Pillole filosofiche
Come non far soldi con Linux ed il Free Software e vivere felici
Sprazzi di realtà secondo l'hacklab-fi
Dalle pubblicità targate IBM, alla Novell,
alla Sun, tutti si sono accorti di Linux e del Free Software. Perfino
gli studenti di Economia della Bocconi si sono accorti che:
* software di media/alta qualità
* nessun costo per le licenze
* uno stuolo di sviluppatori che per la maggior parte lavorano
gratis, o per pochi soldi
costituiscono senz'altro un ottimo affare.
Il mondo dell'informatica (e non solo quello), è pieno di
business plan che prevedono l'utilizzo del
Free Software.
Non per qualche motivazione pseudo etica, o per darsi una veste
politically correct, ma più banalmente per l'abbattimento dei
costi.
Dal che possiamo dedurre che, in generale, Linux conviene: dovrebbero
venderlo alla Coop!...
Tutto questo non sarà sbagliato, ma senza dubbio è
davvero riduttivo. Noi crediamo che la parte più interessante
di tutto il carrozzone Linux e Free Software sia l'idea di uno
sviluppo collaborativo e partecipato. L'idea di poter contribuire
alla creazione di una comunità che sia effettivamente in
grado di emanciparsi dalla dipendenza forzata, ad esempio, dalla
multinazionale o dalla casa produttrice di turno. Tutto questo
costituisce per noi un punto nodale...
Insomma, anche se Linux non fosse il miglior sistema operativo di
questo mondo e il Free Software il codice migliore mai scritto -
ipotesi, queste, per altro molto plausibili! -, noi continueremmo
comunque a utilizzarli ed a interessarci appassionatamente a
tutto quanto questa comunità sarà in grado di
produrre.
Non riteniamo comunque che la nostra visione del Free Software sia la
migliore o l'unica possibile, poiché i fatti dimostrano il
contrario. E neppure pensiamo che il nostro pensiero corrisponda ad
un fantomatico spirito originario e puro dei pionieri di queste idee,
perché, di nuovo, la realtà ci smentisce.
Semplicemente ci sentiamo spesso a disagio, quando parliamo con chi
è entusiasta di Linux "perché è gratis
e conviene", "perché puoi scaricarti di tutto
senza prenderti nessun virus", "perché windows fa
veramente schifo", "perché molte grandi aziende
ormai investono su Linux", etc... Ci sentiamo a disagio,
in primis perché nessuna di queste affermazioni è
necessariamente sempre vera, ma sopratutto perché nessuna di
esse coglie ciò che a noi interessa maggiormente di tutta la
faccenda: il collaborare per creare uno strumento e un sapere comuni,
accessibili a tutti senza alcuna restrizione, se non quella che
impedisce di espropriare la comunità di quanto essa produce:
il software deve essere libero!
Non viviamo su Marte, sappiamo che per campare servono i soldi. Non
critichiamo affatto l'idea di utilizzare Linux ed il Free Software
come strumenti del proprio lavoro, cosa che per altro facciamo tutti
e che probabilmente rende possibile lo sviluppo di software di buona
qualità. Avvertiamo però che l'ago della bilancia
è sempre meno regolato dalla comunità degli utenti e
degli sviluppatori, e sempre più legato al doppio filo delle
aziende e delle grandi corporazioni che investono nel campo. E nel
momento in cui il soggetto di riferimento smette di essere la
comunità e diviene il business, inevitabilmente qualcosa di
profondo cambia significato, ed ai nostri occhi la faccenda si fa
più arida e priva di interesse.
Per questo abbiamo titolato "Come non fare soldi"; non
perchè all'hacklab li raccogliamo sugli alberi o li troviamo
per terra - è vero semmai il contrario -, ma perché
nonostante tutto ci piace guardare alle cose da un'altra prospettiva,
e vogliamo continuare a farlo.
Updated: $Date: Thu, 09 Dec 2004 10:10:12 +0000 $
Pillola 0000
Considerazioni sparse, transitorie, iniziali.
Sarà capitato anche a voi (per qualcuno qui è
la norma, nei casi conclamati di estremismo autistico), di
constatare come anche l'elaboratore meno dotato risulti, a volte,
più interessante persino di chi sta accanto.
Orbene, noi siamo affascinati dai cervelli elettronici, allo
stesso modo in cui amiamo la libertà, compresa quella
particolare di poterci mettere le mani sopra, scrutarli da
vicino, afferrarne l'energia, comprendere fino in fondo la tecnologia
che incorporano e in qualche caso farli a pezzi.
Quanto al software di cui parliamo, esso assurge per noi a paradigma
di libertà in senso lato, ed è descritto e definito in
quattro punti dirimenti, storicamente consolidati ed inemendabili
(come per altro verso certe assurde leggi liberiticide, da respingere
alla radice).
I quattro capisaldi, che insieme costituiscono il corpus
della definizione di software libero, espressi da Richard Matthew
Stallman nel 1996, sono i seguenti:
- :: Libertà "0", la libertà fondamentale:
- La libertà di eseguire il programma per qualunque scopo, senza vincoli sul suo utilizzo.
- :: Libertà "1":
- La libertà di studiare il funzionamento del programma, e di adattarlo alle proprie esigenze. L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.
- :: Libertà "2":
- La libertà di redistribuire copie del programma in modo da aiutare il prossimo.
- :: Libertà "3":
- La libertà di migliorare il programma, e di distribuirne i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio. L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.
Quando si dibatte intorno al software libero, free software
in lingua inglese, capita che qualcuno pensi subito alla birra
gratis e si scordi malamente della libertà.
Laocoonte diffidava dei Greci, anche quando essi portavano con
sé dei doni ... (Eneide, II, 49). In modo del
tutto analogo, nell'era digitale, noi diffidiamo del software
non libero, ancorché gratuito, e del
terreno su cui è mosso, spiegato, estraneo alla nostra idea di
libertà di pensiero algoritmico, fuori dai nostri orizzonti e
distante anni luce dalla "Repubblica della Scienza".
Se non è libero, non è software!
Updated: $Date: 2004/04/28 01:23:14 $


