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La meraviglia dell’Indisponibile

L’esperienza di un gruppo di acquisto di Torpignattara

Provo qualche imbarazzo nel proporre qui, oggi, febbraio 2009, un articolo che descriva il fenomeno dei GAS – o Gruppi di Acquisto Solidale – in Italia. Provo imbarazzo perché stiamo parlando di un fenomeno esistente da più di 15 anni, diffuso ormai su tutto il territorio nazionale, di realtà autonome eppure coordinate nella Rete dei Gas e che, per restare alle sole cifre presentate proprio da questo coordinamento, investe almeno 500 gruppi in tutta Italia, 25.000 famiglie, 100.000 persone.
Allora, per superare l’imbarazzo potremmo tentare insieme un esercizio di immaginazione.
Siete in un supermercato è vi trovate di fronte a uno scaffale con decine di pacchi di biscotti. Cominciate la vostra analisi con molta pazienza ed attenzione. Partite dal gusto: cosa vi ispira di più oggi: cioccolato, panna, granelli di zucchero, cereali assortiti? Considerate gli ingredienti, magari anche i valori nutrizionali. Eccoci ai prezzi: c’è qualcosa in offerta? e quelli lì in basso? Oh, il supermercato non ve la fa, non a voi, inutile nascondervi i prezzi più convenienti sull’ultimo scaffale e posizionarvi ad altezza occhi quelli che vuole invece promuovere. Non a voi, voi siete un consumatore attento.
Avete finalmente scelto e posizionate nel carrello il vostro pacco di biscotti. Vi allontanate alla ricerca del prossimo prodotto da acquistare sulla vostra lista della spesa, perché voi avete una lista della spesa, perché voi siete un consumatore attento.
Bene, ma provate ad allargare lievemente l’ottica. Quello stesso pacco di biscotti che state comperando, anziché da solo, immaginatelo in uno scatolone di cartone con altri 29 pacchi di biscotti. E questo scatolone immaginatelo con altri 11 scatoloni che insieme costituiscono il pallet sul quale viaggia. Fanno 360 pacchi di biscotti. E quel pallet immaginatelo insieme ad altri 35 pallet con i quali viaggia nel suo camion. Fanno 12960 pacchi di biscotti. E tutto questo immaginatelo per tutti gli altri tipi di biscotti che avete visto sullo scaffale, e per tutti gli altri prodotti che avete visto sugli scaffali del vostro supermercato.
Allargate, allargate e immaginate tutti i camion che scaricano nel vostro supermercato pallet uguali a quello dei vostri benedetti biscotti. Immaginate i rifiuti: la montagna di cartoni sventrati, i fiumi di reggette, il mare di film plastico, per ogni sera di scarico che precede il mattino della vostra colazione.
Allargate, allargate ancora e pensate tutto questo per tutti gli altri supermercati della vostra città, e delle altre città. Immaginate la flotta di tir in viaggio sulle autostrade, sui traghetti, i container sui treni, sulle navi, sugli aerei.
Infine, se ancor riuscite ad allargare l’ottica, immaginate l’universo di gente, di uomini e di donne, spesso di bambini, che ha creato, cucinato, smistato, confezionato, trasportato, scaricato, posizionato, prezzato e passato in cassa tutto questo. Siete ancora convinti di aver comperato un pacco di biscotti, il vostro pacco di biscotti? E quale prezzo dovrebbero avere quei biscotti per ogni persona, ogni chilometro, ogni rifiuto che hanno determinato? Se allargate l’ottica un’ultima volta scoprirete di essere, vostro malgrado, comparse nella gran recita della distribuzione mondiale, illusi di aver corrisposto il giusto prezzo ad un prodotto, di averlo scelto intelligentemente quando siete stati piuttosto voi ad essere stati crudelmente scelti da lui.
Prodotto, prezzo, acquisto: la formula può avere un senso soltanto se i fattori siete voi, il prodotto e colui che lo ha materialmente creato. Qualsiasi declinazione allargata di questa formula, qualsiasi intermediazione, ha un costo sociale: significa il deprezzamento del costo del lavoro, il disconoscimento delle norme di sicurezza, lo sfruttamento del lavoro minorile, l’inquinamento dell’aria e delle falde acquifere, l’impazzimento dei trasporti, lo sversamento abusivo di rifiuti, tossici e non.
Il prezzo basso ha un costo sociale, l’offerta speciale ha un costo sociale, il sottocosto ha un costo sociale ed è ora che voi, accidenti, ora che siamo ben dentro al nuovo millennio, impariate a chiedervi quale sia il costo sociale che sta dietro il vostro acquisto.
Bibbì, il GAS del quale faccio parte e che opera nel VI Municipio di Roma, nella zona di Torpignattara, non è nato per fronteggiare la crisi o il carovita, non per massimizzare il risparmio. La crisi o la perdita del potere d’acquisto dei salari sono, pur se negativi,  sempre aspetti del sistema economico nel quale viviamo, basato sul consumo, sul volume e sulla disgiunzione tra valore e prodotto. Non si reagisce alla crisi parlando la stessa lingua della crisi. Serve un linguaggio nuovo.
Bibbì, come gran parte dei GAS, non nasce dall’esigenza di una politica del prezzo, semmai da una politica dell’acquisto. Non vogliamo consumare, vogliamo acquistare, responsabilmente. Cervello è la parola d’ordine, non carrello. Vogliamo ed esigiamo poter acquistare prodotti di qualità, biologici, da un produttore locale, ad un prezzo che ripaghi correttamente il suo lavoro e gli permetta di far lavorare nella legalità e sicurezza i suoi dipendenti, con il minimo di imballaggio e con il minimo di impatto ambientale.
Soprattutto, vogliamo farlo noi, senza intermediari, andando a conoscere colui il cui lavoro mi darà le cose che mangerò. In questo modo avremo certo abbattuto il prezzo ma, più di tutto, avremo permesso a lui di affrancarsi dal giogo dei grossisti, della Grande Distribuzione buffamente autodefinitasi Organizzata; affrancarsi dalla logica del volume, dell’overbooking di merce, dell’effetto tutto pieno che dovrebbe pilotare il meccanismo dell’acquisto d’impulso.
Ecco, noi non vogliamo acquistare d’impulso, semmai di gusto: lo slancio è piuttosto a godere di quel che si è acquistato, piuttosto che al gettare una volta scopertane l’inutilità. Non esiste il consumo critico, esiste l’acquisto consapevole.
Mettere in piedi un GAS non è cosa complessa, meno che mai nell’era di internet. La stessa rete dei GAS (http://www.retegas.org) mette a disposizione documenti e informazioni; quanto ai produttori, poi, sono i primi a volersi far trovare per smetterla di lavorare per un cliente invisibile che sparisce dietro la targa di un camion.
Si tratta di mettere insieme almeno una decina di famiglie e avere uno spazio per ricevere la merce. Ma, se pensate a tutte le collettività che vi capita di frequentare nella vostra giornata, capirete quanto sia facile. I vostri parenti, i colleghi di lavoro, i parrocchiani, quelli del gruppo sportivo o del sindacato o del partito e via di questo passo. Scoprirete che la vostra giornata piuttosto che chiusa nello spazio di due auricolari per gli mp3 è aperta, spalancata, disinibita. Scoprirete che la parola collettività, benché illegalmente esautorata del suo valore, esiste, funziona, vive.
Con un GAS potrete certamente acquistare olio e formaggio ma anche mettere in piedi un servizio se vi sembra utile e mancante nella vostra zona. Siete collettività, siete cittadinanza.
Acquistare attraverso un GAS vuol dire anche sperimentare quello che un grossista definirebbe con terrore lo shock della indisponibilità temporanea della merce, per motivi di clima, ad esempio, o di stagione. Uno shock educativo, pedagogico, invece. Significa, infatti, scoprire, con un crescita insieme pratica e culturale, quante altre cose vi siano in natura capaci di sostituire quello che per ora non abbiamo: una vertigine di colture stagionali, fragili ma preziose, locali, assolutamente legate al vostro territorio, impossibili da trattare a pesticidi e che, proprio per questo, un supermercato non vi potrà mai offrire.
Ma l’indisponibilità, l’essere indisponibile, è di per sé un concetto meraviglioso. Le cose più alte, i valori più importanti sono indisponibili: la libertà, la vita, la persona umana. Così, anche la natura è indisponibile, letteralmente: non è a nostra disposizione, non al nostro servizio, non nostra schiava. Indisponibile vuol dire anche inalienabile, invendibile, il che ci riporta virtuosamente al punto di partenza: cioè che un GAS non riguarda semplicemente acquistare.
Infine, vorrei parlarvi di cosa succede in casa quando porto la mia cassetta di frutta e verdura al centro della stanza e mio figlio, trotterellando, con gli occhi accesi dal desiderio, vi si avvicina.
Succede semplicemente che tocca le cose che contiene. Succede che si sporca di terra e sporca il pavimento. Che stacca le foglie del cavolo, che si imbrunisce le dita, che fa rotolare le arance e le patate. Succede che palpeggia le bucce lisce e quelle rugose, quelle umide e quelle secche. Succede che conosce e che la realtà non gli si presenta uniforme e tirata con la cera come i mandarini da batteria.
Ne vale davvero la pena.

Andrea Campanozzi

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