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Un breve racconto sul perché siamo chi siamo e perché facciamo quel che facciamo

Già quando scrivemmo il nostro primo manifesto il mondo non era un posto semplice in cui passare le giornate. Le nostre prospettive erano più limitate, il nostro futuro iscrivibile nello stretto cerchio di un serpente che divora la propria coda. In quei tempi A/I era un piccolo attracco di resistenza, di sopravvivenza. Volevamo contribuire con quanto sapevamo fare alla proliferazione della piccola, ma tenace e testarda comunità disadatta al potere. Ci eravamo chiamate autistici, autistiche, paranoici perché eravamo consapevoli di quanto il nostro atteggiamento rispetto all'uso della tecnologia, di quanto la nostra naturale diffidenza verso la retorica libertaria della democrazia rappresentativa e alle sue inconsistenze repressive fosse radicale per quei tempi, tanto ottimisti quanto proni all'accettazione del compromesso con le logiche di prevaricazione del capitalismo globale.

Ci avevamo visto giusto, quasi quindici anni fa, e se oggi siamo uno dei pochi provider ancora disponibili di servizi che rispettano e che fanno della privacy dei propri utenti una rivendicazione politica è proprio per via della recente e rovinosa caduta ufficiale delle maschere di un sistema che usa sistematicamente la tecnologia per sorvegliare e controllare le nostre vite, nelle pause di quando la usa per sfruttare la comunicazione privata e i nostri dati sensibili a vantaggio delle multinazionali. Dalle prime rivelazioni di Snowden la nostra comunità si è trovata ad accogliere un fiume in piena di individualità impaurite, amareggiate, e improvvisamente (o anche finalmente) come noi disilluse. Allo stesso tempo però troppo spesso traspare anche il bisogno di trovare una soluzione semplice e immediata, un porto franco, ancora una volta il prodotto di un processo di delega. Utilitaristico e irresponsabile.

Ma, come quando abbiamo cominciato, il nostro approccio è prima di tutto politico, radicale e ostinatamente antiautoritario. Allora come oggi siamo spesso costrette a definirci in maniera negativa, perchè per prima cosa occorre prendere le distanze: antifascismo, antirazzismo, antisessismo, antimilitarismo. Nella nostra rada la protezione è data solo a chi osa ripararsi da quel vento, che purtroppo soffia in tutta Europa.

No business, perché il tempo che vogliamo sia rappresentato in A/I sono i bei momenti rubati al lavoro affannoso e precario, le gioie, le fatiche, il sudore e le lacrime delle lotte quotidiane per affermare le proprie idee nel mondo plasmato a immagine e somiglianza di una moneta.
In questi tempi flessibilmente dolorosi l'umanità è sostituita dal capitale umano in cui, si noti, la parola capitale sta per prima e umano è soltanto un aggettivo. Dovendo recitare a forza su questo palcoscenico, la nostra esigenza primaria è unirsi, e contribuire con i mezzi che possiamo mettere in campo alla sopravvivenza delle intelligenze critiche, in primis le nostre.

La tecnica nasce dalla capacità dell'essere umano di usare il proprio pollice opponibile, ma il capitalismo ha completato la trasmutazione della tecnologia in credenza religiosa, in settore strategico di una linea di crescita e di controllo infinita, tanto illusoria, quanto suicida.

Si consumano risorse per produrre oggetti, in breve trasformati in rifiuti. Si prelevano informazioni per produrre desideri, profitto, potere e per creare paura, autocensura, rassegnazione. Bella esperienza vivere nel terrore, vero? In questo consiste la schiavitù.

Noi abbiamo soltanto voluto dire alle genti di allora come a voi: non fatevi intimorire, dignità, perseveranza, coraggio, auto-organizzazione. E queste poche parole sono forse le sole importanti del nostro manifesto.