Il Marconista

Ne Il Marconista vi proponiamo alcuni contributi audio che alle nostre orecchie sono sembrati interessanti. Racconti di vicende più o meno distanti nel tempo e nello spazio, rapidi sguardi su piccoli pezzi della realtà che ci circonda e anche approfondimenti su questioni che non siamo soliti affrontare in questo blog. Interessanti, non necessariamente condivisibili in tutte le valutazioni che vengono proposte o nelle suggestioni che queste parole possono suscitare. A fianco di quelli realizzati da compagni o frutto di considerazioni critiche, troverete anche le voci di analisti, studiosi o giornalisti al soldo di qualche ente o azienda. Anche voci del nemico, insomma, che hanno tutto l'interesse a far funzionare questa società organizzata sullo sfruttamento e l'oppressione. Tutte insieme queste voci possono fornire spunti, punti di vista o anche semplici informazioni importanti per chi lotta. Buon ascolto.

Ascolta tutti i contributi radiofonici

Dirty boulevard

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Nel gennaio del 2014 a Gamonal, quartiere popolare della spagnola Burgos, la lotta contro la costruzione di un nuovo boulevard si diffonde tra la maggior parte degli abitanti e brucia in fretta, con determinazione, fino a decretare il ritiro del progetto da parte delle istituzioni. Abbiamo sviscerato il racconto degli accadimenti ma soprattutto alcuni passaggi critici e interessanti con un compagno del posto: il rischio di recupero del conflitto da parte dei partiti e delle associazioni locali in cerca solo di un’onda da cavalcare per accumulare consenso; le modalità organizzative della lotta; l’intervento più o meno ragionato di alcuni compagni presenti da tempo in quel quartiere; le caratteristiche di una città che sembra  aver mantenuto la sua “vocazione” industriale e il conseguente tessuto sociale; una rete di rapporti di vicinato forgiata dal fuoco di numerose precedenti battaglie.

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Reclusione ad alta quota


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Continuano le audio-passeggiate de Il Marconista sui sentieri dello scenario montano che, sbirciando tra gli scorci di borghi disabitati e spazi in disuso, questa volta si imbatte nei progetti di chi vorrebbe creare nuove forme e strutture funzionali alla detenzione. Non più il maxicarcere che, oramai da quarant’anni, regna sull’architettura della reclusione, ma forme più piccole e diffuse, a minore impatto economico, in grado di integrare detenzione, lavoro “utile” sottopagato e riutilizzo di borghi montani abbandonati.

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Sentieri di sfruttamento

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Dietro ogni cartolina si celano quei colpi di piccone e scalpello che trasformano una materia informe o oramai obsoleta in un quadretto armonico, dove ogni elemento sembra superare le rigidità e le repulsioni reciproche. E’ in quest’ottica che va letto il progetto di ricerca e promozione culturale ad opera della Compagnia di SanPaolo denominato “Torino e le Alpi”, così come la narrazione elaborata dall’associazione Dislivelli alle origini del progetto. Uno degli obiettivi propagandati sarebbe quello di intrecciare il profitto derivante da un nuovo “turismo sostenibile” con il lavoro gratuito o sottopagato dei richiedenti asilo, dislocati nei vari centri di seconda accoglienza dei comuni alpini. […]

Dalla frontiera alla metropoli

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Lo smantellamento delle tendopoli e degli enormi baraccati eretti a ridosso delle frontiere cosiddette “calde” sta giungendo come una secchiata di acqua gelida per migliaia di persone migranti che riponevano da molti mesi, se non anni, una strenua speranza nell’attraversamento della frontiera. Lo sgombero della jungle di Calais non fa eccezione, tuttavia tra le cataste di laminati e le tende sventrate molte persone si sono lasciate alle spalle questo delta di rottami per riversarsi nelle città, iniziando ad arrangiarsi dando vita anche ad accampamenti abusivi, come nel caso della stazione del metrò Stalingrad a Parigi. Proprio qui, facendo i conti con l’amarezza di dover ricalcolare in fretta le proprie aspettative perché costretti a restare, hanno deciso di provare a lottare: non più per la propria possibilità di movimento ma per soddisfare i primi bisogni di vita.

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La “costruzione” dell’immaginario alpino

 

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Le alpi non sono sempre state passibili dello stesso sguardo. A partire dalla fine del XVIII secolo l’ambiente montano viene investito da un nuovo tipo di rappresentazione che coincide temporalmente con l’affermarsi dell’importanza dei contesti urbani. Da quel momento la montagna, prima vista come paesaggio disarmonico se non financo come ostacolo fisico, diventa meta turistica e oggetto del sapere geografico e successivamente di quello della pianificazione territoriale.

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Corrispondenze veneziane

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Sono stati due anni intensi quelli che a Venezia hanno visto un gruppo di compagni intrecciare le loro vite, le loro penne e le loro voci con chi era rinchiuso dietro le mura di Santa Maria Maggiore. Un carcere incuneato nell’isola storica, a due passi dalle vetrine e dai turisti, attraversato da un fremito di lotta sfociato in rivolta, capace di propagarsi anche in altre strutture del veneto.

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La miglior difesa

Se la miglior difesa è l'attacco, allora la migliore solidarietà a chi viene arrestato o indagato è continuare a portare avanti la lotta che le operazioni repressive vorrebbero ostacolare. E dopo gli arresti di Chiara, Mattia, Niccolò e Claudio, e, successivamente, quelli di Francesco, Lucio e Graziano, in tanti stanno praticando questa idea in modi diversi, dimostrando anche come le occasioni di opporsi al Tav, e a chi lo sostiene, si trovino ovunque.

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Fiamme e sabbia

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17 gennaio. Borzoli (Ge). Nella notte vengono sabotate due ruspe all’interno del cantiere del Terzo Valico. Una viene incendiata, alla seconda viene invece danneggiato il motore con la sabbia.

Capodanno

31 dicembre. Giaglione. Dopo la cena al presidio di Venaus, alcune decine di no tav  si dirige al cantiere di Chiomonte per salutare l’anno nuovo con slogan e una battitura alle recinzioni. Le forze dell’ordine rispondono con i gas lacrimogeni.

Striscione

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22 dicembre. Valpolcevera. Il giorno dopo la sentenza d’Appello per Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò viene appeso uno striscione sui muri della centrale del latte da tempo inutilizzata, poco distante dai cantieri del Terzo Valico dell’Alta Velocità.

Pol.G.A.I.

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18 dicembre. Brescia. Una pentola a pressione contenente 8 kg di polvere nera esplode davanti all’ingresso della sede della Scuola Pol.G.A.I., la scuola di Polizia Giudiziaria, Amministrativa e Investigativa, danneggiando la porta. L’esplosione viene dedicata, tra gli altri, anche a Nicco e Chiara.


Diritto e Rovescio

Un bel pugno in faccia

27 giugno. Sul 4, mentre attraversa Barriera di Milano, un giovane ragazzo nero si difende dalle provocazioni di un fascista colpendolo con un pugno in faccia. Il fascio è costretto a scendere dal tram, sanguinante, guardato torvo da parecchie persone; nonostante ciò continua a recitare il saluto “Sieg Heil”.

Esasperazione

27 giugno. Alla sede dell’Inps in corso Giulio Cesare 290 una donna si dà fuoco agli sportelli. È da sei mesi che è stata lincenziata, poichè il servizio di pulizie che offriva da dieci anni a una birreria è stato esternalizzato. Ed è da sei mesi che è rimasta incastrata in procedure burocratiche che non le permettono di ottenere l’indenizzo di disoccupazione che gli spetta. All’ennesima richiesta di paziente attesa da parte degli impiegati Inps la signora si è cosparsa di alcol e si è data fuoco. Ora è in pericolo di vita.

Periferie sicure

26 giugno. Nell’ambito di un’operazione a carattere nazionale che ha interessato 13 città italiane, tra il 15 maggio e il 3 giugno si è intensificata l’attività di controlo delle forze dell’ordine anche nei quartieri periferici e in quelli della movida torinesi. Il bilancio in città è di 1059 persone controllate di cui 58 denunciate a piede libero e 22 arrestate. 14 le persone trovate senza i documenti in regola per le quali è stata avviata la procedura di espulsione. Sequestrati inoltre ingenti quantità di sostanze stupefacenti e comminate 43 multe a 35 esercizi commerciali.

Dalla gru

20 giugno. Un uomo si arrampica sulla gru posizionata tra corso Vigevano e via Cigna per protestare contro l’affidamento dei propri figli. È rimasto per tre ore in cima all’argano, vestito da V per vendetta, con uno striscione e un megafono, accusando il sindaco di Torino e le forze di polizia dell’ingiustizia della sua attuale condizione.

Evasione e giustizia fai-da-te

16 giugno. La signora rom arrestata per aver investito un uomo in scooter lungo strada dell’areoporto è evasa dal carcere. La famiglia del motociclista e coloro che si sono mobilitati dopo l’incidente dello scorso maggio assieme ai militanti di Casapound e Forza Nuova per chiedere la chiusura definitiva e lo sgombero di tutti i campi nomadi di Torino, ora, dichiarano di offrire una taglia sulla testa della fuggitiva e di impegnarsi direttamente nelle ricerche.

Rabbia Frocia

16 giugno. Durante la notte sono comparse delle scritte sui muri del Cinema Massimo, in piazza Palazzo di Città e sui muri del deposito GTT di corso Trapani contro il Lovers Film Festival e il Piemonte Pride: “LA NOSTRA RABBIA NON È UN FESTIVAL”, “LA NOSTRA RABBIA NON SI COMPRA”, “I CONFINI NON SONO UN CLAIM”.

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[…]

Solidarietà interregionale

10 giugno. Giorno di sciopero per i lavoratori di H&M dei negozi di via Roma, di Beinasco e dell’Area 12. Molto alta l’adesione per un’iniziativa di protesta contro i licenziamenti collettivi annunciati dall’azienda in tre punti vendita di Lombardia e Veneto. È la prima volta che l’azienda prende una simile iniziativa e non sembra intenzionata a ricollocare nessun lavoratore mentre apre nuovi punti vendita. L’obiettivo sembra essere quello di liberarsi di dipendenti assunti prima dell’introduzione del Jobs act per sostituirli con altri meno tutelati.

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10 giugno. Un presidio organizzato da Casa Pound e dal comitato Noi di Barriera si è svolto a qualche decina di metri dal campo rom di via Germagnano per chiederne la chiusura. La polizia in assetto antisommossa si è schierata per evitare contatti tra i manifestanti e gli abitanti del campo.

Alcol free

9 giugno. Entra in vigore il divieto di vendere bevande alcoliche da asporto, dalle 20 fino alle 6 del mattino, per gli esercizi commerciali di
piazza Vittorio, San Salvario e Vanchiglia. L’ordinanza terminerà il 30 settembre e prevede la chiusura da 7 a 30 giorni per i trasgressori.

Italia-Israele

8 giugno. Presentato ieri, al 32esimo piano del grattacielo di Intesa San Paolo, un rapporto della Fondazione Studi Ricerche sul Mezzogiorno che individua nell’agritech e nell’industria portuale i due settori più promettenti di interscambio tra Italia e Israele. Nell’ambito dei rapporti tra i due Paesi la città di Torino svolge un ruolo di primo piano come testimoniano la presenza all’incontro di esponenti del Politecnico, della Camera di Commercio e della Compagnia di San Paolo. Particolarmente attiva naturalmente la banca Intesa che recentemente ha siglato importanti accordi con la Camera di Commercio israeliana, con la banca Leumi e con il centro di innovazione The Flor di Tel Aviv.

Buste in tribunale

7 giugno. Due buste contenenti polvere da sparo, fili elettrici e batterie sono state intercettate nel locale di smistamento della corrispondenza del tribunale di Torino. Indirizzate ai pm Antonio Rinaudo e Roberto Sparagna sono state aperte da agenti del reparto artificieri.

Attorno a via Germagnano

31 maggio. È durato quattro ore, fin dopo la mezzanotte, il blocco a intermittenza del traffico su corso Vercelli da parte di alcune persone che vivono nei pressi di piazza Rebaudengo. A scatenare la protesta alcuni roghi di rifiuti appiccati nei pressi del campo rom di via Germagnano. Le persone scese in strada avrebbero tentato anche di dirigersi verso il campo, senza riuscirci per l’intervento di un cordone di poliziotti in tenuta antisommossa che hanno bloccato gli accessi.

Guardie e commessi in blocco

29 maggio. Due ore di blocco dei cancelli davanti al centro di distribuzione della Lidl di Volpiano hanno impedito l’ingresso e l’uscita di una ventina di camion. A portare avanti la protesta una cinquantina di dipendenti della Securpolice, azienda di vigilanza, e della Sigilog, società  specializzata nella logistica, che lavorano in appalto nei discounts. Alcuni lavoratori sono arrivati anche da altre regioni per protestare contro i bassi salari e i ritardi nei pagamenti. La strada è stata liberata dopo l’intervento di un legale del Lidl che ha promesso un incontro con i responsabili delle due società appaltatrici.

Daspo urbano

29 maggio. Due ragazzi ventenni di origine egiziana rischiano di essere colpiti dal Daspo urbano, il provvedimento, contenuto nel cosiddetto decreto Minniti, che consente di interdire l’accesso a determinate zone della città a chi vi commette reati. Il quartiere da cui potrebbero essere banditi è quello di San Salvario in cui avrebbero strappato una collanina d’oro dal collo di un passante.

Rioccupato il Fenix

13 maggio. Occupato uno stabile di proprietà del comune all’interno dei Giardini Reali all’angolo con via Rossini. L’edificio era già stato occupato e sgomberato nel 2005 in vista delle Olimpiadi invernali dell’anno successivo.

Per delle scritte

13 maggio. La polizia politica è arrivata all’una di notte a bussare alle porte di due case, di quattro militanti, per delle perquisizioni. Era alla ricerca di materiale collegabile alle scritte vergate sulle mura del Tribunale. Le scritte sono comparse alla fine di marzo, dopo la sentenza espressa dal giudice Minucci; un volontario della Croce Rossa accusato di violenza sessuale verso una collega è stato assolto poiché, secondo la togata, la donna non avrebbe gridato abbastanza, avrebbe detto solo “basta”. Sono stati requisiti abiti, materiale da decorazione e apparecchi elettronici.

Sciopero al museo

13 maggio. Mentre si preannuncia il boom di arrivi in città per i prossimi eventi culturali, i lavoratori di alcuni musei civici, quello della Montagna, Lombroso e dell’Anatomia umana e della Frutta, del Risorgimento, Diffuso 900 e del Polo universitario, hanno proclamato la loro prima giornata di sciopero. La mancata conferma dell’appalto alle cooperative che gestiscono i servizi museali da parte dell’amministrazione comunale causerà licenziamenti di massa e calo degli orari lavorativi. Hanno partecipato allo sciopero l’80 per cento dei lavoratori, facendo chiudere alcuni musei, lasciandone altri sguarniti di personale; si sono riuniti in presidio, prima sotto il museo del Risorgimento, poi davanti al palazzo del Comune.

Sequestri in Centro

11 maggio. Nell’ambito di un’operazione di contrasto ai venditori abusivi in centro città, uomini della Polizia e della Municipale identificano sei ambulanti senegalesi e li denunciano a piede libero. Ai sei vengono inoltre sequestrati 500 pezzi tra borse, ombrelli, giubbotti, occhiali etc. e comminate multe per 30mila euro.

Gazebo a 5 Stelle

6 maggio. Contestati alcuni militanti del Movimento 5 Stelle presenti con un gazebo nella piazza del mercato di Borgo Vittoria. Ai grillini vengono ricordate le parole di apprezzamento del sindaco Appendino nei confronti del pm Rinaudo e delle forze dell’ordine, dopo gli arresti di mercoledì scorso di sei compagni, e le politiche a favore dei poteri forti della città portate avanti dalla giunta pentastellata.

Controlli in Barriera

4 maggio. Nel corso della serata, agenti del commissariato e del reparto Prevenzione Crimine effettuano controlli straordinari in diverse aree del quartiere. Delle persone identificate una decina di immigrati vengono accompagnati presso l’Ufficio Immigrazione della Questura. Controllati inoltre diversi esercizi pubblici tra cui un african market di via Montanaro, un centro scommesse in via Scarlatti, un bar in via Banfo e un phone center in via Leinì.


Primo maggio senza ordini

1 maggio. Nonostante la festa dei lavoratori sia lentamente diventata negli anni una vera e propria celebrazione del Lavoro, questa volta qualcuno ha voluto ricordare ai propri padroni che non sempre si è disposti a subire qualsiasi condizione di sfruttamento. I fattorini di Deliveroo, azienda del food delivery da poco sbarcata a Torino, hanno rifiutato per tutta la serata di rispondere agli ordini causando così l’interruzione del servizio. Tra le rivendicazioni esplicitate all’azienda c’è una diversa gestione dei turni e un monte minimo di 10 ore garantite, a settimana, per ogni rider.

Una città costosa

24 aprile. Secondo un’indagine effettuata da Federconsumatori e Abusdef sui costi della vita nelle quattordici città metropolitane italiane Torino è la seconda più cara d’Italia. L’indice misurato è quello delle spese sostenute dalle famiglie per usufruire dei servizi essenziali, ossia trasporti locali, assistenza sanitaria, asili nido, raccolta rifiuti, fornitura gas, elettricità, acqua e tributi locali. La spesa media di una famiglia torinese tocca quasi i 3mila euro annui. I costi più importanti che deve affrontare sono dovuti all’istruzione, ai trasporti e al servizio idrico; in città la retta media dell’asilo nido è di 356 euro al mese, ben al di sopra dei 232 euro che la stessa famiglia pagherebbe a Milano.

In un altro angolo

23 aprile. È il primo giorno in cui i venditori del suq distendono i loro teli ed espongono merce e chincanglierie in via Carcano, a ridosso del parco della Colletta. Sul perimetro dell’area mercatale oltre al camper dell’associazione Vivi Balon e i suoi uomini in pettorina gialla, si concentrano vigili, parecchi poliziotti in borghese e un gruppo di alcune decine di abitanti del quartiere decisi a continuare la polemica sullo spostamento del mercato domenicale nella loro zona. Nella via attigua sono disposte due camionette di celere, nella restante zona limitrofa una fiumana di gente arriva sul posto. Nel gran via vai degli affluenti all’area Patrizia Alessi con altre tre persone si aggira a fotografare la merce di dubbia provenienza, mentre un venditore ambulante di cibo rimane a lato discutendo con un uomo della pubblica amministrazione. Oggi non potrà lavorare poichè risulta senza l’adeguata licenza.

Sciopero made in Italy

19 aprile. I lavoratori della Giorgio Armani Operations di Settimo Torinese hanno scioperato per due ore contro l’annuncio di 110 esuberi su 184 operai proclamato dall’azienda. Per giovedì 20 aprile è prevista l’uscita anticipata dei lavoratori dallo stabilimento.

Alta Sicurezza

19 aprile. Il Cpr di corso Brunelleschi si specializzerà nella reclusione di quegli immigrati “irregolari” ritenuti più pericolosi. Uomini e donne già colpiti da lunghe pene detentive o sospettati di avere legami con il terrorismo islamico. Secondo il Prefetto Renato Saccone, il Cpr torinese inizierà a svolgere a pieno questa funzione solo quando apriranno tutti i Centri di Permanenza per il Rimpatrio previsti dalla legge Minniti.

Contro i tagli

19 aprile. Non si ferma la lotta delle lavoratrici del servizio di pulizia delle Molinette che dopo aver accusato il colpo delle lettere di trasferimento inviate dalla Dussmann a diverse di loro, tornano a protestare. Dopo il rapido blocco del traffico su corso Bramante di venerdì, martedì alcune lavoratrici si sono incatenate ad una panchina del cortile delle Molinette mentre l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta interveniva ad un convegno sulla salute mentale nell’ospedale torinese, mentre mercoledì sono andate sotto gli uffici della Regione assieme alle dipendenti della società “La lucentezza srl” che protestano anche loro per un pesante taglio sul monte orario. La società, che ha ridefinito i tempi di lavoro riducendoli del 46%, ha l’appalto anche per tenere puliti gli uffici del consiglio regionale. 

Big brother is watching better

18 aprile. La sindaca Chiara Appendino, che ha le deleghe alla polizia municipale e alla sicurezza, ha annunciato l’istallazione di undici impianti di videosorveglianza di ultima generazione nei punti sensibili della città, ossia a Porta Palazzo, San Salvario, Mirafiori e Vallette. La spesa è di 500mila euro e fa parte del progetto “AxTo”, l’azione sulle periferie messa in piedi dalla giunta pentastellata. Le telecamere saranno digitali ad alta definizione adatte a luoghi scarsamente illuminati, dotate di sistemi di “intelligent video” in grado di dare allarme in maniera diretta alle stazioni di polizia nel caso di comportamenti anomali delle persone riprese. Il fronte del controllo e della sicurezza è in sperimentazione continua, esiste una piattaforma virtuale condivisa di interscambio di dati e conoscenze tra Lione e Torino e la volontà è di arrivare a una sorveglianza dinamica con sistemi a connessione avanzata con fibra 4 o 5G. Inoltre, nel progetto, sarà stimolata la sicurezza partecipata: chiunque potrà inviare i filmati ripresi per mezzo smartphone, tablet e telecamere private istallate nel proprio condominio o negozio attraverso canali già esistenti.

Da Finale a Torino

17 aprile. Un gruppo di sessanta teenager ritornando da una gita fuori porta in Liguria a bordo del regionale Ventimiglia-Torino ha seminato il panico tra gli altri passeggeri. La nutrita comitiva tentava di sfuggire al controllo del bigliettaio, ha disturbato e preso in giro gli altri passeggeri e danneggiato i suppelletili del treno. Dopo una fermata forzata a Cengio, dove qualcuno dei ragazzi viene controllato e fermato dai carabinieri, la maggior parte è risalita sul mezzo alla volta della città. Il disturbo impertinente è continuato fino allo sbarco nella stazione di Porta Nuova dove i ragazzi sono stati costretti a scappare a gambe levate poichè erano presenti cordoni di polizia ad attenderli. La stazione è rimasta inoperosa per venti minuti. Le linee che collegano la città a località di mare, in primavera ed estate, sono spesso attraversate da gruppi di persone che tentano di superare ogni controllo durante il viaggio. La polizia ferroviaria ha deciso di rispondere a questa emergenza disponendo agenti a presidio di tutte le stazioni a rischio lungo la tratta Torino-Ventimiglia.

Trasferimenti

13 aprile.  La Dussmann, società appaltatrice del servizio di pulizie presso l’ospedale delle Molinette e all’ Asl To 1, ha deciso di inviare numerose lettere di trasferimento alle dipendenti che hanno recente partecipato allo sciopero e alle proteste contro il taglio del 33 per cento delle ore di lavoro imposto dalla dirigenza. Il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino ha espresso disappunto, auspicando che “la società riveda la sua decisione”.

Un po’ più in là

9 aprile. Sfrattati dall’area attorno via Monteverdi, decine di ambulanti del Suk si spostano di un centinaio di metri e occupano l’area di largo Bologna per esporre le loro mercanzie. Banchi, teli e gazebo ricoprono i marciapiedi e il prato antistante sotto gli occhi degli agenti della Polizia Municipale. Il mercato della domenica dovrebbe restare senza una sede ufficiale anche per la prossima domenica prima di spostarsi, stando alle indicazioni del Comune, in via Carcano.

Risciò

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9 aprile. Il nuovo mezzo per il trasporto dei turisti è stato presentato in piazza Palazzo di Città. Si tratta di un risciò a tre ruote condotto da un pedalatore, trasporterà due passeggeri in un tour della città per 15, 30 o 60 minuti. È il frutto di una start up ideata da un gruppo di attivisti della ciclabilità, selezionata dal bando FaciliTO Giovani di Torino Social Innovation.

Non è Street Art

 

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5 aprile. Nel quartiere Aurora qualcuno approfitta della notte per imbrattare alcuni punti della riqualificazione del quartiere. Sui muri di quella che sarà “La scuola possibile”, sulle vetrate di un ufficio della SanPaolo, sui portoni dei nuovi palazzi residenziali di lusso, sulla facciata della Nuvola Lavazza e sullo IAAD, la vernice sporca e ricorda il ruolo di certi luoghi nella guerra ai poveri della zona.

[…]

8 anni

5 aprile. Un Daspo della durata di otto anni è stato disposto contro un ultrà della Juventus appartenente al gruppo Viking. Il provvedimento è legato a una denuncia per istigazione a delinquere presentata dalla Digos. L’ultrà sarebbe l’autore di numerosi post apparsi su Facebook con offese e insulti verso le forze dell’ordine, i cui agenti vengono a volte indicati con fotografie e generalità complete.

Elettrodomestici probatori

4 aprile. In seguito a ripetute segnalazioni dell’Enel su anomali consumi di corrente nella zona di Gerbole, tra Rivalta e Orbassano, i carabinieri della locale stazione hanno rilevato degli allacci abusivi in una villetta. Oltre a rimuoverli e denunciare il proprietario, gli uomini dell’Arma hanno sequestrato 34 elettrodomestici tra frigoriferi, asciugacapelli, frullatori, computer etc. A richiederlo espressamente il pm Antonio Rinaudo, titolare dell’indagine, che ritiene questi oggetti “pertinenti al reato” e di importante “valore probatorio”.

Da settembre

2 aprile. Con l’inizio del nuovo anno scolastico verranno aperte a Torino due nuove scuole private per ricchi. La “Scuola Possibile” con una retta di 8.000 euro l’anno avrà sede nel Basic Village in Aurora, mentre la “World international school” che può costare dai 10.090 a 13.640 euro aprirà all’interno del villaggio Juventus alla Continassa.

Entrambe si propongono di scompaginare il tradizionale metodo di insegnamento e i programmi della didattica in uso nelle scuole pubbliche a colpi di nuove tecnologie e approcci “creativi”, ed entrambe hanno tra gli obiettivi quello ambizioso di formare i figli di imprenditori, dirigenti e manager per essere “i nuovi leader etici del ventunesimo secolo”.

11 kg in 8 giorni

Diario

 

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Di nuovo sul pratone delle Vallette, a distanza di qualche giorno dal presidio di domenica. Questa volta la temperatura esterna è decisamente più mite e il sole è sostituito da minacciosi nuvoloni neri all’orizzonte. Da dentro la risposta dei detenuti alle urla dei solidali è altrettanto pronta e rumorosa. Le urla da dentro e fuori durano circa una ventina di minuti, con i petardoni utilizzati per riempire i silenzi tra un coro e l’altro. Le notizie più significative della giornata arrivano però dai colloqui dei compagni rinchiusi alle Vallette. Antonio ci fa sapere che ha perso 11 kg negli 8 giorni di sciopero della fame e che ogni giorno il medico gli misura la pressione e lo pesa. Un gran sostegno gli arriva dai  compagni di detenzione, che tra l’altro hanno apprezzato particolarmente la sua lettera, molto precisa sulla descrizione di una giornata tipo nel blocco C. Tuttavia, in attesa dell’ennesima risposta all’ennesima istanza al Gip Arianna Busato, spetta a noi rincarare il sostegno ad Antonio che ostinato sta continuando lo sciopero della fame.

macerie @ Giugno 28, 2017

Un pensiero d’estate

Diario

 

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Tagli sul corpo e tentativi di impiccagione. Ad alcuni in queste settimane sembra l’unico modo per riuscire a farsi ascoltare nel Cpr torinese. L’aspettativa viene piuttosto delusa quando, non di rado, con qualcuno appeso al cappio, il lavorante di Gepsa si volta dall’altra parte con un annoiato “fa finta“. Sono i reclusi a salvarsi la pelle tra di loro, a loro il compito di capire come giocarsi le strade per la libertà nella consapevolezza generale che è meglio che giocarsi la vita.

Certo, questo caldo e le condizioni detentive non assicurano la miglior prontezza di spirito, ci si aggiungono poi anche i continui pestaggi delle forze dell’ordine. Un racconto tra i tanti: qualche giorno fa un ragazzo tunisino è stato picchiato da diversi agenti dopo che, avendo ricevuto l’ennesimo diniego a una richiesta fatta ai gestori del centro, chiedeva spiegazioni. “La polizia gli ha detto: vieni a vedere. E lui è caduto nella trappola“. “L’hanno massacrato di botte”, dice chi ha visto. “Chiusi qui dentro senza motivo- le persone stanno impazzendo. Tanti motivi. Solo quando sei in una stanza buia con loro capisci le cose. Due volte a settimana, tre, dipende, ci sono pestaggi. Tutti i giorni litighiamo per il cibo. Verso 8,30-9 di sera litighiamo sempre con loro. Ora ci danno sempre solo pane olio, una coscia di pollo, basta. Una zuppa da schifo. Così non puoi andare avanti.

Continua a pag. 32698

macerie @ Giugno 26, 2017

Un caldo sabato tra grano e cemento

Diario

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La giornata inizia nel caldo torrido del tardo pomeriggio torinese sul pratone davanti ai blocchi B e C del carcere delle Vallette. Il tempo di montare l’impianto e salutare i detenuti con qualche slogan e petardone e da dentro molti reclusi fanno subito sentire la propria voce unendosi all’urlo: «Libertà».

Continua a pag. 32694

macerie @ Giugno 25, 2017

Da tenere a mente

Diario

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Dopo parecchie settimane dagli ultimi arresti arrivano alcune parole retrodatate sul prelievo del Dna, coatto e non, da una compagna ancora reclusa. La normalizzazione del campionamento del nostro corredo cromosomico e di quello della popolazione che è costretta a transitare per le stanze della questura continua a far riflettere e immaginare modi per opporsi.

«Il 3 maggio 2017, poche ore dopo gli arresti avvenuti all’Asilo, all’occupazione di corso Giulio Cesare e quella di Borgo Dora, ci siamo dovuti confrontare con il prelievo del Dna in questura prima di essere portati in carcere. Alcuni di noi volevano sapere cosa si intendeva con il “prelievo coatto” e/o non volevano cedere così, in ogni caso. Un testo di un compagno su questo è già apparso qualche giorno dopo e non ho l’intenzione di ripetere la descrizione poiché ho vissuto sensazioni simili: l’esitazione dei poliziotti dato che era una delle prime volte che gli capitava di fare un prelievo coatto, piuttosto che la messa in scena teatrale della funzione dell’estrazione del campione. Scrivo solo alcune parole per aggiungere un racconto e mantenere un’attenzione tra di noi su questo nuovo strumento di schedatura, con cui prima o poi tutti i compagni dovranno confrontarsi.

Continua a pag. 32692

macerie @ Giugno 24, 2017

L’aria che si respira

Diario

 

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Ecco una lettera inviataci da Antonio in cui descrive le condizioni di reclusione all’interno del blocco C delle Vallette. Ne approfittiamo per ricordarvi che il nostro compagno ha iniziato uno sciopero della fame ad oltranza mercoledì 21 giugno, per protestare contro la Gip Arianna Busato che gli ha negato la possibilità di uscire agli arresti domiciliari. Nelle motivazioni si afferma che la casa scelta è troppo piccola e che la ragazza che dovrebbe ospitarlo non è in possesso di un contratto di lavoro.
Vi ricordiamo poi l’indirizzo cui è possibile scrivere ai tre compagni rinchiusi nel carcere delle Vallette:

Antonio Pittalis

Antonio Rizzo

Francisco Esteban Tosina

c/o casa circondariale Lorusso e Cutugno

via Maria Adelaide Aglietta 35

10151 Torino

«Ciao a tutti/e,

vi scrivo dal blocco C del carcere Lorusso e Cotugno di Torino, vi spiego un pò in che situazione mi trovo e che aria si respira qua dentro.

Nella mia sezione, la 11a, la maggior parte delle celle sono inagibili e ci sono alcune persone in isolamento, siamo pochi.

L’aria la facciamo insieme alla sezione 3a, un’ora e mezzo il mattino e un’ora e mezzo il pomeriggio; il resto della giornata la passo in cella da solo, niente attività – la nostra è la sezione più punitiva di tutto il carcere –.

Le celle puzzano di morto ed è pieno di blatte e topi, le blatte cadono anche dal soffitto.

Quando piove tanto, la mia e altre celle si allagano, entra acqua dai muri e da sotto la finestra, l’ultima volta sono rimasto in piedi su una sedia perché c’era troppa acqua e non si poteva stare, si allagano anche alcuni corridoi , piove proprio dentro.

Continua a pag. 32687

macerie @ Giugno 23, 2017

Quando è troppo, è troppo

Diario

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C’è un detto che dice che anche la pazienza ha un limite superato il quale non si è più disposti a tollerare. E così, da un po’ di tempo a questa parte, Antonio, Fran, Antonio, Giada, Cam e Fabi, dato l’atteggiamento volutamente vessatorio e arrogante del gip che ha firmato i loro arresti lo scorso 3 maggio, hanno cominciato ad immaginarsi in quali modi provare a smuovere la propria situazione repressiva. Dopo lo sciopero della fame di 24 ore di Fran e quello di Antonio Rizzo delle scorse settimane anche Antonio Pittalis ha dato il via alla propria protesta. La motivazione scatenante, manco a dirlo, sta nel secondo rigetto dell’istanza per gli arresti domiciliari rifilato dalla sopracitata giudice, la dottoressa Arianna Busato - ci teniamo a ricordarlo - , giustificato dalle solite argomentazioni assurde e notificato negli scorsi giorni a tutti e tre i compagni ancora rinchiusi.

E quindi da ieri Antonio è in sciopero della fame ad oltranza fintanto che la condizione detentiva sua e dei suoi coimputati ancora incarcerati non subirà dei miglioramenti e contro la paraculaggine, che ha tutto il sapore della presa per il culo, messa in campo dalla giudice delle indagini preliminari.

Se chi sta dentro prova come può a lottare e farsi sentire con i limitati strumenti a disposizione, a chi sta fuori il compito di portare solidarietà a chi protesta, di estendere la lotta e diffonderla in città.

Intanto fuori, per le vie cittadine, la faccenda dell’ordinanza anti-vetro ha messo in risalto il ruolo della polizia ai più, anche a quelli che volevano semplicemente bere una birretta seduti su un gradino.

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macerie @ Giugno 22, 2017

In Santa Giulia, oltre Santa Giulia

Diario, Torino domani

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Il giorno dopo i fatti di Piazza Santa Giulia con sguardo superficiale sembrerebbero rimanere solo i tavolini scassati dei dehors e la montagna di immondizia ammassata; non ci si riferisce di certo alle bottiglie frantumate a terra durante la confusione, ma a quella prodotta all’unisono dalle piccole e grandi testate giornalistiche sulla “movida incontrollata torinese”.

Dal canto nostro non c’è l’intenzionalità di riportare l’ennesima cronostoria di come si sia evoluta la serata d’inizio estate, né tantomeno di fare il gioco poco felice dell’identificazione di chi, tra polizia e coloro che alla sua presenza si sono opposti, sia il “vero violento”. Ci piace poter dire fuor dai denti che ogni volta che le forze dell’ordine prendono anche solo qualche ceffone ce la ghignamo, se si riesce a cacciarli da una piazza o impedire loro un controllo non possiamo che rallegrarcene. In realtà è ben poco ma, di questi tempi, a quanto pare, non è scontato sottolineare anche le quisquilie sulla rivendicazione della propria di violenza, seppur sia un granello di sabbia rispetto a quella prettamente detta del monopolio statuale e degli interessi che difende.

Andando oltre le piccole certezze, troppe sono le domande su cosa trarre dall’accaduto, sia per quanto riguarda il dispositivo poliziesco in sé e sui suoi cambiamenti nell’ultimo periodo, sia, con una lente un po’ più ampia, sui contesti in cui è chiamato a intervenire direttamente e in gran parata. Insomma ci chiediamo come discernere i nuovi elementi di gestione dell’ordine pubblico da quelli usuali, tenendo per buona l’ipotesi che vi sia, anche per una serie di narrazioni sull’emergenzialità della messa in sicurezza delle città europee, una diffusione ed espansione in tutto lo spazio urbano di procedure già di routine in luoghi periferici e ritenuti sensibili. Se certe procedure repressive non sono nuove, nuovi sono però gli strumenti giuridici che ne permettono la riproduzione in spazi fisici e sociali altri.

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macerie @ Giugno 22, 2017

Verranno al contrattacco con elmi e armi nuove

Diario

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Le procedure giudiziarie sono sostanzialmente farraginose, soprattutto quando in ballo c’è la detenzione: istanza, attesa di risposta da parte del giudice, attesa delle motivazioni della risposta. Una serie di lungaggini snervanti che talvolta vengono rese ancor più insopportabili dai Gip che rifilano rifiuti a qualunque richiesta senza neanche leggere le carte o persino, per partito preso, traspongono paro paro l’argomentazione accusatoria dei Pm trasformandola in ordinanza di privazione della libertà. Del resto per loro è la burocrazia del copia-incolla, timbro, firma e poco più.

Non si vuole qui certo fare l’apologia del giudice accorto e diligente, sappiamo bene quanto il diritto sia in un certo modo flessibile e soprattutto passibile delle attitudini personali e delle interpretazioni di chi è addetto alla sua applicazione. Certo però che di togati che ci fanno pruder ancor più le mani, anche rispetto a quanto già l’odio ordinario verso i tribunali non riesca a fare, ne vediamo davvero troppi. Uno di questi è Arianna Busato, giudice per le indagini preliminari nell’ultima inchiesta, che ha portato all’arresto di sei compagni. La signora, dopo aver nelle settimane passate rifiutato qualsiasi istanza fatta dai compagni arrestati financo impedire loro di sentire i parenti, ha firmato l’ennesimo “no” alla richiesta di trasferimento ai domiciliari per Fran, Antonio e Antonio.

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macerie @ Giugno 21, 2017

Presidio al Cpr torinese

Diario

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La settimana scorsa il Cpr (ex Cie) di Torino ha ricevuto visite. Una delegazione di persone ben vestite che parlavano inglese, francese, alcuni anche arabo, è venuta a passeggiare tra le mura di Corso Brunelleschi. Non si capisce bene cosa volessero né se fossero politici, funzionari o personale di qualche Ong. Sembra che qualche giorno prima avessero fatto visita anche a Lampedusa.
Arrivati in mattina, hanno passato tutto il pomeriggio a tentare il dialogo con i reclusi, a far domande su come si vive dentro, come si mangia e sul loro stato di salute. In molti tra i ragazzi rinchiusi hanno però rifiutato il dialogo. “Che dobbiamo dirgli. Qui è uno schifo, e niente cambia. A cosa serve parlargli”. Alcuni pare avessero il timore di riferire le violenze, il cibo da schifo e le botte che passano dal Cpr torinese per non subire poi ritorsioni da parte dei poliziotti. Qualcuno ha fatto persino finta di dormire pur di evitare le insistenti quando ininfluenti domande che i signorotti bene vestiti volevano porre. A rimarcare l’inutilità della passeggiata è la risposta data a chi, tra i reclusi, chiedeva un contatto per restare aggiornato e sapere se avrebbero fatto qualcosa al riguardo: “State tranquilli, ci faremo vivi noi”. Chiuso il dialogo; abito buono, faccia da culo.

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macerie @ Giugno 20, 2017

Di verità, interpretazioni e certezze

Diario

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Una mattina qualunque a Porta Palazzo, il sole cocente di mezzogiorno incombe su dei manifesti freschi che riportano le foto del pestaggio di ieri e sulle chiacchiere accaldate degli avventori tra un banco e l’altro di scarpe, proprio là al ridosso del mesto PalaFuksas. Qualche bancarellaro si fa sfuggire quanto sia stata terribile la scena di ieri, del ragazzo picchiato dalla polizia dopo una concitata fuga, qualcun altro - invece - con tono sornione afferma di non aver visto nulla e con un’asserzione secca impone questa valutazione anche ai vicini di attività “noi non abbiamo visto niente, eh!”. Di lui, il giovane senegalese, si sa ben poco tranne che dopo esser stato portato al pronto soccorso è stato tradotto alle Vallette.

Dopo la diffusione massiccia del video che riprende abbastanza eloquentemente l’operato di ieri dei signori in divisa, la questura si è apprestata a mandare le veline alle testate locali elargendo la sua Verità: il fatto non è avvenuto, il ragazzo ha sbattuto la testa cadendo contro la struttura di un banco e per questo perdeva sangue. Di come esattamente siano andati i fatti non possiamo essere sicuri, che abbia anche sbattuto o meno la testa, certo è che in molti hanno visto come è stato menato mentre era già immobilizzato e sanguinante nella morsa dell’ordine pubblico.

Non crediamo che negli ultimi giorni alla polizia torinese abbia fatto male il caldo e sia per questo sopra le righe, conosciamo bene la sua violenza quotidiana, quella procedure in strada o quella meglio celata nelle stanze dei commissariati con la legittimazione del monopolio sul sangue altrui sgorgato. Capita però talvolta che qualcosa vada storto, che in tanti vedano, che qualcuno filmi, che ancor meglio si metta in mezzo ai loro controlli o provi a resistere, che chi subisce le percosse negli edifici della legge abbia la possibilità di raccontarle e organizzarsi per reagire.

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macerie @ Giugno 15, 2017

Assassate

Diario

 

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Sotto le scaffalature tra i banchi di scarpe di Porta Palazzo restano solo delle vistose macchie di sangue, a testimoniare del lavoro svolto da alcuni agenti di Polizia qualche ora prima. I poliziotti hanno rincorso tra le bancarelle un ragazzo senegalese e, una volta raggiunto, lo hanno gettato a terra, ammanettato e picchiato senza troppi complimenti. Si sono calmati solo quando il suolo ha cominciato ad essere troppo  rosso e più di un passante ha iniziato a gridargli di smetterla. Un agente è rimasto quindi sopra di lui per bloccarlo fino all’arrivo dell’ambulanza. Al momento non sappiamo come stia il ragazzo e che fine farà una volta uscito dall’ospedale.

Qui sotto potete vedere con i vostri occhi una scena purtroppo non così eccezionale tra le strade di questa città.

https://www.youtube.com/watch?v=Kuwx3izxXAM

macerie @ Giugno 14, 2017

Alcuni No, uno sciopero e degli esami del Dna

Diario

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Quando si finisce incastrati nelle maglie della Giustizia capita spesso di dover fare i conti con attese estenuanti dovute a ragioni burocratiche, e del resto la burocrazia altro non è se non l’architettura grazie alla quale è possibile l’esercizio della Legge. Ragioni che per di più vengono tradotte in una lingua tanto difficile da comprendere quanto legnosa.

Ma se anche si impara ad orientarsi in questo ambiente freddo e ostile non è sempre possibile comprendere cosa ci si possa aspettare.

Nel micromondo delle misure cautelari è ad esempio capitato che nelle ultime settimane sia i compagni in carcere che ai domiciliari abbiano fatto delle istanze al giudice. La togata Arianna Busato ha messo all’opera la banalità del suo potere sui ritmi delle vite sottoposte a misure e ha deciso di dire di No a qualsiasi richiesta poiché la Digos non ha fatto i dovuti accertamenti. Per questo, la figlia e la nipotina del compagno che ospita Camille non possono passare da casa e i suoi parenti non possono chiamarla, a Giada è stato negato di andare a sostenere un esame in università e non vengono dati i permessi per parlare telefonicamente con i suoi familiari, e anche a Fabiola è negato l’incontro e qualsiasi comunicazione con i suoi cari.

Per gli stessi motivi i compagni rimangono rinchiusi nel carcere delle Vallette. Una prima istanza al Tribunale del Riesame è stata respinta perché le case presentate per gli arresti domiciliari non erano state ritenute idonee e l’istanza successiva ha poi ottenuto lo stesso risultato perché le abitazioni segnalate non sono state controllate dalla polizia politica. Di conseguenza la Procura ha espresso parere negativo e di conseguenza anche la Dott.ssa Busato ha potuto lavarsene bellamente le mani.

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macerie @ Giugno 10, 2017

In un posto da distruggere

Diario

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Deportazioni e rimpatri

Le deportazioni continuano, più veloci che mai. Le celle del Cie torinese, nuovo Cpr, sono sempre piene. Quasi ogni giorno sbirri in borghese, militari o guardie di finanza si presentano nelle stanze e prelevano qualcuno per metterlo su un aereo o su una nave e deportarlo. Poche ore dopo o nei giorni seguenti i letti liberi vengono riempiti da nuove persone catturate per strada o mentre stavano cercando di rinnovare i documenti recandosi a ingannevoli appuntamenti in questura.

Un giorno come tanti

Ieri per esempio. Dall’area blu pare che siano stati portati via per il rimpatrio tre marocchini e quattro pakistani. Dall’area verde un altro ragazzo marocchino è stato prelevato, nonostante vivesse in Italia da vent’anni, con tutta la sua famiglia.

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macerie @ Giugno 8, 2017

Prendere spazio

Diario

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L’usuale cena benefit dell’Asilo occupato ha trovato ieri spazio in strada, su corso Brescia, fino ad affacciarsi con i tavoli sul largo in cui sorge la nuova sede dirigenziale della Lavazza. Dopo un aperitivo nel cortile a cancelli aperti di via Alessandria 12, con hip hop dal vivo e chiacchiere, si è pensato bene di uscire e stare insieme in strada, occupandola e deviando il traffico che di solito la attraversa.

Non è stata un’idea nata dalla volontà di dare una “location” diversa alla convivialità del martedì, né il tentativo di mimare una movida alternativa: l’intento è quello di spingere un po’ più in alto l’asticella di ciò che è permesso fare nello spazio pubblico, ovvero quello gestito nella pratica quotidiana dalla procura della polizia, quello in cui le regole di attraversamento e stazionamento stanno diventando sempre più restrittive. La nuova legge Minniti-Orlando sulla sicurezza urbana, promulgata l’aprile scorso e raccontata come la formalizzazione legislativa della città-benecomune, aggiunge nuovi strumenti repressivi alla già asfissiante gestione dei contesti urbani, dà la firma del diritto a quell’insieme di norme che già si erano imposte da tempo per agevolare gli interessi dei nuovi padroni delle città. Così, di fatto e di diritto, oggi anche solo per un bivacco in luoghi considerati turistici o di interesse economico si può ricevere un daspo urbano, la cui violazione in alcuni casi porta dritta ad anni di carcerazione.

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macerie @ Giugno 7, 2017

Stiamo in strada

Diario

 

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Vi invitiamo martedì 6 giugno dalle ore 18 all’Asilo occupato nel cortile su corso Brescia per un aperitivo e per fare due chiacchiere sulle nuove misure ministeriali, nello specifico sulla legge Minniti-Orlando che, promulgata ad aprile, impone una morsa ancor più stretta alla vita soprattutto nei contesti urbani.

Risulta dunque quanto meno necessario scambiarsi informazioni sulle maggiori difficoltà nel muoversi per la città senza soldi e senza carte in regola, trovare degli spunti per riuscire a prenderci ciò di cui abbiamo bisogno, alla faccia di chi tutto vuole controllare e possedere con l’ausilio del diritto.

Scarica e diffondi il volantino dell’iniziativa qui

Ore 18.00: aperitivo
Ore 19.00: concerto Hip-Hop, Inganno
Ore 20.30: cena benefit detenuti

macerie @ Giugno 5, 2017

Deportazioni e Mistral Air

Diario

 

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 In un comunicato stampa pubblicato qualche giorno fa dal sito di PosteItaliane la Mistral Air afferma di «non effettuare alcun servizio di trasferimento migranti né rimpatri di cittadini extracomunitari dall’Italia». La compagnia aerea di Posteitaliane, addirittura, ribadisce che «la sua attività consiste nel trasporto aereo di corrispondenza e pacchi oltre a servizio passeggeri a corto e medio raggio e qualsiasi riferimento ad operazioni che esulino da tali servizi è privo di fondamento». Vi accenniamo a questo comunicato per due ragioni, semplici entrambe. La prima è per sottolineare la mirabile faccia di bronzo di chi, dopo aver guadagnato fior di quattrini (venti milioni di euro dal 2013, tanto per fare un esempio, con circa quattrocento voli) trasportando gente incatenata come si trattasse di corrispondenza e pacchi, ora fischietta e fa finta di nulla. La seconda è per segnalarvi che, in effetti, è dal settembre scorso che non abbiam più trovato notizia di voli di espulsione gestiti da questa compagnia, dopo tre mesi durante i quali si erano man mano diradati: potrebbe essere, dunque, che la Mistral Air si sia ritirata dall’affare e che quel comunicato - con qualche aggiustamento di tempi verbali - contenga un fondo di verità.

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macerie @ Giugno 4, 2017

Panni Sporchi