1. Chi siamo
  2. Servizi
  3. Aiuto
  4. Howto
  5. Amici
  6. Donazioni
  7. ||
  8. it
  9. en
  10. es
  11. de
  12. fr
  13. pt
  14. cat
My Account Login

Un breve racconto sul perché siamo chi siamo e perché facciamo quel che facciamo

Quando scrivemmo il nostro primo manifesto, il mondo non era un posto semplice nel quale passare le proprie giornate. Dopo due guerre mondiali, due bombe atomiche, trent'anni di guerra fredda e uno stato di belligeranza più o meno permanente, si procedeva immersi in un sistema cannibale basato sul primato del denaro. Le nostre prospettive erano limitate, il nostro futuro ascrivibile nello stretto cerchio di un serpente che divora la propria coda. In quei tempi bui A/I era un luogo di resistenza, di sopravvivenza. Volevamo contribuire con quanto sapevamo fare alla proliferazione della piccola, ma tenace e testarda comunità dei disadatti al potere. Allora eravamo spesso costretti a definirci in maniera negativa, perchè intorno a noi, troppo era lo schifo accumulato, e per prima cosa occorreva prenderne le distanze: antifascisti, antirazzisti, antisessisti, antimilitaristi. No business, perchè il tempo che volevamo fosse rappresentato in A/I erano i bei momenti rubati al lavoro affannoso e precario, le gioie, le fatiche, il sudore e le lacrime delle lotte quotidiane per affermare le proprie idee nel mondo plasmato a immagine e somiglianza di una moneta. In questi tempi flessibilmente dolorosi l'umanità era sostituita dal capitale umano in cui, si noti, la parola capitale sta per prima e umano è soltanto un aggettivo. Dovendo recitare a forza su questo palcoscenico, la nostra esigenza primaria divenne unirsi, e contribuire con i mezzi che potevamo mettere in campo alla sopravvivenza delle intelligenze critiche, in primis le nostre. La tecnica nasce dalla capacità dell'uomo di usare il proprio pollice opponibile, in quei tempi però la tecnologia completò la propria trasmutazione in credenza religiosa, in settore strategico di una linea di progresso infinita, tanto illusoria, quanto suicida. Il ciclo della vita: si consumavano risorse per produrre oggetti, in breve trasformati in rifiuti. Aumentavano quest'ultimi, diminuivano le prime. In perenne accelerazione. Questo processo si basava sull'assioma per cui la torta non si sarebbe mai esaurita, e ogni problema era soltanto una questione tecnica. Ben consapevoli di mentire a se stessi si tirava a campare nella speranza che la tecnologia e la scienza sposate all'economia avrebbero fatto piovere denaro impalpabile e sgorgare fiumi di miele finanziario. Così non fu. Noi eravamo dei tecnici e attivisti; il nostro pollice opponibile si sentiva imbarazzato di fronte alla logica del denaro. Procedemmo così in direzione ostinata e contraria, al servizio delle comunità resistenti. Non so se abbia senso raccontare oggi il tragicamente buffo mondo nel quale trascorrevamo le nostre giornate. Col senno del poi avremmo soltanto voluto dire alle genti di allora: non fatevi intimorire, dignità, perseveranza, coraggio. E queste poche parole sono forse le sole importanti del nostro manifesto.