Antirazzisti alla lavanderia del CIE
Nel pomeriggio un gruppetto di antirazzisti si presenta al civico 34 di via Santhià, nel cuore del quartiere popolare Barriera di Milano. Suonano al campanello della lavanderia ‘La Nuova’ e chiedono del responsabile, iniziano a volantinare ai passanti e srotolano uno striscione con su scritto: «Nessuna pace per chi lavora al Cpt». Spiegano dal megafono che questa lavanderia ha l’appalto per lavare i panni provenienti dal CIE di corso Brunelleschi, non proprio un cliente come gli altri, non proprio delle macchie qualsiasi. Molti abitanti del quartiere, italiani e stranieri, si fermano ad ascoltare interessati. Qualcuno di loro alla lavanderia ‘La Nuova’ adesso non ci andrà più, ed anche il titolare farebbe bene a riflettere se valga poi la pena di fare un lavoro così sporco.
Di seguito il volantino distribuito durante l’iniziativa:
PANNI PULITI, COSCIENZE SPORCHE
Per impiccarsi: a questo servono le lenzuola pulite e stirate impeccabilmente dalla lavanderia La Nuova di via Santhià 34 a Torino.
E sì, perché la lavanderia La Nuova le lenzuola le lava e le stira per il CPT-CIE di Torino, il centro dove vengono rinchiusi gli immigrati senza documenti: la lavanderia La Nuova lava e stira panni sporchi senza chiedersi se provengano da un ostello della gioventù o da una gabbia disumana. “Fare la corda”, così si dice dentro le gabbie del Centro quando dalle lenzuola si ricava un cappio. L’ultima “corda” è stata fatta, solo lunedì scorso – per fortuna senza esito.
Solo tre giorni prima tre prigionieri del Centro di nome Mohammed, Faìs e Arabiyah si erano opposti al rimpatrio imminente nell’unico modo che avevano a portata di mano: tagliandosi, tagliandosi dappertutto e riempiendo le gabbie e le lenzuola di sangue. Sangue sparso per non partire, per non dover ritornare in un paese dal quale erano fuggiti tra mille pericoli. Sangue di chi è lasciato solo a lottare, sangue di chi urla a squarciagola senza che nessuno lo voglia ascoltare. Faìs, trasportato in ospedale, è stato arrestato con l’accusa di aver tentato di scappare dall’ambulanza; gli altri due hanno continuato ogni giorno ad urlare e a protestare, ad inghiottire pile e pezzi di ferro, a farsi del male pur di essere ascoltati. Un altro loro compagno di gabbia, intanto, ha iniziato uno sciopero della fame e della sete, deciso a farsi morire piuttosto di stare ancora mesi dentro alle gabbie del Centro.
Solo nel maggio scorso, un altro prigioniero del Centro, Fathi Hassan Nejl, è morto nella sua branda, lasciato morire dalla Croce Rossa e dalla Polizia. Lo hanno ammazzato, come ieri hanno ammazzato, nel Centro di Ponte Galeria a Roma, un ragazzo algerino che da due giorni stava male e che al posto delle cure ha ricevuto solo botte: «valle a prendere al tuo paese, le medicine» – gli hanno detto.
Siamo stanchi di sangue e di morti, siamo stanchi del razzismo di Stato! Siamo stanchi di tutti quelli che sul sangue e sui morti e sul razzismo ci guadagnano dei quattrini.
Libertà per tutti gli stranieri! Libertà per tutti!
Assemblea Antirazzista di Torino
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