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<documento>
  <titolo>Reti</titolo>
  <autore>Andrea Marchesini</autore>
  <data>2005-10-21</data>

  <sezione>
    <titolo>Introduzione</titolo>
    <p>
      Le reti che ci circondano, che creiamo, che usiamo, si possono esaminare
      secondo la <b>teoria dei grafi</b>. Questa teoria è la base per
      affrontare tutti quei problemi analitici, relazionali, epistemologici
      che ogni giorno affrontiamo nulle “nostre” reti.
    </p>
    <p>
      Per comprendere la complessità delle reti occorre sistematizzare i
      collegamenti tra i nodi esistenti e i nodi in mutazione, tra nodi
      passati, presenti e futuri. Confrontarsi con la complessità seguendo un
      percorso matematico significa attribuire un nuovo senso alle parole
      “significato” e “collegamento”. Infatti in questa prospettiva esse
      diventano:
    </p>
    
    <elenco>
      <punto>elementi essenziali per instradare dati ed informazioni</punto>
      <punto>elementi codificanti una topologia da usare per i piu' diversi ed
      imprevedibili scopi</punto>
      <punto>modelli matematici capaci di fornire un’astrazione standardizzata,
      sostenuta da formule, per rappresentare, nel suo insieme o nel
      particolare, il sistema stesso.</punto>
    </elenco>

    <p>
      I <b>grafi</b> sono strutture dati molto diffuse sia nelle scienze
      naturali, sia nelle scienze umane. Nel corso dei secoli sono stati
      individuati e studiati centinaia di problemi computazionali definibili in
      termini di grafi.
    </p>
    <p>
      Quando si parla di grafo si intende una figura costituita da nodi e da
      collegamenti. Un grafo (G) è un insieme contenente l’insieme dei nodi
      (V) e l’insieme dei collegamenti (E): <b>G = (V, E)</b>. 
    </p>
  </sezione>

  <sezione>
    <titolo>Storia</titolo>

    <p>
      La storia attribuisce al matematico <b>Eulero</b> (Basilea 1707 - San
      Pietroburgo 1783) l’invenzione della teoria dei grafi (1736). Il quesito
      matematico da cui si sviluppò questa teoria prese il nome di “Problema
      dei ponti di Königsberg”: Königsberg (oggi Kalinigrad) era la capitale
      della Prussia, citta’ natia fra l’altro di Kant e Hilbert. La citta’
      comprende due isolette connesse tra di loro e col resto della citta’
      attraverso sette ponti. Il problema che il re di Prussia Federico il
      Grande pose a Eulero era il seguente:
    </p>
    <p>
      “Esiste un modo per attraversare tutti i sette ponti e raggiungere il
      punto di partenza attraversando ogni ponte solo una volta?” 
    </p>

    <immagine file="other/konigsberg.jpg">La citta' e i ponti</immagine>

    <p>
      La risposta e’: no. Si puo’ realizzare questa passeggiata ipotetica solo
      se il grafo e’ composto da vertici che hanno un numero pari di
      collegamenti.
    </p>
    <p>
      Da quel momento i grafi sono stati analizzati per scopi molto disparati
      (sport, botanica, matematica, filosofia, etc.) e molti algoritmi sono
      stati studiati per semplificarne le operazioni piu’ elementari. 
    </p>

    <p>
      Tra gli altri nomi illustri che rimarranno per sempre legati alla teoria
      dei grafi, ricordiamo:
    </p>
    <elenco>
      <punto>
        <b>Edsger Dijkstra</b> (1930-2002), olandese, inventore del concetto di
	semaforo e dell’algoritmo sui grafi che prese il suo nome. Passato alla
	storia per la critica all’istruzione “GOTO” nella programmazione.
	Famoso per il suo discorso sull’eleganza nella programmazione e nella
	matematica.
      </punto>
      <punto>
      	<b>Robert W. Floyd</b> (1936-2001), americano, inventore dell’algoritmo
	che ha preso il suo nome sulla ricerca di percorsi minimi sui grafi.
	Pionenere nel campo della verifica di programmi attraverso asserzioni
	logiche. Vinse il Premio Turing (1978) per l’invenzione della teoria
	del parsing e dei linguaggi di programmazione semantica. Collaboro’
	tra l'altro alla stesura di <i>The art of computer programming</i>.
      </punto>
    </elenco>
  </sezione>

  <sezione>
    <titolo>Rappresentare la conoscenza</titolo>
    <p>
      Quando si parla di strutture dati si analizza la capacita’ di queste
      strutture circa il contenimento delle informazioni. Non solo, ma anche
      la capacita’ di consultazione e modifica delle informazioni stesse. Si
      cerca quindi di rappresentare la conoscenza attraverso figure, metodi e
      strutture astratte. 
    </p>
    <p>
      La matematica, e meglio ancora l’informatica, hanno elaborato strutture
      dati per ogni genere di rappresentazione. Sono stati creati algoritmi
      per raggiungere un obiettivo nel piu’ breve tempo possibile, con il
      minor dispendio di risorse (oppure esattamente il contrario). 
    </p>
    <p>
      Le principali forme di rappresentazione di conoscenza sono:
    </p>

    <elenco>
      <punto>
        <b>Nodo</b>: una struttura dati capace di contenere solo un elemento;
      </punto>
      <punto>
        <b>Liste</b>: le strutture dati a lista sono contenitori di oggetti da
	gestire in un ordine preciso (LIFO – Last In First Out, FIFO – First In
	First Out, o altro ancora). Ogni nodo ha un collegamento al nodo
	successivo, con alcune eccezioni per il nodo radice e il nodo di coda.
	Queste strutture dati si possono analizzare come Pile, Code, Liste
	concatenate semplici o doppie;
      </punto>
      <punto>
        <b>Alberi</b>, ovvero strutture gerarchiche: questa morfologia prevede
	che ogni nodo abbia un collegamento al nodo padre e zero o piu’
	collegamenti a nodi figli. Ne fanno parte tutte le famiglie di alberi
	(rb, binari, etc.)
      </punto>
      <punto>
        <b>Grafi</b>: queste strutture dati sono capaci di contenere nodi con
	zero (raro), uno o piu’ collegamenti verso altri nodi.
      </punto>
      <punto>
        <b>Matrici</b>: sono rappresentazioni nelle quali ogni nodo ha un
	numero di collegamenti proporzionale al numero di dimensioni della
	matrice, un caso particolare di strutture dati.
      </punto>
    </elenco>

    <p>
      I legami reciproci tra queste strutture sono di grande interesse. Quando
      una ricerca in una struttura dati non determina una struttura dello
      stesso tipo, avviene infatti che: 
    </p>

    <elenco>
      <punto>
        un percorso all'interno di un grafo sia descritto attraverso un albero.
      </punto>
      <punto>
        un percorso all'interno di un albero si descriva con una lista.
      </punto>
      <punto>
        una ricerca all'interno di una lista determini un elemento.
      </punto>
    </elenco>

  </sezione>

  <sezione>
    <titolo>Tipologie di grafi</titolo>
    <p>
      I grafi si dividono in base alla <b>tipologia dei collegamenti</b>:
      <b>diretti</b>(percorribili in entrambe le direzioni), <b>indiretti</b>
      (a senso unico), <b>misti</b> (un grafo contenenti alcuni collegamenti
      diretti e altri indiretti). 
    </p>
    <p>
      Un <b>grafo fortemente connesso</b> e' un grafo composto da nodi
      completamente interconnessi fra loro.
    </p>
    <p>
      I grafi si possono inoltre dividere in famiglie. Le piu' semplici sono:
    </p>
    <elenco>
      <punto>
        <b>Grafo completo</b>, quando ogni nodo un collegamento verso ogni
	altro nodo
      </punto>
      <punto>
        <b>Grafo piatto</b>, quando e' possibile disegnare il grafo
        senza collegamenti incrociati. Esiste un algoritmo capace di
	determinare se un grafo e' piatto (Algoritmo di <b>Kuratowski</b>).
      </punto>
      <punto>
        <b>Grafo bipartito</b>, quando i vertici si dividono in due o
        piu' insiemi i cui collegamenti puntano ad uno stesso gruppo di nodi.
      </punto>
    </elenco>

    <p>
      Un <b>grafo pesato</b> e’ un grafo i cui collegamenti hanno dei valori di
      percorrenza, cioe’ composto da collegamenti con un valore matematico
      elaborabile. Su un grafo di questo tipo un percorso che unisce due nodi
      ha un valore pari alla somma dei valori dei collegamenti attraversati.
      Particolari casi di grafi pesati contemplano anche i valori nagativi,
      infinito e meno infinito. 
    </p>

    <p>
      Altre famiglie di grafi troppo complesse da descrivere in questo testo
      sono:</p>

    <tabella>
      <riga>
        <colonna>
          <s>Grafo di Petersen</s>
          <immagine file="other/petersen.png">Petersen</immagine>
        </colonna>
        <colonna>
          <s>Grafo di Cayley</s>
          <immagine file="other/cayley.png">Cayley</immagine>
        </colonna>
        <colonna>
          <s>Grafo aciclico</s>
          <immagine file="other/aciclico.png">Aciclico</immagine>
        </colonna>
      </riga>
    </tabella>

    <p>
      Chiaramente il Web e' un grafo e quindi sono applicabili in
      potenza tutti gli algoritmi fino ad ora studiati sui grafi orientati.
    </p>
  </sezione>

  <sezione>
    <titolo>Grafi e algoritmi</titolo>
    <p>
      Vediamo ora i principali algoritmi per le operazioni piu’ elementari sui
      grafi: 
    </p>
    <elenco>
      <punto>
        <b>Visita in ampiezza</b>: dato un nodo sorgente, questo algoritmo
	determina quali siano i nodi raggiungibili attraverso i collegamenti
	presenti. Con i dati raccolti, viene generato un albero <b>BFS</b>
	(breadth-first search). Questo albero contiene il nodo sorgente come
	radice e come figli tutti i nodi raggiungibili ordinati per percorso
	minimo.
      </punto>

      <punto>
        <b>Visita in profondita’</b>: esegue una operazione simile all’inverso
	della visita in ampiezza. Genera alberi <b>DFS</b> (depth-first search)
	contenenti i percorsi ordinati dal piu’ lungo al piu’ breve.
      </punto>

      <punto>
        <b>Albero a copertura minima</b>: algoritmo che estrae il percorso
	capace di unire tutti i nodi di un grafo pesato, un grafo cioe’
	composto da collegamenti con un valore matematico elaborabile.
      </punto>

      <punto><b>Cammini minimi</b>: algoritmi capaci di estrarre il percorso
      piu' breve tra due nodi dato un grafo pesato.</punto>
    </elenco>

    <immagine file="other/grafo_pesato.gif">Grafo Pesato</immagine>
  </sezione>

  <sezione>
    <titolo>Grafi vs Alberi</titolo>

    <p>
      Un albero e’ una struttura dati composta da nodi e collegamenti in forma
      gerarchica. Ogni nodo appartiene a uno schema rigido che lo identifica
      all’interno di un sistema di rappresentazione. 
    </p>
    <p>
      Il primo a parlare di strutture ad albero e’ stato il filosofo
      <b>Porfirio</b> (233-305 a.C.) nel saggio Isagoge (un'introduzione alle
      Categorie di Aristotele). L’utilizzo di questa struttura dati era
      finalizzata a descrivere la natura e gli esseri viventi. Si dividevano gli
      insiemi di enti in sotto-insiemi fino a raggiungere l’uomo. Al di sotto
      dell’insieme uomo, solo individui. 
    </p>

    <immagine file="other/porfirio.png">Albero di Porfirio</immagine>

    <p>
      Prima di giungere a uno strumento come il grafo si usavano sistemi di
      classificazione gerarchico-enumerativi e, in particolare, le strutture
      ad albero.
    </p>
    <p>
      Le strutture ad albero semplificano il <b>problema dell’identita’</b>
      poiche’ un oggetto (o ente, in termini filosofici) esiste in quanto
      derivante da determinati nodi e collegato ad altri nodi figli. Sono di
      natura opposta i sistemi analitico-sintetici che identificano un oggetto
      in base ai collegamenti che ha, alle contraddizioni che genera, ai
      percorsi che lo attraversano. Il grafo puo’ essere infatti pensato in
      chiave semantica attraverso un’architettura informativa non piu’
      <b>bidimensionale e gerarchica</b> come quella dell'albero, ma
      <b>pluridimensionale e relazionale</b>.
    </p>

  </sezione>
 
  <sezione>
    <titolo>Dal dato al contenuto</titolo>
    <p>
      Una struttura dati e' un <b>sistema formale</b> che contiene
      un’informazione. Questa informazione puo’ essere di qualsiasi natura,
      anche un’altro sistema formale. Un grafo, come ogni altra struttura dati
      e’ un anch’esso un sistema formale con regole, relazioni e funzioni
      precise. 
    </p>
    <p>
      <b>Descartes</b> descrisse il cervello come un sistema idraulico, 
      <b>Pearson</b> lo vide come un sistema telefonico. Negli anni ‘50-’70 si
      fece lo stesso con i computer e le prime reti chiuse, generando il mostro
      dell’Intelligenza Artificiale. La metafora odierna per rappresentare il
      cervello si basa invece sulle reti complesse.
    </p>
    <p>
      Nel prossimi paragrafi metteremo in luce la critica al riduzionismo, e
      al progresso come fine trascendente della ricerca, per cui l'ultimo
      ritrovato scientifico e' sempre il migliore.
    </p>
    <p>
      Il processo di associazione computer-cervello e’ iniziato nel 1936 con
      la <b>macchina di Turing</b> e con i primi esperimenti hardware e
      software finalizzati alla sfida uomo/macchina, alla riproduzione
      dell'intelligenza e all’apprendimento per esperienza. Quando l’obiettivo
      divenne creare attivita’ celebrale il primo passo fu nascondere, e
      nascondersi in quanto ricercatori, problemi quali:
    </p>
    <elenco>
      <punto>
        l'impossibilita' di ricreare con l'emisfero sinistro cio' che e'
	proprio dell'emisfero sinistro;
      </punto>
      <punto>
        il <b>primo teorema di Gödel</b>: ogni sistema sufficientemente
	potente, coerente e assiomatizzabile e’ <b>sintatticamente
	incompleto</b>;
      </punto>
      <punto>
        il <b>secondo teorema di Gödel</b>: ogni sistema sufficientemente
	potente, coerente e assiomatizzabile e’ incapace di dimostrare una
	proposizione che esprime in modo canonico la <b>coerenza del
	sistema</b>;
      </punto>
    </elenco>

    <p>
      Al termine del percorso dell’Intelligenza Artificiale sono nati nuovi
      studi e nuovi approcci per rappresentare la conoscenza: cervello - reti
      complesse, relazioni personali e di significato - reti complesse. 
    </p>
  </sezione>

  <sezione>
    <titolo>Cio' che rimane dell'Intelligenza Artificiale</titolo>
    <p>
      I grafi e le reti sono stati per lungo tempo indissolubilmente legati
      all’Intelligenza Artificiale. Le teorie piu’ recenti utilizzate nel
      campo dell’Intelligenza Artificiale – in seguito all’affermarsi del
      paradigma dell’IA debole rispetto al progetto iniziale dell’IA forte –
      sono: <b>Reti neurali</b>, <b>Algoritmi genetici</b> e <b>Fuzzy
      logic</b>. Cio’ che rimane degli studi degli anni ‘50, ‘60 e ‘70 su
      questo argomento e’ qualche buon algoritmo e la frustrazione di aver
      sprecato ingenti risorse, finanziarie e umane, in un progetto che ha
      ottenuto scarsi risultati concreti. 
    </p>
    <p>
      L’Intelligenza Artificiale, ma piu’ in particolare le reti neurali e gli
      algoritmi genetici, impegnando enormi risorse nell’implementazione degli
      aspetti computazionali, hanno imprigionato la teoria dei grafi per lungo
      tempo, arroccandosi su postulati analitici assolutamente non applicabili
      alle reti della realta’ contemporanea. 
    </p>
    <p>
      Principali differenze tra l’approccio dell’AI e quelle del concetto
      matematico di rete oggi: 
    </p>

    <elenco>
      <punto>
       <b>Scala</b>: le reti secondo l’AI hanno dimensioni pseudo fisse. Ad
       esempio, molti algoritmi di reti neurali impongono che la rete abbia
       dimensioni pre-settate. Al contrario, le reti che si analizzano al
       giorno d’oggi hanno dimensioni variabili, dinamiche e spesso relative.
       E’ quindi impossibile avere una coscienza (nel senso di percezione) di
       tutta la rete in un determinato istante temporale.
      </punto>

      <punto>
        <b>Ritmo di cambiamento</b>: il cambiamento della morfologia di rete
	nell’AI spesso non e’ applicabile. Il ritmo di cambiamento di una rete
	secondo le regole attuali e’ istantaneo e non prevedibile. Dal momento
	in cui la grandezza della rete impedisce una conoscenza totale dei nodi
	(e dei collegamenti in un determinato istante), il cambiamento e’ una
	proprieta’ intrinseca alla rete stessa.
      </punto>

      <punto>
        <b>CWA</b> (Close World Assumption): l’AI ipotizza una rete chiusa per
	uno studio preciso. Difficilmente una rete neurale o un algoritmo
	genetico e’ in grado di accettare input diversi da quelli preventivati.
	L’alternativa e’ l’assuzione di un <b>LCW</b> (Localized Closed World):
	ipotizzare l’esistenza di una rete finita e limitata per la generazione
	del percorso che davvero interessa analizzare, sapendo tuttavia che si
	tratta di una precisa localizzazione, non di un assoluto.
      </punto>

      <punto>
        <b>Integrita’</b> referenziale: secondo l’AI, l’analisi della rete
	determina un risultato completo. Questo e’ in antitesi con una rete
	composta da nodi assenti, percorsi mutati, collegamenti nuovi o
	rimossi. L’integrita’ deve essere rivista alla luce del fatto che un
	percorso in una rete determina sempre dei risultati parziali.
      </punto>

      <punto>
        <b>Autorita’</b>: l’AI parte dal presupposto che esista un dispensatore
	di verita’ (l’ambiente circostante, un operatore, o un agente
	software). Le reti nei grafi invece sono studiate alla luce del fatto
	che <b>non esistono verita’</b> ma <b>solo autorita’ distribuite</b> a
	seconda del percorso che si vuole affrontare.
      </punto>

      <punto>
        <b>Qualita’</b>: le informazioni nell’AI sono complete e la <b>qualita’
	totale</b>: tutto cio’ che si ha e’ quello che si deve analizzare.
	Nella realta’ operativa la qualita’ e’ relativa ai percorsi affrontati.
	Non esiste un risultato perfetto ma solo una <b>qualita’
	accettabile</b>.
      </punto>

      <punto>
        <b>Obiettivi</b>: nell’AI le reti sono pensate per risolvere problemi
	circoscritti. Oggi i percorsi sono pensati per raggiungere uno scopo.
	Spesso le reti non hanno killer application (software che determinano,
	in quanto assolutamente preferite/preferibili, l'acquisto o l'uso di
	un particolare hardware), ma solo <b>strumenti di interrogazione</b>.
      </punto>

      <punto>
        <b>Sorgenti</b>: nell’AI esiste un sistema di input codificato.
	Attualmente si ipotizzano diversi sistemi per raggiungere una
	informazione. <b>Differenti accessi</b> a una rete determinano
	<b>diversi percorsi</b> e probabilmente anche <b>diverse qualita’</b>
	dell’informazione cercata.
      </punto>

      <punto>
        <b>Dati</b>: secondo l’AI nuovi nodi possono essere inseriti nella
	rete. Oggi si ritiene piu’ concreto aggiungere collegamenti dinamici
	in fase di creazione di un percorso. Il processo di <b>inserimento di
	informazioni</b> in rete, l'<b>inserimento di collegamenti</b> e il
	processo di ricerca sono differenti. 
      </punto>
    </elenco>
  </sezione>

  <sezione>
    <titolo>Grafi e il Small World</titolo>
    <p>
      Nelle reti attuali pensare che si possa in qualsiasi istante avere il
      percorso che ha portato dal nodo X al nodo Y e’ complicato, nella
      maggior parte dei casi insicuro (poiche’ ad esempio non esiste
      un’autorita’ veritativa assoluta) e quindi non particolarmente
      interessante. Tra nodi fortemente connessi le regole standard dei grafi
      non valgono: nello studio delle reti complesse sono nate specifiche
      eccezioni per gestire percorsi e passaggi di significato non logicamente
      predicibili. 
    </p>
    <p>
      La teoria <b>Small World</b> e’ una branca della teoria dei grafi
      applicata per lo piu’ nelle scienze umane (sociologia in particolare).
      Questa teoria analizza quelle porzioni di grafo ove i nodi hanno un
      elevato livello di aggregazione e un basso grado di separazione. 
    </p>
    <p>
      Elemento centrale degli Small World sono i collegamenti casuali. Negli
      Small World esistono (molto piu’ che in altri contesti) creazioni di
      collegamenti nuovi e inaspettati che non possono essere previsti
      dall’analisi degli elementi della rete. Questi collegamenti hanno la
      funzione di “porte dimensionali” e consentono l’annullamento o la
      diminuzione delle distanze. 
    </p>
  </sezione>

  <sezione>
    <titolo>Pensare fuori e pensare dentro</titolo>
    <p>
      Le reti che siamo in grado di analizzare, apprezzare e vivere, sono grafi
      i cui nodi e collegamenti risultano essere in costante mutamento. La
      capacita’ di dividere le reti in sottoreti di analisi e significato
      corrisponde in pratica alla creazione di Small Worlds piu’ o meno
      temporanei. 
    </p>
    <p>
      L’impossibilita’ di dare giudizi di valore sulle reti sposta la nostra
      attenzione dal sistema formale della struttura dati al sistema formale
      in esso contenuto o rappresentato. 
    </p>
    <p>
      Le ultime ricerche nel campo della rappresentazione di conoscenza
      uniscono la <b>teoria dei grafi</b> con lo <b>studio di ontologie</b>.
      L’obiettivo e’ <b>creare reti i cui nodi siano capaci di descriversi e
      mostrarsi completabili logicamente da agenti navigatori</b>. 
    </p>
    <p>
      A differenza delle letture fatte in precedenza, si analizzano le reti
      come contenitori di informazione da analizzare attraverso collegamenti di
      significato logico/matematico e quindi gestibili solo attraverso
      <b>iterazioni a basso costo computazionale</b>. Si lascia all’uomo il
      compito di accettare un elaborato di navigazione. La correzione di
      valori e l’immissione di paletti logici definisce quindi una
      personalizzazione nella creazione di percorsi. 
    </p>
    <p>
      Attraverso linguaggi (o metodi) si codifica il legame che ha un nodo col
      resto della rete, quale contenuto esso esprime e come questo contenuto
      deve essere gestito. 
    </p>
    <p>
      Queste informazioni addizionali (che sono nuovi nodi e collegamenti)
      attraverso asserzioni composte da <b>soggetto</b> – <b>predicato</b> – 
      <b>complemento oggetto</b> forniscono percorsi possibili per collocare il
      nodo in un contesto. Il soggetto e il predicato sono due elementi della
      rete, mentre il complemento oggetto puo’ anche non esserlo. Se i nodi
      supportano anch’essi i linguaggi e le regole ontologiche per collocarsi
      sul grafo, e’ possibile creare connessioni logiche in maniera automatica.
    </p>
    <p>
      Il passaggio culturale/scientifico portato avanti presso i principali
      laboratori ontologici del mondo, e’ spostare l’attenzione <b>dai nodi alle
      connessioni</b>: non nodi interconnessi, ma nodi che creano connessioni.
      A loro volta queste diventano nodi interconnessi fra il nodo soggetto,
      il nodo predicato, e il nodo complemento oggetto. 
    </p>
    <p>
      Queste asserzioni, espresse secondo lo standard W3, prendono il nome di
      <b>RDF</b> (Resource Description Framework). Gli RDF rivestono un
      importante ruolo poiche’ descrivono un nodo legando soggetti e
      complementi oggetti a predicati che, a seconda della ontologia
      dell’agente analizzato, forniscono spunti e collegamenti non esistenti,
      ma logicamente e matematicamente corretti: in sostanza, espandono la
      rete percorrendola. 
    </p>
    <p>
      Le ontologie sono le <b>metodologie espressive e conoscitive degli agenti
      creatori di percorsi</b>. L’esempio piu’ banale di un simile agente e’ un
      parser xml. Usare ontologie per capire quale conoscenza relazionale vi
      sia nei collegamenti tra i nodi permette di creare dinamicamente
      collegamenti per mezzo di regole ridondanti per un agente umano, ma
      comprensibili e percorribili da un agente software. Ad esempio, le
      proprieta’ interessanti di un nodo possono essere: proprieta’ transitiva,
      esclusione da, essere parte di, essere l’inverso di, essere lo stesso
      concetto di, etc. 
    </p>
    <p>
      Il termine esperienza si sposta dal software e ritorna sull’uomo: e’
      l’individuo che stimola l’agente software per instradarlo verso la
      creazione di percorsi pseudo-personalizzati. 
    </p>
    <p>
    Si sta procedendo a una divisione nell’analisi della conoscenza: chi
    genera i percorsi e chi analizza il risultato di un percorso. Per chi o
    cosa genera percorsi, hanno piu’ valore i collegamenti, e le classi di
    istanza di un nodo rispetto al contenuto del nodo stesso. I nodi di un
    percorso hanno valore in quanto sono elementi di una classificazione
    dettata da relazioni soggetto - predicato - complemento oggetto. 
    </p>
  </sezione>

  <sezione>
    <titolo>Derivare conoscenza</titolo>
    <p>
      Il passaggio tra un buon navigatore di un grafo costituito da nodi
      sintatticamente corretti e un agente capace di comprendere qual e’
      l’informazione che ci interessa, e’ lo stesso che separa un buon motore
      di ricerca da un sistema in grado di soddisfare le nostre interrogazioni
      sul web, comprendendo l’aspetto semantico della nostra richiesta. 
    </p>
    <p>
      Ovvero, <b>la sintassi e’ un meccanismo definito a livello
      ontologico</b>, mentre <b>la semantica è una Proprietà Connettiva</b>,
      non intrinseca alla rete o ai nodi, bensi’ frutto
      dell’interpretazione/accettazione/validazione di un dato (elaborato o
      percorso) da parte di un agente umano. 
    </p>
    <p>
      La pertinenza o meno di una risposta, che può essere assimilata al grado
      di pertinenza semantica, deriva dall’interazione sistemica soggetto
      interrogante / agente che percorre il grafo. Non è il software o
      l’hardware a essere intelligente (approccio AI), è l’interazione che
      consente l’emergenza di comportamenti “intelligenti”. Tale interazione
      strutturale e’ definibile nei termini di <b>autopoiesi delle reti</b>,
      ovvero auto-organizzazione, a partire da elementi semplici, di
      complessita’ relazionale (si veda: <i>Autopoiesi e cognizione</i>,
      Maturana e Varela). 
    </p>
    <p>
      Una navigazione all’interno di grafi web basata su matematica e logica
      genera una conoscenza non contenutistica ma connettiva. Si può infatti
      ipotizzare che dato un nodo collegato attraverso uno o piu’ collegamenti
      di tipo soggetto – predicato – complemento oggetto (Logica predicativa),
      ne esistano infiniti altri che si collegano allo stesso soggetto, allo
      stesso predicato, allo stesso complemento oggetto o allo stesso nodo che
      si sta collocando. 
    </p>
    <p>
      La sintassi e’ dunque un meccanismo esplicito attraverso il quale
      qualifichiamo la Relazione fra i nodi: in tal modo, percorrendo un
      grafo, il grafo stesso passa da uno stato che possiamo definire 
      “amorfo” a uno stato “organizzato”. 
    </p>
    <p>
      Gli agenti possono quindi <b>sfruttare nodi non interessanti dal punto di
      vista contenutistico</b> (ad esempio, blank node), ma <b>essenziali in
      virtu’ della loro collocazione</b> (e della collocazione dell’agente
      interrogante, anch’esso parte della rete). Si tratta di nodi privi di
      contenuto intrinseco ma carichi di <b>contenuto relazionale</b>. 
    </p>
  </sezione>

  <sezione>
    <titolo>Io sono in quanto istanza di...</titolo>
    <p>
      Evidenziamo alcuni fattori dai quali dipende il livello di collocazione
      di un nodo all’interno di un grafo, e quindi la sua capacita’ di
      stimolare gli agenti nel capire il suo ruolo. 
    </p>

    <elenco>
      <punto>
        la capacita’ di scegliere collegamenti il piu’ possibile condivisi
	dagli agenti software (<b>standardizzazione sintattica</b>). 
      </punto>
      <punto>
        la prolissita’ del creatore del nodo e la sua “voglia” di creare punti
	di contatto con la rete circostante (<b>potenzialita’ semantica</b>).
      </punto>
    </elenco>

    <p>
      Strutturare dati in grafi, invece che in alberi, permette un’elevata
      ricorsivita’; in un grafo fortemente connesso ogni nodo ha un
      collegamento diretto con ogni altro nodo. L’esplorazione/percorrenza del
      grafo, ovvero l’azione (interrogazione), la creazione di conoscenza,
      l’ampliamento e quindi strutturazione della rete, si interrompe per
      convenzione, non perche’ il grafo ha un termine. Scelgo di analizzare un
      numero finito di nodi, un mondo chiuso localizzato (LCW), mi posiziono in
      un punto e organizzo i collegamenti da quel punto, senza la pretesa di
      essere esaustivo. 
    </p>
    <p>
      In definitiva, se io sono un nodo di una rete, “io sono in quanto
      istanza di” (sono istanza di proprieta’), in quanto collegato ad altri
      nodi in maniera significativa, prima che in virtu’ di un contenuto. Le
      reti semantiche sono reti nelle quali le proprieta’ relazionali sono
      primarie rispetto al contenuto stesso, anzi, spesso il contenuto non e’
      altro che riferimento ad altri nodi della rete. 
    </p>
    <p>
      Ma queste reti con cui abbiamo a che fare tutti i giorni, semantiche o
      meno, sono intelligenti? Come puo’ il web rispondere alle nostre domande
      in maniera pertinente, se noi utilizziamo i linguaggi naturali e lui
      algoritmi discreti? Cosa significa fare knowledge management nelle reti?
      Le pratiche di mediazione informazionale sono modalità per navigare le
      reti e contemporaneamente per crearle. 
    </p>
    <p>
      In conclusione, <b>non è importante conoscere di più</b> (indicizzare,
      accumulare) ma <b>conoscere meglio</b>, cioè stabilire regole precise
      circa la qualità (tipo, modalità, morfologia, natura) dei collegamenti
      tra gli oggetti esistenti. Studiare la gestione delle conoscenze
      significa indagare i metodi per creare automaticamente questi
      collegamenti, queste interfacce, queste librerie fra reti e oggetti
      differenti. Ovvero, fare web semantico. 
    </p>
  </sezione>

</documento>
