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Smash we can! Sabotiamo il sistema di guerra!

Febbraio 2009 – Ancora una volta i delegati degli Stati NATO e degli Stati alleati, così come i rappresentanti delle industrie belliche, s’incontreranno a Monaco di Baviera. La cosiddetta “Conferenza di sicurezza” è secondo il suo principale organizzatore Wolfgang Ischinger, “il più importante luogo di discussione e scambio d’idee per coloro che decidono la politica internazionale di sicurezza”. Il risultato di questa “politica di sicurezza” militare significa in realtà morte ed oppressione per milioni di persone.

Aprile 2009 – a stretto giro rispetto alla “Conferenza di Sicurezza”, i guerrafondai degli Stati NATO si vogliono rincontrare a Strasburgo e a Baden Baden per festeggiare il Sessantesimo della NATO, ossia 60 anni di politiche di uccisioni – ma, a quanto pare, per loro, motivo di rallegrarsene.

Ci organizzeremo, manifesteremo, saboteremo – non permetteremo loro di lavorare alla guerra indisturbati e di celebrare le politiche imperialiste! Venite quindi a Monaco, venite a Strasburgo!

Nessuna pace con le politiche di guerra della NATO!

Nell’ottobre 2008 il Parlamento tedesco ha esteso il mandato alle truppe tedesche nella missione ISAF in Afghanistan e deciso di mandare più truppe, per un totale di 4500 soldati. In questo modo una politica di guerra dalle già note conseguenze disastrose viene estesa e perpetrata. Decine di migliaia di persone sono state uccise nel corso della guerra, centinaia di migliaia sono state costrette a fuggire. Oltre ai pericoli della guerra, la popolazione deve fare i conti con la fame e la distruzione delle infrastrutture. Le potenze occidentali hanno violentemente rafforzato il sistema di sfruttamento capitalistico portando ad una crescente povertà della popolazione. Un esempio di questa politica imposta dall’Occidente è il trattato per la protezione degli investimenti che include la riduzione dei dazi doganali e vari vantaggi per gli investitori stranieri: viene assicurata la possibilità di comprare intere aziende senza rischi d’esproprio, l’esenzione da pagamento di tasse e la possibilità di trasferire i guadagni all’estero. La retorica sulla “ricostruzione del paese” e sulla “missione umanitaria” è cinica ipocrisia. Il cosiddetto aiuto allo sviluppo è sottomesso ad una logica militare e trasformato in profitto per l’Occidente. Una buona parte del denaro che la Germania destina all’ ”aiuto allo sviluppo” è usato per addestrare la polizia afgana sotto la supervisione tedesca. Ricordiamoci che la grande maggioranza in Afghanistan si oppone all’occupazione.
In Europa le voci critiche contro la continuata e sempre più estesa guerra stanno diventando più forti, ma abbiamo bisogno di un cambiamento fondamentale, dobbiamo mettere l’antimilitarismo in pratica. La cosiddetta “guerra al terrore” in Afghanistan, Iraq ed altrove deve essere definita per quello che è – una guerra brutale sotto la direzione degli interessi capitalistici e combattuta da parte
delle potenze occidentali per affermare l’egemonia e il controllo. Ci opporremmo con le nostre diverse forme di resistenza!

Né la vostra guerra – né la vostra pace!

I partecipanti alla “Conferenza di sicurezza” conoscono bene l’effetto della mistificazione dei termini. Il termine “sicurezza” va di moda. Recentemente i generali della NATO hanno intitolato un nuovo contributo strategico “Towards a Grand Strategy for an Uncertain World”: in questo modo sono riusciti a descrivere i loro concetti militaristici come soluzione per una situazione caratterizzata da costante “insicurezza”. Quasi tutti i discorsi dominanti della politica attuale definiscono “sicurezza” come il loro scopo principale. Non c’è un altro termine altrettanto generico che descriva e legittimi così tanta violenza come la chimera “sicurezza”.

Mentre legittimano le loro guerre con la “sicurezza esterna” anche la “sicurezza interna” rimane una costante preoccupazione per i padroni. Con il loro contributo “Strategia di sicurezza per la Germania” i deputati cristiano democratici della Germania sottolineano la loro richiesta che l’uso dell’esercito all’interno deve essere un principio legittimato perché, secondo loro, “la netta distinzione tra sicurezza interna ed esterna o tra stato di guerra e pace” non è più valida. “Un concetto completamente nuovo di politica di sicurezza” dovrebbe manifestarsi “nell’architettura di sicurezza della Germania”. La dissoluzione della netta distinzione tra guerra e pace, tra “sicurezza interna” ed “esterna”, che in questi discorsi sembra uno sviluppo quasi naturale, è in realtà non causa ma risultato di una politica che implementa il dominio e il controllo capitalistico a livello globale. A livello europeo vengono continuamente create nuove organizzazioni nelle quali forze armate, polizia e organizzazioni cosiddette umanitarie collaborano in uno spazio sovra nazionale al di là dei diritti civili. Lo scopo di questa politica è quello di garantire che la fortezza europea mantenga la sua posizione come più forte centro economico del mondo, far crescere il suo potere di controllo globale, militarizzare le frontiere della UE e soffocare ogni opposizione politica e tentativo di resistenza. L’UE non solo rinforza regimi militaristici e repressivi all’estero, ma rende anche se stessa sempre più come tale.

Tutto questo riconferma ancora una volta quello che già sappiamo: Che la “sicurezza” della quale parlano è la sicurezza della classe dominante che per la gran parte dell’umanità non significa nient’ altro che povertà, insicurezza sociale, repressione e sfruttamento.
Rompiamo la sicurezza dominante in maniera decisa e creativa!

Aboliamo Frontex !

Un’ organizzazione che porta avanti la fusione fra polizia e forze armate è l’agenzia europea per la difesa dei confini Frontex. Frontex organizza la “difesa” della fortezza Europa contro l’immigrazione. Ma non si tratta solo del confine esterno dell’Europa – la guerra contro gli immigrati si estende lungo tutte le vie migratorie. Nei paesi di provenienza e quelli di passaggio le truppe di confine vengono rafforzate e aziende di trasporto sono pagate per la deportazione dei profughi. Nel Mediterraneo – pure vicinissimo alla costa dei paesi dell’Africa occidentale – navi militari europei respingono barche di profughi. Questo fatto costringe i profughi e i migranti ad usare tratte più lunghe e pericolose e così causa migliaia e migliaia di morti ogni anno nel Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico. Anche la frontiera europea nel senso stretto viene militarizzata sempre di più – tra l’altro, con l’uso di voli di controllo e l’esplicita integrazione dei ministeri di guerra nella “difesa” del confine. Per la gestione interna della migrazione, Frontex sta pianificando una banca dati che raccoglie tutti gli arrivi e le partenze nell’UE ed automaticamente rilascia un mandato di cattura per chi ci sta più lungo da quello previsto dal suo visto. Le decine di migliaia di campi profughi in Europa sono già molto più vecchi di Frontex – sono i luoghi della quotidiana privazione d’ogni diritto alla quale sono sottomessi da parte dell’UE. Con questa gestione razzista delle frontiere l’UE porta avanti l’esclusione violenta di tutti coloro che non si possono sfruttare come forza lavoro. Questa chiusura di fronte a chi viene considerato superfluo è anche un modo per il sistema capitalistico di gestire la sua crisi profonda: mentre i profughi scappano dalle guerre o delle conseguenze dei crolli economici gli Stati occidentali fanno di tutto per tenerli lontani dall’Europa. Non è un caso che i nuovi concetti strategici della NATO definiscono “movimenti migratori incontrollati” un valido motivo per una guerra.

Organizziamo la nostra solidarietà in termini pratici con le lotte dei profughi e i migranti contro questa politica.
Frontiere aperte per tutti – Freedom of movement is everybody’s right!

Non riuscirete a fermare la resistenza!

La fusione della “sicurezza” interna ed esterna sarà sotto gli occhi di tutti nella situazione con cui ci confronteremo a Monaco: non è un gioco di parole affermare che la sicurezza della Conferenza di sicurezza verrà assicurata da una nuova legge che si avvicina al divieto del diritto di riunirsi e manifestare. Ancora una volta, diviene chiaro che i discorsi sulla “sicurezza”, le strategie sulla cooperazione “militare-civile” e l’Homeland Security sono utilizzate non solo in Iraq e Afghanistan, ma anche da noi.

Nel luglio 2008 lo Stato della Baviera ha approvato una nuova legge per regolamentare il diritto di manifestazione. Questa legge in pratica intende abolire il diritto a manifestare e dare alla polizia mezzi legali di fermare e vietare arbitrariamente iniziative pubbliche. Probabilmente la parte più assurda della legge è la “proibizione della militanza politica”. Secondo questa parte della legge è proibito “vestirsi in modo simile come espressione di un comune linguaggio politico qualora sussista un effetto intimidatorio.”. Quale manifestazione intimidisca o no lo decide la polizia. Il paragrafo può essere usato per criminalizzare il black block, così come per vietare un picchetto sindacale. E sarebbe un errore vedere legge come risultato della ben nota cultura repressiva dello Stato della Baviera, in quanto più volte le leggi repressive dello Stato della Baviera sono diventate poi leggi dell’intera Germania. La nuova legge della Baviera sul diritto di manifestazione è parte integrante dell’architettura repressiva con la quale lo Stato risponde, in termini di supervisione e controllo, alla crescente insicurezza sociale nella crisi capitalistica.

Ma questa legge non c’importa! Solo noi decidiamo stile e pratiche della nostra resistenza!

Globalizziamo l’anticapitalismo!

La conseguenza più chiara di questa crisi è che sempre più risorse vanno ai ricchi ai danni dei poveri. Non è solo la sparizione dei fondi pensione e dei risparmi; gli Stati stanno spendendo miliardi per salvare le loro istituzioni finanziarie, risorse che vengono procurate con l’aumento delle tasse per le fasce più deboli e il taglio delle spese sociali.

Il teatrino dei politici quando parlano della crisi – in termini d’imprevedibile anomalia dei mercati -nasconde le sue vere cause. La crisi fa parte del sistema capitalista e la creazione di gigantesche bolle di debiti è parte integrale del neoliberismo che è stato imposto dalle elites del dominante sistema economico dagli anni Ottanta, per deregolamentare a proprio vantaggio i mercati.

La globalizzazione capitalistica modifica gli assetti sociali. I recenti effetti della crisi colpiranno più duramente le popolazioni povere del Sud del mondo. Tutti quelli che vorranno difendersi dalla distruzione dei mezzi di sussistenza, si troveranno di fronte militarizzazione e repressione. Non è la prima volta che il capitalismo in crisi si mantiene con guerre e repressione.
Contro l’impoverimento sviluppiamo lotte globali per riappropriarsi della ricchezza sociale. Contro la loro repressione sviluppiamo una resistenza liberatoria.

Non pagheremo per la vostra crisi!

Azione diretta antimilitarista!

L’obiettivo strategico della sicurezza dominante è eliminare le differenze tra sicurezza interna ed esterna, tra polizia e militari tra retata poliziesca e guerra; dovremmo comprendere questa strategia e farne una nostra arma collegando le nostre lotte contro i vari aspetti delle loro politiche. In tutto il mondo ci sono stati vari tentativi di rendere attrezzature militari inservibili per la guerra.
Alcuni lo chiamano disarmo attivo o sabotaggio, ma chi sta al potere parla di distruzione di proprietà, incendio doloso o terrorismo. In Germania c’è il paragrafo 129 del Codice Penale con il quale la pratica antimilitarista viene criminalizzata come “terrorismo”.
Ma cos’è la distruzione degli armamenti e cos’è la guerra? Quindi restano nostri obiettivi indebolire il morale dei militari e creare disturbo all’interno dei paesi occidentali coinvolti in questa guerra “infinita”.

La militarizzazione della società ha fatto passi in avanti: incontriamo personale militare ovunque sul treno, negli eventi di famiglia, nelle scuole quando fanno reclutamento e nelle agenzie per l’impiego – allo stesso modo anche noi saremo dappertutto a contrastarli.

L’indebolimento del morale dei militari fa parte integrante della lotta contro il patriarcato la cui più brutale espressione è la violenza sessualizzata. Laddove guerra ed esercito dominano la vita quotidiana stupri prostituzione forzata e traffico di donne aumentano fortemente. Questo non è casuale: il sistema militare è fondato su immagini dominanti di mascolinità. Il machismo è una risorsa di guerra. Combattiamo la società patriarcale! Esprimiamo la nostra solidarietà ai soldati che hanno deciso di venir fuori dell’ingiustizia e crudeltà della guerra e che sono finiti nelle prigioni militari o hanno subito altre forme di repressione! Organizziamo aiuto ed appoggio ai disertori!

Solidarietà ad Olli, Florian e Axel accusati di aver tentato di incendiare veicoli militari dell’esercito tedesco vicino a Berlino nel luglio 2007!

Contro guerra e crisi: Sviluppiamo la resistenza antimilitarista! Riappropriamoci del benessere sociale

Venite a Monaco il 7 Febbraio! Ci vediamo il 7 alle ore 13 a Marienplatz al blocco internazionalista!

Roviniamo il Sessantesimo della NATO a Strasburgo il 3-4 aprile

Punto informativo Kafe Marat Thalkirchnerstr 104 seconda entrata della stazione metro Goetheplatz Linea U3 ed U6


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