrutture cittadine. Oppure, ancora, che in questo momento la Questura ha i mezzi a disposizione (almeno sei-otto camionette pronte ad intervenire, nel nostro caso) e l’ordine perentorio di stroncare subito ogni ripresa della lotta per le occupazioni e contro gli sfratti in quartiere, lotta sotto attacco già da un mese e mezzo. Ci sarà senz’altro occasione di farsi un’idea più chiara, e di riparlarne.

macerie @ Giugno 13, 2013

Cie di Caltanissetta, fuga con pietre, acqua e candeggina

Diario, Rassegna Stampa

Caltanissetta, 13 giugno 2013

«Rivolta al Cie di Caltanissetta con pietre, acqua e candeggina
I migranti tentano la fuga e lanciano sassi e il micidiale miscuglio contro le forze dell’ordine. Quattro agenti feriti, due algerini arrestati

 

Un gruppo di migranti, poco dopo la mezzanotte, ha tentato di scavalcare la recinzione. Nel frattempo, per favorire la fuga, altri stranieri hanno lanciato sassi e un miscuglio di acqua e candeggina contro le forze dell’ordine.

Tre agenti contusi, uno raggiunto agli occhi dalla candeggina e due algerini arrestati è il bilancio della rivolta. Cinque immigrati sono riusciti a scavalcare la recinzione alta circa 10 metri, con l’obiettivo di sparire nelle campagne.
Quattro di loro sono stati bloccati dopo avere sferrato calci e pugni agli agenti, costretti a ricorrere alle cure sanitarie presso l’ospedale Sant’Elia. Due algerini di 22 e 30 anni, tra i più violenti, sono stati arrestati per resistenza e violenza a pubblico ufficiale, mentre altri due sono stati denunciati a piede libero.

Repubblica Palermo

 

macerie @ Giugno 13, 2013

Ancora uno sfratto a sorpresa

Diario

Alle nove di mattina di martedì 11 giugno, due camionette della polizia si schierano in via Bibiana, in Borgo Vittoria, di fronte a un appartamento sotto sfratto. Nei mesi scorsi gli inquilini avevano già resistito a diversi tentativi di sfratto: l’ultima volta, tre mesi fa, avevano ottenuto in rinvio a luglio. Evidentemente, anche in questo caso qualche giudice ha concesso l’autorizzazione a eseguire uno sfratto a sorpresa. Ma gli inquilini riescono a barricarsi in casa e chiamano i solidali. Nel giro di pochi minuti, una trentina di persone si radunano in via Bibiana, e la polizia si schiera in mezzo alla strada per tenerli distanti. Ma poco dopo, gli inquilini escono in strada: una donna anziana viene portata via in taxi, e la polizia impedisce agli altri sfrattati di avvicinarsi ai solidali, per cui non si sa esattamente cosa sia successo. La polizia ha sfondato la porta? O sono bastate le minacce a farla aprire? Comunque sia, lo sfratto è ormai eseguito, e allora il presidio si allontana percorrendo in corteo le strade lì attorno, scandendo slogan, bloccando il traffico e informando i vicini di che cosa è appena accaduto quella mattina.

Nel corso della giornata poi, arrivano notizie da altri due sfratti per cui erano stati organizzati dei picchetti: uno a Lingotto, rinviato al terzo martedì di settembre; e uno a San Paolo, sospeso e quindi rimesso nelle mani di un giudice.

macerie @ Giugno 12, 2013

Non basta una firma - Capitolo 3

Diario

Dopo Marianna e Camille, ancora una volta la misura dell’obbligo di firma quotidiana in questura è stata tramutata in arresti, questa volta domiciliari. Da venerdì pomeriggio Simona, una compagna alle firme da marzo in seguito all’occupazione della sede degli ufficiali giudiziari, è stata messa ai domiciliari con tutte le restrizioni. La ragione? Una denuncia per aver resistito alla polizia durante un picchetto contro gli sfatti l’ultimo terzo martedì di maggio.

macerie @ Giugno 8, 2013

Misure cautelari

Diario

Mercoledì mattina gli agenti della Digos hanno portato Michele in questura con la scusa di dovergli notificare degli atti e l’hanno poi arrestato. L’accusa è di aver impedito l’arresto di un’amica, in concorso con Marianna (che rimane agli arresti domiciliari senza poter né vedere, né sentire nessuno) e un’altra persona, ancora ricercata dalla Polizia. Anche Camille, già sottoposta a misure cautelari, subisce una restrizione degli arresti domiciliari con le stesse accuse: non potrà più ricevere visite o comunicare con l’esterno, via telefono e posta.

Per scrivere a Michele:
Michele Garau
c/o Casa Circondariale “Lorusso e Cotugno”
via Pianezza 300
10151 Torino

macerie @ Giugno 6, 2013

Ancora tensioni nel Cie di Torino

Diario

Lunedì un ragazzo dell’area rossa è stato male dopo aver mangiato una scatola di tranquillanti; tramortito e incosciente viene portato all’ospedale, mentre i suoi compagni cominciano a protestare bruciando materassi e lenzuola. I militari intervengono con gli idranti per spegnere l’incendio, e già che ci sono inondano d’acqua anche la tenda sul tetto, tra le proteste dei ragazzi che oramai da nove giorni vivono lì.
Come sempre però le proteste di un’area si diffondono velocemente anche nelle altre. In serata anche nell’area blu e nell’area bianca i reclusi fanno casino e bruciano materassi. Niente di troppo grosso, sembrerebbe. Le informazioni da dentro sono un po’ confuse e non si riescono ad avere notizie precise. L’unica cosa sicura è che dentro la misura è colma, la tensione alta, i militari e i poliziotti esausti e nervosi. Un bel modo per iniziare la stagione calda.

Ascolta un’intervista con un recluso nel Cie di Torino, oppure scarica il file mp3.

macerie @ Giugno 4, 2013

Cie di Torino: il direttore chiede scusa

Diario

Serata movimentata al Cie di corso Brunelleschi: tutto nasce nell’area blu, quando un poliziotto apostrofa con fare beffardo un ragazzo che sta pregando. Il gesto causa in improvviso moto d’ira in tutta la sezione:  i reclusi gridano, poliziotti, militari e crocerossini vengono insultati pesantemente, e qualcuno comincia ad appiccare il fuoco ai materassi e alle lenzuola. In un attimo la rivolta si estende anche all’area gialla e all’area bianca, dove i ragazzi cominciano ad urlare e a bruciare quello che capita loro sottomano. Il direttore del centro arriva addirittura a chiedere scusa ai reclusi per la mancanza di rispetto che hanno dimostrato i poliziotti, ma questo non basta a far calmare le acque. Sarà che nella mattinata la polizia aveva effettuato pesanti perquisizioni in tutte le aree, presentandosi con scudi e manganelli alla ricerca di non si sa cosa, sarà che i due ragazzi sul tetto dell’area rossa continuano tenaci la loro protesta e il loro sciopero, ma non bastano certo due parole per far dimenticare le quotidiane umiliazioni o a far sbollire la rabbia. Per una buona mezz’ora dentro il centro si continuano a bruciare materassi e lenzuola, mentre fuori dalle mura una trentina di solidali si uniscono al casino con petardoni, slogan e battiture.

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Dopo circa un’ora la situazione sembra tornata alla normalità, quando alcuni poliziotti fanno irruzione nell’area gialla con fare minaccioso e si mettono a malmenare alcuni uomini colpevoli di aver fatto troppo casino. Ma la risposta dei reclusi non si fa attendere e i ragazzi dell’area bianca cominciano a lanciare pietre e bottiglie di acqua contro i celerini nell’area adiacente, facendoli indietreggiare.

In effetti in molti da dentro riferiscono che i ragazzi dell’area bianca siano i più vivaci ed incazzati. Forse perché sono in tanti, forse perché la sezione nella quale risiedono è nuova e con tutto il mobilio ancora intatto, forse perché parlano poco italiano e sono il bersaglio privilegiato delle angherie poliziesche, ma hanno dimostrato un coraggio e una tenacia che i poliziotti farebbero bene a non sottovalutare.

macerie @ Maggio 30, 2013

La difesa della proprietà

Diario

Alle 6.30 della mattina di martedì 28 maggio, la polizia ha sgomberato la casa di corso Principe Oddone 94 bis, occupata quasi tre settimane prima. Sei occupanti sono stati denunciati, due sono stati rilasciati immediatamente, gli altri quattro sono stati portati in questura per ricevere fogli di via da Torino o dall’Italia. In attesa di ulteriori aggiornamenti, ascolta il racconto di un occupante al telefono con Radio Blackout 105.250.

macerie @ Maggio 28, 2013

In due sul tetto del Cie di Torino

Diario

Da sabato 25 maggio, due reclusi del Cie di corso Brunelleschi a Torino sono saliti sul tetto per resistere alla deportazione in Tunisia (che sarebbe dovuta avvenire via mare, su una nave in partenza dal porto di Genova). Intenzionati a restare lassù, per passare la notte e ripararsi dal freddo si sono costruiti una specie di tenda. In serata, un gruppo di solidali ha salutato la loro resistenza con slogan e fuochi d’artificio, dileguandosi prima che la polizia potesse identificarli.

Aggiornamenti 27 maggio.

ore 12 - I due ragazzi dell’area rossa sono ancora sul tetto. Da stamattina hanno iniziato uno sciopero della fame, e qualcuno di altre sezioni si è unito allo sciopero. Dicono che non scenderanno finché non parleranno col console o con l’ambasciatore  Ogni tanto il direttore del centro con i vari poliziotti, crocerossini e militari passano sotto cercando di convincerli a scendere. Ma per tagliare corto i due ragazzi han deciso che non parleranno più italiano e se qualcuno vuole comunicare con loro deve almeno imparare l’arabo.  Per ogni cosa comunque i due si fanno aiutare dagli altri dell’area. La rossa è una sezione quasi del tutto svuotata, dopo le rivolte degli ultimi mesi. Ora sono rimasti in sette, e sono tutti solidali con i ragazzi del tetto. Sono loro infatti  che hanno passato le lenzuola e i lacci per costruire la tenda che fa bella mostra di sé sotto il sole di questi giorni, e sono sempre i loro compagni che li riforniscono d’acqua da bere e per lavarsi.

ore 21 - Un gruppo di venti di solidali ha salutato rumorosamente i reclusi del Cie, in particolare i due ragazzi che da sabato resistono sul tetto dell’area rossa. Un quarto d’ora di baccano intorno alle 19.30, con slogan, petardi e battiture sui pali. Per sedare sul nascere ogni tentativo di risposta dei reclusi, la polizia si è schierata con caschi e manganelli, ed è entrata minacciosa nell’area bianca, dove i reclusi stavano gridando. Ascolta una telefonata con un recluso del Cie di Torino, oppure scarica il file mp3.

macerie @ Maggio 26, 2013

Fuga dal Cie di Trapani

Diario

Nella notte tra giovedì e venerdì 24 maggio, dieci reclusi del Centro di identificazione ed espulsione di Trapani Milo hanno tentato la fuga. Di questi, sette sono riusciti a far perdere le proprie tracce, mentre tre di loro sono stati fermati dalle forze dell’ordine. Uno di essi, precipitato in un canale pieno di melma, è stato catturato da due militari, accompagnato in ospedale e successivamente riportato dietro le sbarre.

macerie @ Maggio 26, 2013

L’attacco

Diario

All’alba di martedì 21 maggio, a quasi un anno dal primo “terzo martedì del mese”, sull’onda lunga di un attacco che dura da più di un mese, per la prima volta la polizia ha caricato due picchetti anti-sfratto nella Barriera di Milano. E lo ha fatto in modo di essere sicura che l’operazione fosse il più veloce possibile, schierando una dozzina di camionette e un centinaio di poliziotti in assetto antisommossa.

La prima casa ad essere assediata è in via Soana, alle sei del mattino: le barricate vengono divelte in fretta perché i solidali, colti a tenaglia e di sorpresa, si barricano in casa. La porta viene sfondata mezz’ora dopo, e al termine dell’operazione sedici persone vengono fatte uscire in strada e portate in questura.

La notizia dell’attacco arriva immediatamente al picchetto in via Ceresole, dove sfrattandi e solidali si preparano alla resistenza, chiudendosi il portone alle spalle per non indietreggiare. La polizia arriva poco prima delle sette, e accerchia le barricate di cassonetti. I resistenti parano i colpi dei manganelli con uno striscione rinforzato, le barricate tengono, qualche vicino solidale tira sulla polizia una bella secchiata d’acqua. Temendo che il corpo a corpo durasse troppo a lungo, o che magari dai balconi potesse piovere qualcosa d’altro, un poliziotto in borghese del commissariato di Porta Palazzo dà l’ordine di usare il gas lacrimogeno, e si allontana veloce. Un candelotto a frammentazione viene tirato oltre i cassonetti, e la nube avvolge tutti: i celerini mollano la presa sui cassonetti e i resistenti escono un po’ per volta dalle barricate. Quando la nube di fumo si dirada, la polizia invade il condominio e dopo pochi minuti sfonda la porta dell’appartamento. Eseguito lo sfratto, 24 persone vengono portate in questura. Sono le 7.30 del mattino.

Nel frattempo, un terzo picchetto attende l’attacco in corso Novara, ma lì la polizia non arriva. Arriva invece, in mattinata, l’ufficiale giudiziario a concedere una proroga fino a settembre.

Nel corso della giornata, dall’una di pomeriggio fino alle otto di sera, tutti i quaranta fermati vengono rilasciati. Trentasette di loro vengono denunciati per resistenza a pubblico ufficiale. Per i non residenti a Torino, viene emesso un foglio di via; per i non italiani, un foglio di espulsione dall’Italia.

Ascolta una diretta a caldo sugli sfratti di martedì 21 maggio, e un commento del giorno seguente, in due interviste telefoniche realizzate da Radio Blackout 105.250 Fm.

macerie @ Maggio 22, 2013

Panni Sporchi

Discorsi da bar

Panni sporchi

Giusto un paio di giorni fa un redattore di //Macerie e storie di Torino// si trovava a passare per piazza *** quando vi ha incrociato G., un compagno che è di casa in quel quartiere.

G. è giovane giovane, entusiasta di tutto e assetato di esperienze, non ancora intruppato in alcuna delle conventicole più o meno sovversive che punteggiano la città. A noi i giovani piacciono così: che saltellino a destra e a manca per un po’, che si affinino il naso nelle iniziative, e che scelgano con calma e a ragion veduta quali saranno i loro compagni senza stare a prestare giuramento alla prima bandiera incontrata per la via - tantomeno alla nostra, s’intende.

Contento di vederlo, il nostro redattore si è fermato a fare quattro chiacchiere con lui; e visto che quelle quattro chiacchiere han promesso subito di volgersi in qualcosa di più impegnativo, i due si sono accomodati dietro il bancone di uno dei bar della piazza. Il tema della discussione è presto detto: l’idea che sta circolando in queste settimane in alcuni degli ambienti militanti torinesi, raccontata da G., di costituire una rete che allarghi il fronte della resistenza agli sfratti in città. Una “Rete sociale” che dovrebbe arrivare a coprire ogni quartiere, con sportelli decentrati ma anche iniziative comuni. Non una cosa che nasce dal niente, per carità; di gruppi che si occupano di sfratti a Torino ce ne sono già e poi c’è a disposizione quella piccola galassia di collettivi, sezioni di partito e sindacati di base che abitualmente fanno altro ma che periodicamente si incontrano, si scontrano, si lasciano e si reincontrano: ognuno ora si vedrebbe assegnata una zona da seguire, pur sotto la supervisione “tecnica” di chi ha più esperienza in questo campo. Sarebbero già quasi pronti, da quel che si dice, manifesti e volantini; e pure si starebbe pensando a presentarsi al grande pubblico, indicendo già nelle prossime settimane un bel presidio sotto al Municipio.

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macerie @ Gennaio 5, 2013

Facciamo il punto sul CIE di Gradisca

Panni sporchi

Completamente condivisibile l’intervento di Macerie (…). E’ come se fosse la pubblicazione della serrata critica che stiamo conducendo per evitare la deriva istituzionale e lo snaturamento di quella che è stata la lotta contro il CPT di Gradisca che ha visto impegnato per alcuni anni un movimento variegato composto da varie anime, compresa quella cattolica. E’ proprio per tale motivo che già questa estate siamo ritornati in Piazza a Gradisca a fare un nuovo ulteriore presidio-volantinaggio, dopo che, nel 2004-5-6 ne abbiamo fatti nuomerosi. E’ grazie ad una mobilitazione capillare ed insistente che a Gradisca e nell’isontino, la percezione dell’ex-CPT, ora CIE, c’è e si è sedimentata come negativa in larga parte della popolazione.

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macerie @ Dicembre 23, 2010