Afrin: perché ci riguarda?

– il tentativo delle popolazioni del Rojava di darsi una propria forma di autorganizzazione, basata sul rispetto delle etnie, sulla partecipazione popolare, sull’autodifesa e sulla crescita dei valori di uguaglianza rappresenta, pur con le naturali contraddizioni imposte anche dal contesto di guerra in cui si è realizzato, un esempio importante. Ogni popolo che decide di resistere alle oppressioni e ai genocidi perpetuati dagli Stati e cerca di vivere secondo un’esistenza pacifica e solidale è un popolo da sostenere ed appoggiare. In un contesto dominato dalle azioni imperialiste degli Stati che usano i diversi attori in loco per mantenere i propri interessi economici, in un contesto dominato da forze islamiste radicali (da sempre finanziate e usate dai medesimi Stati imperialisti) che impongono regimi di terrore e sfruttamento sulle popolazioni, in un contesto dominato dall’imposizione di regimi che, più o meno con denominazioni democratiche, si basano su una gestione verticistica e autoritaria del potere, il tentativo dei curdi di resistere e creare un modello sociale di convivenza e autogoverno è un’esperienza con cui vogliamo essere solidali.
– le guerre degli ultimi anni nel contesto del Medio Oriente rappresentano l’ennesimo esempio della politica imperialista degli Stati Occidentali; politica di rapina e sfruttamento, tesa a ridisegnare gli equilibri territoriali per avere al potere servi sempre più accondiscendenti, porte sempre più aperte sullo sfruttamento delle risorse, borse sempre più ricolme di soldi delle multinazionali della guerra e delle aziende delle cosiddette “ricostruzioni post guerra”. La resistenza dei curdi ha rappresentato un tentativo in direzione contraria a questo processo. Questo processo non è stato e non è privo di contraddizioni, come tutti i processi che il reale vogliono mutare, ma rimane il sacrificio di un’intera popolazione di lottare per la propria esistenza e libertà.
– le migliaia di migranti che negli ultimi anni sono arrivati sulle nostre coste (ed immessi nella catena del business dello sfruttamento) sono il frutto di queste guerre lontane, ma forse non così tanto. L’esperimento curdo rappresenta un tentativo di opporsi a questi conflitti e soprattutto di creare un modello sociale basato sulla convivenza solidale e pacifica, contro le logiche di sopraffazione e conquista. Sostenere questo esperimento significa quindi opporsi alle guerre di oggi e del domani, significa opporsi alle logiche imperialiste che stanno condannando migliaia di persone a morire nei confini libici, nei mari, nei centri per migranti, nei campi di lavoro.
– la nostra terra è da sempre terra di sperimentazione ed esercitazione dei signori della guerra: quelli in giacca e cravatta delle multinazionali e quelli in divisa degli eserciti. Le armi usate nei conflitti in Medio Oriente vengono prodotte e testate da aziende italiane (prima su tutte Leonardo/Finmeccanica) nei nostri territori, vendute poi a Stati e macellai di varia specie. Opporsi a questo ennesimo genocidio significa opporsi alla politica della militarizzazione e alla logica del profitto sulla pelle delle persone.
– la nostra storia è fatta di dominazione coloniale e annientamento della propria identità. La storia dei curdi è altrettanto storia di colonialismo feroce da parte dello Stato turco che da anni, dopo i massacri sulle popolazioni, porta avanti una politica di deculturazione forzata, di negazione dell’identità curda e di pulizia etnica. Sostenere il popolo curdo significa sostenere la stessa lotta per l’autodeterminazione che vogliamo per la nostra terra.
E’ necessario, ora più che mai, dimostrare la nostra solidarietà rivoluzionaria ai nostri compagni che combattono sul fronte e al popolo curdo che lotta per la propria autodeterminazione. Riteniamo necessario l’uso di qualunque mezzo per attaccare lo Stato imperialista turco, le sue strutture e i suoi uomini presenti sui territori in cui viviamo.

Alcuni Anarchici Sardi