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Personaggi scomodi

Sono circa le dieci del mattino quando arriva una telefonata dal Cpt: «Stanno espellendo quattro dei nostri». Uno di loro è Said, il ragazzo che nella notte tra venerdì e sabato aveva tentato la fuga e ne aveva guadagnato un duro pestaggio da parte delle forze dell’ordine. Anche gli altri tre espulsi sono testimoni dei fatti di venerdì notte, della morte di Hassan e del pestaggio di Said. Le autorità avevano promesso che non avrebbero espulso i testimoni. Da subito parte la solidarietà, e nel giro di un’ora una quindicina di antirazzisti si presentano ai cancelli, con striscioni, fischietti, pentole e martelli. Intanto il centralino viene tempestato di telefonate indignate, da Torino e da tutta Italia. Dopo un po’ il numero è intasato, inservibile. Molte proteste anche ai telefoni dell’Air Maroc. Dall’interno arrivano numerose chiamate, un ragazzo dice di sentire le voci di chi è all’esterno, ed esclama: «Grazie a voi non siamo più soli, siete la mia famiglia». Nel pomeriggio, si scopre che i deportati erano cinque, e non quattro, e che sono stati messi su un aereo a Malpensa. Uno di loro si fa sentire quando è in attesa dell’imbarco, alle quattro e mezza, poi i cellulari vengono spenti, e non sappiamo più nulla né di lui né dei suoi compagni. Solo dopo si apprenderà che uno dei cinque in realtà è già di ritorno al Cpt perché all’ultimo minuto sono arrivati i documenti per fermare l’espulsione.

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