IL VOLTO DURO DEL POTERE CONTRO LA NOSTRA VOGLIA DI LIBERTA'
Nel pomeriggio del 7 giugno, dopo poche ore di occupazione, l'amministrazione modenese pone fine, con forza ed arroganza, all' esperienza del Centro Sociale Occupato Autogestito Ex-Stamperia.

Lo sgombero è stato effettuato da una ventina di Digos e 40 celerini in assetto antisommossa, del reparto di Bologna, giunti a bordo di 4 camionette e altrettanti defender.

Lo spazio occupato stava da poco riempiendosi di persone e realtà politiche che hanno condiviso con noi lotte e percorsi di riappropriazione, o che semplicemente hanno intrecciato rapporti e conoscenze con la nostra attività sociale.

L'esperienza di autogestione, durata poche ore, parlava di collaborazione con il quartiere negli ambiti in cui le politiche sociali del Comune sono deboli ed inefficaci, dal tempo libero dei bambini, a quello degli anziani, passando per le attività autorganizzate di lavoratori, studenti, e donne.

L'unica trattativa, apertasi nel corso della mattinata, è stata intrapresa dalla Questura, nella totale assenza delle istituzioni comunali. Non capiamo, viste le ultime dichiarazioni del Sindaco Pighi, che afferma che lo stabile è stato ceduto nei mesi scorsi ad un soggetto privato, come mai lo sgombero immediato sia stato chiesto dal Comune su un edificio che non dovrebbe essere più di sua competenza.

Fanno riflettere la modalità e la tempestività dello sgombero, infatti non capiamo come mai si siano mossi tanto velocemente mezzi blindati da Bologna per una situazione che, dal punto di vista dell'ordine pubblico, non stava causando alcun problema e, al contrario, si siano ignorate nel corso degli anni le richieste dei residenti della zona, di smantellare i tetti in eternit dell'edificio, anche a fronte di diverse chiamate ai vigili urbani per rendere noto il problema (l'eternit che riveste i capannoni è in via di sgretolamento, tant'è vero che nell'edificio piove dentro).

Inoltre noi siamo stati chiarissimi quando abbiamo detto che avremmo lasciato spontaneamente lo stabile qualora il Comune avesse garantito alla città nuovi alloggi popolari: forse la tempestività e la durezza della risposta sono motivate dalla totale assenza di risposte che il Comune ha da dare a noi ed a tutti i cittadini, in merito al tema del caro-affitti e degli spazi aggregativi, ed agli enormi interessi che l'amministrazione ha su quell'area e su quello stabile.

Noi non ci arrendiamo, la lotta per la conquista di spazi collettivi proseguirà nei prossimi giorni e nei prossimi mesi; per ora abbiamo costretto l'amministrazione a levarsi dal volto quella maschera di buonismo e finta voglia di dialogo, spingendoli a mostrarsi per quello che sono: padroni disposti a utilizzare qualsiasi mezzo per difendere le loro ricchezze.

Se la fermezza del Comune è chiara a tutti, deve essere altrettanto chiara la nostra determinazione, la determinazione di un ampio settore sociale che vuole conquistarsi spazi di socialità ed espressione, liberandoli dall'inutilizzo, dal degrado, e da tutte le speculazioni.

 

C.OLLETTIVO A.UTONOMO M.ODENESE

SGOMBERATO IL C.S.O.A. EX-STAMPERIA
Con un atto repressivo l'amministrazione modenese ha deciso di chiudere l'appena nata esperienza dell'ex-stamperia occupata.
Lo sgombero è cominciato con un blitz della DIGOS che con 20 agenti ha cercato di entrare nello spazio da un ingresso laterale. Il blitz è stato immediatamente bloccato dai cordoni dei compagni che dopo un fronteggiamento sono riusciti a ricacciare gli agenti.
Poco dopo sono arrivati 4 camionette e 4 defender con decine di celerini con caschi e manganelli che hanno invaso lo spazio costringendo tutti gli occupanti ad uscire chiudendo di nuovo uno spazio che si voleva restituire alla città con molteplici progetti.

IL C.A.M. OCCUPA UN CAPANNONE IN DISUSO

NASCE IL C.S.O.A. EX-STAMPERIA, IN VIA MONZA laterale di Via Morane

Il centro sociale occupato autogestito ex-stamperia vuole essere uno spazio autonomo aperto alla città, largamente attraversato da precari, lavoratori e studenti. Viviamo in una società in cui si restringono continuamente le libertà personali, di espressione e di movimento di tutte e tutti, una società che fa della guerra globale e permanente il suo principale strumento di regolamentazione e sopravvivenza. Le campagne politiche e mediatiche sulla sicurezza vogliono normalizzare l'odio e la repressione nei confronti del diverso, chiunque esso sia: migranti, ultras, lavavetri, writers, sono di volta in volta indicati come fonte di degrado e criminalità, vengono dipinti come il male assoluto di una società che già da anni è impegnata a crearsi attorno un imbarbarimento di rapporti sociali e culturali senza precedenti (pensiamo ai recenti rastrellamenti razzisti verso i rom, alla caccia alle trans e alle prostitute di Roma, all'omicidio fascista di Verona). Nelle nostre città in cui la solitudine e l'estrema atomizzazione producono mondi sociali in cui non si comunica e ambienti comuni in cui regna il consumo e il bisogno individuale e non la solidarietà, questi meccanismi stanno causando un annullamento soggettivo per quanto riguarda la capacità di comprendere quale sia il nemico reale e quindi riconoscersi come classe, quella degli oppressi, degli sfruttati, potendo quindi agire come entità collettiva in lotta in grado davvero di potere modificare in maniera netta e radicale la realtà sociale circostante. Stiamo vivendo un periodo storico in cui l'insicurezza , quella vera, che permea l'esistente, è quella causata dalla mancanza di possibilità di avere un futuro decente: dove ogni giorno si muore sul lavoro, dove la precarietà e la mancanza di prospettive sul lavoro come nella vita sono un dato di fatto, dove anche la casa non è più una certezza. Il centro sociale vuole essere uno strumento per normalizzare, al contrario, le lotte contro le ingiustizie sociali, per il reddito ed il diritto alla casa; vuole essere luogo di produzione culturale, luogo di espressione di potenzialità creative solitamente represse, luogo in cui si sviluppi socialità libera e non mercificata. Il centro sociale nasce dall'esperienza del C.ollettivo A.utonomo M.odenese, da anni impegnato nelle lotte al fianco dei migranti, contro lo sfruttamento del lavoro salariato, contro la precarietà e l'imperialismo; tematiche che porteremo ancora avanti con nuova e dirompente forza, aprendo però un fronte di intervento più ampio e sociale che parla di riappropriazione, di soddisfacimento di bisogni e desideri, di riscoperta e determinazione dei tempi di vita di ognuno/a di noi: vogliamo diventare punto di riferimento e rifugio per tutti coloro che sono in fuga dall'ipocrita cultura padronale, divenendo luogo in cui sia possibile esprimere le proprie conoscenze e sperimentare i propri interessi. Di fronte ad una riproduzione nel sociale di quei modelli amministrativi che cercano solo repressione e controllo, costruiamo insieme, dal basso, una reale alternativa sociale che si basi sulla libertà di espressione e di esistenza, sull'attenzione e il rispetto per i bisogni e i desideri di tutti e sulla creazione di uno spazio e di un tempo fondato sull'autonomia, l'autogestione e l'autorganizzazione come risposta alla volontà di dominio dei padroni che vorrebbero gestire al nostro posto le nostre vite.

COLLETTIVO AUTONOMO MODENESE