1 luglio. Una grata divelta e un tubo dell’acqua fracassato: questi i danni all’edificio candidato ad ospitare la nuova “Moschea della Pace” di via Urbino, colpito nella notte con grosso petardo. Ancora poca cosa, in effetti, rispetto agli sforzi profusi in questi ultimi mesi da Stefano Allasia, Gabriele Marcelli, Elena Maccanti, Carlo Verra, Mario Borghezio, Roberto Cota e Giuseppe Lonero. Poca cosa, dopo i due cortei e la fiaccolata del mese passato, ma non proprio niente: tutti i loro appelli alla Guerra Santa cattolica contro la presunta “conquista islamica” della città non sono dunque caduti nel vuoto. Non sappiamo dire, ora, se questa piccola esplosione resterà cosa isolata o se invece è come un lampo che, da lontano, preannuncia il temporale che si avvicina. Siamo certi invece che prima o poi questi organizzatori di guerre di religione saranno costretti ad assumersi le proprie responsabilità, e per intero.
Garanzie
1 luglio. Una mattinata di sciopero per gli interpreti impiegati presso il tribunale di Torino, che già da qualche settimana sono sul piede di guerra afflitti da paghe basse clamorosi ritardi nei pagamenti. Nonostante l’agitazione, però, i giudici sono andati avanti lo stesso, riuscendo a convalidare gli arresti di alcuni stranieri che sono stati costretti a non rispondere agli interrogatori, per loro totalmente incomprensibili, e quindi a non difendersi.
Carte
1 luglio. Si è aperto in tribunale il processo contro i due agenti della Polfer accusati di aver riempito di botte, nell’intimità del gabbiotto al binario 1 di Porta Nuova, un quindicenne albanese colpevole di aver mostrato loro la tessera sanitaria anziché la carta di identità ad un controllo sui binari.
Martellate
1 luglio. Nella notte, ignoti prendono a martellate il parabrezza dell’auto di Maurizio Trombotto, presidente della decima Circoscrizione, fracassandolo.
Auchan
30 giugno. Un altro arresto all’Auchan di Venaria. Questa volta è il turno di un minorenne rumeno, accusato di essersi impossessato di alcuni capi di vestiario.
Fata
30 giugno. Scritte e striscioni in italiano e in farsi appaiono nella notte sul muro dello stabilimento della FATA di Pianezza. Tra tutte “FATA complice degli assassini in Iran” e “Solidarietà al popolo iraniano”, intorno ad una A cerchiata. In effetti, tra le tante aziende italiane che fanno affari con il regime degli Ayatollah, l’azienda di Pianezza è ostinatamente in prima fila.
Manette
30 giugno. Sono le 11 di mattina e in via Nizza alcuni carabinieri in divisa e in borghese fermano i passanti per controllare i documenti. Tutto fila liscio finché viene fermata una donna, nera, che alla richiesta dei documenti tenta di scappare. I carabinieri la inseguono e la bloccano immediatamente, dietro una macchina in sosta, e la ammanettano. Alcuni passanti, italiani e stranieri, si fermano e iniziano a urlare «ma cosa state facendo?! Basta! Vergogna!». La donna grida che le stanno facendo male, e viene caricata in macchina. Una signora nata in Somalia ma cittadina italiana, indignata da quanto stava succedendo, chiede che almeno vengano tolte le manette all’arrestata, ma un carabiniere in borghese replica che non avere i documenti è un reato, e che le manette servono ad evitare che la donna si faccia male da sola. Quando tutto è ormai finito, arriva una volante di rinforzo. Evidentemente, le guardie non sono mai troppo sicure di sé.
Al lavoro
29 giugno. Un operaio edile ricoverato in fin di vita al Cto, dopo essere caduto dall’impalcatura del palazzo sul quale stava lavorando, all’interno del Politecnico.
Candeggina
28 giugno. Due donne, una madre e una figlia di 61 e 39 anni, infastidite dalle risate di alcuni bambini che giocavano sotto il loro balcone al primo piano di un condominio di Barriera di Milano, hanno gettato di sotto una secchiata di candeggina, colpendo la madre dei bambini, provocandole per fortuna solo leggere ustioni guaribili in pochi giorni. La scelta del liquido non è stata casuale: la vittima è infatti una donna di Capo Verde, e le due le hanno gridato: «Beccati questo, così ti sbianchi quella pelle nera che c’hai».
Al lavoro
26 giugno. Stava distribuendo volantini pubblicitari a Settimo Torinese, quando è stato fermato dai carabinieri ed arrestato. Perché? Perché era un marocchino senza documenti, già colpito da un ordine di espulsione l’anno scorso.
Guerra tra poveri
19 giugno. Si susseguono gli arresti per piccoli taccheggi nei supermercati: questa volta è stata direttamente una cassiera a telefonare al 113 e a far intervenire la polizia. È successo all’Ldl di via Ponchielli.
Merda alla guerra
17 giugno. Nella notte, un gruppo di antimilitaristi anarchici cosparge di sterco l’AMX Ghibli che da due settimane è parcheggiato sulla rotonda di viale Certosa a Collegno. Sotto l’aereo, una targa: “pericolo assassini – pericolo fabbrica di morte”. Attaccato al basamento un altro cartello: “merda alla guerra!”. Il cacciabombardiere in disarmo era stato donato dall’Alenia in occasione dei World Air Games che si sono tenuti proprio lì di fronte. […]
Noi non pagheremo…
16 giugno. “Non sapevo bene come si faceva, poi ho imparato”. Un cinquantenne disoccupato, vittima come tanti della crisi, ha spiega con queste parole agli investigatori che lo avevano appena arrestato com’è che ha iniziato a rapinare banche. Quasi tutte nei dintorni di casa sua. “Ma non ho mai fatto male a nessuno”.
La cena delle beffe
16 giugno. È quasi sera, e i celerini nascosti nelle viuzze del centro di Torino sono nervosi. Gli abitanti di alcune delle case occupate della città hanno infatti annunciato che si prenderanno Piazza Castello per allestirvi in forma abusiva la cena che da tempi immemorabili tengono settimanalmente all’Asilo occupato, e gli uomini in divisa debbono impedirglielo. Da sempre la cena del martedì è in solidarietà con gli “inguaiati con la legge”, e questa volta al cibo si aggiunge la sfida: dopo le minacce di sgombero lanciate da Chiamparino qualche settimana fa, le occupazioni hanno deciso di occupare per sette sere le piazze della città - e Piazza Castello, da sempre, è la più difficile da espugnare. All’ora stabilita un gruppo di amici delle case occupate si presenta sul lato della piazza di fronte al palazzo della Regione e gli agenti della Digos si affrettano a circondarli minacciandoli: “in piazza Castello non si mangia”. Ma proprio in quel momento, il grosso degli organizzatori sbuca dal lato opposto, all’angolo di via Po, e in un battibaleno riesce a montare un intero ristorante abusivo sul selciato, alle spalle degli agenti. La gente si avvicina ai tavoli e la beffa è completa. La Digos minaccia un’azione di forza, poi lascia stare per non creare casini, e si limita a guardare da lontano queste centinaia di persone che mangiano, chiacchierano e vivono nel bel mezzo della piazza proibita.
Gru
15 giugno. Due operai albanesi e due rumeni salgono in cima ad una gru in un cantiere di Villanova canavese e minacciano di buttarsi. Erano senza stipendio da sette mesi.
Offensive di provincia
15 giugno. Piccola offensiva antiproletaria scatenata dai Carabinieri della cintura Nord di Torino tra Venaria, Settimo e Caselle. Nel giro di due giorni arrestano una donna accusata di furto di scarpe, un’altra di furto profumi, e poi un tre ragazzi stranieri, uno per aver fornito false generalità e gli altri due perché già espulsi sono rimasti nel nostro Paese.
Fuoco di classe?
15 giugno. Ignoti danno fuoco ad una lussuosa Maserati biturbo parcheggiata in corso Brunelleschi, proprietà di un ricco commerciante della zona.
Gang
15 giugno. Nella notte, compaiono «scritte rivoluzionarie contro il governo peruviano sui muri del consolato del Perù in via Pastrengo in piena Crocetta. Si sospetta che gli autori siano aderenti a gang quali Ms13». Secondo i fini analisti di un noto quotidiano locale queste scritte sarebbero «l’ennesima testimonianza di focolai di protesta che contagiano tutte le etnie presenti in città. Scritte sui muri per esprimere disagio, protesta e per ricevere, come sta accadendo, il sostegno di gruppi antagonisti, squatter e anarchici.» Da quel che si vede sulle foto pubblicate sul quotidiano le scritte in questione affermano che Alan Garcia, il presidente del paese andino, è un assassino e che assassine sono pure le multinazionali. Scritte sagge, dunque, condivisibili dai membri meglio informati di qualsiasi gang latina.
Perché? Ascoltate questo racconto, trasmesso la settimana scorsa dagli studi di Radio Blackout grazie ai potenti mezzi tecnici dei cugini di Radiocane.
(Nei giorni successivi si è scoperto che sui muri del consolato, oltre alle scritte, c’era anche una grossa macchia di vernice rosso sangue. Scomparsa, invece, l’insegna con lo stemma del governo peruviano.)
Cittadini
15 giugno. L’assemblea della nona circoscrizione è riunita e - tra i temi posti all’ordine del giorno - si appresta a discutere una mozione della Lega nord su “Lotta al degrado urbano e al nomadismo” presentata dai consiglieri Fabrizio Borasio e Pasquale Jentile. Ad assistere alla seduta dei fiancheggiatori della Lega ed un gruppetto di sconosciuti. Quando i consiglieri del centro destra chiedono di far parlare “i cittadini” cercando di far passare la parola alla propria claque interviene invece uno degli ignoti, che si scopre essere antirazzista e comunista. I leghisti si infuriano per la sorpresa e nasce un parapiglia che coinvolge pubblico, consiglieri e polizia. Alla fine la seduta viene rinviata e tre persone finiscono in questura: uno dei contestatori, il consigliere leghista Jentile e il presidente della Circoscrizione.
San Salvario!
12 giugno. Un gruppetto di giovani residenti di San Salvario che avevano assistito quasi impotenti alla retata della sera prima, chiamati un po’ di amici, danno vita ad un presidio in via Berthollet contro i rastrellamenti e contro le espulsioni.
Rastrellamento
11 giugno. Grossa retata a San Salvario, alle sette del pomeriggio. Sessanta poliziotti circondano via Berthollet, e come cani affamati entrano nei negozi e negli androni dei palazzi alla ricerca di senza-documenti. Quando incrociano un italiano, si fermano un attimo, si scusano di tanta foga, e poi riprendono la caccia. Dividono gli uomini dalle donne, e poi caricano tutti sulle camionette. Dopo neanche mezz’ora le camionette sono piene, e i mastini in divisa ritornano nei recinti.
Cinquanta euro
11 giugno. Dopo tre giorni di carcere vengono processati per direttissima due ragazzi accusati di aver sciolto con un accendino le placche antitaccheggio di alcuni vestiti esposti all’Upim di corso Romania. Un tentativo di furto da appena cinquanta euro, scoperto dai soliti agenti della Ferdi investigazioni che li hanno consegnati ai Carabinieri. Quando si dice cani da guardia…
La Mercedes della Bresso
11 giugno. Alcuni cassonetti prendono fuoco sul retro del palazzo della Regione, proprio accanto ai garage dove riposano le auto blu di Mercedes Bresso. Secondo alcune testate giornalistiche si potrebbe trattare di un attentato.
Piazza Rebaudengo, «pronto? Padalone!»
10 giugno.«Pronto? Padalone! Come stai? E lo so, lo so che gli hanno dato l’obbligo di firma. Non ti preoccupare che questo ora lo aggiusto io». Con queste affettuose parole un giudice del Tribunale di Torino si rivolgeva, al telefono, a un arcinoto Pm. E chissà quante altre volte battute come queste sono state scambiate in quel palazzo. Ma questa volta la conversazione avviene sotto gli occhi, esterrefatti, di un giovane avvocato che si trovava nell’ufficio del giudice per cercare il faldone del processo sui fatti di piazza Rebaudengo che, caso strano, vede tra gli imputati proprio un compagno che era appena stato scarcerato con obbligo quotidiano di firma. Alla richiesta dell’avvocato se, per caso, stesse parlando del processo di piazza Rebaudengo, il giudice si accorge di aver detto una gravissima stronzata e balbetta qualcosa su un processo di molestie sessuali su minori. Quando non si sa più cosa dire, ci si aggrappa alla pedofilia. La difesa presenta immediatamente un’istanza di ricusazione del giudice, motivata dal sospetto che il magistrato abbia espresso quell’inimicizia che ogni giudice coltiva in fondo al cuore nei confronti di un imputato. Dopo una settimana, il giudice in questione annuncia di volersi ritirare dal processo, per evitare che anche solo l’ombra della non-imparzialità si proiettasse sul suo curriculum. E ora, che ne sarà di questo maledetto processo sui fatti di piazza Rebaudengo? Tutto da rifare, per la terza volta. La prossima udienza sarà venerdì 10 luglio 2009, a quasi un anno e mezzo di distanza dai fatti.E il nervosismo di Padalone aumenta. […]
Ritmo
3 Giugno. Ennesimo corteo razzista per le strade di Aurora-Valdocco: tocca ancora alla Lega, in chiusura di campagna elettorale, sfilare blindata per una parte del quartiere. E fino a qua nulla di nuovo, purtroppo. La novità è un’altra: questa volta alcuni abitanti della zona, antirazzisti e con amici al seguito, escono da un portone e si mettono a sfilare per le strade del quartiere alla ricerca dei leghisti. Non hanno chiesto il permesso a nessuno e presto vengono bloccati dalla celere schierata. Ma poco male: il piccolo corteo improvvisato intanto si è un po’ ingrossato e cambia rotta. Girerà per qualche ora il quartiere, facendo tanti discorsi alla gente affacciata ai balconi e sulle porte dei bar, dicendo «no!» alla propaganda razzista e raccogliendo appoggio, ammiccamenti ed applausi. Il tutto al ritmo irresistibile della samba.
Non si è fatta attendere troppo la reazione all’approvazione in Senato del Pacchetto Sicurezza. Da questa mattina, infatti, i reclusi dell’area maschile del Cie di via Corelli sono in sciopero della fame. Non si hanno ancora notizie, invece, dell’area femminile.
I reclusi protestano contro la nuova legge e contro il comportamento della Croce Rossa che, all’annuncio della votazione parlamentare, ha sospeso la fornitura di una serie di beni (sigarette, ricariche telefoniche, ecc.) che fino al giorno prima venivano forniti gratuitamente ai
detenuti. A presto nuovi aggiornamenti.
(Per la prima volta nella sua lunga storia //Macerie e storie di Torino// vi invita alla presentazione di un libro. Non pretenderemo da voi niente di più che veniate a sentire e a dire la vostra. Niente banchetti da rovesciare, quindi, né vigili o controllori da sfanculare, né alpini da vilipendere. Non si prevedono neanche cassonetti rovesciati - ma solo per questa volta. Una semplice discussione, e un video. Una botta improvvisa di riformismo? L’età che avanza? Un colpo di sole? No, no, state tranquilli, siamo sempre noi. Venite e scoprirete perché. Giovedì 2 luglio, dalle 21, nel cortile di Radio Blackout, in via Cecchi 21/a.)
Ennesima mattinata di violenza nel Cie di Ponte Galeria. Giovedi 25 giugno un recluso chiama in diretta Radio Onda Rossa di Roma per denunciare un’irruzione della polizia alla ricerca di alcune persone da, presumibilmente, rimpatriare. E poi la vita quotidiana nel lager, gli abusi della polizia, la catena di comando, l’assenza di garanzie, i vergognosi provvedimenti dei medici…
Ascolta la diretta di un recluso di Ponte Galeria al telefono con Radio Onda Rossa
Qualche riflessione sulla rivolta che incendiò la Campania verso la fine del 2007: le possibilità di lotta e i rischi di recupero (da sinistra e da destra) di un’emergenza cronica che si ripresenterà drammaticamente in tutte le metropoli italiane. Con una particolare attenzione a due contesti geograficamente vicini ma socialmente differenti, la lotta contro la riapertura della discarica di Pianura, e quella contro la nuova discarica di Chiaiano. E, su tutto, l’ombra della militarizzazione del territorio, ultima chance di un sistema ingestibile.
Ascolta l’intervista con un compagno di Napoli ospite di Radio Blackout
Ancora una volta piazza della Repubblica era piena di divise e lampeggianti. Questa sera da proteggere c’erano la Porchietto e il suo folto codazzo di supporter razzisti, leghisti e fascisti vari. Non abbastanza per cingere d’assedio la Porta Palazzo come si proponevano di fare, ma abbastanza per dare fastidio a chi pensa che anche solo il cattivo odore dei razzisti sia una provocazione, pare che tra militanti e militari la Porchietto sia riuscita alla fine a mobilitarne alcune centinaia. Ma anche i razzisti e polizia hanno avuto la loro buona dose quotidiana di fastidio. Da subito la manifestazione viene disturbata da una rumorosa samba band che tenta di avvicinarsi ai più indesiderati, i leghisti, ma viene tenuta a bada da un nutrito cordone di poliziotti. Qualcuno riesce a infilarsi e insultare Borghezio da distanza molto ravvicinata. Da un balcone su via Milano sventola uno striscione con su scritto chiaro e tondo “razzisti”. Qualcun altro la notte prima aveva scritto per terra “spezziamo le catene, cacciamo i razzisti!”.
All’improvviso, da corso Giulio Cesare arriva un autobus circondato da una nuvola di fumogeni e torce, usato come ariete da altri di antirazzisti. La polizia – colta di sorpresa – riesce a bloccare l’autobus e a respingere i contestatori, saranno una decina, a manganellate, e riesce a fermarne uno, malmenandolo finché non si accorgono che sono un pochino osservati. Ma in cambio di questo brillante risultato il fianco della manifestazione è lasciato scoperto, e la samba band è lieta di avanzare respingendo i leghisti oltre corso Regina Margherita, senza smettere di suonare. Poco dietro l’autobus oramai vuoto viene srotolato uno striscione che dichiara “nessuna pace per i razzisti”, si accende ancora qualche fumogeno e si grida “fuori i razzisti dai quartieri” e svariati insulti. Diversi stranieri si fermano dietro lo striscione, interessati. Qualche giovane figlio di Casablanca, ma nato e cresciuto a Porta Palazzo, chiede se ci sia l’intenzione di attaccare la polizia. Un altro passa in bicicletta vicino all’antirazzista fermato e grida “razzisti di merda!” come gesto di sfida. Molti guardano dalle finestre, altri scendono per vedere e chiedere cosa succede.
Stufi di fronteggiare uno stupido cordone di poliziotti, i manifestanti piegano lo striscione e si disperdono, momentaneamente. I razzisti nel frattempo si sono ridotti a poche decine, e il cordone di poliziotti arretra. Alla spicciolata, i manifestanti riescono a raggiungere corso Regina Margherita, ma vengono nuovamente respinti a calci e manganellate e si attestano di fianco al Palafuksas. Da qui, si vede passare, tranquillissimo, l’antirazzista che era stato fermato, scortato in commissariato da diversi celerini e poliziotti in borghese imbufaliti. Ora, assieme agli antirazzisti ci sono anche diversi stranieri, in tutto saranno ormai una cinquantina. Dopo un po’ di samba e un po’ di cori si decide di partire in corteo spontaneo attorno alla piazza, per spiegare e ribadire che a Porta Palazzo c’è spazio per tutti, ma non per i razzisti, e per chiedere la liberazione del compagno fermato, molto conosciuto in quartiere. Il corteo termina all’inizio di corso Giulio Cesare, e lì si scioglie. Diversi, italiani e stranieri, danno la propria disponibilità nel caso in cui il compagno non venga liberato la sera stessa, “tanto sapete dove trovarci”. Quindi strette di mano, strizzatine d’occhio, “grazie mille”, “no, grazie a voi”, qualche pezzetto di fumo, tanto affetto e la consapevolezza che quel che è successo stasera è stata una cosa veramente di tutti. E il compagno fermato? Beh, dopo un’oretta di provocazioni in commissariato, i poliziotti lo devono rilasciare senza neanche una denuncia. Anzi, per ripicca, gli fregano un coltellino così piccolo da non meritare neanche un verbale di perquisizione.
A testimonianza del fortissimo radicamento che i partiti della destra cittadina hanno conquistato a Porta Palazzo vi alleghiamo qua sopra una foto del gazebo elettorale che la Porchietto ha fatto allestire di fronte alla Tettoia dell’Orologio, proprio durante il famoso mercato organizzato domenica scorsa dall’Associazione per la rinascita di Porta Palazzo. Sotto il sole cocente il gazebo è deserto, quasi assediato dai mezzi militari che lo proteggono. Gli unici che sembrano prenderlo in considerazione sono un carabiniere in divisa e poi quel tizio che si intravede laggiù, giusto di fronte al muso della camionetta dell’esercito - ovviamente, si tratta di un agente in borghese del Commissariato delle Porte Palatine. Neanche il giovanotto barbuto responsabile della propaganda se la sente di starsene lì sotto, da solo in mezzo al deserto. Se ne sta invece all’ombra dell’Orologio, a chicchierare con il solito Carlo Verra ed un gruppo di alpini. Inutile ricordarvi che, proprio dall’altro lato della Tettoia, al mercato dei contadini ci si doveva far largo a forza di gomiti, tanta folla c’era tra abusivi e gente del quartiere che se la rideva. Verra stesso dovrà ammettere la magra figura, dopo le minacce della settimana precedente, in una lettera ai giornali. Sul momento, però, si limita scapparsene via furibondo non appena vede da lontano gli antirazzisti, facendo ditone in mezzo al deserto.
«La Questura ce lo ha assicurato: il mercatino abusivo della domenica non ci sarà. Altrimenti sarà guerra». Questo dichiarava ieri ai giornali il portavoce dell’Associazione per la rinascita di Porta Palazzo, tal Giuseppe Bellia. Ne era proprio sicuro: erano mesi, del resto, che aspettava questo momento. Mesi di trattative col Comune e con i Vigili urbani, mesi a raccogliere firme e adesioni e a contattare gruppi musicali e giocolieri e a telefonare in Questura. Il sogno di Bellia era organizzare un mercato enorme, legale, e intanto una grossa festa, per aiutare la polizia a cacciare da Porta Palazzo quelle migliaia di vite abusive che la domenica popolano la piazza, vendono e comprano oggetti di ogni tipo, si incontrano, chiacchierano e ridono o magari litigano.
Un sogno enorme e faticoso, quello di Bellia, ma quasi solitario. E già, perché a parte un paio di ceffi tutti impegnati a diffondere per il quartiere voci minacciose contro “marocchini abusivi e anarchici” e a parte le dichiarazioni di guerra del sempre più nervoso Carlo Verra, l’altra gente del mercato ha preso questa domenica a Porta Palazzo come una semplice domenica di mercato e di festa e non come la battaglia finale della lunga lotta di Bellia contro gli abusivi.
Tanto che, senza neanche troppa fatica e con la sola forza dell’essere in tantissimi, il mercato abusivo si è tenuto tranquillamente, bello, popolato e vivace come al solito ma spostato semplicemente di qualche metro. A nulla sono valse le camionette inviate dalla Questura, la Digos al gran completo, l’esercito schierato e la squadretta dei Vigili urbani. E in più, accanto al mercato abusivo sono ricomparsi sfacciatamente anche la Federazione Internazionale Calcio all’Alpino, i facitori di murales antirazzisti, i virtuosi del gessetto e della bomboletta, i segnalatori di volti e targhe di poliziotti in borghese… insomma tutto quello contro cui il povero Bellia aveva giurato guerra. Una magra figura per il portavoce dell’associazione per la rinascita di Porta Palazzo. Anzi, proprio una bella figura di merda.
Già da qualche settimana stiamo andando in giro a raccontare che il signor Questore di Torino ha chiesto al Tribunale di applicare nei confronti di due redattori di //Macerie e storie di Torino// la misura della “sorveglianza speciale”. Il braccio armato locale del ministero degli Interni vorrebbe, insomma, che per quattro anni i due non possano uscire dalla città, che rimangano tappati a casa la sera, che non partecipino a pubblici assembramenti e che diano conto, complessivamente, di una condotta trasparente e irreprensibile. Il tutto perché li si accusa di essere sfrenatamente sovversivi e soprattutto “privi di ogni scrupolo morale”. Il tribunale dovrà dire la sua in ottobre, e quindi avremo tutto il tempo per riparlarne: di questa misura, della sfrenatezza e pure degli scrupoli morali. Per ora vi basti sapere che i due non sono affatto intimiditi.
Qua sotto vi appiccichiamo, a questo proposito, una intervista ad un compagno di Milano che proprio lunedì prossimo, 15 giugno, avrà un appuntamento in Tribunale per identiche ragioni. Ascoltatela. Anche là non sono per nulla intimiditi, e sanno benissimo come bisogna saper reagire.
Ascolta l’intervista, copiata e incollata affettuosamente dal sito di Radiocane:
In mancanza di scontri, scoppi di petardi o occupazioni di binari, anche nel presunto “flop” di un presidio di 300 persone tra profughi e italiani solidali - un “flop” che si è trasformato in corteo spontaneo di 500 persone che ha «di fatto paralizzato il centro» - ci vanno di mezzo, guarda un po’, gli anarchici. Almeno secondo il Giornale del Piemonte.
Nella foto pubblicata sull’edizione odierna, potete ammirare il «purismo nella marginalità», di questi «pochi e isolati da tutto», forse «un tempo attivissimi», ma «ormai semiscomparsi». Insomma sempre le solite chiacchiere buone per dar aria ai denti di chiunque apra bocca e dia fiato. E sempre i soliti anarchici, che non cambiano mai, nonostante tutto. Almeno… da un annetto a questa parte.
«L’acqua nerastra ormai spazzava senza tregua il ponte, e pesanti ondate colpivano le fiancate della nave come bordate sparate da una nave da guerra. La terra non si vedeva più, nascosta dalla pioggia che ci sferzava il volto come pallini di piombo, e non ci volle molto perché accadesse quel che doveva accadere. Precipitando nel cavo di un’onda che pareva sprofondare negli abissi, il timone perse la presa e la Lady Mary finì di traverso in balia dei marosi. Poi prese a rollare sempre più forte, più di quanto qualsiasi nave possa sopportare, e attraverso il rombo della tempesta, il fragore delle onde, il crepitio della pioggia e l’ululato del vento, sentimmo il primo schianto della zavorra che iniziava a spostarsi nella stiva.
«Bowles, quel miserabile uccello del malaugurio, gridò che era la fine e cadde di nuovo in ginocchio a mani giunte. Mi stavo già dirigendo verso l’albero maestro, afferrandomi come una scimmia al pavese dal lato sopravvento, quando vidi il capitano Wilkinson fare la stessa cosa dal lato sottovento, brandendo un’ascia. E lo vidi anche prendersi il tempo di alzarsi e con quell’ascia colpire Bowles in modo tale da farlo sparire fuori bordo, con le sue mani giunte e tutto il resto. Era quel che si meritava, pensai, e vidi che gli altri la pensavano come me. Non è giusto che chi si è già arreso debba trascinare con sé nell’abisso quelli che ancora lottano per la loro vita, tanto più nel nome di dio.»