Presidio al Bennet in solidarietà coi lavoratori di Origgio
Oggi un gruppo di antirazzisti si sono dati appuntamento al Bennet di via Orvieto, per un presidio solidale con i lavoratori della cooperativa Leonardo che ha in appalto la logistica al magazzino Bennet di Origgio (Va). Sono in lotta da mesi per il salario, la sicurezza, la riduzione dell’orario e dei ritmi, il reintegro dei licenziati.
Il Bennet di Origgio è uno dei tanti luoghi dove lo sfruttamento bestiale e il ricatto del lavoro sono la norma. Difficile lottare per chi, come gli immigrati, rischia l’espulsione se perde il posto. Ma proprio ad Origgio lavoratori di Senegal, Marocco, Romania, Sri Lanka hanno alzato la testa.
E’ una lotta che dura da mesi. Il primi due scioperi a luglio avevano portato al licenziamento di un lavoratore dello Sri Lanka nella speranza di incutere paura. A ottobre nella notte tra il 15 e il 16 quasi tutti i lavoratori del turno, vinta la paura di rappresaglie , indicono un terzo sciopero che impedisce hai pochi crumiri, scortati dai carabinieri, l’entrata al deposito.
Un ulteriore sciopero con picchetto ha luogo l’11 dicembre e a questo segue uno sciopero del cottimo che ha messo in seria difficoltà la coop , che ha reagito assumendo crumiri e rifiutando di pagare la tredicesima. Lo sciopero lanciato per questa sera è la risposta dei lavoratori che vogliono gli arretrati, il ritiro dei licenziamenti, la riduzione dei ritmi e degli orari.
Si è dimostrata fondamentale in tutti questi mesi la solidarietà data dagli antirazzisti milanesi e dai tanti lavoratori e lavoratrici che hanno partecipato hai picchetti e alle lotte.
Davanti al Bennet di via Orvieto è stato aperto uno striscione con la scritta “Bennet sfrutta i lavoratori”: gli antirazzisti hanno distribuito volantini e parlato con chi entrava per fare la spesa. Molti hanno dimostrato solidarietà: una donna che aveva lavorato per Bennet ha ricordato un operaio morto schiacciato da un carrello.
I responsabili del Bennet hanno provato senza successo ad intralciare l’informazione: dopo un po’ è arrivata la digos che ha identificato gli antirazzisti più giovani.
Mentre era in corso il presidio una donna e sua figlia sono state pescate con della merce non pagata e consegnate ai carabinieri. Gli antirazzisti sono allora entrati nel centro commerciale per denunciare quanto stava accedendo: due persone portate in caserma per una mezza borsata di roba da mangiare.
Un segno, anche questo, dei tempi grami che corrono.

In nottata lo sciopero e il blocco del magazzino a Origgio ha obbligato i padroni a cedere: i lavoratori hanno ottenuto parte degli arretrati, il trasferimento di due capi razzisti, il reintegro di Jackson, il lavoratore dello Sri Lanka licenziato e i diritti sindacali.