Pestaggi, presidio e corteo
Proprio nella stessa sezione dove la settimana precedente era morto Hassan, le guardie entrano nella gabbia e si avventano su due reclusi. Uno lo spogliano, lo ammanettano mani e piedi e lo riempiono di manganellate. L’altro pure se le prende, ma da vestito. La colpa contestata ai due era di correre nelle gabbie, di giocare ad evadere.
Uno dei due viene trasportato fuori e si pensa verrà arrestato. La notizia esce e in pochi minuti comincia a muoversi la catena della solidarietà. Ancora una volta i centralini dei responsabili del Centro vengono inondati di telefonate e dopo un’oretta il ragazzo ritorna, livido, nella cella coi suoi compagni. Nel pomeriggio, un corteo parte da piazza Sabotino, per dirigersi verso il Cpt. Centinaia di persone, italiani e stranieri, sfilano chiedendo la chiusura del Centro e libertà di movimento per tutti. Intanto, un gruppo di antirazzisti comincia a radunarsi sotto le mura del lager torinese, ad urlare «libertà», a parlare con i reclusi, ad esplodere mortaretti e fuochi d’artificio. Mentre il presidio cresce si affianca ad esso la protesta dei partecipanti al corteo, conclusosi poco distante. Da dentro rispondono, telefonano ed urlano: «Basta fascismo: spaccate tutto, liberateci!»
Articoli più letti