19 maggio. Due occupanti della Casa Blatta Liberata di via Cimarosa vengono arrestati dalla polizia a poca distanza dall’ingresso della casa. Due giorni prima ignoti si erano introdotti nell’occupazione per rubare un generatore e un computer e danneggiare il resto.
Al ristorante
15 maggio. Un gruppo di persone entra nel ristorante “Al Gufo Bianco” dove sta pranzando il presidente dell’ATC Elvi Rossi. Dopo alcuni minuti di insulti e slogan contro gli sfratti il presidente e i due funzionari che lo accompagnavano preferiscono abbandonare il locale e si allontanano a bordo in un bel macchinone di grossa cilindrata.
San Salvario
14 maggio. Nella notte due ragazzi di San Salvario vengono sorpresi dentro ad un edificio abbandonato del quartiere nel quale erano entrati per prepararne l’occupazione, e vengono arrestati con l’accusa di furto con scasso. Il giorno seguente, vengono assolti e scarcerati.
Vita da secondini
11 maggio. L’OSAPP rende noto che un detenuto ha ferito al volto un sovrintendente capo della Polizia penitenziaria con una lama da rasoio che teneva nascosta in bocca.
Con l’ansia addosso
11 maggio. Quando i Carabinieri gli hanno intimato di aprire la porta per una perquisizione, non ci ha pensato due volte e ha cercato di fuggire buttandosi dal balcone di casa sua, al primo piano. L’uomo, probabilmente clandestino, nella caduta si è fratturato il femore e ha riportato diverse altre lesioni, tra cui una al cranio.
Autodetector
10 maggio. Tempo di bilanci per l’Autodetector, dispositivo che fa di Torino l’avanguardia nella repressione di chi circola con la patente senza punti, su un’auto rubata o gravata da ganasce fiscali. Nel 2012 sono state 164 le vetture bloccate perché risultavano oggetto di un provvedimento di fermo. L’occhio elettronico a bordo delle auto dei civich filma le targhe delle auto, le manda a un database e controlla la loro situazione. Nei casi ordinari, si accontenta di una multa, in quelli già citati, del sequestro. Ogni giorno, sono circa 5000 le targhe controllate.
Scritte a Pozzo Strada
9 maggio. Nella notte ignoti lasciano sui muri della stazione della Metro “Pozzo Strada” diverse scritte contro gli sgomberi e gli arresti dei giorni precedenti.
Accampamenti / 2
6 maggio. Dopo una settimana passata a dormire sotto ai portici di piazza Palazzo di Città, gli sfrattati del 16 aprile tolgono le tende: l’ennesimo sottopiffero comunale ha fissato per loro appuntamento tra due giorni, durante il quale sarà discussa una “soluzione per tutti”.
29 aprile. Scaduti i dieci giorni di ospitalità offerti dalla Caritas, l’unica famiglia della Barriera sfrattata nella giornata del 16 aprile si accampa davanti al Municipio. Ad accompagnarli una quindicina di solidali: alcuni minacciano lo sciopero della fame, altri promettono di fermarsi a dormire con loro sul selciato. Dichiarano di non volersi muovere da lì finché qualcuno non darà loro una casa, un po’ nella speranza di ottenere un aiuto istituzionale un po’ per protesta. Un mese prima, difatti, un sottopiffero comunale aveva garantito loro che, se per vedersi assegnata una casa nuova bisognava aspettare e verificare e studiare la situazione e poi aspettare ancora, in ogni caso nessuno li avrebbe sfrattati. Si era dimenticato di aggiungere, l’uomo delle Istituzioni, che questa moratoria di fatto che vige da settembre in Barriera di Milano vale soltanto per chi si organizza per resistere e che senza la minaccia delle barricate la lotta si trasforma in richiestadi aiuto, richiesta che per di più… rischia di sprofondare nel vuoto.
26 aprile. Si chiama “Operazione Alto Impatto” il blitz che stamattina ha avuto luogo nei campi nomadi torinesi di Lungo Stura Lazio e di Via Germagnano. Sono state identificate circa 200 persone e verificati un’ottantina di veicoli. Il bilancio è di 5 arresti, tra cui un minorenne, tutti di etnia rom.
Invisibili tricolori (o marroni?)
25 aprile. Una decina di senzatetto occupa una palazzina abbandonata in zona Lingotto. Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani locali, si tratterebbe di alcuni dei partecipanti alla manifestazione dei cosiddetti invisbili di due mesi fa. Ad accompagnarli e aiutarli nei lavori di pulizia dei locali, alcuni militanti di Soccorso Tricolore, associazione legata al partito politico Fratelli d’Italia. Capitanati dal consigliere Comunale Maurizio Marrone, i militanti appendono sulla casa il solito striscione color marrone con scritto “Casa: diritto di civiltà”. E se volete capire come una protesta di senzatetto si trasformi nella prima occupazione abitativa reazionaria della città, potete ascoltare questa breve intervista trasmessa da Radio Blackout.
24 aprile. Nella notte un incendio divampa in via Saffi 21, in uno studio di commercialisti su cui il Tribunale si appoggia per le esecuzioni fallimentari. Le fiamme - e l’acqua per domarle - hanno distrutto gran parte dei documenti all’interno e reso i locali inagibili.
Ferrante Aporti/2
22 aprile. È stata inaugurata una nuova sezione del carcere minorile, che porterà la capienza dell’istituto da 29 posti a 46. Il vescovo Nosiglia ha tagliato il nastro, ma, oltre a lui, erano presenti il sindaco Piero Fassino, il questore Antonino Cufalo e il capo del dipartimento della Giustizia Minorile Caterina Chinnici.
All’anagrafe
19 aprile. Una cinquantina di profughi che vivono da circa un mese nelle palazzine dell’ex Villaggio Olimpico hanno occupato l’ufficio dell’anagrafe centrale di Via della Consolata. Tra le richieste, quella della residenza, che non è possibile ottenere in una casa occupata.
Servi dei padroni
16 aprile. Due giovani vengono sorprese dalla Digos a oscurare le telecamere e a scrivere “servi dei padroni” sui muri della sede della Uil in via Bologna, e riescono ad abbrancarne una. L’arrivo immediato di alcuni compagni evita l’arresto, e quando ne arrivano altri i poliziotti vengono scacciati. Scornati, gli agenti andranno a farsi visitare al Cto; il parlamentare del Pd Esposito solidarizza con la polizia e chiede lo sgombero dell’Asilo; mentre la Uil incassa il complimento e tace.
Per non farsi fare la multa
16 aprile. Damiano De Padova, “assistente alla clientela” GTT e dirigente del sindacato autonomo dei trasporti, rende noto che dall’inizio dell’anno ci sono state 30 aggressioni a controllori e bigliettai (questi ultimi impegnati, sulle linee 3 e 4, a far pagare un ticket con maggiorazione a chi non l’ha comprato a terra). Dagli insulti alle ombrellate, passando per spintoni e semplice rifiuto di fornire le proprie generalità, il mestiere di fare le multe incontra una multiforme resistenza, ed è sempre più difficile.
Raid vandalico in Aurora
15 aprile. Nella notte ignoti vandalizzano una filiale dell’Unicredit in corso Brescia. Accanto alle vetrine in frantumi, la scritta “fuoco alle galere”. Per gli inquirenti il gesto sarebbe da ricollegare ai tre arresti avvenuti a Torino giovedì.
Ferrante Aporti
14 aprile. “Due giorni di fuoco per il Ferrante Aporti”, così si è pronunciato Leo Beneduci, segretario del sindacato autonomo Polizia Penitenziaria OSAPP. Sabato, un giovane detenuto ha aggredito un secondino del carcere minorile, procurandogli una contusione guaribile in due settimane. La notte seguente, un improvviso black out ha reso più difficoltoso del solito il turno di servizio per il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria.
Vigili
13 aprile.Porta Palazzo, arrestato con documenti falsi
„Un uomo di origini polacche è stato arrestato in mattinata nella zona di Porta Palazzo in seguito ad un controllo effettuato dalla Polizia Municipale. Scettici riguardo all’autenticità dei documenti dell’uomo, i poliziotti hanno inviato la carta di identità e la patente al LAD - Laboratorio Analisi Documentali, che si serve di software sofisticati e innovativi, ed è presente in sole 3 città italiane, tra cui, appunto, Torino -, che le ha giudicate contraffatte. Di qui il fermo del veicolo sul quale viaggiava, il trasporto al Comando di Polizia e, infine, l’arresto.
Inconvenienti del mestiere
12 aprile. Lui e lei tornano a casa nel loro appartamento nel quartiere Lingotto, dopo il lavoro, e decidono di andare a cena fuori. Solo che lui è sottufficiale della Finanza e lei maresciallo della stessa Arma, e un proiettile le passa da una parte all’altra del viso, mentre si stanno preparando. Stando alle dichiarazioni, il finanziere, appena rientrato da un’operazione, si era dimenticato di svuotare il caricatore, lasciando un colpo in canna, che, accidentalmente, è partito. La donna è viva ma in situazioni critiche.
Il nuovissimo Ferrante Aporti
11 aprile. Un giovane detenuto ha appiccato il fuoco all’interno della sua cella. A renderlo noto è l’OSAPP, che ha fatto sapere che i secondini hanno tentato di spegnere le fiamme con i nuovi idranti ottenuti dalla ristrutturazione del carcere minorile (avvenuta circa un anno fa), i quali però non erano funzionanti. Le fiamme sono state comunque domate facendo ricorso agli estintori vecchi.
Case vuote
10 aprile. Qualche giorno fa un uomo di 44 anni è stato sgomberato da un alloggio vuoto che aveva occupato nel quartiere Regio Parco, e ha deciso di ritentare, occupando una delle case ATC vuote in Via Cravero.
Sciopero pasquale
31 marzo. Mentre mezza Italia è seduta intorno a tavole più o meno imbandite per il pranzo pasquale, al Cie di Torino tutti i reclusi si sono messi d’accordo e hanno dato vita ad uno sciopero della fame. Tutte le aree, compresa quella delle donne, rifiuteranno il cibo per tre giorni e sembra che la maggior parte dei reclusi stia rinunciando anche alla terapia. All’arrivo della cena, un po’ per farsi forza e incoraggiare gli indecisi, un po’ per festeggiare la riuscita dello sciopero, i reclusi hanno deciso di applaudire tutti insieme. I guardiani del Centro sembrano in agitazione: quando si uniscono, gli oppressi fanno paura…
Perdere la nave
30 marzo. Nel pomeriggio un recluso del Cie di Torino si arrampica sul tetto della mensa dell’area blu. Non avendo nessuna intenzione di farsi rimpatriare, preferisce non credere alle false promesse che qualche ispettore gli propina dal cortile e decide di restare sul tetto fino all’orario utile per perdere la nave che da Genova lo porterebbe fino alla Tunisia. Uno sparuto gruppo di solidali porta per qualche minuto la propria rumorosa solidarietà al ragazzo, che con la sua determinazione riesce ad evitare l’espulsione.
Palazzina olimpica occupata
30 marzo. Cacciati da qualche settimana dalle strutture dove erano ospitati, almeno duecenti profughi reduci dalla cosiddetta emergenza Nord Africa decidono di occupare. A tarda mattina entrano in una delle palazzine costruite a pochi passi dalla stazione Lingotto per ospitare gli atleti delle Olimpiadi Invernali del 2006 e iniziano a sistemarsi negli alloggi. Il Villaggio Olimpico ex MOI, che conta decine di palazzine abbandonate, sarebbe satato recentemente venduto dal Comune ad un fondo immobiliare del Gruppo Pirelli.
Abusivo sgomberato
29 marzo. Da qualche tempo un uomo di quarant’anni occupava una delle tante case popolari vuote della città. Una vita tranquilla e abusiva a due passi da piazza Sofia, interrotta dai vigili di via Leoncavallo che - su richiesta dell’ATC - hanno provveduto a sbattere fuori lui, il suo cane e il suo gatto.
Autogrill
27 marzo. Di ritorno da una manifestazione No Tav a Lione sarebbero usciti dall’autogrill di Salbertrand senza pagare il conto, portandosi via quasi 2000 euro di merce. Il PM Rianudo, dopo aver impiegato quasi quattro mesi per le indagini, ha convinto un giudice ad applicare gli obbligi di firma per tre ragazzi italiani e una ragazza francese - al momento irreperibile - accusati del furto.
Mangiare gratis
25 marzo. In serata, dopo un lungo inseguimento, tre uomini vengono arrestati con l’accuse accuse di Mangiano senza pagare, arrestati per furto aggravato
„furto aggravato, danneggiamento ed insolvenza fraudolenta. Secondo la polizia avrebbero prima cenato in una trattoria di San Salvario alzandosi dai tavoli senza pagare il conto. Non sazi, avrebbero sfondato con un tombino i distributori di un freeshop per portarsi via bibite e snack.
Geo Studio Servizi
21 marzo. Nella notte ignoti danneggiano il portone che dà accesso al palazzo della Geo Studio, società di architetti che collabora alla realizzazione del Tav in Valsusa, con sede a Torino in Corso Trapani 39. Il portone pare sia stato bruciato sfruttando il gas di alcune bombolette.
C’è chi tira la corda…
20 marzo. Un picchetto antisfratto in corso Regina Margherita all’angolo con piazza della Repubblica attende invano l’arrivo dell’ufficiale giudiziario. Avvistato e circondato in corso Brescia, l’ufficiale confessa immediatamente che l’Istituto Vendite Giudiziarie ha deciso di sospendere gli sfratti di tutti gli immobili che mette all’asta, per giocarsi la carta degli sfratti a sorpresa.
All’alba di martedì 21 maggio, a quasi un anno dal primo “terzo martedì del mese”, sull’onda lunga di un attacco che dura da più di un mese, per la prima volta la polizia ha caricato due picchetti anti-sfratto nella Barriera di Milano. E lo ha fatto in modo di essere sicura che l’operazione fosse il più veloce possibile, schierando una dozzina di camionette e un centinaio di poliziotti in assetto antisommossa.
La prima casa ad essere assediata è in via Soana, alle sei del mattino: le barricate vengono divelte in fretta perché i solidali, colti a tenaglia e di sorpresa, si barricano in casa. La porta viene sfondata mezz’ora dopo, e al termine dell’operazione sedici persone vengono fatte uscire in strada e portate in questura.
La notizia dell’attacco arriva immediatamente al picchetto in via Ceresole, dove sfrattandi e solidali si preparano alla resistenza, chiudendosi il portone alle spalle per non indietreggiare. La polizia arriva poco prima delle sette, e accerchia le barricate di cassonetti. I resistenti parano i colpi dei manganelli con uno striscione rinforzato, le barricate tengono, qualche vicino solidale tira sulla polizia una bella secchiata d’acqua. Temendo che il corpo a corpo durasse troppo a lungo, o che magari dai balconi potesse piovere qualcosa d’altro, un poliziotto in borghese del commissariato di Porta Palazzo dà l’ordine di usare il gas lacrimogeno, e si allontana veloce. Un candelotto a frammentazione viene tirato oltre i cassonetti, e la nube avvolge tutti: i celerini mollano la presa sui cassonetti e i resistenti escono un po’ per volta dalle barricate. Quando la nube di fumo si dirada, la polizia invade il condominio e dopo pochi minuti sfonda la porta dell’appartamento. Eseguito lo sfratto, 24 persone vengono portate in questura. Sono le 7.30 del mattino.
Nel frattempo, un terzo picchetto attende l’attacco in corso Novara, ma lì la polizia non arriva. Arriva invece, in mattinata, l’ufficiale giudiziario a concedere una proroga fino a settembre.
Nel corso della giornata, dall’una di pomeriggio fino alle otto di sera, tutti i quaranta fermati vengono rilasciati. Trentasette di loro vengono denunciati per resistenza a pubblico ufficiale. Per i non residenti a Torino, viene emesso un foglio di via; per i non italiani, un foglio di espulsione dall’Italia.
Venerdì, nel Cie di Trapani Milo, un recluso viene brutalmente picchiato dai poliziotti di guardia. Il medico, dopo aver visitato il pestato, assicura che non è nulla di grave. L’avvocato d’ufficio, “consigliato” direttamente dai poliziotti, non si capisce bene che cosa farà. Il direttore del centro (che si è fatto le ossa al Cie di Modena), dopo aver assistito al pestaggio, invita i prigionieri ad “avere pazienza”. Ma i reclusi di pazienza non ne hanno davvero più: fotografano il ferito, vogliono che si sappia in giro quel che succede a Trapani, e per protesta iniziano uno sciopero della fame, ben consapevoli che contro la prepotenza della polizia non rimane altro che “andare sotto e far casino”.
Aggiornamento 20 maggio. Lo sciopero della fame è stato interrotto. Domenica i reclusi hanno protestato rumorosamente salendo sui tetti del Centro.
Ascolta una telefonata con i reclusi del Cie di Trapani Milo, oppure scarica il file mp3.
Mercoledì mattina la polizia ha arrestato Camille. Accusata di un furto in autogrill di ritorno da una manifestazione No Tav, da un mese era sottoposta all’obbligo di firma in attesa del processo. Come successo a Marianna meno di due settimane fa, anche a Camille un giudice ha sostituito l’obbligo di firma quotidiana con la custodia cautelare in carcere.
Per chi volesse scriverle, l’indirizzo è
Camille Casteran
c/o Casa Circondariale “Lorusso e Cotugno”
via Pianezza 300
10151 Torino
Due voci dagli avvenimenti che vi abbiamo narrato in questi giorni, trasmesse questo pomeriggio dalla trasmissione Cattivi Pensieri sulle onde di Radio Blackout.
Dopo un’oretta di presidio, raggiunte le centocinquanta persone abbondanti tra sgomberati di martedì, compagni, solidali della zona, occupanti di case e un po’ di famiglie sotto sfratto, la manifestazione indetta nei giardinetti di via Montanaro si trasforma in corteo. L’idea è quella di percorrere il quartiere per raccontare degli sgomberi dell’altro giorno e di Marianna in carcere, ma anche della nuova occupazione e della resistenza contro gli sfratti che non si è certo arrestata.
Dopo gli sgomberi di martedì, da questa mattina all’alba c’è una nuova occupazione abitativa in città. In corso Principe Oddone 94/bis, in una zona in piena riqualificazione forzata, a pochi metri dal fantasma della vecchia Stazione Dora. Gli occupanti invitano tutti i solidali ad andare a trovarli. E mentre il leghista Ricca invoca, a tempi di record, lo sgombero immediato voi leggetevi invece il volantino con il quale gli occupanti si sono presentati al quartiere.
Ogni sfratto, una barricata!
Ogni sgombero, una casa occupata!
Marianna libera!
Presidio Sabato 11 maggio, ore 16:00
Giardini di via Montanaro
corso Giulio Cesare fermata Lauro Rossi
(Pare che alla stessa ora i fascisti di Forza Nuova si ritroveranno in piazza Derna per sfilare in Barriera di Milano dove, secondo loro, «gli italiani ormai sono stranieri a casa propria.» Una curiosa coincidenza, e una buona occasione per riaffermare che - in Barriera e un po’ dappertutto a Torino - per difendersi proprio la casa immigrati e italiani sotto sfratto lottano insieme contro banche, padroni, ufficiali giudiziari e polizia.)
Nella situazione concitata dell’altro giorno, nel breve racconto che vi abbiamo fatto delle cariche a Porta Palazzo abbiamo trascurato di segnalarvi un episodio che col senno di poi ci pare invece sugoso.
Sullo slancio delle cariche in piazza della Repubblica di ieri pomeriggio, la polizia ha sgomberato stamattina la casa occupata di via Aosta, la più piccola delle occupazioni abitative della zona. Al momento, una compagna è ancora trattenuta nella casa dagli agenti.
Quindi, la polizia ha cinto d’assedio il tratto di via Foggia dove si trovano la Miccia Squat e un’altra occupazione abitativa. In questo momento sappiamo che gli agenti sono riusciti ad entrare nella casa occupata; nulla si sa invece della situazione alla Miccia.
Dei due fermati di ieri, invece, è confermato l’arresto: per loro è stata fissata l’udienza del processo per direttissima domani mattina, mercoledì 8 maggio.
Aggiornamento ore 16. I tre sgomberi sono terminati, ma alcune camionette rimangono ancora intorno a via Foggia mentre altre sono parcheggiate nei Commissariati vicini, coi motori accesi: da un rapido calcolo, nell’operazione di stamattina ne sono state impiegate una ventina. In nessuna delle case gli occupanti sono riusciti ad opporre resistenza, ed in almeno un caso i poliziotti hanno occupato il tetto prima che la gente potesse salirvi. Dei fermati durante lo sgombero, mancano ancora all’appello due dei compagni della Miccia, ancora trattenuti in Questura.
Se volete scrivere ai due arrestati per le cariche di piazza della Repubblica, potete farlo a questo indirizzo:
Marco Pisano
Paolo Milan
c/o Casa Circondariale “Lorusso e Cotugno”
via Pianezza 300
10151 Torino
Aggiornamento 8 maggio. Dei fermati durante gli sgomberi di ieri nessuno è più in Questura, già dalla serata di ieri. Questa mattina, invece, si è aperto in Tribunale il processo per direttissima contro Marco e Paolo, in un aula colma di solidali - arrivati di corsa da un picchetto antisfratto appena terminato - e poliziotti. Il giudice ha disposto la loro scarcerazione (solo Paolo dovrà firmare tre volte alla settimana) e ha aggiornato il processo a metà giugno. I due, dunque, usciranno dalle Vallette nelle prossime ore.
Dopo un’assemblea volante per discutere dell’arresto di Marianna e per organizzare la solidarietà, un piccolo corteo comincia a percorrere le strade della Barriera di Milano. Una settantina di persone, tra compagni, gente delle case occupate del quartiere e sfrattati. Le stesse piazze di sempre, i discorsi abituali sulla resistenza agli sfratti, tanti slogan e manifesti sui muri; Barriera ha visto cortei più partecipati di questo e cortei più piccolini, altri più o meno vivaci e rumorosi. Una situazione tranquilla, insomma, con gente all’angolo che si aggiunge e altra che ti accompagna un pezzo e poi se ne va. Poi si va verso Porta Palazzo, si attraversa veloci la piazza e si gira verso il Commissariato delle Porte Palatine. Una quaratina di persone rasenta il Commissariato, dove qualcuno prova ad attaccare un manifesto, altri a fare una scritta; ci sono dei piccoli parapiglia con i funzionari in borghese che sono nervosissimi e provano a brancare le persone al volo, minacciando di morte i volti noti e… chiamando la Celere che arriva in un minuto. La prima carica è immediata e respinge la gente fino alla piazza; la seconda oltre corso Regina. I fermati sono otto.
Nel corso del pomeriggio vengono rilasciate prima tre compagni, poi altri tre. Qualcuno si è preso un po’ di manganellate, ma nessuno ha una denuncia in tasca. Ora, che sono le otto e un quarto di sera, nelle mani dei questurini ci sono ancora due persone. A presto aggiornamenti.
Sabato mattina la polizia ha nuovamente arrestato Marianna, una delle tre compagne finite in carcere in seguito all’occupazione dell’Unep dell’11 marzo. Il giudice ha sostituito l’obbligo di firma quotidiana - misura cui Marianna era sottoposta da quando era stata scarcerata - con la custodia cautelare in carcere. Secondo pm e polizia, a quanto pare, una denuncia per resistenza e lesioni risalente a due settimane fa dimostrerebbe che una firma al giorno non è sufficiente a tenerla a bada.
Per chi volesse scriverle, l’indirizzo è
Marianna Valenti
c/o Casa Circondariale “Lorusso e Cotugno”
via Pianezza 300
10151 Torino
Giusto un paio di giorni fa un redattore di //Macerie e storie di Torino// si trovava a passare per piazza *** quando vi ha incrociato G., un compagno che è di casa in quel quartiere.
G. è giovane giovane, entusiasta di tutto e assetato di esperienze, non ancora intruppato in alcuna delle conventicole più o meno sovversive che punteggiano la città. A noi i giovani piacciono così: che saltellino a destra e a manca per un po’, che si affinino il naso nelle iniziative, e che scelgano con calma e a ragion veduta quali saranno i lorocompagni senza stare a prestare giuramento alla prima bandiera incontrata per la via - tantomeno alla nostra, s’intende.
Contento di vederlo, il nostro redattore si è fermato a fare quattro chiacchiere con lui; e visto che quelle quattro chiacchiere han promesso subito di volgersi in qualcosa di più impegnativo, i due si sono accomodati dietro il bancone di uno dei bar della piazza. Il tema della discussione è presto detto: l’idea che sta circolando in queste settimane in alcuni degli ambienti militanti torinesi, raccontata da G., di costituire una rete che allarghi il fronte della resistenza agli sfratti in città. Una “Rete sociale” che dovrebbe arrivare a coprire ogni quartiere, con sportelli decentrati ma anche iniziative comuni. Non una cosa che nasce dal niente, per carità; di gruppi che si occupano di sfratti a Torino ce ne sono già e poi c’è a disposizione quella piccola galassia di collettivi, sezioni di partito e sindacati di base che abitualmente fanno altro ma che periodicamente si incontrano, si scontrano, si lasciano e si reincontrano: ognuno ora si vedrebbe assegnata una zona da seguire, pur sotto la supervisione “tecnica” di chi ha più esperienza in questo campo. Sarebbero già quasi pronti, da quel che si dice, manifesti e volantini; e pure si starebbe pensando a presentarsi al grande pubblico, indicendo già nelle prossime settimane un bel presidio sotto al Municipio.
Completamente condivisibile l’intervento di Macerie (…). E’ come se fosse la pubblicazione della serrata critica che stiamo conducendo per evitare la deriva istituzionale e lo snaturamento di quella che è stata la lotta contro il CPT di Gradisca che ha visto impegnato per alcuni anni un movimento variegato composto da varie anime, compresa quella cattolica. E’ proprio per tale motivo che già questa estate siamo ritornati in Piazza a Gradisca a fare un nuovo ulteriore presidio-volantinaggio, dopo che, nel 2004-5-6 ne abbiamo fatti nuomerosi. E’ grazie ad una mobilitazione capillare ed insistente che a Gradisca e nell’isontino, la percezione dell’ex-CPT, ora CIE, c’è e si è sedimentata come negativa in larga parte della popolazione.